Fandom: Persona 4
Ship: Naoto x Kanji
Warning: Hurt/comfort
Missione: M4 - Hurt/comfort
Parole: 323

Lei era lì, seduta a testa china sull'ultimo gradino delle scale. Le spalle le sussultavano ogni pochi secondi, ma nessun suono proveniva dalla sua figura.
«Naoto, ti prego, dimmi cosa ti è successo.»
E fu in quel momento che Naoto esplose.
Le lacrime che fino a quel momento era riuscita di nascondere ricominciarono a uscire dai suoi occhi, senza accennare a volersi fermare.
Un piccolo singhiozzo uscì dalle sue labbra e la ragazza abbassò nuovamente lo sguardo, portandolo via dall’espressione sempre più preoccupata di Kanji che, adesso, non aveva chiaramente idea di cosa fare.
«Naoto...?»
«Cosa ho io di sbagliato?! Cosa ho io che non va?!»
Prima ancora di riuscire a fermarsi, quelle parole sfuggirono dalle sue labbra, con molta più aggressività di quella che lei aveva voluto.
«Naoto, ascol–»
Kanji provò a risponderle, ma oramai lei non poteva più fermarsi.
«Cosa ho fatto di male, Kanji-kun?! Perché non posso essere amata per quello che sono?!» urlò, ancora più forte di prima, mentre le lacrime le rigavano con ancora più velocità il viso.
«Naot–»
«Cosa ho fatto per meritarmi que—»
«Naoto!»
Il volume con cui Kanji aveva pronunciato il suo nome, questa volta, era così elevato che la ragazza rimase completamente in silenzio, gli occhi puntati sul ragazzo di fronte a lei.
Prima che la ragazza potesse cominciare nuovamente a parlare, Kanji la afferrò per le spalle e lei sussultò visivamente.
«L’unica cosa sbagliata in te è il ragazzo di cui ti sei innamorata.– le disse lui, stringendole così forte le braccia da farle quasi male –Tu sei perfetta, Naoto. Nessuno è come te. Non conosco nessuna ragazza che sia come te!»
Naoto non poteva far altro che ascoltare, mentre le lacrime continuavano ad uscire dai suoi occhi.
Una parte di lei faticava a credere a quelle parole. Un'altra, invece, voleva abbandonarvisi senza remore.
Così, la detective si lasciò abbracciare dal ragazzo che, in quel momento, era la sua unica fonte di consolazione.
Fandom: Danganronpa, Persona 4
Personaggi scambiati: Junko Enoshima (DR) e Izanami (P4)
Altri personaggi presenti in questa parte: Mukuro
Note: SPOILER per entrambi i fandom
Missione: M7
Parole: 262

Izanami era contenta di aver fatto quello scambio.
Mentre guardava l'edificio della Hope's Peak Academy venire completamente avvolto dalle fiamme e gli studenti che si uccidevano a vicenda, la dea – o, per essere precisi, l'ex-dea – non poteva far altro che complimentarsi con se stessa per la scelta che aveva preso poche ore prima.
Sapeva che non avrebbe avuto alcuna speranza nella riuscita del suo piano, a Inaba.
Era una dea, certo, ma l'animo degli esseri umani era fin troppo difficile da poter manipolare utilizzando un potere sovrannaturale.
Per questo, aveva usato i suoi poteri per poter osservare realtà parallele alla sua, universi lontani e vicini, e comprendere come si potesse davvero riuscire a vincere contro una mentalità così complessa da poter sopraffare addirittura una divinità.
E finalmente l'aveva trovata.
Anche se ciò che aveva visto era molto diverso da quel che Izanami aveva ricercato, la dea non poteva certo non riconoscere l'enorme potenziale di Junko Enoshima.
Quella ragazza era riuscita a farsi seguire da così tante persone che, sicuramente, non avrebbe avuto problemi a convincere un piccolo paesino a desiderare l'arrivo delle Shadow.
E, in più, Izanami sapeva che quella liceale non si sarebbe tirata indietro.
Dopotutto, ciò che Junko cercava era la disperazione.
Darle quei poteri poteva solo rendere le cose più divertenti e semplici da quel punto di vista.
Ma quello non avrebbe giovato solo quella ragazza.
Izanami si passò una mano tra i capelli, sorridendo.
Lei non sarebbe stata da meno.
«Andiamo Mukuro.– disse voltandosi verso la ragazza al suo fianco –Dobbiamo riempire il mondo di disperazione.»
Fandom: Danganronpa, Persona 4
Personaggi scambiati: Junko Enoshima (DR) e Izanami (P4)
Altri personaggi presenti in questa parte: Adachi
Note: SPOILER per entrambi i fandom
Missione: M7
Parole: 325

Junko non era sicura del perché si fosse ritrovata in quel luogo.
Insomma, possibile che una come lei, la fortissima e la potentissima Junko Enoshima, colei che aveva ottenuto il titolo di Ultimate Despair si ritrovasse in quello che sembrava essere un paesino sperduto tra le montagne?
La ragazza si guardò intorno, passandosi una mano tra i capelli e sussultando quando sentì il modo in cui erano unti e sporchi.
“Ma cosa...?”
Junko guardò la sua mano per capire cosa le desse quella strana sensazione, ma fu in quel momento che qualcosa di completamente assurdo attirò la sua attenzione.
La manica della maglia che stava indossando fino ad un momento prima era completamente diversa.
La ragazza esaminò i suoi vestiti, mentre sempre più domande si formavano nella sua mente.
Tutto era cambiato nel suo vestiario e, sicuramente, in peggio.
Il bellissimo capo firmato che si era messa quella stessa mattina, per celebrare il primo giorno di Disperazione nel mondo, era completamente svanito.
Al suo posto si trovava una... una...
«Una tuta da benzinaio?!» esclamò, non riuscendo a nascondere il suo stupore quando capì cosa avesse indosso e facendo voltare verso di lei una signora che stava passando lì accanto.
Ok, la situazione era decisamente sfuggita di mano.
Quello doveva essere un sogno, un sogno terribile, un incubo sicuramente “da disperarsi”.
Ma, per quanto la disperazione fosse ciò che la ragazza aveva cercato fino a quel momento, quella situazione non era proprio ciò che voleva.
Doveva tornare indietro.
Non sapeva in che modo, ma doveva riuscire a tornare.
«Mi scusi, devo chiedere a lei?»
Ma, quando lo sguardo di Junko incontrò gli occhi dell'agente di polizia che aveva appena fermato l'auto accanto al distributore il suo istinto le disse che, forse, la disperazione che avrebbe incontrato in quel luogo sarebbe stata comunque all'altezza delle sue aspettative.
Un sorriso si formò sulle sue labbra.
«Certo, è nuovo di qui?– disse, tendendogli la mano –Le do il benvenuto.»
Fandom: Persona 4
Note: Digimon!AU, capitolo
Personaggi: Yu, Zubamon
Parole: 5000
Missione: M6 - L'imprevisto dietro l’angolo


Foresta Amida, Isola di File
1° avvio del primo periodo della Tigre Sacra, ciclo 2881
 
«Dove sono...?»
Quelle parole scivolarono fuori dalle sue labbra prima ancora che Yu potesse acquistare pienamente coscienza.
Il ragazzo si mise a sedere e spostò lo sguardo ancora assonnato sul paesaggio che lo circondava, mentre cercava di azionare gli ingranaggi nella sua testa.
Una foresta.
Su questo non aveva dubbi.
L'unica cosa che riusciva a vedere in quel momento era infatti l'immensa distesa di alberi che si trovava di fronte a lui e che gli impediva di intravedere cosa ci fosse oltre.
Ma cosa ci faceva in un posto simile?
Come ci era finito?
E soprattutto... dove era quel luogo?
Una forte fitta di dolore si propagò nella sua testa, costringendolo a portare le mani alle orecchie e a chiudere nuovamente gli occhi.
Poteva sentirlo.
Poteva sentirlo chiaramente.
Il canto di quella bambina che aveva sognato neanche ventiquattrore prima aveva ripreso a risuonare nella sua mente e ogni sillaba da lei pronunciata era come se lo scuotesse nell'animo, mentre i ricordi di pochi minuti prima (o erano ore? Quanto tempo era passato da allora?) riaffioravano.
Ricordò i fiocchi di neve che danzavano oltre il vetro della sua finestra, le luci della sua stanza che erano completamente impazzite, il terribile bagliore che lo aveva investito...
...e poi il buio.
Il ragazzo ansimò, mentre la voce della ragazzina dai capelli argentati se ne andava lentamente, facendolo finalmente tornare ad aprire gli occhi e osservare il suolo, ricoperto dall'erba.
«Cosa sta succedendo...?» riuscì a sussurrare, il cuore che gli batteva con forza nel petto.
Ma, ovviamente, non aveva la risposta a quella domanda.
Per quanto tentasse di cercare un filo logico in quegli eventi, Yu non aveva alcun modo per capire dove si trovasse, come ci fosse finito e perché si fosse risvegliato proprio in quel luogo.
Il ragazzo alzò nuovamente lo sguardo, tornando ad osservare gli enormi alberi che lo circondavano.
Non doveva lasciarsi prendere dall'ansia.
Da qualche parte, in quella foresta, doveva pur trovarsi qualcuno.
E, se non in quel luogo, sicuramente fuori di lì ci sarebbe stata una città, un paese, un posto abitato.
Con quel pensiero in testa, il ragazzo si alzò in piedi, rendendosi conto del suo abbigliamento solo in quel momento.
La cosa era strana, decisamente strana.
Era convinto di essersi messo il pigiama la sera prima, ma i suoi abiti erano quelli che aveva indossato durante la giornata.
Yu sbuffò, decidendo di smettere di provare a cercare una spiegazione a quei sempre più bizzarri eventi.
Più cercava di trovare una soluzione logica a quello che gli stava succedendo e più le cose si complicavano.
L'unica cosa che doveva e poteva fare in quel momento era trovare un luogo sicuro e cercare aiuto.
Ecco, quello sarebbe stato il suo unico obiettivo.
Con quel pensiero in testa, il ragazzo iniziò a camminare sull’erba secca della foresta, sperando, con tutto se stesso, di trovare presto l’uscita da quella foresta che gli ricordava, fin troppo, un temibile labirinto.
 
