Fandom: Persona 4
Note: Digimon!AU, capitolo
Personaggi: Yu, Zubamon
Parole: 5000
Missione: M6 - L'imprevisto dietro l’angolo


Foresta Amida, Isola di File
1° avvio del primo periodo della Tigre Sacra, ciclo 2881
 
«Dove sono...?»
Quelle parole scivolarono fuori dalle sue labbra prima ancora che Yu potesse acquistare pienamente coscienza.
Il ragazzo si mise a sedere e spostò lo sguardo ancora assonnato sul paesaggio che lo circondava, mentre cercava di azionare gli ingranaggi nella sua testa.
Una foresta.
Su questo non aveva dubbi.
L'unica cosa che riusciva a vedere in quel momento era infatti l'immensa distesa di alberi che si trovava di fronte a lui e che gli impediva di intravedere cosa ci fosse oltre.
Ma cosa ci faceva in un posto simile?
Come ci era finito?
E soprattutto... dove era quel luogo?
Una forte fitta di dolore si propagò nella sua testa, costringendolo a portare le mani alle orecchie e a chiudere nuovamente gli occhi.
Poteva sentirlo.
Poteva sentirlo chiaramente.
Il canto di quella bambina che aveva sognato neanche ventiquattrore prima aveva ripreso a risuonare nella sua mente e ogni sillaba da lei pronunciata era come se lo scuotesse nell'animo, mentre i ricordi di pochi minuti prima (o erano ore? Quanto tempo era passato da allora?) riaffioravano.
Ricordò i fiocchi di neve che danzavano oltre il vetro della sua finestra, le luci della sua stanza che erano completamente impazzite, il terribile bagliore che lo aveva investito...
...e poi il buio.
Il ragazzo ansimò, mentre la voce della ragazzina dai capelli argentati se ne andava lentamente, facendolo finalmente tornare ad aprire gli occhi e osservare il suolo, ricoperto dall'erba.
«Cosa sta succedendo...?» riuscì a sussurrare, il cuore che gli batteva con forza nel petto.
Ma, ovviamente, non aveva la risposta a quella domanda.
Per quanto tentasse di cercare un filo logico in quegli eventi, Yu non aveva alcun modo per capire dove si trovasse, come ci fosse finito e perché si fosse risvegliato proprio in quel luogo.
Il ragazzo alzò nuovamente lo sguardo, tornando ad osservare gli enormi alberi che lo circondavano.
Non doveva lasciarsi prendere dall'ansia.
Da qualche parte, in quella foresta, doveva pur trovarsi qualcuno.
E, se non in quel luogo, sicuramente fuori di lì ci sarebbe stata una città, un paese, un posto abitato.
Con quel pensiero in testa, il ragazzo si alzò in piedi, rendendosi conto del suo abbigliamento solo in quel momento.
La cosa era strana, decisamente strana.
Era convinto di essersi messo il pigiama la sera prima, ma i suoi abiti erano quelli che aveva indossato durante la giornata.
Yu sbuffò, decidendo di smettere di provare a cercare una spiegazione a quei sempre più bizzarri eventi.
Più cercava di trovare una soluzione logica a quello che gli stava succedendo e più le cose si complicavano.
L'unica cosa che doveva e poteva fare in quel momento era trovare un luogo sicuro e cercare aiuto.
Ecco, quello sarebbe stato il suo unico obiettivo.
Con quel pensiero in testa, il ragazzo iniziò a camminare sull’erba secca della foresta, sperando, con tutto se stesso, di trovare presto l’uscita da quella foresta che gli ricordava, fin troppo, un temibile labirinto.
 
“Sono già passato di qua…?”
Yu non sapeva neanche quante volte si era fatto quella domanda da quando aveva iniziato a camminare, ormai qualche ora prima.
Era inutile, completamente inutile.
Quel luogo era un vero e proprio labirinto.
Gli alberi erano robusti e intrecciati l’uno all’altro, come per impedire a chiunque, anche ai più piccoli animali, di passare tra di essi e creando così delle vere e proprie mura invalicabili.
Inoltre erano così alti da rendere anche impensabile l’idea di arrampicarsi e poter osservare il territorio dall’alto, per riuscire ad avere un'idea più concreta di come fosse fatto quel luogo e quale fosse il percorso giusto da seguire.
Ma l’aspetto che più aveva fatto impensierire il ragazzo, era stato il modo in cui i sentieri si intrecciavano tra di loro.
Era come se ognuno di essi seguisse lo stesso identico pattern e che, ogni tot metri, vi fosse un incrocio con un altro sentiero identico a quello precedente, che a sua volta era una copia di quello ancora prima e così via fino al punto in cui aveva aperto gli occhi.
In più, ogni volta che si cambiava strada, si veniva colpiti da una sorta di fortissimo déjà-vu, come se si fosse già passati di lì.
Per quanto ne poteva sapere, il ragazzo poteva aver continuato a girare in tondo fino a quel momento.
Ma solo una cosa era chiara nella sua mente, senza il minimo dubbio: per quanto fosse impossibile pensare che qualcuno avrebbe potuto creare una foresta così grande a suo piacimento, era ovvio che quel luogo fosse stato costruito appositamente per far perdere le persone al suo interno.
Così, dopo l’ennesimo incrocio, Yu si lasciò andare contro un albero, ormai esausto.
Avrebbe potuto disegnare una mappa se solo avesse avuto gli strumenti per farlo.
Ma, anche con un aiuto del genere, il ragazzo non era minimamente convinto che sarebbe riuscito ad arrivare in fondo: nonostante avesse camminato per ore, non aveva neanche trovato un vicolo cieco. Era come se quella foresta si espandesse all’infinito, senza mai concludersi.
In più, non aveva trovato niente di utile.
Non aveva trovato un solo indizio su quello strano luogo.
Non aveva trovato alcun rifugio.
Non aveva trovato nessun altro uomo.
Niente di niente.
Il ragazzo sospirò pesantemente, nascondendo il viso tra le ginocchia e cercando di pensare ad un piano B o, meglio, E.
Aveva tentato più modi per uscire da quella foresta, ma tutti si erano rivelati vani.
Anche l’uso dell’udito era stato completamente inutile: intorno a lui regnava il silenzio più totale. Niente lo interrompeva, neanche i passi di qualche animale selvatico o il fruscio degli alberi. Era come se fosse completamente solo al mondo, rinchiuso in una foresta impossibile da localizzare.
Forse avrebbe davvero dovuto smettere di cercare.