“Sono già passato di qua…?”
Yu non sapeva neanche quante volte si era fatto quella domanda da quando aveva iniziato a camminare, ormai qualche ora prima.
Era inutile, completamente inutile.
Quel luogo era un vero e proprio labirinto.
Gli alberi erano robusti e intrecciati l’uno all’altro, come per impedire a chiunque, anche ai più piccoli animali, di passare tra di essi e creando così delle vere e proprie mura invalicabili.
Inoltre erano così alti da rendere anche impensabile l’idea di arrampicarsi e poter osservare il territorio dall’alto, per riuscire ad avere un'idea più concreta di come fosse fatto quel luogo e quale fosse il percorso giusto da seguire.
Ma l’aspetto che più aveva fatto impensierire il ragazzo, era stato il modo in cui i sentieri si intrecciavano tra di loro.
Era come se ognuno di essi seguisse lo stesso identico pattern e che, ogni tot metri, vi fosse un incrocio con un altro sentiero identico a quello precedente, che a sua volta era una copia di quello ancora prima e così via fino al punto in cui aveva aperto gli occhi.
In più, ogni volta che si cambiava strada, si veniva colpiti da una sorta di fortissimo déjà-vu, come se si fosse già passati di lì.
Per quanto ne poteva sapere, il ragazzo poteva aver continuato a girare in tondo fino a quel momento.
Ma solo una cosa era chiara nella sua mente, senza il minimo dubbio: per quanto fosse impossibile pensare che qualcuno avrebbe potuto creare una foresta così grande a suo piacimento, era ovvio che quel luogo fosse stato costruito appositamente per far perdere le persone al suo interno.
Così, dopo l’ennesimo incrocio, Yu si lasciò andare contro un albero, ormai esausto.
Avrebbe potuto disegnare una mappa se solo avesse avuto gli strumenti per farlo.
Ma, anche con un aiuto del genere, il ragazzo non era minimamente convinto che sarebbe riuscito ad arrivare in fondo: nonostante avesse camminato per ore, non aveva neanche trovato un vicolo cieco. Era come se quella foresta si espandesse all’infinito, senza mai concludersi.
In più, non aveva trovato niente di utile.
Non aveva trovato un solo indizio su quello strano luogo.
Non aveva trovato alcun rifugio.
Non aveva trovato nessun altro uomo.
Niente di niente.
Il ragazzo sospirò pesantemente, nascondendo il viso tra le ginocchia e cercando di pensare ad un piano B o, meglio, E.
Aveva tentato più modi per uscire da quella foresta, ma tutti si erano rivelati vani.
Anche l’uso dell’udito era stato completamente inutile: intorno a lui regnava il silenzio più totale. Niente lo interrompeva, neanche i passi di qualche animale selvatico o il fruscio degli alberi. Era come se fosse completamente solo al mondo, rinchiuso in una foresta impossibile da localizzare.
Forse avrebbe davvero dovuto smettere di cercare.
Sarebbe morto lì, in un luogo di cui non sapeva il nome, lontano chissà quanti chilometri da casa sua.
Nessuno avrebbe potuto salvarlo...
«Aiuto!»
Yu alzò la testa di scatto, drizzando le orecchie.
Aveva sentito bene...?
Possibile che ci fosse qualcun altro, insieme a lui, in quella foresta?
Il ragazzo si alzò, barcollando leggermente quando i suoi piedi toccarono nuovamente il terreno e tornarono a sorreggere il suo peso.
Non poteva lasciarsi scappare quell'opportunità.
Nonostante la stanchezza avesse ormai preso il sopravvento su di lui, doveva in tutti i modi trovare l'altra persona in quella foresta e, con lei, un modo per uscire da lì...
«C'è qualcuno?» domandò, riprendendo a camminare con un passo decisamente più veloce di prima, ignorando le fitte di dolore che le sue gambe gli stavano lanciando.
«Aiutatemi! Qualcuno mi aiuti!»
Altre grida arrivarono alle sue orecchie, eliminando qualsiasi dubbio che il ragazzo ancora aveva.
Sì, c'era sicuramente qualcun altro in quella foresta.
Ma quella non era l'unica cosa ad essere chiara: chiunque si trovasse lì vicino era anche in pericolo.
«Sto arrivando!» urlò Yu, mettendosi praticamente a correre.
Doveva assolutamente trovare quella persona e aiutarla.
Chiunque questa fosse.
Guidato dalla voce, Yu continuò a correre.
Fu in quel momento che il ragazzo si rese conto che il sentiero intorno a lui stava cambiando.
Non sapeva come fosse possibile, lui stava solo seguendo la voce, ma più andava avanti più era come se gli alberi che formavano quel labirinto si stessero poco a poco diradando.
Dopo neanche cinque minuti di cammino, era molto più semplice vedere attraverso le mura create dalle diverse piante e, in alcuni casi, era anche possibile passare dalle fessure che si erano create tra i tronchi.
Anche il suolo si era modificato.
I ciuffi di erba stavano mano a mano scomparendo, lasciando invece il posto ad un terreno completamente brullo.
Una sensazione di sollievo attraversò il suo corpo.
Che stesse finalmente uscendo da quel luogo?
«Aiuto! Possibile che non ci sia nessuno?!»
Yu scosse la testa, riprendendo a correre.
Non importava al momento.
La prima cosa da fare era arrivare a chi stesse chiedendo aiuto e tirarlo fuori dal pericolo.
Più si avvicinava però e più la situazione si faceva strana.
La voce che gridava si faceva sempre più metallica, ed era quasi impossibile paragonarla ad una qualsiasi voce umana.
Insieme alla voce inoltre, giungevano anche altri strani rumori, come del legno che veniva tagliato.
Per questo, Yu trovò i suoi passi farsi sempre più lenti e incerti.
Doveva mantenere una certa prudenza.
Non aveva idea di che bestie popolassero quel luogo e, sicuramente, non aveva intenzione di diventare una loro preda.
«Aiuto!»
Quando l'ennesimo urlo arrivò alle sue orecchie, il ragazzo si rese conto di essere più vicino di quel che pensasse e, insieme a quello, gli giunsero anche tutta un’altra serie di suoni.
Era come se qualsiasi rumore, fino a quel momento attutito dalla foresta, fosse finalmente tornato a popolare quel luogo.
Lentamente, si affacciò nella radura che si apriva di fronte a lui, cercando di individuare colui che stava ancora urlando.
E fu in quel momento che lo vide.
Tutti i muscoli di Yu si gelarono completamente, le sue gambe cedettero e lui cadde in ginocchio, paralizzato da ciò che aveva di fronte.
Quello non era un essere umano e, a dire la verità, non ci assomigliava neanche.
Lì, a pochi metri da lui, si trovava uno strano animale (se così si poteva chiamare) ricoperto interamente di quella che sembrava un'armatura d'oro.
Continuava ad agitarsi, sferzando l'aria con la sua coda corazzata e appuntita, e affondando i suoi grossi artigli nell'albero davanti a lui.
La sua testa era invece protesa in avanti, contro il tronco dell'albero ed era come se il corno presente sulla sua testa e di cui si vedeva solo la base fosse rimasto completamente incastrato al suo interno.
«Aiuto!»
...e in più parlava giapponese.
Qualsiasi cosa fosse, Yu non era più così tanto convinto che fosse una buona idea aiutarlo.
Non aveva alcuna certezza che quell'essere non gli si rivoltasse contro una volta liberato, magari infilzandolo con i suoi artigli, la sua coda o il suo corno.
Per quanto lo riguardava poteva anche essere una trappola per catturare delle prede.
Il ragazzo si voltò, tornando ad osservare il sentiero da cui era venuto.
Già, forse era davvero meglio lasciarlo lì e cercare un'altra via d'uscita.
Però...
«Aiutatemi!»
...la sua voce non sembrava cattiva.
Anzi, era davvero sofferente, come se provasse sul serio del dolore fisico.
«Aiuto!»
«Sta calmo, ti aiuto io.»
Prima ancora che se ne rendesse conto, Yu aveva pronunciato quelle parole ed era entrato nella radura, dirigendosi verso di lui.
L'essere aveva sussultato visivamente quando il ragazzo aveva pronunciato quelle parole e aveva cercato di voltarsi verso di lui, lasciando poi un lamento di dolore quando il suo corno gli impedì il movimento.
«Calmo! Ora ti tiro fuori.– ripetè Yu, arrivandogli vicino –Tu afferra l'albero e spingi, vediamo se in due ce la facciamo»
Non sapeva neanche lui come facesse a mantenere la calma in quel momento.
Lo strano essere era molto più grande di quel che aveva pensato e arrivava ad avere la corporatura di un bambino medio.
Yu l'afferrò per i fianchi, rabbrividendo quando il freddo della sua corazza fu a contatto con i palmi delle sue mani.
Senza pensarci due volte, iniziò a tirare, cercando di liberarlo.
Dopo qualche tentativo andato a vuoto, il corno si sfilò finalmente dal tronco e i due caddero all'indietro, atterrando a terra.
Per un attimo, Yu sentì nuovamente l'ansia farsi strada dentro di lui.
Quello che aveva creduto essere un semplice corno era invece una lama lunga e affilata, come quella di una spada.
Nessuno poteva sopravvivere se colpito da quell'arma...
«Grazie mille, mi hai salvato la vita!»
Quando l'essere si alzò e si voltò verso di lui però, le paure di Yu si dissolsero.
La sua bocca, poco visibile sotto la corazza, era piegata in un sorriso e i suoi occhi rossi mostravano una gentilezza con cui poche volte il ragazzo era venuto in contatto.
«Ora devo andare,– aggiunse poi, facendo volteggiare il mantello che portava sulle spalle –sai, il mio umano sta per arrivare e non vorrei farmi trovare impreparato.»
...
Cosa aveva appena detto?
«Il tuo umano?»
L'essere si voltò nuovamente verso di lui, gli occhi che gli brillavano.
«Esattamente! L'hai visto per caso? Lo sto cercando, ma dovrebbe trovarsi qui intorno! Stavo facendo allenamento per la mia spettacolare entrata in scena per salvarlo da un Digimon selvatico e conquistare la sua fiducia, quando sono rimasto infilzato in quell'albero.»
Yu non era molto convinto di riuscire a seguirlo.
Cosa era un Digimon?
Perché quello strano essere stava cercando un essere umano?
E perché ne parlava come se fosse un evento straordinario vederne uno?
«A proposito, che Digimon sei tu? Non credo di aver mai visto la tua specie prima di adesso.– continuò lui, senza lasciargli modo di parlare –Io sono Zubamon, ma tutti su quest'isola sanno chi sono, quindi non credo ci siano bisogno di presentazioni da parte mia.»
...
«Isola?»
Che si riferisse a Honshū? O si trovavano in una delle isole minori intorno a Tokyo?
«Sì. L'Isola di File, no?»
...no.
Non esisteva un'isola del genere.
Di cosa stava parlando??
«Ma, quindi, che Digimon sei?– insistette lui –Forse vieni dal Continente Server? Ho sempre desiderato andarci! Com'è?»
Yu deglutì leggermente.
«Io non so neanche cosa sia un Digimon.– rispose, cercando di placare l’essere che continuava a porgli domande –Mi sono risvegliato qui qualche ora fa. Non ho idea di dove mi trovi né di come ci sono arrivato.»
Zubamon lo guardò interdetto, come se stesse cercando di elaborare le informazioni che aveva ottenuto fino a quel momento.
Poi i suoi occhi si spalancarono.
«...l'umano...» sussurrò, facendo un passo indietro.
«Eh?»
«Tu sei l'umano!» gridò, mentre il suo volto si riempiva di gioia.
Yu non riuscì neanche a reagire in tempo, quando Zubamon gli afferrò le mani e le strinse tra le sue, stando ben attento a non ferirlo con gli artigli.
«Questa è una cosa... è una cosa...– il volto del Digimon si scurì leggermente e il suo tono si fece sempre più basso –...questa è una cosa terribile.»
«Cosa??»
Il ragazzo era sempre più confuso.
Lo strano essere lo aveva adesso lasciato andare e si era portato le mani alla testa, mentre un lamento usciva dalla sua bocca.
«Ehi... va tutto bene?» domandò Yu, titubante.
«No che non va tutto bene! Tu sei l'umano!» urlò lui, in preda alla disperazione più totale.
Il ragazzo non capiva davvero quale fosse il problema.
«Intendi dire che non ti vado bene?» azzardò, cercando di intuire il problema.
«Cosa?! Ovvio che sì!– Zubamon era adesso completamente nel panico –O-ovvio che mi vai bene! Non intendevo questo!»
«E allora qual è il problema?»
Il Digimon lo guardò come se il mondo gli fosse appena crollato addosso.
«Il problema è che tu mi hai visto mentre avevo la testa conficcata in quello stupido albero!– gridò, lasciando andare un singhiozzo –Come posso passare da Digimon forte e fedele se tu mi hai trovato sconfitto da del semplice legno?! Come hai fatto uscire dalla Foresta Amida da solo?!– continuò, lanciando uno sguardo al sentiero da cui il ragazzo era arrivato –Io sarei dovuto essere lì ad aiutarti… e-e invece...»
Stava piangendo.
Zubamon stava piangendo.
La situazione era sempre più assurda.
«Ehi...» sussurrò Yu, portando una mano in avanti e posandola sulla testa del Digimon, cercando di non toccare la lama sulla sua testa.
«C-cosa?» rispose lui, abbassando lo sguardo.
«Non preoccuparti, non ci sono problemi.– cercò di rassicurarlo, non sapendo in realtà neanche perché lo stesse facendo in primo luogo –Posso sempre far finta di non aver visto niente se vuoi.»
Zubamon lo guardò, tirando su col naso (aveva il naso? Che fosse nascosto sotto quell'armatura?).
«D-davvero?» domandò poi.
«Certo,– rispose il ragazzo, sorridendogli leggermente –e poi non è vero che sono uscito da solo. Sono riuscito ad uscire da quel labirinto solo perché tu mi hai guidato con la tua voce.»
Gli occhi del Digimon si illuminarono e, prima che Yu potesse rendersene conto, questo si buttò su di lui, abbracciandolo.
«Grazie, grazie, grazie umano.» disse, stringendolo con forza.
Il ragazzo non potè fare a meno che sorridere.
«Sono Yu.» disse poi, accarezzandogli la testa.
«Eh?»
«Mi chiamo Yu.» ripetè, sentendo la confusione nel tono di Zubamon.
«Allora piacere di conoscerti, Yu.» rispose, staccandosi da lui e sorridendogli.
Il silenzio calò tra di loro, fino a quando Yu non prese nuovamente la parola.
«Quindi, tu sai cosa ci faccio io qui?– domandò –E poi dove siamo?.»
Il Digimon sembrò riscuotersi.
«Siamo a Digiworld.– disse, confuso –Nel mondo degli umani non sapete dell'esistenza di questo mondo?»
Il ragazzo scosse la testa.
Questa era la prima volta di cui sentiva parlare di un luogo del genere.
«Non so neanche come ho fatto ad arrivarci qui.»
«Oh, vi abbiamo evocato noi.– rispose Zubamon, portando avanti il petto con fare fiero –Abbiamo bisogno del vostro aiuto. Ma, a dire il vero, neanche io sono stato informato dei dettagli. So solo che io e altri sette Digimon siamo stati scelti come vostri partner...»
«Altri sette?»
«Sì, siete in otto in totale.– riprese a parlare il Digimon –Al momento non so dove sono i tuoi compagni, ma sono convinto che presto li incontreremo. Dobbiamo solo usare il Digivice.»
«Digivice?»
Più la loro conversazione andava avanti e più Yu iniziava a chiedersi come fosse possibile che Zubamon desse così tante cose per scontato.
«Sì, il Digivice. Ognuno di voi ne ha uno. Adesso ti consegno il tuo-»
I suoi movimenti si bloccarono completamente e il suo sguardo si fece di nuovo cupo.
«Zubamon...?»
Il Digimon deglutì, il volto terrorizzato.
«Credo di averlo perso.»
 
“Come è potuto succedere?”
Quelle erano le uniche parole che Zubamon ripeteva nella sua testa, mentre cercava il Digivice in ogni antro della sua armatura e del suo mantello.
Non era possibile.
Non poteva aver perso un qualcosa di così tanto importante.
«Zubamon...»
Doveva assolutamente tornare indietro.
Già, se avesse ripercorso i suoi passi, uno ad uno, lo avrebbe sicuramente ritrovato.
«Zubamon.»
Ma... e se lo avesse preso un altro Digimon? Cosa sarebbe successo a quel punto?
E se il Digivice fosse finito in un burrone? Come avrebbero fatto a recuperarlo?
Senza quello non potevano trovare gli altri e, anche se fossero miracolosamente riusciti a trovarli, non sarebbero stati in grado di combattere.
«Zubamon!»
Il Digimon si riscosse, alzando lo sguardo e incontrando gli occhi grigi del suo umano.
«Va tutto bene.– gli disse lui, mantenendo il tono calmo con cui gli aveva parlato fino a quel momento –Adesso lo cerchiamo insieme, ok?– continuò, sorridendogli –Sono sicuro che lo troveremo.»
“Lui non è un umano, è un angelo.”
Zubamon annuì leggermente, stando ben attento a tenere quella considerazione solo per sé.
Da quando era stato scelto come Digimon-partner, si era spesso interrogato su che tipo potesse essere il suo umano, ma le storie che si tramandavano sugli umani non erano poi così belle.
Da quel che gli avevano detto, il mondo degli umani era pieno di persone insopportabili, spesso malvagie.
Per questo, anche se per poco tempo, aveva avuto paura che anche il suo umano fosse uno di loro e che, invece che salvare Digiworld, lo avrebbe condotto alla rovina.
Invece, fortunatamente, non era minimamente così.
Dopo avergli nuovamente sorriso, Yu si alzò in piedi, iniziando a guardarsi intorno.
«Hai idea di dove puoi averlo perso?»
Zubamon si riscosse dai suoi pensieri.
Non era quello il momento per pensare a certe cose.
Dovevano trovare il Digivice al più presto.
«Nella Regione Giurassica.– rispose, dopo averci pensato e indicando il sentiero da cui era venuto, dalla parte opposta alla Foresta Amida –Ti stavo cercando lì quando sono stato attaccato da dei Saberdramon. Il Digivice deve essermi caduto mentre scapp...– si schiarì la voce –...mentre provavo a batterli.»
Il Digimon non sapeva se Yu avesse colto ciò che stava per dire ma, in qualsiasi caso, non dette segno di aver sentito.
«Bene, allora andiamo da questi... Saberdramon, giusto?» disse Yu, come se fosse la cosa più facile del mondo.
«...Tu non sai cosa sia un Saberdramon, vero?– gli domandò Zubamon, interdetto –Chiunque con un minimo di intelligenza non li combatterebbe mai da solo.»
Il ragazzo alzò le spalle.
«Noi siamo in due.» gli fece notare.
Zubamon non riusciva a capire.
Possibile che l'umano che gli era stato affidato fosse in realtà più forte e coraggioso di lui?
Non doveva essere il contrario?
Doveva essere lui il forte tra i due e proteggerlo, no?
Vedendo che non stava ribattendo, Yu prese nuovamente la parola.
«Allora, vogliamo andare?»
 
«Yu, torniamo indietro. Questa è davvero una pessima idea.»
Zubamon non sapeva neanche quante volte aveva ripetuto quelle parole da quando avevano attraversato le due grandi rocce che segnalavano l'entrata per la Regione Giurassica.
«Hai detto che il Digivice è importante, no? Allora non abbiamo altra scelta.»
...e non sapeva neanche quante volte Yu gli aveva risposto in quel modo.
Rassegnato, il Digimon sbuffò, tornando a guardarsi intorno.
Doveva assolutamente mantenere la guardia alta.
Per quanto quel luogo sembrasse tranquillo e calmo, Zubamon sapeva che il pericolo poteva nascondersi dietro ogni angolo.
In passato gli era capitato più volte di avventurarsi in quelle terre, per recuperare piante che ormai non esistevano più nel loro mondo o, addirittura, per cercare fossili nella parte più profonda della regione.
All'inizio, quando il Digivice aveva localizzato il suo umano in quella parte dell'Isola di File, Zubamon si era sentito sollevato.
La sua conoscenza del territorio lo avrebbe sicuramente aiutato e avrebbe potuto anche fare bella figura (obiettivo per niente raggiunto).
Ora invece era quasi terrorizzato.
Un conto era aiutare il suo umano a scappare da quel luogo, un altro addentrarsi al suo interno.
Se la sarebbero vista brutta, non c'erano dubbi.
«Certo che questo posto è così strano...»
Il Digimon si riscosse dai suoi pensieri solo quando Yu parlò.
Fu in quel momento che notò il modo in cui il ragazzo si stava guardando intorno, gli occhi che si muovevano da una parte e dall'altra della foresta che stavano attraversando.
«Non avete luoghi del genere nel vostro mondo?» domandò Zubamon, incredulo.
Yu scosse la testa.
«Abbiamo delle foreste ovviamente, ma nessuna ha degli alberi così grandi, né tanto meno queste strane piante.»
«Sono piante preistoriche.– rispose prontamente il Digimon –La maggior parte di loro sono velenose, quindi è meglio non toccarle. Si possono trovare solo qui, nella parte iniziale della Regione Giurassica.»
Il ragazzo lo guardò, interessato.
«Sono piante preistoriche? Come è possibile?» domandò. 
«La Regione Giurassica è divisa in due zone.– spiegò Zubamon, abbastanza contento di poter fare buona figura almeno in questo ambito –Questa zona è chiamata "Zona del tempo congelato", qui il tempo scorre molto più lentamente e quindi tutto, dalle piante ai Digimon che la popolano, sono specie antiche, non sopravvissute in altre luoghi dell'isola. Invece, in fondo alla regione, c'è la "Zona del tempo rapido": lì il tempo scorre più velocemente e non c'è rimasto niente, se non ossa e Digimon particolarmente duraturi. E' lì che ci stiamo dirigendo.»
Yu annuì, per indicare che aveva recepito il messaggio.
Poi, il silenzio torno nuovamente tra di loro e l'unica cosa che poteva arrivare alle orecchie tese di Zubamon era il rumore che i loro passi producevano, ogni volta che affondavano i piedi nel terreno fangoso.
Era strano.
Troppo strano.
Lanciò un'occhiata al piccolo rivolo d'acqua che aveva alla sua destra, osservando con attenzione l'acqua limpida e immobile.
Solitamente quel posto era pieno di Digimon erbivori.
Monochromon e Brachimon andavano spesso a bere in quel punto, visto che non vi erano molti altri luoghi in cui poterlo fare.
Eppure al momento non c'era nessuno, solo loro due.
Un brivido gli corse lungo la schiena e Zubamon si bloccò, mentre tutti i suoi sensi si facevano più acuti.
«Zubamon...?»
Anche Yu si era fermato e si era voltato verso di lui.
Ma il Digimon non si mosse.
Poteva percepirlo.
Qualcosa li stava osservando.
«Yu, dobbiamo corr-»
Prima che potesse finire la frase un enorme ruggito arrivò dalle sue spalle, così forte che anche gli alberi intorno a loro iniziarono a tremare.
Zubamon fece uno scatto in avanti, afferrando la mano del suo umano e iniziando a correre nella foresta e, neanche mezzo secondo dopo, un fortissimo boato li seguì, come se qualcosa di enorme avesse iniziato a corrergli dietro.
Un Tyranomon.
Nonostante le tante volte in cui Zubamon aveva esplorato quei luoghi, quella era la prima volta che ne vedeva uno.
Le voci su quella specie di Digimon erano poche anche nella capitale.
“E questo solo perché in pochi sono tornati vivi dopo averne visto uno.”
«Zubamon, cos'è quel coso?!»
La voce di Yu era più alta di prima e la calma che l’aveva caratterizzata fino a quel momento era completamente sparita.
«Non voltarti!– gli gridò lui di rimando, nonostante sapesse che il suo umano stava già guardando dietro di sé –Pensa solo a correre; se raggiungiamo il confine non ci seguirà!»
“Almeno spero.”
Il Digimon scosse con forza la testa.
No, doveva esserne certo.
Era il suo compito quello di proteggere il suo umano.
Non poteva lasciare che qualcuno lo feriss-
«Zubamon!»
Il ragazzo afferrò il suo compagno di peso e si gettò di lato, tra i cespugli alla sua destra.
Prima che Zubamon potesse chiedergli cosa stesse facendo, un'enorme getto infuocato passò esattamente nel punto in cui si trovavano poco prima, incenerendo l'erba su cui stavano correndo.
Il Digimon poteva sentire il suo intero corpo tremare, mentre osservava il modo in cui le fiamme stavano radendo al suolo l'intero sentiero, colpendo anche alcuni alberi che si trovavano poco più avanti.
«Zubamon, dobbiamo scappare!»
Nonostante quelle parole gli fossero arrivate alle orecchie, le sue gambe non accennavano a muoversi.
Era davvero possibile scappare da un essere del genere?
Cosa sarebbe successo se non ce l'avessero fatta e Yu sarebbe stato ferito?
...e se fosse morto?
Zubamon si riscosse dai suoi pensieri quando sentì due braccia cingergli il busto e sollevarlo da terra.
«Yu?»
Quando quel nome scivolò fuori dalle sue labbra, il ragazzo lo aveva già preso in braccio, gli aveva fatto poggiare la testa sulla sua spalla ed aveva ricominciato a correre all'interno della foresta, questa volta non seguendo più il sentiero di poco prima.
«Da che parte devo andare?– gli chiese, mentre aumentava la sua velocità –Dobbiamo uscire da qui prima che quel coso ci raggiun-»
Un altro ruggito coprì le parole di Yu e Zubamon distolse nuovamente lo sguardo dal ragazzo, puntandolo sul sentiero da cui erano venuti.
E lo vide.
Il Digimon che aveva davanti a lui era alto almeno cinque metri.
La sua pelle era rossa, dello stesso identico colore del fuoco che si trovava nello stesso punto poco prima, ed era segnata da striature nere che gli percorrevano l'intero corpo.
I suoi occhi celesti erano posati su di loro e le sue pupille si muovevano da una parte all’altra, seguendo ogni movimento che Yu faceva.
Zubamon sentì un fortissimo brivido percorrergli nuovamente la schiena quando vide che Tyranomon stava caricando un altro colpo.
«Zubamon! Dove devo andare?!»
«Buttati di lato!– urlò, senza neanche rendersene conto –Sta per colpire di nuovo!»
Il ragazzo non se lo fece ripetere due volte.
Svoltò immediatamente alla sua destra, evitando l'enorme fiammata che uscì dalla bocca del Digimon.
Ma non ebbero neanche il tempo di riprendere fiato.
Appena un secondo dopo, Tyranomon li aveva nuovamente individuati e aveva ripreso a inseguirli.
Così non andava.
Dovevano trovare un modo per scappare.
I movimenti di Yu si stavano facendo sempre più lenti e il ragazzo aveva iniziato a faticare a respirare.
Stava raggiungendo il suo limite.
Fu in quel momento che un frusciò arrivò alle orecchie di Zubamon.
Il Digimon alzò la testa di scatto, voltandosi verso la sua sinistra e distogliendo lo sguardo dal loro nemico.
Acqua.
Il rumore che percepiva era quello di tanta acqua che scorreva ad una forte velocità, cosa più che insolita nella Zona dal tempo congelato.
Yu si lanciò nuovamente di lato quando Tyranomon rilasciò un'altra fiammata, ma stavolta le cose non andarono come previsto.
Il ragazzo inciampò nelle radici che si trovavano sul terreno e rotolò a terra, trascinando con lui il suo Digimon.
Tentò di rialzarsi ma le sue gambe cedettero nuovamente, mentre il suo respiro era diventato terribilmente affannato.
Non ce la faceva più.
«Yu!»
«C-ce la faccio...»
La voce con cui aveva pronunciato quelle parole era stanca e dolorante.
Non potevano andare avanti così.
Il fruscio tornò, più forte di prima, e fu in quel momento che Zubamon capì che si doveva trattare delle Antiche Cascate.
Se avessero portato Tyranomon lì forse avrebbero potuto avere un vantaggio…
Yu tentò ancora di alzarsi, ma cadde a terra, il fiato che gli mancava.
No, era troppo pericoloso.
Il ragazzo non poteva correre fino a laggiù, non in quelle condizioni.
Doveva farlo da solo.
«Yu,– disse, liberandosi dalla sua stretta –nasconditi qui e fa silenzio. Ho un piano.»
Yu lo guardò, preoccupato.
«Che piano...?» la sua voce era un sibilo.
«Lascia fare a me, aspettami qui.» lo rassicurò, alzandosi in piedi.
Poteva riuscirci.
Doveva solo raggiungere le cascate.
«Zubamon, cosa vuoi fare?»
Un altro ruggito risuonò nella foresta.
Non aveva più tempo.
Il Digimon lanciò un ultimo sguardo al ragazzo, piegando le labbra in un mezzo sorriso, prima di cominciare a correre.
Non importava quanto fosse pericoloso.
Lui era il suo Digimon.
Era il suo compito salvarlo.
«Zubamon!»
Poteva sentire Yu tentare di alzarsi nuovamente per raggiungerlo, ma ormai era troppo tardi.
«Ohi! Quaggiù!»
Zubamon si era già posizionato nel punto di poco prima e aveva iniziato a muovere la lama sulla sua testa, emettendo fasci di luce blu.
Tyranomon si voltò verso di lui, le pupille che si muovevano da una parte all'altra seguendo il bagliore del corno del Digimon.
Aveva funzionato. Aveva attirato la sua attenzione.
Ora doveva solo portarlo via da lì.
«Seguimi se ci riesci!» urlò, iniziando a correre dalla parte opposta a quella in cui si trovava Yu.
Per un attimo, ebbe paura che la sua idea non avesse funzionato.
Poi, Tyranomon lasciò andare un altro rumoroso ruggito, prima di cominciare ad inseguirlo.
Titolo: 365+1 Days (#Fiori)
Fandom: Persona 4
Ship: Kanji x Naoto
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Kanji non aveva mai regalato dei fiori prima di allora.
A dire la verità, il ragazzo non sapeva neanche quale fosse il fiore più adatto da donare ad una ragazza per dichiararsi e non si era neanche mai posto il problema.
Eppure adesso era lì, di fronte a così tante tipi di piante da fargli girare la testa, da più di tre ore, ormai rassegnato all'idea di doverci passare l'intero pomeriggio.
Ma, quando vide l'espressione felice sul volto di Naoto nel momento in cui lui le dette il mazzo, Kanji pensò che tutta la sua fatica era stata completamente ripagata.
 
 
 
Titolo: 365+1 Days (#Messaggio)
Fandom: Persona 4
Ship: Kanji x Naoto
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Kanji non aveva il coraggio di inviare quel messaggio.
Non importava quante volte prendesse il telefono tra le mani, la forza di premere il tasto "invio" non arrivava mai, nonostante fossero passate delle ore.
Come poteva chiedere a Naoto di uscire?
Sapeva che non era difficile, bastava un "Ti va di uscire con me?", ma in realtà quell'azione si stava rivelando la più complicata della sua vita.
Così, quando il telefono gli vibrò tra le mani, Kanji non riuscì a credere ai suoi occhi quando lesse che Naoto gli aveva inviato un messaggio identico a quello che lui voleva scriverle.
 
 
 
Titolo: 365+1 Days (#Bigliettino)
Fandom: Persona 4
Ship: Kanji x Naoto
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Naoto odiava ricevere bigliettini d'amore.
Ogni volta che apriva il suo armadietto, una numerosa pila di lettere l'attendeva al suo interno e la ragazza non poteva fare a meno di domandarsi per quale motivo più di metà scuola si fosse fissata con una come lei.
E, quel giorno, non era un'eccezione: anzi, questa volta i bigliettini sembravano essere addirittura aumentati in numero.
La detective sbuffò e iniziò a prendere in mano le lettere per lanciarle nel bidone.
Ma, quando tra i bigliettini che teneva tra le mani, lesse il nome "Kanji", Naoto decise che almeno quello meritava di essere letto.
 
 
Titolo: 365+1 Days (#Matrimonio)
Fandom: Persona 4
Ship: Kanji x Naoto
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Naoto era sempre stata convinta che non si sarebbe mai sposata.
Il suo intero progetto di vita si era, da sempre, basato sulla riuscita della sua carriera, senza che altro potesse interferire. Lei doveva diventare il detective numero uno della famiglia Shirogane; doveva portare avanti il nome di famiglia; doveva passare la sua vita a risolvere casi sempre più impossibile. Non aveva tempo per nient'altro.
Insomma, sarebbe stato praticamente impossibile riuscire a conciliare un matrimonio con il suo stancante lavoro.
Però, quando Kanji si inginocchiò davanti a lei, chiedendole di sposarlo, la ragazza accettò prima ancora che potesse rendersene conto.
 
 
 
Titolo: 365+1 Days (#Pranzo)
Fandom: Persona 4
Ship: Kanji x Naoto
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
«Tieni.»
Naoto guardò Kanji che, in piedi davanti al suo banco, teneva tra le mani un piccolo box per il pranzo.
«Prego?» domandò, non capendo.
Kanji arrossì e distolse lo sguardo.
«P-Prendilo.– disse poi, facendo di tutto per non guardarla negli occhi –Ne ho fatto troppo stamattina, così ho pensato di portarne in p-più per te... Ah insomma, prendilo e basta!»
Naoto osservò incredula il ragazzo poggiare con forza il bento sul suo banco e voltarsi, correndo letteralmente fuori dall'aula. E, mentre tutti in classe la fissavano, la ragazza non poté far a meno di pensare quanto Kanji fosse carino.
 
 
 
Titolo: 365+1 Days (#Stress)
Fandom: Persona 4
Ship: Kanji x Naoto
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Kanji non sapeva come migliorare la situazione.
Era qualche giorno che Naoto era terribilmente nervosa per il lavoro ma, adesso, il suo stress aveva raggiunto livelli elevatissimi.
E adesso non aveva davvero idea di come comportarsi.
Aveva provato di tutto: le aveva cucinato il suo piatto preferito, aveva proposto di guardare un film investigativo insieme, le aveva comprato il nuovo libro della saga che lei adorava... ma niente.
Ma, quando vide l'espressione di Naoto addolcirsi immediatamente dopo il tenero bacio che le aveva dato, Kanji si rese conto che la soluzione che stava cercando era molto più facile del previsto.
 
 
 
 
 
Titolo: 365+1 Days (#Regalo)
Fandom: Persona 4
Ship: Kanji x Naoto
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Naoto non sarebbe mai venuta a capo di quel mistero.
La detective si lasciò andare sulla scrivania, completamente esausta.
Non aveva idee.
E no, nessun caso passato si era rivelato più difficile di quello che aveva adesso in testa.
Insomma, lei risolveva casi di omicidio, non si poteva pretendere che fosse anche brava a capire quale fosse il regalo adatto per Kanji per San Valentino, no?
Forse, l'unica soluzione era chiederglielo.
Ma, quando il ragazzo le rispose che l'unica cosa che voleva era passare il giorno con lei, Naoto decise che avrebbe fatto di tutto per rendere quel giorno bellissimo.
 
 
 
Titolo: 365+1 Days (#Nascondere)
Fandom: Persona 4
Ship: Kanji x Naoto
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Kanji sapeva che lui non avrebbe mai avuto una possibilità con Naoto.
Quel fatto era sempre stato chiaro nella sua mente, fin da quando aveva parlato per la prima volta con lei.
Per questo, Kanji aveva fatto di tutto per nascondere l'amore che provava per lei.
«Kanji, sei innamorato di Naoto, vero?»
...evidentemente senza successo.
«Rise, fa silenzio!»
La idol ridacchiò.
«L'amore non si può nascondere, Kanji.– continuò poi –Dovresti dichiararti.»
...era impazzita?
«Io? A Naoto?»
«Beh, le piaci no? E' palese!» rispose immediatamente lei.
No, era impossibile.
Eppure, nonostante tutto, Kanji sentì che, in fondo, Rise poteva avere ragione.
Titolo: 365+1 Days (#Appuntamento)
Fandom: Persona 4
Ship: Kanji x Naoto
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Se glielo avessero detto anche solo tre giorni prima che si sarebbe ritrovata in quella situazione, Naoto sarebbe scoppiata a ridere.
Naoto Shirogane che passava un intero pomeriggio a decidere cosa mettersi? Non poteva succedere, mai.
...Eppure, stava succedendo.
La detective sospirò, posando nuovamente lo sguardo sui vestiti che aveva messo sul letto.
Come poteva essere così difficile scegliere un capo d'abbigliamento? Lo faceva tutti i giorni!
Eppure, adesso, il solo pensiero che quello sarebbe stato il vestito da indossare durante il suo primo appuntamento con Kanji la bloccava.
Ma, nonostante il panico, Naoto non poteva negare di sentirsi felice.
Titolo: Qui in amore præcipitavit pejus perit, quam si saxo saliat
Fandom: Fire Emblem Three Houses
Ship: Hubert x Edelgard (one sided)
Missione: M5 – Qui in amore præcipitavit pejus perit, quam si saxo saliat (Chi si innamora incontra un destino peggiore di chi salta da una roccia.)
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Edelgard era il suo tutto.
Quella era stata la verità che, fin da piccolo, aveva accompagnato Hubert nella sua vita.
Non importava cosa la sua imperatrice decidesse di fare, lui sarebbe sempre stato al suo fianco, fino alla fine.
«Sua Maestà...»
Ma, adesso che la fine era arrivata davvero. Aveva combattuto. Aveva fatto di tutto per quella donna che lui aveva amato, fin dal primo momento in cui lei gli aveva parlato.
Ma, così, adesso si ritrovava in fin di vita.
E, mentre i suoi occhi si chiudevano, Hubert si domandò se, almeno un po', Edelgard avrebbe pensato a lui.

 
 
 
Titolo: Si vis amari, ama
Fandom: Persona 4
Ship: Kanji x Naoto
Missione: M5 – Si vis amari, ama. (Se vuoi essere amato, ama)
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Nonostante Naoto non volesse ammetterlo, lei aveva bisogno di essere amata.
Anche se aveva da sempre sostenuto che l'amore non facesse per lei, infatti, la ragazza era segretamente diventata sempre più interessata a quel sentimento. Eppure non aveva ancora avuto il coraggio di fare il primo passo. Certo, c'erano state delle persone che le erano piaciute però, ogni volta che il rapporto evolveva, la detective si tirava sempre indietro, mossa dalla paura di non essere ricambiata. Ma, quando Kanji le disse che l'unica cosa da fare per essere amati era amare, Naoto decise che era arrivato il momento di buttarsi.

 
 
 
Titolo: Odero, si potero; si non, invitus amabo
Fandom: Fire Emblem Three Houses
Ship: Dimitri x Edelgard
Missione: M5 – Odero, si potero; si non, invitus amabo. (Ti odierò se potrò, altrimenti mio malgrado ti amerò)
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Dimitri sapeva di dover odiare Edelgard.
Lei era il suo nemico. Ma, suo malgrado, non lo accettava.
Ogni giorno, ogni minuto, ogni singolo istante, lui pensava a lei.
A quella bambina che gli aveva insegnato a ballare, molti anni prima.
A quella ragazza che aveva combattuto al suo fianco.
A quella donna che lui aveva giurato di uccidere, con le sue stesse mani.
Lei era il nemico, lo sapeva, ma, nonostante tutto, Dimitri non riusciva a eliminare quel sentimento di amore che, anche in quel momento, durante la loro ultima battaglia, lo stava facendo soffrire più di ogni altra cosa.
 
Titolo: Ama mihi cum mererem minus, quoniam erit cum ne egerent
Fandom: Fire Emblem Three Houses
Ship: Dimitri x Edelgard
Missione: M5 – Ama mihi cum mererem minus, quoniam erit cum ne egerent. (Amami quando meno me lo merito, perché sarà quando ne avrò più bisogno)
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Edelgard sapeva che Dimitri la amava.
Quella consapevolezza si era fatta strada dentro di lei ormai da tempo, fin da quando si erano rivisti al monastero.
Ma lei aveva sempre fatto finta di non vedere.
Per quanto le facesse male, lei aveva un compito che non poteva lasciare a nessun altro.
Così, si era fatta odiare.
Aveva ucciso i suoi compagni.
Aveva occupato il suo regno.
Era arrivata a trasformarsi in un mostro.
«El...»
Ma quando Dimitri le tese la mano, Edelgard capì che l'unica cosa di cui aveva sempre avuto bisogno era solo quell'amore che aveva deciso di allontanare.

 
 
Titolo: Amor tussique non celatur
Fandom: Persona 4
Ship: Kanji x Naoto
Missione: M5 – Amor tussique non celatur. (L’amore e la tosse non si nascondono)
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Naoto era sempre stata brava a nascondere i suoi sentimenti.
Dopotutto riuscire a non mostrare ciò che si provava alle persone era un'abilità fondamentale per un detective.
Ma, per la prima volta, aveva trovato un sentimento che non riusciva a nascondere in alcun modo: l'amore.
Non sapeva neanche lei perché ma, da quando si era resa conto di essersi innamorata, qualsiasi suo sforzo era andato vano.
Così, ogni volta che Kanji si voltava verso di lei, Naoto distoglieva lo sguardo e abbassava la visiera del capello, sperando che il diretto interessato non si rendesse conto del rossore sulle sue guance.

 
 
 
Titolo: Illi poena datur qui semper amat nec amatur
Fandom: Persona 4
Ship: Rise x Yu (one sided)
Missione: M5 – Illi poena datur qui semper amat nec amatur. (Soffre le pene chi sempre ama e non è amato)
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Innamorarsi del Senpai non era stata una sua scelta.
Rise ricordava perfettamente il momento in cui Yu le aveva sorriso per la prima volta, facendole sentire il suo cuore perdere un battito nel petto.
Ricordava anche il modo in cui si era sentita quando l'aveva accettata nel loro gruppo.
E, soprattutto, ricordava il giorno in cui lui l'aveva rifiutata.
La idol si rannicchiò maggiormente su se stessa, mentre le poche lacrime che le erano rimaste continuavano a rigarle le guance.
Era passata una settimana da allora, ma lei non si era ancora ripresa.
E, difficilmente, si sarebbe sentita meglio presto.
 