Sarebbe morto lì, in un luogo di cui non sapeva il nome, lontano chissà quanti chilometri da casa sua.
Nessuno avrebbe potuto salvarlo...
«Aiuto!»
Yu alzò la testa di scatto, drizzando le orecchie.
Aveva sentito bene...?
Possibile che ci fosse qualcun altro, insieme a lui, in quella foresta?
Il ragazzo si alzò, barcollando leggermente quando i suoi piedi toccarono nuovamente il terreno e tornarono a sorreggere il suo peso.
Non poteva lasciarsi scappare quell'opportunità.
Nonostante la stanchezza avesse ormai preso il sopravvento su di lui, doveva in tutti i modi trovare l'altra persona in quella foresta e, con lei, un modo per uscire da lì...
«C'è qualcuno?» domandò, riprendendo a camminare con un passo decisamente più veloce di prima, ignorando le fitte di dolore che le sue gambe gli stavano lanciando.
«Aiutatemi! Qualcuno mi aiuti!»
Altre grida arrivarono alle sue orecchie, eliminando qualsiasi dubbio che il ragazzo ancora aveva.
Sì, c'era sicuramente qualcun altro in quella foresta.
Ma quella non era l'unica cosa ad essere chiara: chiunque si trovasse lì vicino era anche in pericolo.
«Sto arrivando!» urlò Yu, mettendosi praticamente a correre.
Doveva assolutamente trovare quella persona e aiutarla.
Chiunque questa fosse.
Guidato dalla voce, Yu continuò a correre.
Fu in quel momento che il ragazzo si rese conto che il sentiero intorno a lui stava cambiando.
Non sapeva come fosse possibile, lui stava solo seguendo la voce, ma più andava avanti più era come se gli alberi che formavano quel labirinto si stessero poco a poco diradando.
Dopo neanche cinque minuti di cammino, era molto più semplice vedere attraverso le mura create dalle diverse piante e, in alcuni casi, era anche possibile passare dalle fessure che si erano create tra i tronchi.
Anche il suolo si era modificato.
I ciuffi di erba stavano mano a mano scomparendo, lasciando invece il posto ad un terreno completamente brullo.
Una sensazione di sollievo attraversò il suo corpo.
Che stesse finalmente uscendo da quel luogo?
«Aiuto! Possibile che non ci sia nessuno?!»
Yu scosse la testa, riprendendo a correre.
Non importava al momento.
La prima cosa da fare era arrivare a chi stesse chiedendo aiuto e tirarlo fuori dal pericolo.
Più si avvicinava però e più la situazione si faceva strana.
La voce che gridava si faceva sempre più metallica, ed era quasi impossibile paragonarla ad una qualsiasi voce umana.
Insieme alla voce inoltre, giungevano anche altri strani rumori, come del legno che veniva tagliato.
Per questo, Yu trovò i suoi passi farsi sempre più lenti e incerti.
Doveva mantenere una certa prudenza.
Non aveva idea di che bestie popolassero quel luogo e, sicuramente, non aveva intenzione di diventare una loro preda.
«Aiuto!»
Quando l'ennesimo urlo arrivò alle sue orecchie, il ragazzo si rese conto di essere più vicino di quel che pensasse e, insieme a quello, gli giunsero anche tutta un’altra serie di suoni.
Era come se qualsiasi rumore, fino a quel momento attutito dalla foresta, fosse finalmente tornato a popolare quel luogo.
Lentamente, si affacciò nella radura che si apriva di fronte a lui, cercando di individuare colui che stava ancora urlando.
E fu in quel momento che lo vide.
Tutti i muscoli di Yu si gelarono completamente, le sue gambe cedettero e lui cadde in ginocchio, paralizzato da ciò che aveva di fronte.
Quello non era un essere umano e, a dire la verità, non ci assomigliava neanche.
Lì, a pochi metri da lui, si trovava uno strano animale (se così si poteva chiamare) ricoperto interamente di quella che sembrava un'armatura d'oro.
Continuava ad agitarsi, sferzando l'aria con la sua coda corazzata e appuntita, e affondando i suoi grossi artigli nell'albero davanti a lui.
La sua testa era invece protesa in avanti, contro il tronco dell'albero ed era come se il corno presente sulla sua testa e di cui si vedeva solo la base fosse rimasto completamente incastrato al suo interno.
«Aiuto!»
...e in più parlava giapponese.
Qualsiasi cosa fosse, Yu non era più così tanto convinto che fosse una buona idea aiutarlo.
Non aveva alcuna certezza che quell'essere non gli si rivoltasse contro una volta liberato, magari infilzandolo con i suoi artigli, la sua coda o il suo corno.
Per quanto lo riguardava poteva anche essere una trappola per catturare delle prede.
Il ragazzo si voltò, tornando ad osservare il sentiero da cui era venuto.
Già, forse era davvero meglio lasciarlo lì e cercare un'altra via d'uscita.
Però...
«Aiutatemi!»
...la sua voce non sembrava cattiva.
Anzi, era davvero sofferente, come se provasse sul serio del dolore fisico.
«Aiuto!»
«Sta calmo, ti aiuto io.»
Prima ancora che se ne rendesse conto, Yu aveva pronunciato quelle parole ed era entrato nella radura, dirigendosi verso di lui.
L'essere aveva sussultato visivamente quando il ragazzo aveva pronunciato quelle parole e aveva cercato di voltarsi verso di lui, lasciando poi un lamento di dolore quando il suo corno gli impedì il movimento.
«Calmo! Ora ti tiro fuori.– ripetè Yu, arrivandogli vicino –Tu afferra l'albero e spingi, vediamo se in due ce la facciamo»
Non sapeva neanche lui come facesse a mantenere la calma in quel momento.
Lo strano essere era molto più grande di quel che aveva pensato e arrivava ad avere la corporatura di un bambino medio.
Yu l'afferrò per i fianchi, rabbrividendo quando il freddo della sua corazza fu a contatto con i palmi delle sue mani.
Senza pensarci due volte, iniziò a tirare, cercando di liberarlo.
Dopo qualche tentativo andato a vuoto, il corno si sfilò finalmente dal tronco e i due caddero all'indietro, atterrando a terra.
Per un attimo, Yu sentì nuovamente l'ansia farsi strada dentro di lui.
Quello che aveva creduto essere un semplice corno era invece una lama lunga e affilata, come quella di una spada.
Nessuno poteva sopravvivere se colpito da quell'arma...
«Grazie mille, mi hai salvato la vita!»
Quando l'essere si alzò e si voltò verso di lui però, le paure di Yu si dissolsero.
La sua bocca, poco visibile sotto la corazza, era piegata in un sorriso e i suoi occhi rossi mostravano una gentilezza con cui poche volte il ragazzo era venuto in contatto.
«Ora devo andare,– aggiunse poi, facendo volteggiare il mantello che portava sulle spalle –sai, il mio umano sta per arrivare e non vorrei farmi trovare impreparato.»
...
Cosa aveva appena detto?
«Il tuo umano?»
L'essere si voltò nuovamente verso di lui, gli occhi che gli brillavano.
«Esattamente! L'hai visto per caso? Lo sto cercando, ma dovrebbe trovarsi qui intorno! Stavo facendo allenamento per la mia spettacolare entrata in scena per salvarlo da un Digimon selvatico e conquistare la sua fiducia, quando sono rimasto infilzato in quell'albero.»
Yu non era molto convinto di riuscire a seguirlo.
Cosa era un Digimon?
Perché quello strano essere stava cercando un essere umano?
E perché ne parlava come se fosse un evento straordinario vederne uno?
«A proposito, che Digimon sei tu? Non credo di aver mai visto la tua specie prima di adesso.– continuò lui, senza lasciargli modo di parlare –Io sono Zubamon, ma tutti su quest'isola sanno chi sono, quindi non credo ci siano bisogno di presentazioni da parte mia.»
...
«Isola?»
Che si riferisse a Honshū? O si trovavano in una delle isole minori intorno a Tokyo?
«Sì. L'Isola di File, no?»
...no.
Non esisteva un'isola del genere.
Di cosa stava parlando??
«Ma, quindi, che Digimon sei?– insistette lui –Forse vieni dal Continente Server? Ho sempre desiderato andarci! Com'è?»
Yu deglutì leggermente.
«Io non so neanche cosa sia un Digimon.– rispose, cercando di placare l’essere che continuava a porgli domande –Mi sono risvegliato qui qualche ora fa. Non ho idea di dove mi trovi né di come ci sono arrivato.»
Zubamon lo guardò interdetto, come se stesse cercando di elaborare le informazioni che aveva ottenuto fino a quel momento.
Poi i suoi occhi si spalancarono.
«...l'umano...» sussurrò, facendo un passo indietro.
«Eh?»
«Tu sei l'umano!» gridò, mentre il suo volto si riempiva di gioia.
Yu non riuscì neanche a reagire in tempo, quando Zubamon gli afferrò le mani e le strinse tra le sue, stando ben attento a non ferirlo con gli artigli.
«Questa è una cosa... è una cosa...– il volto del Digimon si scurì leggermente e il suo tono si fece sempre più basso –...questa è una cosa terribile.»
«Cosa??»
Il ragazzo era sempre più confuso.
Lo strano essere lo aveva adesso lasciato andare e si era portato le mani alla testa, mentre un lamento usciva dalla sua bocca.
«Ehi... va tutto bene?» domandò Yu, titubante.
«No che non va tutto bene! Tu sei l'umano!» urlò lui, in preda alla disperazione più totale.
Il ragazzo non capiva davvero quale fosse il problema.
«Intendi dire che non ti vado bene?» azzardò, cercando di intuire il problema.
«Cosa?! Ovvio che sì!– Zubamon era adesso completamente nel panico –O-ovvio che mi vai bene! Non intendevo questo!»
«E allora qual è il problema?»
Il Digimon lo guardò come se il mondo gli fosse appena crollato addosso.
«Il problema è che tu mi hai visto mentre avevo la testa conficcata in quello stupido albero!– gridò, lasciando andare un singhiozzo –Come posso passare da Digimon forte e fedele se tu mi hai trovato sconfitto da del semplice legno?! Come hai fatto uscire dalla Foresta Amida da solo?!– continuò, lanciando uno sguardo al sentiero da cui il ragazzo era arrivato –Io sarei dovuto essere lì ad aiutarti… e-e invece...»
Stava piangendo.
Zubamon stava piangendo.
La situazione era sempre più assurda.
«Ehi...» sussurrò Yu, portando una mano in avanti e posandola sulla testa del Digimon, cercando di non toccare la lama sulla sua testa.
«C-cosa?» rispose lui, abbassando lo sguardo.
«Non preoccuparti, non ci sono problemi.– cercò di rassicurarlo, non sapendo in realtà neanche perché lo stesse facendo in primo luogo –Posso sempre far finta di non aver visto niente se vuoi.»
Zubamon lo guardò, tirando su col naso (aveva il naso? Che fosse nascosto sotto quell'armatura?).
«D-davvero?» domandò poi.
«Certo,– rispose il ragazzo, sorridendogli leggermente –e poi non è vero che sono uscito da solo. Sono riuscito ad uscire da quel labirinto solo perché tu mi hai guidato con la tua voce.»
Gli occhi del Digimon si illuminarono e, prima che Yu potesse rendersene conto, questo si buttò su di lui, abbracciandolo.
«Grazie, grazie, grazie umano.» disse, stringendolo con forza.
Il ragazzo non potè fare a meno che sorridere.
«Sono Yu.» disse poi, accarezzandogli la testa.
«Eh?»
«Mi chiamo Yu.» ripetè, sentendo la confusione nel tono di Zubamon.
«Allora piacere di conoscerti, Yu.» rispose, staccandosi da lui e sorridendogli.
Il silenzio calò tra di loro, fino a quando Yu non prese nuovamente la parola.
«Quindi, tu sai cosa ci faccio io qui?– domandò –E poi dove siamo?.»
Il Digimon sembrò riscuotersi.
«Siamo a Digiworld.– disse, confuso –Nel mondo degli umani non sapete dell'esistenza di questo mondo?»
Il ragazzo scosse la testa.
Questa era la prima volta di cui sentiva parlare di un luogo del genere.
«Non so neanche come ho fatto ad arrivarci qui.»
«Oh, vi abbiamo evocato noi.– rispose Zubamon, portando avanti il petto con fare fiero –Abbiamo bisogno del vostro aiuto. Ma, a dire il vero, neanche io sono stato informato dei dettagli. So solo che io e altri sette Digimon siamo stati scelti come vostri partner...»
«Altri sette?»
«Sì, siete in otto in totale.– riprese a parlare il Digimon –Al momento non so dove sono i tuoi compagni, ma sono convinto che presto li incontreremo. Dobbiamo solo usare il Digivice.»
«Digivice?»
Più la loro conversazione andava avanti e più Yu iniziava a chiedersi come fosse possibile che Zubamon desse così tante cose per scontato.