Titolo: Odi et amo
Fandom: Danganronpa
Ship: Kyotaka x Mondo
Missione: M5 – Odi et amo. (Odio e amo)
Nota: SPOILER
Tipo: pure drabble

 
Kyotaka odiava Mondo.
Erano ormai passati tre giorni da quando si era scoperta l'identità dell'assassino di Chihiro e più il tempo passava più il ragazzo sentiva quel sentimento farsi strada dentro di lui.
Mondo gli aveva mentito.
Gli aveva promesso che sarebbe stato con lui e che avrebbero trovato una via di uscita, insieme.
...invece lo aveva tradito, uccidendo una loro compagna.
E quello era imperdonabile.
Lo odiava. Lo odiava con tutto se stesso.
Ma, quando vide il viso di Mondo apparire sullo schermo di quel computer, Kyotaka non riuscì più a reprimere tutto l'amore che provava nei suoi confronti.

 
 
 
Titolo: Donec dies elucescat
Fandom: Persona 3
Ship: Mitsuru x Akihiko
Missione: M5 – Donec dies elucescat (Fino a che non spunta il giorno)
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Quando tutta quella storia era iniziata, Mitsuru aveva accettato senza alcun problema il suo destino.
Sapeva che non aveva senso ribellarsi.
Il mondo era in pericolo e lei era una delle poche persone che poteva difenderlo.
Ma, più tempo stava con Akihiko, più le cose cambiavano.
Lei lo amava.
Era inutile che cercasse di sigillare quel sentimento.
Per questo, adesso che Akihiko la teneva stretta tra le sue braccia, Mitsuru allontanò da sé tutti i suoi doveri e i suoi obblighi così che, anche se solo fino all'alba, loro due potessero essere solo due normalissimi ragazzi ingenuamente innamorati l'uno dell'altra.

 
 
 
Titolo: Omnia tempus habent
Fandom: Bravely Default (Bravely Second)
Ship: Janne x Yew
Missione: M5 – Omnia tempus habent (Ogni cosa ha il suo tempo)
Nota: SPOILER
Tipo: pure drabble

 
Janne sapeva che la sua amicizia con Yew sarebbe arrivata, prima o poi, ad un capolinea.
Erano passati anni da quando si erano incontrati, tra i banchi di scuola.
E, presto, il Kaiser avrebbe sferrato il suo attacco, costringendo Janne a svelare chi fosse veramente.
Quindi, forse... era arrivato il momento di parlarne con Yew?
E questo non perché lui gli volesse bene.
Quel ragazzo era stato solo una pedina, nient'altro.
Ma, quando Yew gli sorrise, dicendogli che era felice di poter combattere al suo fianco, Janne decise che aveva ancora tempo prima di dover rivelare il suo vero intento.

 
 
 
 
Titolo: Unus sed leo
Fandom: Persona 3
Personaggi: Minato Arisato
Missione: M5 – Unus sed leo. (Uno ma leone.)
Nota: SPOILER
Tipo: pure drabble

 
Minato cadde in ginocchio, le gambe che ormai avevano smesso di sostenerlo.
No.
Non poteva arrendersi.
Tutti i suoi compagni contavano su di lui.
Se non avesse fatto qualcosa, Nyx avrebbe distrutto il mondo intero.
Facendo leva con la propria spada, Minato si alzò, tornando a osservare l'enorme uovo di luce che si trovava di fronte a lui.
Sapeva di essere solo.
Sapeva di non poter contare sui colpi dei suoi compagni o sui consigli del loro navigatore.
Ma lui non si sarebbe mai arreso.
Non fino a quando quella Dea non fosse tornata al posto da cui era venuta.

 
 
 
Titolo: Qui scit sanare scit destruere
Fandom: Danganronpa Another Episode
Personaggi: Nagisa, Monaca
Missione: M5 – Qui scit sanare scit destruere. (Chi sa curare sa distruggere)
Nota: SPOILER
Tipo: pure drabble

 
Aveva tradito Monaca.
Quello era l'unico pensiero che Nagisa aveva in testa in quel momento.
L'unica cosa che aveva in mente era la faccia di quella bambina.
Quella bambina che era riuscita a curare sempre tutte le sue ferite.
Quella bambina che aveva preso il posto di Junko.
...e quella bambina che lo aveva completamente distrutto.
Quando, in un secondo di lucidità, quel pensiero sfiorò la sua testa era ormai troppo tardi.
Il suo robot stava cadendo su di lui.
Così, mentre chiudeva gli occhi e si preparava all'impatto, Nagisa capì la verità.
Era stata Monaca ad aver tradito lui.

 
 
 
Titolo: Requiescat in pace
Fandom: Danganronpa 2
Personaggi: Ibuki
Missione: M5 – Requiescat in pace. (Riposa in pace)
Nota: SPOILER
Tipo: pure drabble

 
La gola le bruciava.
Ibuki aveva già provato quella sensazione.
Quel dolore era uguale a quello che provava durante un'intesa sessione di canto; cosa non rara per l'Ultimate Musician.
Cantare era tutto per lei.
E quindi lo stava facendo anche in quel momento.
Ma allora, perché nessun suono usciva dalle sue labbra?
...Perché l'aria non riusciva a raggiungere le sue corde vocali?
Ma quando, in un momento di lucidità, si rese conto di cosa stesse succedendo era ormai tardi.
Ibuki cadde sul materasso, inerme, la corda, che l'aveva strangolata fino ad un attimo prima, ancora avvolta intorno al suo collo.
Titolo: Mulieri, ne mortuae quidem, credendum est
Fandom: Danganronpa
Personaggi: Makoto, Junko
Missione: M5 – Mulieri, ne mortuae quidem, credendum est. (Non si deve credere ad una donna neppure da morta.)
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Junko Enoshima era stata uccisa.
Da quel giorno, Makoto aveva creduto che tutto si sarebbe risolto.
Dopotutto come poteva quella ragazza ormai morta continuare a portare avanti il suo piano?
Certo, magari ci avrebbe messo un po', ma sicuramente le cose sarebbero tornate alla normalità...
...o almeno così credeva.
Il ragazzo non si sarebbe mai immaginato che quella vittoria si sarebbe rivelata una vera e propria sconfitta.
Solo una cosa era stata messa in chiaro: Junko Enoshima avrebbe continuato a mentire agli altri anche da deceduta, dando così inizio ad una spirale di disperazione che, difficilmente, avrebbe trovato una fine.

 
 
 
Titolo: Pulchrior est miles in proelio casus, quam in fuga salvus
Fandom: Danganronpa Another Episode
Personaggi: Komaru
Missione: M5 – Pulchrior est miles in proelio casus, quam in fuga salvus. (Vale più un soldato morto in battaglia che salvo per essere fuggito.)
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Komaru aveva paura.
La ragazza poteva sentire il suo corpo tremare dalla paura, mentre il suo sguardo era posato sui tantissimi Monokuma che si trovavano poco lontano da lei, solo dall'altra parte della strada.
Voleva scappare. Voleva tornare a casa. Voleva rivedere Makoto e i suoi genitori.
Per un attimo, la ragazza fu quasi tentata di tornare indietro.
Ma, nonostante quella spirale di sentimenti, Komaru strinse con più forza la pistola nelle sue mani.
No. Lei non sarebbe più scappata. Avrebbe combattuto, anche fino alla morte se necessario.
Fuggire non era più un'opzione.
Così, la ragazza sparò il primo colpo.

 
 
 
Titolo: Quem fata pendere volunt, non mergitur undis
Fandom: Danganronpa Another Episode
Personaggi: Komaru, Genocide Jack
Missione: M5 – Quem fata pendere volunt, non mergitur undis. (Muori solo quando è la tua ora.)
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Quando vide quel Monokuma correre contro di lei, pronto ad infilzarla con i suoi artigli, Komaru era davvero sicura che fosse arrivata la sua fine.
Insomma, cosa avrebbe potuto fare?
Aveva finito i proiettili e le energie avevano iniziato così tanto a scarseggiare che la ragazza non era più capace neanche a stare in piedi.
Per questo, l'unica cosa che fece fu chiudere gli occhi, pronta all'impatto...
...che non avvenne.
Un rumore metallico arrivò alle sue orecchie.
«Non è ancora giunta la tua ora, Dekomaru.– Genocide Jack si voltò verso di lei, le forbici nelle sue mani –Alzati e combatti.»

 
 
Titolo: Edamus, bibamus, gaudeamus!
Fandom: Persona 4
Personaggi: Yu
Missione: M5 – Edamus, bibamus, gaudeamus! (Mangiamo, beviamo, godiamo!)
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Avevano vinto.
Quando quella consapevolezza sfiorò la mente di Yu, i festeggiamenti dei suoi compagni lo avevano già circondato.
Il ragazzo si ritrovo a terra, disteso sull'erba del mondo della tv, mentre una risata usciva dalle sue labbra.
Avevano vinto.
Erano riusciti a fermare quella serie di omicidi, che aveva sconvolto la loro vita.
Erano riusciti a sconfiggere un dio malvagio, che aveva messo in repentaglio le loro vite.
E, ora, non c'era più niente di cui avere paura.
Gli omicidi si sarebbero conclusi, così come il loro terrore per i giorni di nebbia.
Adesso, dovevano solo pensare a festeggiare.

 
 
 
Titolo: Stultitia est timore mortis mori
Fandom: Danganronpa
Personaggi: Byakuya
Missione: M5 – Stultitia est timore mortis mori. (È una follia morire per la paura della morte.)
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Byakuya non riusciva a capire tutte quelle persone che, da quando era iniziato quello stupido gioco, avevano completamente perso la ragione.
Come potevano non arrivare ad una conclusione tanto ovvia?
Più avevano paura, più alta sarebbe stata la probabilità che qualcuno venisse ucciso.
L'unico modo per sopravvivere, in quel momento, era rimanere calmi e ragionare a mente lucida, così da non fare gesti avventati e da non rimanere vittima di gesti avventati.
Era sempre stato così, fin dall'antichità.
Non importava da che lato si guardasse la situazione: morire per la paura stessa di morire, era una vera e propria follia.

 
 
 
Titolo: Audaces fortuna iuvat
Fandom: Persona 4
Ship: Kanji x Naoto
Missione: M5 – Audaces fortuna iuvat. (La fortuna aiuta gli audaci.)
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Kanji non riusciva più a tenersi dentro i suoi sentimenti per Naoto.
Doveva dichiararsi.
Doveva assolutamente dire alla detective ciò che provava, prima di impazzire completamente.
Per questo, quella mattina, il ragazzo aveva deciso che avrebbe fatto quel passo.
“Dopotutto, la fortuna aiuta gli audaci... no?”
Così, non appena la vide, Kanji si avvicinò a lei e, senza neanche salutarla, le chiese:
«Naoto, vuoi uscire con me?»
La detective si voltò verso di lui.
In quell'attimo di silenzio che ne seguì, Kanji si maledì interiormente per aver creduto a quello stupido detto.
Ma, poi, contro ogni sua previsione, Naoto annuì.

 
 
Titolo: Mea Culpa
Fandom: Danganronpa
Personaggi: Mondo, Chihiro
Missione: M5 – Mea Culpa. (Per colpa mia.)
Nota: SPOILER
Tipo: pure drabble

 
“E' colpa mia.”
Quello era l'unico pensiero che si trovava nella mente di Mondo da quando, poche ore prima, aveva ucciso Chihiro.
Non importava quanto cercasse non pensarci.
Non importava quanto provasse a distarsi.
Ciò che era successo non poteva essere cambiato: poteva ancora sentire il sangue sulle sue mani.
E la cosa che faceva più male era che Chihiro si era fidato di lui.
Gli aveva rivelato il suo segreto.
Gli aveva aperto il suo cuore.
Gli aveva chiesto una mano per poter diventare più forte.
Ma Chihiro sarebbe rimasto debole, per sempre.
E ciò, tutto per colpa sua.

 
 
 
Titolo: Amor est vitae essentia
Fandom: Persona 3
Ship: Aigis x Minato
Missione: M5 – Amor est vitae essentia. (L’amore è l’essenza della vita.)
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Da quando Minato era morto, Aigis si sentiva estremamente sola.
Nonostante tutti gli altri continuassero a cercare di tirarle su il morale, la robot non riusciva a pensare al fatto che, se avesse saputo che sarebbe stato così doloroso, allora non avrebbe mai voluto diventare viva.
Minato era diventato il suo tutto.
Il sentimento che Aigis provava per lui era diventato il fulcro centrale della sua esistenza.
E per questo anche adesso si trovava lì, a pensare a lui.
A quel ragazzo che, grazie all'amore, le aveva donato la vita.
E a quel ragazzo che, sempre grazie all'amore, gliel'aveva tolta.

 
 
Titolo: Omnia vincit amor
Fandom: Danganronpa 2
Ship: Sonia x Gundham
Missione: M5 – Omnia vincit amor. (L’amore vince su tutto.)
Nota: SPOILER
Tipo: pure drabble

 
Sonia sbatté la porta della sua camera alle sue spalle, scivolando lungo la porta, fino a toccare terra.
I singhiozzi le scuotevano le spalle, mentre la ragazza portava le ginocchia al petto e nascondeva il viso tra di esse.
Gundham era morto.
Ogni volta che quella consapevolezza la colpiva, Sonia sentiva le lacrime uscire con più forza dai suoi occhi.
Il ragazzo che lei amava si era sacrificato per gli altri, si era sacrificato per lei.
E questa cosa lei non poteva accettarla.
Se era vero che l'amore vinceva su tutto... allora perché proprio l'amore li aveva portati alla sconfitta?

 
 
 
Titolo: Mala mors necessitatis contumelia est
Fandom: Danganronpa
Personaggi: Makoto, Sayaka
Missione: M5 – Mala mors necessitatis contumelia est. (Una morte violenta è un’offesa del destino.)
Nota: SPOILER
Tipo: pure drabble

 
Quello doveva essere uno scherzo del destino.
Quello era l'unico pensiero che Makoto aveva in testa, mentre il suo sguardo era fisso sul corpo inerme di Sayaka, ricoperto di sangue.
Chi aveva potuto farle questo?
Perché proprio lei?
Il ragazzo voleva andarsene. Voleva mettersi ad urlare e scappare da quella stanza.
Ma le sue gambe non si muovevano neanche di un millimetro.
Rimanevano lì, ancorate al suolo, mentre Makoto continuava a pensare, cercando una soluzione logica a ciò che stava vedendo.
Ma non ne esistevano.
E tutto perché quello che aveva davanti non era uno scherzo del destino: ma un'offesa.

 
 
 
Titolo: Stultitia est morte alterius sperare salutem
Fandom: Danganronpa
Personaggi: Sakura
Missione: M5 – Stultitia est morte alterius sperare salutem. (È una follia sperare nella morte altrui.)
Nota: SPOILER
Tipo: pure drabble

 
Sakura non sopportava più quel gioco.
Più andava avanti e più la situazione si faceva critica.
E, ora che si era scoperto che lei era la traditrice, le cose erano addirittura peggiorate.
Per questo aveva preso quella decisione.
Certo, sapeva che la sua morte non avrebbe fermato quello sporco gioco di sangue.
Ma, allo stesso tempo, lei non voleva che gli altri morissero a causa sua.
Per quanto quel suo gesto fosse folle e estremo, non lo sarebbe mai stato quanto quello di sperare nella morte di qualcun altro.
Con questo pensiero in testa, Sakura aprì la boccetta di veleno.

Drabble

Mar. 21st, 2020 02:29 pm
Fandom: Nier:Automata
Ship: 2B x 9S
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
«9S, noi possiamo provare amore?»
Quando 2B gli pose quella domanda, il robot sussultò.
L'amore?
Perché 2B gli stava chiedendo una cosa del genere?
Vedendo che la ragazza continuava a essere voltata verso di lui, come se aspettasse la sua risposta, lui aprì le labbra, cercando un modo per uscirne.
«No, è un sentimento troppo complesso per essere processato.»
9S distolse lo sguardo da lei, come se niente fosse successo.
Quella domanda non aveva senso, alcun senso.
Ma, quando la ragazza lo superò, entrando nuovamente nel suo campo visivo, neanche lui fu più tanto sicuro della risposta che aveva dato.
 
 
Fandom: Danganronpa 2
Ship: Gundham x Sonia
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Sonia era bellissima.
Nonostante Gundham avesse provato a scacciare quel pensiero, non appena si distraeva un minimo quella convinzione tornava, distraendolo.
Il ragazzo sbuffò, distogliendo lo sguardo dalla principessa che continuava a prendere appunti durante la lezione. Ed era quello che anche Gundham avrebbe voluto fare.
Ma, da quando Sonia era stata spostata nel banco di fronte al suo, la sua vita si era trasformata in un'inferno. Adesso, ogni volta che il suo sguardo si alzava dal foglio che aveva sul banco, lei era lì, nel suo campo visivo, rendendogli difficile anche solo capire quale fosse l'argomento della lezione odierna.
 
 
Fandom: Danganronpa 2
Ship: Chiaki x Hajime
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Chiaki non sapeva cosa fosse l'amore.
La sua IA, per quanto complessa, non era stata programmata per poter capire un sentimento così elevato e difficile come quello.
Certo, con il tempo che aveva passato con gli altri, tante cose di difficile comprensione si erano fatte più facile nella sua mente.
Aveva compreso cosa fosse l'amicizia, la fiducia, la disperazione, la speranza...
...ma l'amore era ancora un qualcosa di oscuro.
O, almeno, così credeva.
Infatti, quando Hajime le sorrise dolcemente e lei sentì il suo corpo andare in fiamme, la ragazza capì che, forse, lei era già innamorata da molto tempo.
 