«Sì, il Digivice. Ognuno di voi ne ha uno. Adesso ti consegno il tuo-»
I suoi movimenti si bloccarono completamente e il suo sguardo si fece di nuovo cupo.
«Zubamon...?»
Il Digimon deglutì, il volto terrorizzato.
«Credo di averlo perso.»
 
“Come è potuto succedere?”
Quelle erano le uniche parole che Zubamon ripeteva nella sua testa, mentre cercava il Digivice in ogni antro della sua armatura e del suo mantello.
Non era possibile.
Non poteva aver perso un qualcosa di così tanto importante.
«Zubamon...»
Doveva assolutamente tornare indietro.
Già, se avesse ripercorso i suoi passi, uno ad uno, lo avrebbe sicuramente ritrovato.
«Zubamon.»
Ma... e se lo avesse preso un altro Digimon? Cosa sarebbe successo a quel punto?
E se il Digivice fosse finito in un burrone? Come avrebbero fatto a recuperarlo?
Senza quello non potevano trovare gli altri e, anche se fossero miracolosamente riusciti a trovarli, non sarebbero stati in grado di combattere.
«Zubamon!»
Il Digimon si riscosse, alzando lo sguardo e incontrando gli occhi grigi del suo umano.
«Va tutto bene.– gli disse lui, mantenendo il tono calmo con cui gli aveva parlato fino a quel momento –Adesso lo cerchiamo insieme, ok?– continuò, sorridendogli –Sono sicuro che lo troveremo.»
“Lui non è un umano, è un angelo.”
Zubamon annuì leggermente, stando ben attento a tenere quella considerazione solo per sé.
Da quando era stato scelto come Digimon-partner, si era spesso interrogato su che tipo potesse essere il suo umano, ma le storie che si tramandavano sugli umani non erano poi così belle.
Da quel che gli avevano detto, il mondo degli umani era pieno di persone insopportabili, spesso malvagie.
Per questo, anche se per poco tempo, aveva avuto paura che anche il suo umano fosse uno di loro e che, invece che salvare Digiworld, lo avrebbe condotto alla rovina.
Invece, fortunatamente, non era minimamente così.
Dopo avergli nuovamente sorriso, Yu si alzò in piedi, iniziando a guardarsi intorno.
«Hai idea di dove puoi averlo perso?»
Zubamon si riscosse dai suoi pensieri.
Non era quello il momento per pensare a certe cose.
Dovevano trovare il Digivice al più presto.
«Nella Regione Giurassica.– rispose, dopo averci pensato e indicando il sentiero da cui era venuto, dalla parte opposta alla Foresta Amida –Ti stavo cercando lì quando sono stato attaccato da dei Saberdramon. Il Digivice deve essermi caduto mentre scapp...– si schiarì la voce –...mentre provavo a batterli.»
Il Digimon non sapeva se Yu avesse colto ciò che stava per dire ma, in qualsiasi caso, non dette segno di aver sentito.
«Bene, allora andiamo da questi... Saberdramon, giusto?» disse Yu, come se fosse la cosa più facile del mondo.
«...Tu non sai cosa sia un Saberdramon, vero?– gli domandò Zubamon, interdetto –Chiunque con un minimo di intelligenza non li combatterebbe mai da solo.»
Il ragazzo alzò le spalle.
«Noi siamo in due.» gli fece notare.
Zubamon non riusciva a capire.
Possibile che l'umano che gli era stato affidato fosse in realtà più forte e coraggioso di lui?
Non doveva essere il contrario?
Doveva essere lui il forte tra i due e proteggerlo, no?
Vedendo che non stava ribattendo, Yu prese nuovamente la parola.
«Allora, vogliamo andare?»
 
«Yu, torniamo indietro. Questa è davvero una pessima idea.»
Zubamon non sapeva neanche quante volte aveva ripetuto quelle parole da quando avevano attraversato le due grandi rocce che segnalavano l'entrata per la Regione Giurassica.
«Hai detto che il Digivice è importante, no? Allora non abbiamo altra scelta.»
...e non sapeva neanche quante volte Yu gli aveva risposto in quel modo.
Rassegnato, il Digimon sbuffò, tornando a guardarsi intorno.
Doveva assolutamente mantenere la guardia alta.
Per quanto quel luogo sembrasse tranquillo e calmo, Zubamon sapeva che il pericolo poteva nascondersi dietro ogni angolo.
In passato gli era capitato più volte di avventurarsi in quelle terre, per recuperare piante che ormai non esistevano più nel loro mondo o, addirittura, per cercare fossili nella parte più profonda della regione.
All'inizio, quando il Digivice aveva localizzato il suo umano in quella parte dell'Isola di File, Zubamon si era sentito sollevato.
La sua conoscenza del territorio lo avrebbe sicuramente aiutato e avrebbe potuto anche fare bella figura (obiettivo per niente raggiunto).
Ora invece era quasi terrorizzato.
Un conto era aiutare il suo umano a scappare da quel luogo, un altro addentrarsi al suo interno.
Se la sarebbero vista brutta, non c'erano dubbi.
«Certo che questo posto è così strano...»
Il Digimon si riscosse dai suoi pensieri solo quando Yu parlò.
Fu in quel momento che notò il modo in cui il ragazzo si stava guardando intorno, gli occhi che si muovevano da una parte e dall'altra della foresta che stavano attraversando.
«Non avete luoghi del genere nel vostro mondo?» domandò Zubamon, incredulo.
Yu scosse la testa.
«Abbiamo delle foreste ovviamente, ma nessuna ha degli alberi così grandi, né tanto meno queste strane piante.»
«Sono piante preistoriche.– rispose prontamente il Digimon –La maggior parte di loro sono velenose, quindi è meglio non toccarle. Si possono trovare solo qui, nella parte iniziale della Regione Giurassica.»
Il ragazzo lo guardò, interessato.
«Sono piante preistoriche? Come è possibile?» domandò. 
«La Regione Giurassica è divisa in due zone.– spiegò Zubamon, abbastanza contento di poter fare buona figura almeno in questo ambito –Questa zona è chiamata "Zona del tempo congelato", qui il tempo scorre molto più lentamente e quindi tutto, dalle piante ai Digimon che la popolano, sono specie antiche, non sopravvissute in altre luoghi dell'isola. Invece, in fondo alla regione, c'è la "Zona del tempo rapido": lì il tempo scorre più velocemente e non c'è rimasto niente, se non ossa e Digimon particolarmente duraturi. E' lì che ci stiamo dirigendo.»
Yu annuì, per indicare che aveva recepito il messaggio.
Poi, il silenzio torno nuovamente tra di loro e l'unica cosa che poteva arrivare alle orecchie tese di Zubamon era il rumore che i loro passi producevano, ogni volta che affondavano i piedi nel terreno fangoso.
Era strano.
Troppo strano.
Lanciò un'occhiata al piccolo rivolo d'acqua che aveva alla sua destra, osservando con attenzione l'acqua limpida e immobile.
Solitamente quel posto era pieno di Digimon erbivori.
Monochromon e Brachimon andavano spesso a bere in quel punto, visto che non vi erano molti altri luoghi in cui poterlo fare.
Eppure al momento non c'era nessuno, solo loro due.
Un brivido gli corse lungo la schiena e Zubamon si bloccò, mentre tutti i suoi sensi si facevano più acuti.
«Zubamon...?»
Anche Yu si era fermato e si era voltato verso di lui.
Ma il Digimon non si mosse.
Poteva percepirlo.
Qualcosa li stava osservando.
«Yu, dobbiamo corr-»
Prima che potesse finire la frase un enorme ruggito arrivò dalle sue spalle, così forte che anche gli alberi intorno a loro iniziarono a tremare.
Zubamon fece uno scatto in avanti, afferrando la mano del suo umano e iniziando a correre nella foresta e, neanche mezzo secondo dopo, un fortissimo boato li seguì, come se qualcosa di enorme avesse iniziato a corrergli dietro.
Un Tyranomon.
Nonostante le tante volte in cui Zubamon aveva esplorato quei luoghi, quella era la prima volta che ne vedeva uno.
Le voci su quella specie di Digimon erano poche anche nella capitale.
“E questo solo perché in pochi sono tornati vivi dopo averne visto uno.”
«Zubamon, cos'è quel coso?!»
La voce di Yu era più alta di prima e la calma che l’aveva caratterizzata fino a quel momento era completamente sparita.
«Non voltarti!– gli gridò lui di rimando, nonostante sapesse che il suo umano stava già guardando dietro di sé –Pensa solo a correre; se raggiungiamo il confine non ci seguirà!»
“Almeno spero.”
Il Digimon scosse con forza la testa.
No, doveva esserne certo.
Era il suo compito quello di proteggere il suo umano.
Non poteva lasciare che qualcuno lo feriss-
«Zubamon!»
Il ragazzo afferrò il suo compagno di peso e si gettò di lato, tra i cespugli alla sua destra.
Prima che Zubamon potesse chiedergli cosa stesse facendo, un'enorme getto infuocato passò esattamente nel punto in cui si trovavano poco prima, incenerendo l'erba su cui stavano correndo.
Il Digimon poteva sentire il suo intero corpo tremare, mentre osservava il modo in cui le fiamme stavano radendo al suolo l'intero sentiero, colpendo anche alcuni alberi che si trovavano poco più avanti.
«Zubamon, dobbiamo scappare!»
Nonostante quelle parole gli fossero arrivate alle orecchie, le sue gambe non accennavano a muoversi.
Era davvero possibile scappare da un essere del genere?
Cosa sarebbe successo se non ce l'avessero fatta e Yu sarebbe stato ferito?
...e se fosse morto?
Zubamon si riscosse dai suoi pensieri quando sentì due braccia cingergli il busto e sollevarlo da terra.
«Yu?»
Quando quel nome scivolò fuori dalle sue labbra, il ragazzo lo aveva già preso in braccio, gli aveva fatto poggiare la testa sulla sua spalla ed aveva ricominciato a correre all'interno della foresta, questa volta non seguendo più il sentiero di poco prima.
«Da che parte devo andare?– gli chiese, mentre aumentava la sua velocità –Dobbiamo uscire da qui prima che quel coso ci raggiun-»
Un altro ruggito coprì le parole di Yu e Zubamon distolse nuovamente lo sguardo dal ragazzo, puntandolo sul sentiero da cui erano venuti.
E lo vide.
Il Digimon che aveva davanti a lui era alto almeno cinque metri.
La sua pelle era rossa, dello stesso identico colore del fuoco che si trovava nello stesso punto poco prima, ed era segnata da striature nere che gli percorrevano l'intero corpo.
I suoi occhi celesti erano posati su di loro e le sue pupille si muovevano da una parte all’altra, seguendo ogni movimento che Yu faceva.
Zubamon sentì un fortissimo brivido percorrergli nuovamente la schiena quando vide che Tyranomon stava caricando un altro colpo.
«Zubamon! Dove devo andare?!»
«Buttati di lato!– urlò, senza neanche rendersene conto –Sta per colpire di nuovo!»
Il ragazzo non se lo fece ripetere due volte.
Svoltò immediatamente alla sua destra, evitando l'enorme fiammata che uscì dalla bocca del Digimon.
Ma non ebbero neanche il tempo di riprendere fiato.
Appena un secondo dopo, Tyranomon li aveva nuovamente individuati e aveva ripreso a inseguirli.
Così non andava.
Dovevano trovare un modo per scappare.
I movimenti di Yu si stavano facendo sempre più lenti e il ragazzo aveva iniziato a faticare a respirare.
Stava raggiungendo il suo limite.
Fu in quel momento che un frusciò arrivò alle orecchie di Zubamon.
Il Digimon alzò la testa di scatto, voltandosi verso la sua sinistra e distogliendo lo sguardo dal loro nemico.
Acqua.
Il rumore che percepiva era quello di tanta acqua che scorreva ad una forte velocità, cosa più che insolita nella Zona dal tempo congelato.
Yu si lanciò nuovamente di lato quando Tyranomon rilasciò un'altra fiammata, ma stavolta le cose non andarono come previsto.
Il ragazzo inciampò nelle radici che si trovavano sul terreno e rotolò a terra, trascinando con lui il suo Digimon.
Tentò di rialzarsi ma le sue gambe cedettero nuovamente, mentre il suo respiro era diventato terribilmente affannato.
Non ce la faceva più.
«Yu!»
«C-ce la faccio...»
La voce con cui aveva pronunciato quelle parole era stanca e dolorante.
Non potevano andare avanti così.
Il fruscio tornò, più forte di prima, e fu in quel momento che Zubamon capì che si doveva trattare delle Antiche Cascate.
Se avessero portato Tyranomon lì forse avrebbero potuto avere un vantaggio…
Yu tentò ancora di alzarsi, ma cadde a terra, il fiato che gli mancava.