 
Fandom: Bravely Default
Ship: Edea x Ringabel
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Edea sapeva che quello che stava facendo non era giusto.
Ringabel era lì, che dormiva, con un'espressione beata sul viso.
E lei? Lei sicuramente era in un posto in cui non doveva essere: di fronte al letto del ragazzo.
Ma se avesse continuato in quel modo, sarebbe impazzita.
Era una settimana che faceva sempre lo stesso sogno: lei e Ringabel che si baciavano.
E più continuava a sognarlo, più si era resa conto che lo voleva davvero.
Così, Edea si sporse in avanti, poggiando delicatamente le labbra su quelle del ragazzo senza sapere che Ringabel stava solo fingendo di dormire.
 
 
 
 
Fandom: Danganronpa
Personaggi: Toko, Byakuya e Aoi
Missione: M1 – Love
Nota: interpretato con “amore non corrisposto”; BAD ENDING DI DR
Tipo: pure drabble

 
Anche se non voleva ammetterlo, Toko sapeva che, in fondo, Byakuya non provava niente per lei.
La ragazza sapeva la verità ma, come aveva sempre fatto quando qualcosa le si ritorceva contro, aveva preferito far finta di nulla.
Almeno, fino a quel momento.
Byakuya era lì, nella cucina della scuola.
Toko era quasi entrata all'interno della stanza, quando si era resa conto che lui non era solo.
Aoi Asahina.
Quella stupida, insignificante amante del nuoto si trovava a sedere accanto al ragazzo; le loro mani erano intrecciate; le loro labbra unite in un bacio che Toko non avrebbe mai dimenticato.
 
 
 
Fandom: Danganronpa
Ship: Toko x Byakuya
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Byakuya non sopportava più Toko.
Quella ragazza aveva iniziato a seguirlo ovunque, facendolo letteralmente impazzire.
Certo, faceva sempre comodo aver qualcuno che eseguisse tutti i suoi ordini, e sì, ovvio che adorasse essere chiamato "Master", ma ormai era arrivato al limite.
Quella storia doveva finire.
Non importava come, doveva chiudere con lei, per sempre.
Però, quando si voltò verso la ragazza che, concentrata, stava leggendo tutti i fascicoli che lui le aveva chiesto di esaminare, Byakuya non poté far a meno di pensare che, anche se solo per un altro po', la sua presenza non sarebbe stata poi così male.
 
 
 
 
Fandom: Danganronpa
Ship: Toko x Byakuya e Toko x Komaru
Missione: M1 – Love
Nota: interpretato con “affetto verso qualcuno”. (La nascita di una OT3)
Tipo: pure drabble

 
Komaru Naegi le serviva.
Toko sapeva che quella era l'unica verità a cui doveva credere in quel momento.
Lei era l'unica possibilità che aveva per poter riavere indietro il suo Master.
Non le importava che fine avrebbe fatto quella ragazzina.
Però...
«Omaru, vattene. Scappa.»
Allora perché, adesso, si stava comportando in quel modo?
Perché stava lasciando che lei se ne andasse?
«Toko? Cosa succede?»
“Mi dispiace, Master.”
«Ti ho detto di scappare, vattene da qui!» Quei dubbi erano inutili, la risposta era ovvia: lei non avrebbe mai potuto tradire la sua amica.
Anche se questo significava mettere in pericolo Byakuya.
 
 
 
Fandom: Persona 5
Ship: Ren x Yusuke
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
L'amore non era un qualcosa di facile da rappresentare.
Yusuke non era mai riuscito a dipingere niente che riuscisse a racchiudere perfettamente quel sentimento.
Aveva provato di tutto.
Aveva chiesto a tutte le persone che conosceva, aveva letto libri, aveva studiato altri quadri... ma niente.
Così, quando Ann gli disse che, per rappresentare un sentimento così complesso, doveva solo lasciarsi andare e dipingere ciò che il cuore gli suggeriva, il pittore non fu completamente convinto.
Ma, adesso che osservava il ritratto appena concluso di Ren, Yusuke riusciva chiaramente a sentire il sentimento d'amore che era stato rinchiuso al suo interno.
 
 
 
Fandom: Persona 5
Ship: Ren x Yusuke
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Ren non aveva ben capito cosa ci facesse lì.
Seduto su una piccola barca a remi, il ragazzo continuava ad osservare Yusuke che, di fronte a lui, si guardava intorno, cercando qualcosa di non specificato.
«Cosa stai facendo?» gli domandò.
Yusuke si voltò finalmente verso di lui.
«Siamo qui per trovare una coppia, Ren.– rispose, come se fosse la cosa più normale al mondo –Devo capire come rappresentare l'amore per il mio prossimo quadro.»
Per quanto gli sarebbe piaciuto dirlo, Ren non ebbe il coraggio di fargli notare che, in quella situazione, la vera coppietta di fidanzati erano loro due.
 
 
Fandom: Persona 4
Ship: Yu x Yosuke
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Yosuke non era completamente convinto che quella fosse una buona idea.
Di fronte alla porta della casa di Yu, il ragazzo strinse con più forza la scatola di cioccolatini che aveva nella mano destra.
Forse poteva ancora tornare indietro.
Certo, aveva già suonato il campanello, ma poteva sempre inventarsi una scusa plausibile.
Non doveva per forza dichiararsi al suo partner... no?
Se lo avesse rifiutato le cose sarebbero andate decisamente peggio.
Ma, quando Yu gli aprì la porta e gli sorrise, Yosuke gli tese la scatola e gli disse “Ti amo” prima ancora che potesse pensare a qualsiasi altra cosa.
 
Fandom: Persona 4
Ship: Yu x Yosuke
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
San Valentino.
Yosuke sapeva che quel giorno sarebbe stato doloroso per lui.
Insomma, non era certo un bene essere innamorato di una delle persone più popolari della scuola, in un giorno del genere. Se poi aggiungiamo il fatto che la suddetta persona non provava dei sentimenti per lui, la situazione non poteva che peggiorare.
Per questo, quando si era recato a scuola quella mattina, Yosuke era pronto al peggio.
Ma, quando vide che Yu lo stava aspettando accanto al suo banco, con una scatola di cioccolatini in mano, Yosuke pensò che quel San Valentino era andato sicuramente meglio del previsto.


Titolo: Consapevolezza
Fandom: Danganronpa
Ship: Kyotaka x Mondo
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Mondo non poteva averlo fatto. Per quanto tutti continuassero a dirlo, Kyotaka non poteva minimamente crederci. Lui? L'assassino di Chihiro? Era impossibile.
Non ci avrebbe mai creduto in vita sua.
«Bro, si stanno sbagliando, vero...?»
Il ragazzo si voltò verso il suo compagno, cercando un segno, qualsiasi cosa che lo scagionasse.
Ma Mondo non lo stava guardando.
«Mondo...?»
«Taka...»
Mondo finalmente parlò, accendendo per un attimo la speranza nel cuore di Kyotaka.
«...mi dispiace.»
Il ragazzo sentì l'intero mondo crollargli addosso.
La persona che amava era un assassino.
E, sapesse che quello era ingiusto, Kyotaka non riusciva minimamente a condannarlo.
 
 
Fandom: Persona 5
Ship: Ann x Ryuji
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
«Ryuji, andiamo sulle montagne russe!»
Ryuji non fece neanche in tempo a rispondere che Ann lo afferrò per un braccio e iniziò a trascinarlo, camminando a grande velocità verso la giostra che si trovava poco lontano.
Quando vide l'enorme montagna russa verso cui stavano camminando, il ragazzo si sentì quasi svenire.
Fin da bambino, le aveva sempre evitate come la peste.
Per questo, doveva parlare.
Doveva assolutamente dire ad Ann che non poteva andare lì sopra con lei.
Ma, quando vide l'espressione felice sul volto della ragazza, Ryuji pensò che, per una volta, poteva provare a salire su quella giostra.
 
 

Fandom: Bravely Default
Ship: Agnès x Tiz
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
«Vuoi davvero lasciare il nome Obligè?»
Fin da quando aveva memoria, Agnès aveva passato l'intera esistenza della sua vita con in testa solo il suo lavoro.
Essere la Vestale del vento era un qualcosa che l'aveva sempre resa fiera di sé.
Per questo, la ragazza aveva abbandonato ogni distrazione, concentrandosi solo su ciò che doveva essere fatto.
Almeno così credeva.
Diversamente da tutto quello che aveva programmato, adesso Agnès stava per lasciare quel suo ruolo.
E tutto questo, perché si era innamorata.
Così, mentre il volto di Tiz si formava nella sua mente, la ragazza rispose, senza alcun rimorso:
«Sì.»

 
Fandom: Bravely Default
Ship: Edea x Ringabel
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Nonostante Edea non gli avesse mai creduto, Ringabel era sempre stato serio quando le aveva detto che sarebbe arrivato a sacrificarsi per lei.
«Sei uno stupido, Ringabel! Potevi morire!»
Per questo, adesso non capiva cosa le fosse preso.
Edea stava piangendo.
E Ringabel non poteva che sentirsi lusingato da quella sua reazione.
«Non sarei mai potuto morire pe–»
«Stai zitto!» urlò lei, colpendolo nuovamente con uno dei suoi pugni.
...Anche se il modo in cui lo stava trattando continuava a fargli pensare che, forse, Edea era arrabbiata non perché aveva rischiato la vita ma perché non era morto sul serio.
 
 

Fandom: Bravely Default
Ship: Edea x Ringabel
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
«Mi concedi questo ballo?»
Edea si voltò verso Ringabel che, con fare teatrale, si era inchinato di fronte a lei.
«...Cosa stai facendo?» gli domandò, non sapendo bene come decifrare la situazione.
Il ragazzo le sorrise, non scomponendosi.
«Hanno messo della musica, quindi ti stavo invitando a ballare, nient'altro.»
La guerriera continuò a fissarlo, mentre nella sua testa valutava i pro e i contro di ballare con lui.
E niente, non vedeva alcun vantaggio.
Però, quando Ringabel disse che sarebbe andato a chiedere a qualcun'altra, Edea lo afferrò immediatamente per la mano e lo trascinò verso la pista da ballo.

Fandom: Bravely Default
Ship: Tiz x Agnès
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Tiz era felice.
Erano passati ormai mesi dal giorno in cui lui e Agnès si erano messi insieme e quel periodo era stato il più bello di tutta la sua vita.
Non sapeva neanche lui come fosse possibile ma, da quando la ragazza si era dichiarata a lui, era come se il mondo di Tiz fosse completamente cambiato.
Tutto era diventato... luminoso.
Ogni istante che passava con Agnès era perfetto e il ragazzo desiderava che non finisse mai.
E, ogni volta che la vedeva dormire accanto a lui appena il ragazzo si svegliava, Tiz non poteva far altro che sorridere.

Fandom: Danganronpa
Personaggi: Chihiro
Missione: M2 – Hiraeth (gallese)
Nota: considero Chihiro un personaggio MtF e, quindi, qui verrà utilizzato il femminile
Tipo: pure drabble

 
Seduta ad uno dei banchi della classe 1A, Chihiro non sapeva cosa le stesse prendendo.
La ragazza continuava a guardare la lavagna di fronte a lei, ma ciò che stava osservando non era lo strano disegno che Monokuma doveva aver realizzato su di essa.
Era stato solo un secondo, ma qualcosa era apparso sulla superficie di quella lavagna, attirando la sua attenzione.
Sapeva che non c'era niente di magico.
Era solo che, da qualche parte, nel suo subconscio, Chihiro aveva la sensazione di essere stata lì.
E questo le portava un fortissimo sentimento di nostalgia che non riusciva a comprendere.

 
Fandom: Persona 3
Ship: Akihiko x Mitsuru
Missione: M1 – Love
Nota: -
Tipo: pure drabble

 
Quando Yukari le aveva detto che l'amore era importante nella vita, Mitsuru non le aveva creduto.
Per quanto la sua migliore amica insistesse, infatti, la ragazza sapeva che lei non aveva bisogno dell'amore.
La sua vita era completa in quel modo: l'unica cosa su cui essa si basava era lo scopo che Mitsuru aveva avuto fin da bambina, quando era riuscita a risvegliare il suo Persona.
Il resto non importava e non le sarebbe mai importato.
Stava bene così, da sola.
Ma, quando Akihiko la baciò, Mitsuru si sentì davvero viva per la prima volta in tutta la sua vita.
 
Titolo: Alea iacta est
Fandom: Persona 4
Personaggi: Yosuke, Chie
Missione: M5 – Alea iacta est
Tipo: pure drabble
Note: demenziale
 
Yosuke era nei guai.
I suoi nemici lo avevano messo alle strette, facendolo oramai rintanare in un minuscolo angolino, senza alcuna via di fuga.
E, questo, avrebbe davvero potuto segnare la sua fine.
Il ragazzo fece un respiro profondo.
Doveva attaccare. Non aveva altra scelta.
«5, 5, 4!» esclamò, vedendo il dado rosso sul tavolo.
Chie alzò lo sguardo al cielo, tirando anche lei il suo dado.
«6, 6, 5.»
«Ok, il tiro non valeva!» si lamentò allora il ragazzo.
«Eh no, ormai il dado è tratto. Togli quei tre carri armati, su.»
A malincuore, Yosuke passò il suo turno.

Dear Naoto

Mar. 7th, 2020 11:07 pm
Fandom: Persona 4
Pairing: Kanji x Naoto
Prompt: M4 - Epistola
Avvertimenti: Fluff, Hidden Message
Parole: 361
 
Dear Naoto,
Another week has passed since you left Inaba for work and everyone is missing you.
My life isn’t so exciting, but I wanted to write you anyway. I have to say it.
Maybe you won’t even understand what I’m talking about.
I hope you will.
This will be difficult to say, so I don’t know if I will be able to write this letter till the end.
I’m trying my best, really.
Anyway, how is it going in Tokyo? Is the case closed, yet? The others and I are sure that no
mystery can stop you.
Tokyo is far from here, but we though that someday we can come to visit you.
Or, at least, I can come. I’d love to.
Only if you want it, obvious.
Chie said that you will be happy if we show up there, but I think that it’s better to listen to your
opinion first.
What are your thoughts about it?
Are you going to accept the offer?
Rise will buy the ticket as soon as you will reply. Or that’s what she said but I think that she will
definitely buy them anyway. She will never listen
to me
or to anyone else in the team, except for Senpai, you know.
So, let’s change the topic.
Are you eating? I know that
you don’t eat a lot when you are under pressure, but please, the others and
I are worried about you.
They told me to say it to you.
By the way, I will finish to write this letter soon. I’m surprised, really.
Until only two hours ago (when I started writing, yeah, I panicked a few 
times) I wasn’t sure that 
I could really do it. But now I see that there aren’t too many
lines left. I know that you will be surprise
or maybe even shocked, but I only hope that this letter will not be in
vain. I know that it would have been 
easier to say it out loud, but I couldn’t do it, never.
You understood what I was trying to say, didn’t you? You are
our detective, after all.
Until we meet again, Kanji
Fandom: Persona 4
Personaggi: Naoto, Rise
Prompt: M3 – La signora in Verde Pistacchio Investigazioni
Avvertimenti: Demenziale
Parole: 316
 
Naoto non sapeva neanche perché si era lasciata sfuggire l'idea di voler aprire un'agenzia investigativa, pochi minuti prima.
E, soprattutto, non riusciva proprio a capire cosa le fosse venuto in mente quando, tra tutte le persone a cui poteva dirlo, lo aveva raccontato proprio a Rise.
Da quel momento, la idol aveva iniziato a non parlare d'altro.
Di come doveva essere l'arredamento, di dove doveva essere collocata l'agenzia in città, di chi assumere come segretaria, come doveva essere il suo abbigliamento...
Rise sembrava essersi completamente incantata sull'argomento.
E fu in quel momento che, un'altra questione uscì dalle sue labbra:
«Devi trovare anche un nome adatto, Naoto!»
La detective si voltò verso la sua amica, per una volta sapendo cosa rispondere.
«La chiamerò semplicemente Shirogane, Rise.– le disse Naoto –Il mio cognome è abbastanza famoso da essere adatt...»
«No, no e ancora no!»
La idol sbatté le mani sul tavolo a cui erano sedute e si piegò verso di lei, alzando un sopracciglio.
Naoto la osservò, interdetta.
«Ehm... prego?»
«Ho detto di no!– ripetè Rise, continuando a guardarla come se avesse detto qualcosa di inaccettabile –Con un nome del genere non attirerai mai i clienti Naoto!»
“Ma c'è davvero bisogno di attirare clienti in un'agenzia investigativa?”
Nonostante quella domanda le ronzasse in testa, la detective sospirò.
«Allora tu cosa proponi?» domandò poi, già pronta a sentire un'altra delle assurdità della sua migliore amica.
Un piccolo sorriso si formò sulle labbra di Rise.
«Ovviamente, un nome particolare e che faccia venire immediatamente curiosità a chi passa davanti all'insegna.– rispose, con un tono fiero –Ad esempio: "La signora in Verde Pistacchio Investigazioni"»
...Cosa?
«Rise, io non mi vesto mai di verde.»
«Appunto!– esclamò la idol, il sorriso sulle sue labbra non ancora svanito –Dà un'aria di mistero adatta alla tua attività, non trovi?»
...
Fu in quel momento che Naoto decise che avrebbe continuato a lavorare per la polizia.
Fandom: Persona 4
Pairing: Kanji x Naoto
Prompt: M3 – Virgola Libreria
Parole: 285
 
La libreria era un posto che Kanji non era solito visitare più di tanto.
Il ragazzo non era assolutamente interessato nella lettura di libri e, quindi, molto spesso passava davanti a quel negozio senza neanche lanciare uno sguardo alla vetrina.
Quella volta, però, qualcosa attirò la sua attenzione e il ragazzo si era fermato immediatamente davanti alla vetrina del negozio.
Fino a quel momento, non aveva neanche visto il nome di quel luogo, nonostante ci fosse passato davanti tantissime volte in quegli anni.
"Virgola".
Chissà da dove lo avevano tirato fuori.
Ma non era certo quello che aveva catturato il suo sguardo.
Era stato un cappello blu.
Quello era ciò che era entrata nel suo campo visivo e che si trovava adesso oltre il vetro della vetrina.
Dopo poco, anche il resto della figura divenne chiara ai suoi occhi: Naoto Shirogane.
La ragazza per cui Kanji aveva una cotta si trovava lì, solo ad un vetro di distanza da lui.
E, nonostante sapesse che quello che stava facendo poteva essere considerato stalking, il ragazzo non riusciva più a muoversi.
Era lì, immobile, ad osservare lo sguardo concentrato della detective che, chiaramente in difficoltà, stava scegliendo quale libro comprare da quelli che si trovavano sullo scaffale davanti a lei.
Era bellissima.
Non c'erano altri aggettivi per descriverla.
Tutto di lei era perfetto.
Kanji era così immerso nei suoi pensieri che non si rese conto neanche che Naoto aveva notato la sua presenza e si era adesso voltata verso di lui.
"Oh no."
Lo avrebbe preso per un pazzo.
Totalmente per un pazzo.
Ma, quando la detective gli sorrise e agitò leggermente la mano per salutarlo, il ragazzo decise che poteva prendere coraggio e entrare nel negozio.