No, era troppo pericoloso.
Il ragazzo non poteva correre fino a laggiù, non in quelle condizioni.
Doveva farlo da solo.
«Yu,– disse, liberandosi dalla sua stretta –nasconditi qui e fa silenzio. Ho un piano.»
Yu lo guardò, preoccupato.
«Che piano...?» la sua voce era un sibilo.
«Lascia fare a me, aspettami qui.» lo rassicurò, alzandosi in piedi.
Poteva riuscirci.
Doveva solo raggiungere le cascate.
«Zubamon, cosa vuoi fare?»
Un altro ruggito risuonò nella foresta.
Non aveva più tempo.
Il Digimon lanciò un ultimo sguardo al ragazzo, piegando le labbra in un mezzo sorriso, prima di cominciare a correre.
Non importava quanto fosse pericoloso.
Lui era il suo Digimon.
Era il suo compito salvarlo.
«Zubamon!»
Poteva sentire Yu tentare di alzarsi nuovamente per raggiungerlo, ma ormai era troppo tardi.
«Ohi! Quaggiù!»
Zubamon si era già posizionato nel punto di poco prima e aveva iniziato a muovere la lama sulla sua testa, emettendo fasci di luce blu.
Tyranomon si voltò verso di lui, le pupille che si muovevano da una parte all'altra seguendo il bagliore del corno del Digimon.
Aveva funzionato. Aveva attirato la sua attenzione.
Ora doveva solo portarlo via da lì.
«Seguimi se ci riesci!» urlò, iniziando a correre dalla parte opposta a quella in cui si trovava Yu.
Per un attimo, ebbe paura che la sua idea non avesse funzionato.
Poi, Tyranomon lasciò andare un altro rumoroso ruggito, prima di cominciare ad inseguirlo.
Titolo: Don’t push that button
Fandom: Persona 4
Personaggi: Tutto l’Investigation Team
Prompt: M1
Avvertimenti: Soulmate!AU
Parole: 1900
 
Yu lanciò uno sguardo all'inattivo che si trovava incastonato nel suo braccio, passando lentamente e delicatamente le dita sul piccolo bottoncino che si trovava al suo fianco.
Finalmente lo avrebbe premuto.
Dopo ben 17 anni di paure e di ripensamenti, quello sarebbe stato il giorno in cui avrebbe compiuto il passo più importante della sua vita: avrebbe finalmente iniziato la ricerca della sua anima gemella.
Bastava poco, infatti, molto poco.
Una volta premuto quel bottone rosso, il contatore si sarebbe attivato e avrebbe iniziato a contare alla rovescia, fino al momento in cui non sarebbe avvenuto il fatidico incontro.
Niente di più semplice... ed era qua che veniva la fregatura.
C'era una regola ben specifica che faceva tentennare tutte le persone dall'usarlo il prima possibile, senza neanche pensarci due volte.
Il numero di volte che potevi provare a utilizzarlo.
Per quanto quel contatore fosse potente era, allo stesso tempo, limitato.
Al massimo potevi avere tre possibilità.
Gli scenari possibili erano due e gli erano stati spiegati fin da bambino: anche la tua anima gemella aveva attivato il counter e quindi, una volta incontrati, i due si azzeravano insieme, emettendo un suono acuto per indicare il buon esito della tua ricerca; oppure esaurivi i tre tentativi possibili, rimanendo senza la certezza di chi fosse la tua anima gemella.
In entrambi i casi, il counter si sarebbe spento per sempre.
«Sei arrivato in anticipo, Yu-kun.»
Quando la voce di Yukiko arrivò alle sue orecchie, Yu distolse lo sguardo dal suo braccio e si voltò verso di lei.
«Ciao, Yukiko.– la salutò, cercando di non mostrare il nervosismo che aveva iniziato a diffondersi nel suo corpo –Chie? Non è con te?»
La ragazza dai capelli neri si sedette di fronte a lui, al suo posto al loro solito tavolo del Junes.
«Sta arrivando, è andata a recuperare Yosuke.» rispose.
Neanche un secondo dopo, le voci dei due suoi compagni attirarono l'attenzione di Yu.
«Che c'è? Volevi scappare?– Yu poteva vedere Chie che, furiosa, aveva afferrato Yosuke per un braccio e lo stava trascinando verso di loro –Avevamo detto di partecipare tutti quanti una volta che il caso sarebbe stato risolto. Non puoi tirarti indietro adesso!»
«Ti ho già detto che non stavo scappando!– ribatté il ragazzo, dimenandosi –Mi stavo solo andando a cambiare. Cosa succederà se poi verrà fuori che la mia anima gemella è qui vicino e mi vedrà con questi vestiti?!»
“Bugiardo.” pensò Yu.
Sapeva benissimo quanto Yosuke fosse preoccupato per quello che poteva accadere dopo l'attivazione del counter.
Dopotutto, lui era proprio una di quelle persone che, inconsciamente, aveva già provato ad attivare il suo timer.
Due volte.
Yosuke gli aveva confidato quel segreto pochi giorni prima, quando avevano deciso il giorno in cui avrebbero provato a cambiare il loro futuro, tutti insieme.
Quella per lui sarebbe stata la sua ultima possibilità. Era normale che fosse spaventato a morte.
«Oh, Yu.– non appena lo vide, Chie lo salutò con un gesto della mano –Non credevo fossi già qui. Sei il nostro leader fino alla fine, eh?– aggiunse poi, facendo sedere con forza Yosuke al suo solito posto –Scusate il ritardo, ma qualcuno stava cercando di scappare.»
Yosuke si voltò verso di lei. 
«Ti ho già detto che non volevo sca...»
«Senpai! Ci siamo anche noi!»
Qualsiasi cosa Yosuke volesse dire fu immediatamente bloccata dalla voce squillante di Rise che, poco lontano dal tavolo, aveva iniziato a sventolare la sua mano.
Lei sì che era su di giri.
Yu poteva percepirlo benissimo. E questa cosa lo terrorizzava.
Almeno da quanto aveva potuto constatare dal comportamento della ragazza nei suoi confronti, lei aveva un solo desiderio: essere la sua anima gemella. Ma, per quanto non gli dispiacesse l'idea, Yu non era completamente convinto che quello sarebbe accaduto.
Insomma, il loro gruppo stava insieme da più di un anno.
Se al suo interno ci fossero state delle anime gemelle, sarebbe venuto fuori molto prima oramai.
Lui stesso aveva provato ad attivare il suo timer, una volta, durante quell'anno.
E sapeva per certo che almeno un'altra persona ci avevano provato.
E quelle due erano...
«Ehi, Senpai. Scusate il ritardo, Ted insisteva per prendere il gelato.»
Kanji Tatsumi.
Yu aveva visto il suo kohai a guardare con trepidazione il suo counter un giorno, con chiaro nervosismo.
Tutti sapevano della sua cotta, dopotutto.
Era ovvio che lui provasse almeno una volta a vedere se quel qualcosa poteva davvero scoppiare.
Peccato che l'altra persona era chiaramente qualcuno che non aveva mai toccato il bottone del suo counter.
«Scusate il ritardo.– Naoto si sedette al suo solito posto, il capello blu tirato in giù sul viso, come se la ragazza volesse nascondere la sua espressione –Come ha detto Kanji-kun, Teddie era particolarmente insistente.»
«Sensei! Nao-chan e Kanji-chan mi trattano male!– come Yu si aspettava, Teddie si lanciò in braccio a lui, cercando protezione –Io volevo solo provare il nuovo gelato “Everyday is great at your Junes” del Junes. E' una super, mega, iper edizione limitata, dopotutto!»
«Ted. Smettila di dare fastidio!»
Yosuke afferrò il ragazzo per il colletto e lo fece sedere nel posto accanto al suo.
Yu non riuscì a trattenere il piccolo sorriso che si formò sulle sue labbra di fronte a quella scena.
Il rapporto tra Yosuke e Teddie era decisamente maturato in quell'anno che avevano trascorso insieme.
Ora sembravano quasi due fratelli.
«Yosuke, sei cattivo anche tu!»
«Smettila, ho detto.– ripetè il ragazzo, lanciandogli un'occhiataccia –Più che altro, come era quel gelato? Era buono almeno? Lo hanno stampato su tutti i volantini del supermercato, ma io ho paura che ci faccia più pubblicità negativa che altro.»
Teddie mostrò il suo solito, indecifrabile, sorriso.
«Faceva schifo.» esclamò, con un tono inspiegabilmente felice.
Yosuke sospirò pesantemente, chiaramente non sorpreso dal risultato.
«Certo che potrebbero pensarci due volte prima di creare queste trovate pubblicitarie...» disse tra sé e sé.
Fu in quel momento che Chie prese la parola, iniziando il discorso che tutti, fino a quel momento, avevano cercato chiaramente di evitare.
«Ora che ci siamo tutti,– disse, lanciando un'occhiata veloce al suo polso –dobbiamo solo premere il pulsante... no?»
Silenzio.
Il chiacchiericcio che fino a poco prima si poteva udire intorno al loro tavolo si spense completamente e gli otto ragazzi – o meglio, i sette ragazzi e la Shadow dalla forma umana – iniziarono a lanciarsi sguardi a vicenda e ai loro polsi.
La tensione poteva essere tagliata con un coltello.
«S-Sentite,– questa volta era stata a Naoto a parlare, la voce chiaramente più femminile e tremante del solito –non siamo costretti a farlo. Eravamo tutti su di giri quando abbiamo deciso che lo avremmo fatto, ma possiamo sempre tirarci indietro. Se abbiamo bisogno di tempo possiamo prendercelo.»
Anche se non lo fece notare, Yu notò lo sguardo di Kanji incupirsi ancora di più.
«Naoto-kun non ha tutti i torti.– disse Yukiko –Siamo davvero sicuri di volerlo fare?»
Silenzio, di nuovo.
Nessuno osava rispondere a quella domanda.
Il problema era che, per quanto tutti loro – o, meglio, quasi tutti loro – ci tenessero a scoprire la loro anima gemella, il rischio di non trovarla e di perdere una possibilità, se non l'ultima, di riuscirci era alto.
Poi, improvvisamente, un tonfo arrivò dalla sua destra e Yu si voltò, trovandosi davanti Rise, con le mani sbattute sul tavolo.
«Naoto-kun! Yukiko-senpai!– le sgridò –Abbiamo deciso di non tirarci indietro. Scappare dalla verità è una cosa che l'Investigation Team ha deciso di non fare più, no?»
...
Beh, la idol aveva ragione.
Se solo il tutto non fosse stato chiaramente mosso dalla speranza di avere lui come anima gemella, Yu avrebbe concordato con lei.
«E poi io devo sbrigarmi!– Teddie esclamò, con la sua solita voce fin troppo elevata per la situazione –Non posso lasciare aspettare la mia donzella a lungo!»
«Ted,– Kanji si intromise –chi ti dice che sia una ragazza?»
Il più giovane si voltò verso di lui.
«Oh, Kanji-chan.– rispose, con un tono alquanto molesto –Vuoi essere tu la mia anima gemella? Io non mi tiro indie...»
«Cazzo, no! Certo che no!– urlò l'altro, guardandolo malissimo –Vuoi che ti uccida?!»
«Sensei! Kanji-chan è cattivo con me!»
Yu guardò i due, non sapendo bene cosa rispondere.
Fortunatamente, Yosuke prese la parola.
«Perché non lasciamo decidere a Yu?– disse, lanciandogli un'occhiata –E' il nostro leader, sono sicuro che lui saprà fare la scelta giusta. Vero, partner?»
...Forse era meglio rimangiarsi quel “fortunatamente”.
“Perché devo finirci sempre io in queste situazioni?”
Il cervello di Yu iniziò immediatamente a pensare ad un piano di fuga ma, quando vide che l'intero gruppo stava aspettando un suo verdetto, il ragazzo capì che scappare non era una soluzione.
Doveva prendere una decisione.
E doveva farlo in fretta.
«Io credo che potremmo provare.– disse poi, guardandoli uno ad uno –Alla fine siamo qui per farci supporto a vicenda, giusto? Siamo una squadra. Ci aiuteremo l'un l'altro. Ce la faremo sicuramente.»
Nonostante qualcuno (cioè Naoto) non fosse ancora del tutto convinto, nessuno osò andare contro la parola del loro leader.
L'intero gruppo annuì solamente, per poi portare uno ad uno il dito sul proprio bottone, aspettando indicazioni.
«Al mio tre.» annunciò Yu, sentendo su di lui lo sguardo di tutti i suoi compagni.
Poteva percepire Yosuke tremare al suo fianco, mentre Rise e Teddie non stavano chiaramente più nella pelle.
«Uno.»
Chie e Yukiko deglutirono, quasi simultaneamente.
«Due.»
Naoto chiuse gli occhi, come per non osservare più ciò che stava per fare e Yu vide invece che Kanji aveva spostato il suo sguardo su di lei.