Il ladro

Mar. 7th, 2020 08:50 pm
Fandom: Persona 4
Personaggi: Naoto Shirogane, Kanji Tatsumi
Prompt: M1 – colpo di scena
Note: One shot
Parole: 1440
 
Tic-tac. Tic-tac.
Naoto guardava le lancette dell'orologio muoversi lentamente, da ormai dieci minuti, senza niente da fare.
Erano le 21:50 e lei non aveva neanche cenato.
La ragazza sbuffò, spostando finalmente lo sguardo dall'oggetto che l'aveva ipnotizzata fino a quel momento e posandolo in ogni angolo della stanza.
La libreria era perfetta, ogni libro era stato inserito al suo posto in ordine per autore.
Le mensole erano state spolverate e i vasi sistemati.
Le lampadine erano state cambiate e i lampadari accuratamente puliti.
Il tappeto era stato lavato, così come i numerosi arazzi appesi alla parete.
Ogni angolo della Magione era in perfette condizioni, senza neanche un grammo di polvere che lo ricoprisse.
E questo voleva dire che Naoto non aveva davvero più niente a cui pensare.
La ragazza si lasciò andare sulla poltrona del salotto, la noia che aveva ormai preso il sopravvento da più di qualche ora.
Non era assolutamente abituata ad avere "un giorno libero".
Certo, spesso si era ripromessa di prendersi una vacanza dai suoi casi.
Ma mai si sarebbe aspettata di non venir contattata da nessuno per più di una settimana.
E adesso, con i suoi senpai che si stavano preparando per gli esami di ammissione all'università, Rise impegnata con il suo tour e Kanji occupato con le numerose commissioni del suo lavoro, la detective aveva deciso di tornare alla Magione degli Shirogane, convinta di poter dare una mano a suo nonno... che invece era partito per un caso a Sapporo. Con il loro assistente. Senza dirle assolutamente niente.
Così Naoto si era ritrovata completamente sola, in una casa grande quasi quanto il Junes di Inaba, dove l'unico passatempo che aveva trovato era stato quello di pulire ogni angolo, senza che niente di così tanto eccitante accadesse.
"Non pregherò mai più per una vacanza in vita mia."
... e con questo pensiero fisso in testa da circa tre giorni.
I rintocchi dell'orologio a pendolo attirarono la sua attenzione e, non appena si rese conto di che ora era, il suo stomaco emise un leggero brontolio.
Dopo aver trovato una forza che non credeva d’avere, la ragazza si alzò finalmente dalla poltrona, andando verso la cucina.
Doveva mangiare qualcosa.
Quello l’avrebbe fatta sicuramente stare meglio e, forse, le avrebbe anche finalmente dato la possibilità di distrarsi e allontanare la noia, anche se solo per pochi minuti.
Una volta arrivata in cucina, Naoto aprì il frigorifero e non potè fare a meno di lasciare andare un piccolo singhiozzo frustrato quando vide che a salutarla c'erano sempre i cibi precotti che aveva comprato qualche giorno prima, quando, dopo aver scoperto che nessuno si trovava in quella casa, si era diretta al Junes per fare provviste.
Dopotutto cucinare non era mai stato il suo forte né, in realtà, aveva mai avuto tempo di imparare fino a quel momento.
L'unica cosa che era in grado di fare erano le uova sode. Peccato che a lei non piacessero neanche un po'.
La detective stava per chiudere il frigorifero e andare direttamente a letto, senza neanche mangiare, quando il suo stomaco emise un altro, flebile gorgoglio.
...
“Domani ordino qualcosa da asporto.”
Mentre quel pensiero (che già aveva avuto nei due giorni precedenti) si dipingeva nella sua mente, Naoto afferrò la prima confezione di curry precotto che le capitò sotto mano e si mise a leggere le istruzioni su come prepararlo.
E fu in quel momento che qualcosa di strano accadde.
Il suo istinto da detective si fece strada dentro di lei, mandandole un chiaro segnale, e i movimenti della ragazza si bloccarono.
Poteva percepirlo.
C'era qualcuno.
Un fruscio attirò la sua attenzione e Naoto alzò di scatto lo sguardo, puntandolo immediatamente sulla porta a vetri che si trovava in cucina.
Possibile che suo nonno fosse tornato?
La ragazza si mosse verso il vetro, quando il suo corpo si bloccò.
No, era impossibile.
Suo nonno le aveva detto che non sarebbe tornato prima di due giorni dopo.
In più, non aveva sentito la sua macchina.
Doveva solo esserselo immaginat–
Naoto drizzò le orecchie, quando anche un rumore sospetto di passi provenne dall'esterno della Magione.
No.
Qualcuno era lì.
Ne era certa.
Non era la prima volta che dei ladri provavano a entrare in quella casa.
Dopotutto, chiunque sarebbe stato interessato ai tanti pezzi da collezione di suo nonno, così come ai numerosi quadri costosi che tappezzavano tutti i corridoi della villa.
E adesso che lei si trovava sola in quella casa...
...era davvero un bersaglio facile.
Naoto portò una mano al suo fianco, sentendo il sangue gelarsi nelle sue vene quando non percepì il volume della sua pistola.
Si maledì interiormente quando si rese conto di averla lasciata al piano di sopra, nella sua stanza, quella mattina.
Cosa doveva fare?
Correre a recuperarla il prima possibile per poterla usare contro il presunto nemico?
Non c'era tempo per quello.
La ragazza si guardò intorno, cercando qualcosa che potesse essere usato come arma.
Poi i suoi occhi si posarono sull'utensile alla sua destra.
Ok, poteva funzionare.
 
"No, non può funzionare."
Quel pensiero si mostrò immediatamente nella sua testa, quando Naoto aveva messo piede nel giardino della Magione, con il manico della grossa padella stretto tra le sue mani.
La sicurezza di poco prima era completamente sparita e la ragazza si trovava adesso in una situazione di simil-panico, con il vento freddo che continuava a farla rabbrividire ad ogni passo.
Ma, nonostante questo, non tornò indietro.
La detective che era in lei non le avrebbe mai perdonato un simile atto di codardia e, quindi, Naoto continuò ad avanzare nel buio del giardino, stando ben attenta a non emettere alcun rumore.
Non poteva sapere dove fosse il ladro in quel momento.
Non poteva neanche sapere se quell'uomo non avesse un'arma con sé.
Doveva mantenere la massima attenzione e cautela, solo così sarebbe potuta uscire vittoriosa da quell'inevitabile scontro.
Quando i battiti del suo cuore si fecero così tanto forti da poter essere uditi dall'esterno, la ragazza bloccò un attimo i suoi passi e si nascose dietro uno dei tanti alberi che si trovavano nel giardino, cercando di calmarsi.
Non aveva niente da temere.
Aveva un vantaggio non da poco.
Fin dalla sua nascita, infatti, Naoto aveva fin troppo spesso corso da una parte all'altra della Magione.
Non c'era un singolo metro quadrato che lei non avesse analizzato da cima a fondo, con lo spirito critico di una vera e propria detective.
Conosceva quel luogo come se fossero state le sue tasche e, quindi, era anche a conoscenza di tutti i possibili pertugi in cui nascondersi o da cui attaccare.
Nessun altro aveva una conoscenza così accurata sulla villa e sul suo giardino, neanche il suo stesso nonno.
Di conseguenza, lei poteva battere chiunque, lì dentro.
Doveva solo darsi una calmat–
Un altro, inconfondibile fruscio arrivò alle sue orecchie e Naoto si bloccò immediatamente dietro l'albero a cui si trovava.
Era lì vicino, poteva sentirlo.
Quella era la sua occasione per metterlo k.o.
Stringendo il manico della padella con forza nella sua mano destra, la ragazza si sporse leggermente da dietro l'albero, per avere una visione migliore del giardino.
Nonostante il luogo fosse completamente avvolto dalle tenebre, Naoto riusciva chiaramente a distinguere tutte le figure che si trovavano lì: l'altalena che suo nonno aveva fatto installare, quando era piccola; il tavolo in pietra; la piccola fontana per uccellini, poco lontano...
...ma non c'era altro.
Non vi era alcuna traccia di una persona.
La ragazza stava quasi per rilasciare la tensione sui suoi muscoli quando sentì qualcosa toccarle la spalla.
Naoto si voltò di scatto, lasciando andare un urletto sorpreso quando si trovò davanti a lei la massiccia figura di un uomo.
Tutta la parte razionale del suo cervello si oscurò completamente, lasciando che la parte emotiva prendesse il sopravvento.
Dang.
Senza pensarci due volte la detective lo colpì alla testa con la padella che teneva nelle mani.
L'uomo cadde all'indietro, sull'erba del giardino, con un tonfo sordo.
La ragazza si portò una mano al petto, cercando di calmare il cuore che continuava a batterle con forza.
Ce l'aveva fatta.
Aveva vinto.
Ora doveva solo chiamare la polizia e spiegare quanto era accaduto.
Fu in quel momento che un dettaglio saltò ai suoi occhi.
L'uomo che aveva appena messo k.o. indossava un giubbotto a lei familiare.
Lo aveva già visto prima, così come aveva già visto le sue scarpe, la sciarpa che portava intorno al collo e...
...e il suo viso.
Il sangue di Naoto si gelò nuovamente nelle vene, nel momento in cui si rese conto che il ragazzo disteso a terra non era un ladro.
Non era neanche qualcuno che lei non conosceva.
Era Kanji Tatsumi.
Fandom: Persona 4
Personaggi: Naoto Shirogane, Lopmon, Altri
Prompt: M1 – colpo di scena
Note: Digimon!AU
Parole: 4000
 
Foresta Nebbiosa, Isola di File
1° avvio del primo periodo della Tigre Sacra, ciclo 2881
 
Quando quel fortissimo bagliore emesso dall’enorme schermo della più grande piazza di Tokyo l'aveva folgorata, Naoto aveva chiuso con forza gli occhi e aveva stretto i pugni, cercando di aggrapparsi ad ogni sensazione per riuscire a capire cosa stesse realmente succedendo, così come le era stato insegnando da quando aveva iniziato a fare il suo lavoro.
Quella era la regola numero uno: rimanere vigili e attenti, sempre, indipendentemente da quale la situazione fosse.
Per questo, mentre sentiva il suo corpo sollevarsi da terra, la ragazza si era morsa con forza le labbra, trattenendosi anche dall'istinto di urlare per evitare che una qualunque informazione sfuggisse al suo udito.
Ma, in realtà, quello sforzo poteva essere considerato totalmente inutile.
Il suo udito non stava più funzionando.
L'ultima cosa che Naoto aveva sentito era il suo peso abbandonare il suo corpo, come se fosse diventata leggera come una piuma.
Il canto della bambina, che poche ore prima le era apparso in sogno, si stava adesso facendo sempre più forte, come se le pareti di quella stretta stanza blu fossero nuovamente intorno a lei.
La ragazza aprì gli occhi, cercando di capire dove si trovasse, invano.
Era nel buio più totale.
Era come se la vista le fosse stata privata da un essere superiore, contro cui lei non aveva alcuno scampo.
E dopo, pure il tatto e il gusto vennero a meno.
Non riusciva a sentire più niente.
E poi...
...poi arrivò il botto.
In quel momento, Naoto non sapeva se avesse davvero perso conoscenza o meno.
Ma, quando la ragazza riaprì gli occhi, la prima cosa che notò era che il tetro buio che era stata costretta a osservare pochi istanti prima se ne era completamente andato.
Adesso, al suo posto, si trovavano così tanti colori che la ragazza fu costretta ad assottigliare nuovamente le palpebre, mentre una fortissima fitta di dolore la colpiva alla testa.
«Dove… dove sono?»
Quel sussurro scivolò fuori dalle sue labbra senza che neanche lei se ne rendesse conto, nel momento in cui i suoi occhi si erano finalmente abituati al mondo che la circondava.
Il luogo in cui la ragazza si era risvegliata era tutto fuorché a lei conosciuto e l’unica deduzione che poteva fare era quella di trovarsi in una foresta.
Ma non era per niente facile stabilire quanto in profondità essa si estendeste.
La detective riusciva infatti a vedere solo pochi degli alberi che la circondavano, soprattutto a causa di una fitta nebbia che avvolgeva l'intera area, impedendo di raggiungere con lo sguardo i luoghi più lontani.
Nessun suono giungeva alle sue orecchie, se non quello di...
La ragazza si portò una mano al petto, rendendosi conto solo in quel momento di stare ansimando.
Doveva calmarsi.
Non importava il luogo in cui si trovava in quel momento, sicuramente qualcuno sarebbe venuto a cercarla.
“Mantieni la calma Shirogane.”
Dopo essersi detta quelle parole, Naoto iniziò a focalizzarsi sul suo respiro, cercando con tutta se stessa di ricominciare ad averne uno che fosse il più regolare possibile.
Doveva assolutamente tornare in sé e cercare una spiegazione logica a quello che le era successo.
Ce la poteva fare.
Non doveva essere poi così difficile, ricordava perfettamente cosa le era successo.
Non appena la scena di poco prima si ricostruì nella sua mente, però, la  detective sentì nuovamente l’ansia farsi strada nel suo cuore.
Era assurdo.
Tutto quello che ricordava non aveva, in realtà, alcun senso.
«Shirogane. Calma.» si ripetè nuovamente, questa volta ad alta voce, come per essere sicura che il messaggio arrivasse a destinazione.
Poteva farcela.
Doveva solo pensarci a mente fredda e tutto avrebbe acquistato un sens-
Un rumore secco interruppe il silenzio in cui la ragazza era immersa e Naoto alzò lo sguardo, puntandolo tra le fronde alla sua sinistra.
L’unica cosa che era visibile erano i pochi spiragli di luce che riuscivano a superare le fronde degli alberi e che illuminavano la fitta nebbia che la circondava.
Nonostante ciò, la ragazza trattenne il respiro, continuando ad osservare il punto da cui quello strano rumore era giunto.
Poteva percepirlo.
Era come se qualcosa la stesse osservando.
Naoto assottigliò lo sguardo, mentre tutti i suoi pensieri e le sue domande di poco prima smettevano di ronzarle in testa, lasciando spazio solo a piani immediati di fuga.
Si alzò lentamente, continuando a mantenere il suo sguardo sui cespugli fin troppo vicini a lei, mentre la sua mano destra raggiungeva la fondina che si trovava legata alla sua cintura.
Un piccolo senso di sollievo si fece strada dentro di lei non appena le sue dita esili sfiorarono la pistola che si trovava lì, al suo interno.
Ma quel momento durò poco.
Un suono più flebile, come solo un leggero frusciare di foglie arrivò dalle sue spalle e Naoto si voltò immediatamente, mentre la mano destra afferrava con forza la pistola e la puntava verso la nebbia.
Niente, lì non c'era nessuno.
La ragazza continuò a tenere la pistola puntata davanti a sé, cercando di fare in modo che il suo respiro diventasse il più silenzioso possibile.
Non sapeva neanche lei per quanto tempo rimase in quel modo, con la pistola stretta nella mano destra e lo sguardo che scrutava l'orizzonte, alla ricerca di qualsiasi minimo movimento.
E fu allora che se ne rese conto.
Le fievoli luci, che fino a quel momento aveva creduto essere i pochi raggi del sole che riuscivano a passare oltre la nebbia, erano… vive.
Alcune di loro sparivano e apparivano a ritmo, altre si spostavano da un albero all'altro, altre si facevano più vicine...
Naoto dovette usare tutte le sue forze per non mettersi a urlare, mentre le sue dita stringevano con più forza la pistola.
Quelli erano occhi. Era circondata.
“Mantieni la calma.”
Non doveva assolutamente far capire al suo nemico di essere stato individuato.
Altrimenti...
“Mantieni la calma!”
Giusto.
Doveva restare il più lucida possibile.
Se si fosse fatta prendere dal panico, sarebbe sicuramente morta.
Cercando di comportarsi come se niente stesse succedendo, la ragazza fece un piccolo passo indietro, mentre i suoi occhi si muovevano da una parte all’altra, con l’unico intento di trovare anche solo un piccolo spiraglio dal quale scappare.
Ma quello che accadde dopo fu troppo veloce per lei da prevenire.
Un altro suono, questa volta molto più vicino degli altri, arrivò dalla sua destra e Naoto fece appena in tempo a spostarsi poco più indietro per veder comparire di fronte a lei un'ombra nera.
La ragazza puntò immediatamente la pistola contro il nemico, pronta a sparare, quando l’arma rischiò seriamente di caderle dalle mani.
Non era possibile.
Quello che era lì, a pochi centimetri da lei, era un ragno grande almeno quanto un gatto.
Le otto zampe dell’aracnide, lunghe almeno quaranta centimetri, erano marroni e pelose e, alla loro base, si trovava un piccolo aculeo cremisi.
Il suo corpo era rotondo e a strisce gialle e marroni, mentre il suo volto era come se fosse coperto da una maschera dorata, che lasciava intravedere solo i suoi otto occhi celesti, così luminosi da sembrare delle lampadine.
Ma fu quando quelle stesse luci si puntarono si puntarono nuovamente verso di lei che un urlo di puro terrore sfuggì dalle labbra di Naoto e il suo dito premette il grilletto, mentre quel mostro aveva aperto la bocca e le mostrava i denti affilati.
Il ragno (o almeno, quell'essere chiaramente geneticamente modificato che condivideva il suo stesso aspetto) lasciò andare uno straziante lamento di dolore e indietreggiò di qualche passo, i suoi movimenti si fecero man mano sempre più rigidi e, infine, si accasciò a terra, non muovendosi più.
Per un attimo silenzio calò nella foresta, mentre la detective non poteva far altro che trattenere il respiro, osservando delle piccole strisce luminose, caratterizzate da delle particolari lettere, avvolgere il corpo del mostro, mentre quest’ultimo si dissolveva lentamente nell’aria.
Ma la ragazza non ebbe il tempo di chiedersi cosa quelle strane scritte significassero.
Neanche mezzo secondo dopo lo sparo, un fortissimo boato si propagò intorno a lei e tantissimi ragni, uguali a quello che Naoto aveva appena ucciso, saltarono all'interno della radura, per circondarla.
Ma, mossa da uno spirito di sopravvivenza che neanche lei era a conoscenza di avere, la ragazza aveva già iniziato a correre e si era buttata tra le fronde con meno "luci" al loro interno, mentre tutti i suoi nemici si accavallavano uno sopra al punto in cui lei si trovava fino ad un secondo prima.
Non che questo bastasse per fermarli.
Non appena si resero conto di essere stati raggirati, i mostri si voltarono nuovamente verso di lei e iniziarono a seguirla all'interno della foresta.
Naoto, dal canto suo, non aveva neanche il coraggio di voltarsi a guardare ciò che stava succedendo alle sue spalle.
L'unica cosa che la ragazza poteva fare in quel momento era continuare a correre, sperando che prima o poi sarebbe riuscita a sfuggire alla morte che, invece, le sembrava oramai sempre più vicina.
Non che ci fosse bisogno di voltarsi per farsi un'idea di ciò che stesse succedendo.
Il rumore delle centinaia di zampe che colpivano il suolo era fin troppo esplicito per i suoi gusti.
Alcuni ragni tentarono anche di prenderla di sorpresa, attaccandola dai lati.
Uno di loro si attaccò al suo braccio e Naoto urlò, iniziando a muoverlo con una forza e una velocità tali da far perdere l'equilibrio al suo nemico.
Ma, per quanto si sforzasse, la ragazza sapeva che non poteva andare assolutamente avanti così.
Non importava quanto corresse.
Prima o poi i suoi movimenti si sarebbero fatti più lenti e la sua corsa sarebbe cessata.
Ne era consapevole e, come temeva, ne erano consapevoli anche quei mostri.
Ma, nonostante questo, Naoto non poteva smettere di correre.
Ogni passo che lei faceva, era seguito dall'assordante rumore di altre centinaia, se non migliaia, zampe che toccavano il terreno, facendolo addirittura tremare.
“Mantieni la calma!” si ripeté nuovamente lei, continuando a stringere con forza la pistola nelle sue mani.
Magari non tutto era davvero perduto.
Se fosse riuscita a raggiungere la fine di quella foresta, forse i suoi inseguitori l'avrebbero lasciata in pace.
Ma quella non era certo un'impresa facile.
Per quanto corresse, lo scenario intorno a lei non cambiava minimamente.
La nebbia che avvolgeva il luogo era fitta, sempre più fitta, e, paradossalmente, invece di abituarsi a essa era come se i suoi occhi le diventassero sempre più estranei, impendendo a Naoto di vedere cosa ci fosse anche solo davanti a lei.
Anche la vegetazione si stava rivelando un ostacolo non da poco.
Ogni singolo albero era intrecciato agli altri, spesso rendendo la strada su cui lei stava correndo un sentiero obbligato, in quanto sarebbe stato praticamente impossibile cercare vie alternative tra i rami e i tronchi di legno.
E, se questo da una parte poteva essere un vantaggio, dall'altro era invece la sua condanna.
Certo, così come lei era costretta a seguire il sentiero, lo erano anche i tantissimi ragni che le stavano alle calcagna: nessun nemico sarebbe potuto apparire ai suoi lati e prenderla di sorpresa, impedendole così di scappare.
D'altro canto...
...e se il sentiero non avesse portato al limite della foresta, ma al suo interno?
Naoto non fece neanche in tempo a considerare quell'ipotesi, in quanto il terreno sotto ai suoi piedi mancò improvvisamente e lei lasciò andare un acuto urletto di sorpresa prima di cadere a terra.
La detective si rannicchiò, mentre il suo corpo veniva sbalzato sul terreno e iniziava a rotolare giù dall’inatteso pendio.
Non appena toccò nuovamente la terra ferma, Naoto si tirò immediatamente su, nonostante le fortissime fitte di dolore che arrivavano da ogni centimetro del suo corpo.
Doveva continuare a scappare.
Se fosse rimasta ferma in quel punto, quei ragni l'avrebbero sicuramente raggiunta.
Fu solo in quel momento che la ragazza si rese conto che, intorno a lei, regnava il silenzio più totale.
Nessuno strano verso di attacco, nessuna zampa che faceva rumore colpendo il terreno. Niente di niente.
La detective rimase immobile e trattenne il respiro, cercando di captare anche il più lieve dei suoni.
Che i ragni avessero continuato a correre senza accorgersi che lei fosse caduta…?
Per la prima volta da quando si trovava in quell’assurdo luogo, Naoto lasciò andare un sospiro di sollievo, mentre il cuore le batteva all'impazzata nel petto e le sue gambe perdevano le forze, facendola cadere in ginocchio.
Ce l'aveva fatta. Era fuggita da quei mostri.
Ora l'unica cosa che doveva fare era trovare un'uscita da quella foresta e capire cosa stesse succedendo.
La detective si alzò, ignorando la fitta di dolore che le sue gambe le lanciarono, e iniziò a guardarsi intorno.
La nebbia, così come gli alberi e le piante, non si trovava in quel luogo, permettendole, finalmente, di vedere cosa la circondasse.
L'antro in cui era caduta era buio e circondato da pareti ripide e rocciose, probabilmente molto difficili da scalare.
Un'apertura, diametralmente opposta al punto in cui si trovava lei, si apriva nella parete, lasciando lo spazio ad un tunnel che pareva essere stato scavato artificialmente, mentre in alto si trovava l'uscita e la ragazza dovette addirittura aguzzare lo sguardo per riuscire a vederla.
Lì, tra le rocce, vicino alla parete su cui era rotolata, vi era una piccola fessura da cui era visibile solo una fitta coltre di nebbia.
Naoto abbassò nuovamente lo sguardo e posò una mano sulla roccia fredda di fronte a lei.
Anche se non era sicuramente consigliabile perdersi tra le gallerie di quello strano posto, tentare di scalare quella parete tanto ripida quanto scivolosa era un'opzione ancora peggiore.
In più, se fosse anche riuscita a raggiungere la fessura da cui era entrata, non avrebbe avuto idea di dove fosse l'uscita da quella maledetta foresta...
Sì, la galleria era sicuramente l'opzione migliore.
Dopo essere arrivata a quella conclusione, la ragazza fece per voltarsi e per dirigersi verso la parte opposta di quell'antro, quando qualcosa attirò la sua attenzione.
Lì, poco lontano da lei, pendeva un filo quasi trasparente.
La detective aguzzò lo sguardo, notando solo in quel momento che quel filo non era unico.
Centinaia, se non migliaia, di filamenti penzolavano dal soffitto, e arrivavano fino a terra.
Un brivido le corse lungo la schiena e Naoto staccò il palmo dalla parete, rendendosi conto solo in quel momento di quanto quella fosse appiccicosa.
Si portò la mano al volto, osservando con attenzione i numerosissimi e sottilissimi fili che la ricoprivano.
“Sembra una ragnatela...”
Quando quel pensiero risuonò nella sua mente, la ragazza alzò di scatto lo sguardo, mentre il sollievo che aveva provato poco prima stava piano piano scomparendo, lasciando spazio solo alla paura.
Quelle strane ragnatele erano ovunque e ricoprivano completamente sia le pareti che il suolo...
...e anche il suo corpo.
Non c'erano dubbi.
Quello in cui Naoto si trovava non era un luogo sicuro.
Era un nido.
La ragazza si voltò di scatto, iniziando a correre verso la galleria che si trovava dall'altra parte dell'antro.
Quando era ormai a metà strada, però, un rumore arrivò dall'alto e lei si gettò istintivamente all'indietro, prima che un'enorme figura cadesse sul suolo, emettendo un fortissimo boato.
La detective afferrò la pistola dalla fondina e alzò lo sguardo, puntando l'arma davanti a sé e preparandosi a colpire il nuovo nemico che si era palesato.
Non appena vide ciò che si trovava di fronte a lei, però, Naoto dovette appellarsi a tutte le sue forze per non far cadere la pistola al suolo.
Lì, a neanche due metri da lei, vi era un essere molto più spaventoso dei mostri che poco prima l'avevano inseguita.
Doveva essere la loro madre.
Il ragno contro cui la detective continuava a puntare la pistola era molto più grande di quelli da cui era scappata.
Sei delle sue otto zampe erano lunghe almeno quanto due braccia di un uomo adulto ed erano completamente ricoperte da un leggero pelo nero, con degli artigli rossi che spuntavano dalla loro punta; mentre le due zampe anteriori erano prive di pelo e mostravano un colore violaceo, quasi malato, e si concludevano con delle vere e proprie mani rosse.
Il suo corpo era formato da un'enorme bolla nera, con sopra dipinta l'immagine di un teschio.
E il suo volto...
Il suo volto era sicuramente uno degli aspetti più terrificanti.
Metà del viso di quel mostro sembrava essere completamente nascosta da una strana maschera dorata, simile a quella che si trovava sul viso dei ragni più piccoli di poco prima, con due corna appuntite ai lati, ma che Naoto capì essere in realtà parte della sua stessa faccia nel momento in cui vide i nove occhi verdi che si trovavano su questa.
Sotto di essa, la sua pelle presentava lo stesso colore violaceo delle sue zampe anteriori ed era spaccata in quattro, creando così l'apertura di quella che doveva essere la sua bocca.
Naoto fece un passo indietro, mentre poteva sentire il suo intero corpo tremare.
Doveva essere un sogno.
Mentre poteva ancora esserci una spiegazione logica per i "piccoli" ragni che aveva visto poco prima, un aracnide di quelle dimensioni non poteva certo essere reale.
Sì, quello doveva essere un sogno.
Sì sarebbe svegliata presto, bastava solo riuscire a smettere di dormire.
Il nemico di fronte a lei aprì la bocca, mostrando le sue quattro diverse fila di denti affilati e la sua lingua rossa, e la detective si lanciò istintivamente di lato, prima che una spessa ragnatela venisse sparata dalle fauci del ragno e colpisse precisamente il punto in cui, un istante prima, lei si trovava.
No. Era inutile sperarci. Quello non poteva essere un sogno.
Quando il nemico si voltò nuovamente verso di lei, Naoto non ci pensò due volte.
Il suo dito premette il grilletto e il rumore dello sparo riempì il nido, mentre il proiettile volava direttamente verso il mostro, colpendolo al volto e... non facendogli assolutamente niente.
La già poca speranza che Naoto aveva avuto fino a quel momento iniziò a vacillare, mentre ricaricava la pistola e faceva esplodere un altro colpo.
E poi un altro. E poi un altro ancora.
Ma non c'era niente da fare.
I proiettili che colpivano la sua maschera dorata venivano sbalzati ai lati del suo volto, mentre i pochi che arrivavano alla parte più bassa della sua pelle causavano solo danni superficiali, pari ad una puntura di zanzara.
Nel frattempo, il ragno continuava ad avvicinarsi sempre di più a lei e Naoto, di rimando, faceva dei passi indietro, cercando con tutta se stessa di rimanere il più lucida possibile.
Quando anche l'ultimo proiettile presente nella sua pistola venne respinto, la detective abbassò l'arma, mentre la sua schiena toccava la parete rocciosa dell'antro.
Era la fine.
Il mostro era ormai a pochi centimetri da lei e, anche se le sembrava quasi impossibile, Naoto poteva giurare di vedere come una luce riflessa nei suoi occhi, come se si stesse divertendo a vederla tentare di difendersi, senza alcuno scampo.
Ma, oramai, non c'era niente che lei potesse fare.
Il ragno aprì nuovamente la sua mostruosa bocca e la ragazza chiuse gli occhi, sperando che, almeno, la ragnatela che presto l'avrebbe avvolta l'avrebbe uccisa in modo indolore, prima che quelle temibili fauci potessero affondare nella sua carne.
Il suono della ragnatela che veniva sparata ad alta velocità verso di lei riempì il silenzio che si era creato e Naoto strinse con più forza le palpebre, pronta al colpo.
«Scappa!»
Ma niente la colpì.
Un ringhio irritato, seguito da un forte lamento di dolore, risuonò nel nido e la ragazza aprì gli occhi, per trovarsi davanti una scena a dir poco surreale.
La faccia del ragno era ricoperta dalla stessa ragnatela che il mostro aveva sparato e il suo corpo era piegato all'indietro, come se ci fosse qualcuno sul suo addome.
E fu in quel momento che lo vide.
Una piccola figura marrone, non facile da distinguere a quella distanza, si trovava sopra il mostro e lo aveva afferrato per la chioma, continuando a tirarla all'indietro.
Poi, la figura saltò in aria e iniziò a girare, come se fosse un tornado, tornando a schiantarsi neanche un secondo dopo sul nemico che, sorpreso, lasciò andare un forte lamento di dolore, prima di cadere a terra.
Prima ancora che Naoto potesse capire cosa stesse succedendo, però, il suo soccorritore saltò di fronte a lei e le afferrò la mano.
«Dobbiamo scappare!»
Con una forza decisamente improbabile per la sua piccola stazza, l'essere iniziò a correre, trascinandosi dietro la detective che, frastornata, non poté far altro che seguirlo, mentre questo entrava nel tunnel che il nemico aveva bloccato fino a quel momento.
Un urlo di rabbia arrivò dalle sue spalle e Naoto si voltò, riuscendo a vedere con la coda dell'occhio il ragno che, con incertezza, si rialzava sulle sue gambe e guardava nella loro direzione, iniziando a seguirle.
«Non guardare indietro, pensa a correre!» le urlò il suo soccorritore, continuando a sfrecciare nel tunnel.
«Cosa è quel coso?!»
La ragazza sapeva che quello non era il momento adatto ad una domanda del genere, ma quelle parole scivolarono fuori dalle sue labbra prima che lei potesse fermarle.
Ma, come prevedibile, l'essere non le rispose, ma svoltò bruscamente a destra e iniziò a correre in una galleria più stretta della precedente, costringendo Naoto a stringersi nelle spalle per non rimanere schiacciata tra le pareti.
Nel farlo, però, la ragazza inciampò nei suoi stessi piedi e cadde in avanti, sopra la creatura che, non aspettandoselo, non poté minimamente schivarla.
Neanche un secondo dopo, la mano rossa del ragno si inserì nella fessura, tentando di afferrarla.
La detective lasciò andare un urlo di puro terrore quando le dita del mostro arrivarono a pochi millimetri da lei... per poi fermarsi.
Il nemico lasciò andare un grugnito di frustrazione, mentre cercava di far entrare la mano più in profondità per poterla afferrare.
Nel frattempo Naoto si era alzata nuovamente in piedi, aveva afferrato la povera creatura dolorante e si era allontanata ulteriormente dalla fessura, mentre il cuore continuava a batterle con forza nel petto e il respiro si faceva sempre più affannoso.
Non sapeva neanche lei per quanto tempo restò lì, immobile, ad osservare la mano del mostro che tentava di avvicinarsi di più possibile.
Poi, dopo aver lasciato andare un ultimo ringhio di frustrazione, il ragno ritirò l'arto e riprese a camminare nel tunnel, tornando nella direzione da cui era venuto.
Per l'ennesima volta da quando si era risvegliata, le gambe di Naoto cedettero nuovamente e la ragazza cadde in ginocchio, mentre le lacrime che fino a quel momento aveva trattenuto avevano iniziato a offuscarle la vista.
Ce l'aveva fatta.
Era riuscita a salvarsi di nuovo.
«A-Ahia.»
Solo quando un leggero lamento di dolore arrivò alle sue orecchie, si rese conto di star stringendo con così tanta forza la creatura, che poco prima aveva anche schiacciato al suolo, da doverle rendere difficile anche respirare.
«S-scusa!» esclamò Naoto con una voce molto più femminile e acuta del solito, aprendo immediatamente le braccia e lasciando andare l'essere che cadde al suolo, tossendo.
«N-non preoccuparti.» rispose poi, voltandosi verso di lei e mostrandole per la prima volta il suo volto.
Quello fu il primo momento in cui la detective poté osservare la creatura che le aveva salvato la vita.
A differenza dei mostri che aveva incontrato fino a quel momento, quell'essere assomigliava, anche se molto lontanamente, ad un coniglio.
La sua pelle era ricoperta da un leggero pelo color cioccolato al latte, con alcune chiazze rosa intorno al collo e sulle sue orecchie.
Sempre se quelle potevano essere considerate orecchie.
Ciò che si trovava ai lati della sua testa erano come due enormi parabole allungate, che terminavano in tre diverse punte rosa.
Sulla sua fronte, vi erano tre piccole corna.
«C-cosa sei?»
Quelle parole sfuggirono dalle sue labbra prima che Naoto riuscisse a rendersene conto.
La creatura piegò la testa di lato, come se quella fosse la domanda che meno si aspettasse in quel momento.
«Sono Lopmon.– rispose poi, come se quella fosse la cosa più ovvia del mondo –Benvenuta a Digiworld.»
Titolo: Don’t push that button
Fandom: Persona 4
Personaggi: Tutto l’Investigation Team
Prompt: M1
Avvertimenti: Soulmate!AU
Parole: 1900
 