«Tre.»
Click.
Gli otto bottoni furono premuti contemporaneamente, ognuno dal suo proprietario.
Yu osservò il piccolo schermo del suo contatore illuminarsi per iniziare il conto alla rovescia.
E fu allora che accadde.
Biiiiiiiiiiiip!
Un suono acuto arrivò dagli otto contatori, facendo trasalire i ragazzi.
Yu sentì il suo sangue gelarsi nelle vene, quando notò cosa era apparso sul suo contatore.
"0 s".
Il ragazzo alzò immediatamente lo sguardo e vide riflesso negli occhi dei suoi compagni lo stesso terrore che stava provando lui in quel momento.
Tutti rimasero in silenzio, continuando a guardarsi uno ad uno, cercando di capire chi di loro fosse la loro anima gemella e chi no.
Poi...
«Pffft.»
La prima a partire fu Yukiko.
Una fortissima risata uscì dalle sue labbra e la ragazza si trovò presto piegata in due, le lacrime agli occhi da quanto quella situazione assurda la stava facendo ridere.
«Senpai, lo sapevo che eravamo destinati a stare insieme!»
«Senseiiiii! Sono così felice che tu sia la mia anima gemella!»
«Partner, cosa vuol dire questo?!»
Yu si voltò immediatamente verso Rise, Teddie e Yosuke che, contemporaneamente, avevano preso la parola e si erano rivolti a lui.
Il ragazzo non fece neanche in tempo a rispondere che un botto arrivò dalla sua sinistra e il leader si voltò, solo per vedere Kanji che aveva colpito con forza il tavolo.
«Cosa cazzo significa?!» urlò.
«Kanji-kun!– Chie, che stava cercando di calmare Yukiko, si voltò verso il suo compagno più giovane –Non perdere la calma, adesso troveremo sicuramente una soluzione.»
«Non c'è nessuna soluzione. Adesso non scopriremo mai chi è l'anima gemella di chi.»
La voce lapidaria di Naoto li bloccò e il silenzio – a parte per le continue risate di Yukiko – calò nel gruppo.
E, mentre tutti gli sguardi si posavano su di lui, Yu si chiese perché aveva anche solo pensato che le cose potessero andare nel verso giusto.
QUESTE DRABBLE PARTECIPANO AL COW-T9 INDETTO DA LANDE DI FANDOM
MISSIONE M12 (Zodiaco)
NOTE IMPORTANTI: Ogni drabble è legata ad una particolare caratteristica/sarà ispirata al nome di uno dei segni dello zodiaco, così come sarà indicato nel titolo di ognuna.

FANDOM: Persona 3, Nier Automata, Persona 4
PERSONAGGI/COPPIE: Mitsuru/Akihiko, 2B/9S, Yu/Yosuke
TIPOLOGIA: drabble da 100 parole



#1. Dominance [Toro]
Mitsuru non sapeva neanche cosa l'avesse portata a innamorarsi di un tipo come Akihiko.
Anzi, ogni volta che cercava di trovare una logica dietro a ciò, la ragazza si ritrovava a mani vuote.
Dopotutto, lui era completamente l'opposto del suo tipo ideale.
Lei aveva sempre sognato un ragazzo che le obbedisse e che seguisse le sue regole, qualsiasi esse fossero.
Akihiko invece non ascoltava minimamente i suoi comandi, agendo di testa sua.
Eppure, ogni volta che il ragazzo faceva qualcosa che andava contro ogni suo ordine, invece di sentire la voglia di sgridarlo, Mitsuru non poteva che trovarlo terribilmente affascinante.
 


#2. Tenacity [Scorpione]
In tutta la sua vita, Akihiko non aveva mai conosciuto qualcuno più nobile e tenace di Mitsuru.
Nonostante il ragazzo avesse visto anche i lati più oscuri e deboli di lei, infatti, ogni volta che pensava che la ragazza si fosse ormai arresa, lei si rialzava in piedi, puntando il suo fioretto contro il nemico.
E, allo stesso tempo, riusciva a far alzare anche tutti i suoi compagni che, sotto la sua guida, raggiungevano la vittoria.
Per questo, nei momenti più bui, a lui bastava un suo solo sguardo per trovare la forza di tornare a combattere al suo fianco.


#3. Aquarium [Acquario]
2B non era mai stata ad un acquario.
A dire la verità, non capiva neanche cosa ci potesse essere di divertente nel visitarne uno.
Perché mai doveva divertirsi a osservare delle specie marine, di cui non le importava neanche l'esistenza, nuotare oltre un vetro?
Non sarebbe stato molto più comodo andare direttamente a vederle di persona, nel loro ambiente naturale?
Gli umani erano veramente strani per avere dei passatempi del genere, fin troppo.
Ma, quando 9S le propose di visitarne uno insieme, quando la battaglia fosse finita e l'umanità fosse tornata sulla Terra, 2B non riuscì a dirgli di no.


#4. Soulmates [Gemelli]
"Anime gemelle."
Nonostante 2B sapesse benissimo cosa quell'espressione significasse, non poteva che provare confusione ogni volta che ci ripensava.
Come poteva esistere un qualcosa che legava così strettamente due persone che, idealmente, potevano anche non incontrarsi mai nella loro vita?
Non aveva senso.
Se la definizione che aveva di amore era corretta, due persone dovevano interagire per innamorarsi; dovevano avere ricordi insieme; dovevano ridere, scherzare, parlare.
Non potevano essere semplicemente "legate dal destino".
Ma, ogni volta che il suo cammino si incrociava con quello di 9S, l’androide non poteva far a meno di pensare che loro ne fossero l’esempio perfetto.


#5. Kiss [Scorpione (schiettezza)]
«Yosuke.»
«Sì, partner?»
«Baciami.»
Quando Yu gli disse quelle parole, a Yosuke per poco non andò di traverso il drink che stava bevendo.
Si voltò verso il suo amico, completamente sotto shock.
«Yu ma cosa stai dicend-»
«Hai sentito benissimo.»
Il ragazzo poteva sentire le sue guance avvampare.
Come poteva uscirsene in quel modo?
«Senti se è uno scherzo non è divertent-»
«Yosuke, zitto e baciami.»
«Partner, io non capisc-»
Qualsiasi cosa Yosuke volesse dire, sparì immediatamente quando le labbra di Yu si posarono sulle sue.
Ma, nonostante la sua mente gli urlasse di allontanarsi, il ragazzo ricambiò il bacio.

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