Yu lanciò uno sguardo all'inattivo che si trovava incastonato nel suo braccio, passando lentamente e delicatamente le dita sul piccolo bottoncino che si trovava al suo fianco.
Finalmente lo avrebbe premuto.
Dopo ben 17 anni di paure e di ripensamenti, quello sarebbe stato il giorno in cui avrebbe compiuto il passo più importante della sua vita: avrebbe finalmente iniziato la ricerca della sua anima gemella.
Bastava poco, infatti, molto poco.
Una volta premuto quel bottone rosso, il contatore si sarebbe attivato e avrebbe iniziato a contare alla rovescia, fino al momento in cui non sarebbe avvenuto il fatidico incontro.
Niente di più semplice... ed era qua che veniva la fregatura.
C'era una regola ben specifica che faceva tentennare tutte le persone dall'usarlo il prima possibile, senza neanche pensarci due volte.
Il numero di volte che potevi provare a utilizzarlo.
Per quanto quel contatore fosse potente era, allo stesso tempo, limitato.
Al massimo potevi avere tre possibilità.
Gli scenari possibili erano due e gli erano stati spiegati fin da bambino: anche la tua anima gemella aveva attivato il counter e quindi, una volta incontrati, i due si azzeravano insieme, emettendo un suono acuto per indicare il buon esito della tua ricerca; oppure esaurivi i tre tentativi possibili, rimanendo senza la certezza di chi fosse la tua anima gemella.
In entrambi i casi, il counter si sarebbe spento per sempre.
«Sei arrivato in anticipo, Yu-kun.»
Quando la voce di Yukiko arrivò alle sue orecchie, Yu distolse lo sguardo dal suo braccio e si voltò verso di lei.
«Ciao, Yukiko.– la salutò, cercando di non mostrare il nervosismo che aveva iniziato a diffondersi nel suo corpo –Chie? Non è con te?»
La ragazza dai capelli neri si sedette di fronte a lui, al suo posto al loro solito tavolo del Junes.
«Sta arrivando, è andata a recuperare Yosuke.» rispose.
Neanche un secondo dopo, le voci dei due suoi compagni attirarono l'attenzione di Yu.
«Che c'è? Volevi scappare?– Yu poteva vedere Chie che, furiosa, aveva afferrato Yosuke per un braccio e lo stava trascinando verso di loro –Avevamo detto di partecipare tutti quanti una volta che il caso sarebbe stato risolto. Non puoi tirarti indietro adesso!»
«Ti ho già detto che non stavo scappando!– ribatté il ragazzo, dimenandosi –Mi stavo solo andando a cambiare. Cosa succederà se poi verrà fuori che la mia anima gemella è qui vicino e mi vedrà con questi vestiti?!»
“Bugiardo.” pensò Yu.
Sapeva benissimo quanto Yosuke fosse preoccupato per quello che poteva accadere dopo l'attivazione del counter.
Dopotutto, lui era proprio una di quelle persone che, inconsciamente, aveva già provato ad attivare il suo timer.
Due volte.
Yosuke gli aveva confidato quel segreto pochi giorni prima, quando avevano deciso il giorno in cui avrebbero provato a cambiare il loro futuro, tutti insieme.
Quella per lui sarebbe stata la sua ultima possibilità. Era normale che fosse spaventato a morte.
«Oh, Yu.– non appena lo vide, Chie lo salutò con un gesto della mano –Non credevo fossi già qui. Sei il nostro leader fino alla fine, eh?– aggiunse poi, facendo sedere con forza Yosuke al suo solito posto –Scusate il ritardo, ma qualcuno stava cercando di scappare.»
Yosuke si voltò verso di lei. 
«Ti ho già detto che non volevo sca...»
«Senpai! Ci siamo anche noi!»
Qualsiasi cosa Yosuke volesse dire fu immediatamente bloccata dalla voce squillante di Rise che, poco lontano dal tavolo, aveva iniziato a sventolare la sua mano.
Lei sì che era su di giri.
Yu poteva percepirlo benissimo. E questa cosa lo terrorizzava.
Almeno da quanto aveva potuto constatare dal comportamento della ragazza nei suoi confronti, lei aveva un solo desiderio: essere la sua anima gemella. Ma, per quanto non gli dispiacesse l'idea, Yu non era completamente convinto che quello sarebbe accaduto.
Insomma, il loro gruppo stava insieme da più di un anno.
Se al suo interno ci fossero state delle anime gemelle, sarebbe venuto fuori molto prima oramai.
Lui stesso aveva provato ad attivare il suo timer, una volta, durante quell'anno.
E sapeva per certo che almeno un'altra persona ci avevano provato.
E quelle due erano...
«Ehi, Senpai. Scusate il ritardo, Ted insisteva per prendere il gelato.»
Kanji Tatsumi.
Yu aveva visto il suo kohai a guardare con trepidazione il suo counter un giorno, con chiaro nervosismo.
Tutti sapevano della sua cotta, dopotutto.
Era ovvio che lui provasse almeno una volta a vedere se quel qualcosa poteva davvero scoppiare.
Peccato che l'altra persona era chiaramente qualcuno che non aveva mai toccato il bottone del suo counter.
«Scusate il ritardo.– Naoto si sedette al suo solito posto, il capello blu tirato in giù sul viso, come se la ragazza volesse nascondere la sua espressione –Come ha detto Kanji-kun, Teddie era particolarmente insistente.»
«Sensei! Nao-chan e Kanji-chan mi trattano male!– come Yu si aspettava, Teddie si lanciò in braccio a lui, cercando protezione –Io volevo solo provare il nuovo gelato “Everyday is great at your Junes” del Junes. E' una super, mega, iper edizione limitata, dopotutto!»
«Ted. Smettila di dare fastidio!»
Yosuke afferrò il ragazzo per il colletto e lo fece sedere nel posto accanto al suo.
Yu non riuscì a trattenere il piccolo sorriso che si formò sulle sue labbra di fronte a quella scena.
Il rapporto tra Yosuke e Teddie era decisamente maturato in quell'anno che avevano trascorso insieme.
Ora sembravano quasi due fratelli.
«Yosuke, sei cattivo anche tu!»
«Smettila, ho detto.– ripetè il ragazzo, lanciandogli un'occhiataccia –Più che altro, come era quel gelato? Era buono almeno? Lo hanno stampato su tutti i volantini del supermercato, ma io ho paura che ci faccia più pubblicità negativa che altro.»
Teddie mostrò il suo solito, indecifrabile, sorriso.
«Faceva schifo.» esclamò, con un tono inspiegabilmente felice.
Yosuke sospirò pesantemente, chiaramente non sorpreso dal risultato.
«Certo che potrebbero pensarci due volte prima di creare queste trovate pubblicitarie...» disse tra sé e sé.
Fu in quel momento che Chie prese la parola, iniziando il discorso che tutti, fino a quel momento, avevano cercato chiaramente di evitare.
«Ora che ci siamo tutti,– disse, lanciando un'occhiata veloce al suo polso –dobbiamo solo premere il pulsante... no?»
Silenzio.
Il chiacchiericcio che fino a poco prima si poteva udire intorno al loro tavolo si spense completamente e gli otto ragazzi – o meglio, i sette ragazzi e la Shadow dalla forma umana – iniziarono a lanciarsi sguardi a vicenda e ai loro polsi.
La tensione poteva essere tagliata con un coltello.
«S-Sentite,– questa volta era stata a Naoto a parlare, la voce chiaramente più femminile e tremante del solito –non siamo costretti a farlo. Eravamo tutti su di giri quando abbiamo deciso che lo avremmo fatto, ma possiamo sempre tirarci indietro. Se abbiamo bisogno di tempo possiamo prendercelo.»
Anche se non lo fece notare, Yu notò lo sguardo di Kanji incupirsi ancora di più.
«Naoto-kun non ha tutti i torti.– disse Yukiko –Siamo davvero sicuri di volerlo fare?»
Silenzio, di nuovo.
Nessuno osava rispondere a quella domanda.
Il problema era che, per quanto tutti loro – o, meglio, quasi tutti loro – ci tenessero a scoprire la loro anima gemella, il rischio di non trovarla e di perdere una possibilità, se non l'ultima, di riuscirci era alto.
Poi, improvvisamente, un tonfo arrivò dalla sua destra e Yu si voltò, trovandosi davanti Rise, con le mani sbattute sul tavolo.
«Naoto-kun! Yukiko-senpai!– le sgridò –Abbiamo deciso di non tirarci indietro. Scappare dalla verità è una cosa che l'Investigation Team ha deciso di non fare più, no?»
...
Beh, la idol aveva ragione.
Se solo il tutto non fosse stato chiaramente mosso dalla speranza di avere lui come anima gemella, Yu avrebbe concordato con lei.
«E poi io devo sbrigarmi!– Teddie esclamò, con la sua solita voce fin troppo elevata per la situazione –Non posso lasciare aspettare la mia donzella a lungo!»
«Ted,– Kanji si intromise –chi ti dice che sia una ragazza?»
Il più giovane si voltò verso di lui.
«Oh, Kanji-chan.– rispose, con un tono alquanto molesto –Vuoi essere tu la mia anima gemella? Io non mi tiro indie...»
«Cazzo, no! Certo che no!– urlò l'altro, guardandolo malissimo –Vuoi che ti uccida?!»
«Sensei! Kanji-chan è cattivo con me!»
Yu guardò i due, non sapendo bene cosa rispondere.
Fortunatamente, Yosuke prese la parola.
«Perché non lasciamo decidere a Yu?– disse, lanciandogli un'occhiata –E' il nostro leader, sono sicuro che lui saprà fare la scelta giusta. Vero, partner?»
...Forse era meglio rimangiarsi quel “fortunatamente”.
“Perché devo finirci sempre io in queste situazioni?”
Il cervello di Yu iniziò immediatamente a pensare ad un piano di fuga ma, quando vide che l'intero gruppo stava aspettando un suo verdetto, il ragazzo capì che scappare non era una soluzione.
Doveva prendere una decisione.
E doveva farlo in fretta.
«Io credo che potremmo provare.– disse poi, guardandoli uno ad uno –Alla fine siamo qui per farci supporto a vicenda, giusto? Siamo una squadra. Ci aiuteremo l'un l'altro. Ce la faremo sicuramente.»
Nonostante qualcuno (cioè Naoto) non fosse ancora del tutto convinto, nessuno osò andare contro la parola del loro leader.
L'intero gruppo annuì solamente, per poi portare uno ad uno il dito sul proprio bottone, aspettando indicazioni.
«Al mio tre.» annunciò Yu, sentendo su di lui lo sguardo di tutti i suoi compagni.
Poteva percepire Yosuke tremare al suo fianco, mentre Rise e Teddie non stavano chiaramente più nella pelle.
«Uno.»
Chie e Yukiko deglutirono, quasi simultaneamente.
«Due.»
Naoto chiuse gli occhi, come per non osservare più ciò che stava per fare e Yu vide invece che Kanji aveva spostato il suo sguardo su di lei.
«Tre.»
Click.
Gli otto bottoni furono premuti contemporaneamente, ognuno dal suo proprietario.
Yu osservò il piccolo schermo del suo contatore illuminarsi per iniziare il conto alla rovescia.
E fu allora che accadde.
Biiiiiiiiiiiip!
Un suono acuto arrivò dagli otto contatori, facendo trasalire i ragazzi.
Yu sentì il suo sangue gelarsi nelle vene, quando notò cosa era apparso sul suo contatore.
"0 s".
Il ragazzo alzò immediatamente lo sguardo e vide riflesso negli occhi dei suoi compagni lo stesso terrore che stava provando lui in quel momento.
Tutti rimasero in silenzio, continuando a guardarsi uno ad uno, cercando di capire chi di loro fosse la loro anima gemella e chi no.
Poi...
«Pffft.»
La prima a partire fu Yukiko.
Una fortissima risata uscì dalle sue labbra e la ragazza si trovò presto piegata in due, le lacrime agli occhi da quanto quella situazione assurda la stava facendo ridere.
«Senpai, lo sapevo che eravamo destinati a stare insieme!»
«Senseiiiii! Sono così felice che tu sia la mia anima gemella!»
«Partner, cosa vuol dire questo?!»
Yu si voltò immediatamente verso Rise, Teddie e Yosuke che, contemporaneamente, avevano preso la parola e si erano rivolti a lui.
Il ragazzo non fece neanche in tempo a rispondere che un botto arrivò dalla sua sinistra e il leader si voltò, solo per vedere Kanji che aveva colpito con forza il tavolo.
«Cosa cazzo significa?!» urlò.
«Kanji-kun!– Chie, che stava cercando di calmare Yukiko, si voltò verso il suo compagno più giovane –Non perdere la calma, adesso troveremo sicuramente una soluzione.»
«Non c'è nessuna soluzione. Adesso non scopriremo mai chi è l'anima gemella di chi.»
La voce lapidaria di Naoto li bloccò e il silenzio – a parte per le continue risate di Yukiko – calò nel gruppo.
E, mentre tutti gli sguardi si posavano su di lui, Yu si chiese perché aveva anche solo pensato che le cose potessero andare nel verso giusto.
Titolo: The red thread of fate (#Fever)
Fandom: Persona 4
Personaggi: Kanji Tatsumi, Naoto Shirogane
Note: La storia fa parte di una raccolta indipendente in cui il filo rosso del destino può essere visto solo se si hanno i sensi particolarmente annebbiati (in questo caso, dalla febbre alta)
Missione: M2 (Mitologia cinese – filo rosso del destino)
Numero di parole: 519
 
Il dolore alla testa la stava uccidendo.
Questa era l'unica cosa che Naoto riusciva a pensare mentre, dolorante, si trovava distesa sul suo letto, rannicchiata sotto le coperte.
La detective non ricordava nemmeno come ci fosse finita lì, a dire la verità.
L'ultima cosa che riusciva a ricordare era che, poche ore prima, si trovava a scuola, a sedere al suo banco.
Ad un certo punto era stata chiamata alla lavagna, si era alzata in piedi e...
...E tutto era diventato buio.
«Naoto? Sei sveglia?»
Ogni parola che le era stata rivolta era come una lama che affondava nel suo cranio, diffondendo una fortissima fitta di dolore nella sua testa.
La ragazza mugolò qualcosa, rannicchiandosi maggiormente nel letto.
Non voleva parlare o, meglio, non riusciva neanche a farlo.
La coperta in cui era rannicchiata fu sollevata leggermente, e fu in quel momento che qualcuno entrò nel suo campo visivo.
Kanji Tatsumi era lì, davanti ai suoi occhi.
Il ragazzo la stava guardando con aria preoccupata e nella mano destra teneva un bicchiere di vetro, con dentro uno strano liquido.
Ma non era questo ciò che aveva attirato l'attenzione di Naoto.
Il suo corpo.
Il suo corpo era completamente avvolto da uno strano, sottilissimo, filo rosso.
«Come ti senti?» le chiese, sedendosi accanto a lei sul letto.
La detective si mise a sedere, ignorando l'enorme fitta che la testa le lanciò non appena questa lasciò il comodo cuscino.
Qualcosa non andava.
Da dove veniva quel filo? Come era finito intorno al corpo del ragazzo? Perché lui non sembrava neanche farci caso?
«Naoto...?»
Naoto si riscosse leggermente.
«S-Sto bene.» rispose, cercando di rassicurarlo e pentendosi amaramente di aver parlato neanche un millisecondo dopo, quando la sua gola andò letteralmente in fiamme.
L'espressione che si dipinse sul volto – anche esso completamente avvolto dallo strano filo – del ragazzo esprimeva perfettamente quanto lui non stesse credendo a quella risposta.
«Ti ho portato la medicina.– le disse, per poi tenderle il bicchiere di vetro –Bevila, così ti sentirai meglio.»
La detective piegò la testa verso il basso – e quanto le fece male quell'azione! – e guardò la mano di Kanji.
E fu in quel momento che vide che, lo strano filo, che circondava completamente il corpo del ragazzo, era arrotolato soprattutto intorno al suo dito dove si trovava anche uno strano fiocco.
Senza neanche pensarci, la ragazza prese il bicchiere e lo posò sul comodino, per poi afferrare la mano di Kanji e iniziare a studiarla con attenzione, cercando di capire da dove si originasse quel filo.
«Ehm... Naoto? C-che stai facendo?»
La voce con cui il ragazzo le pose quella domanda era chiaramente dominata dall'imbarazzo più totale.
Ma Naoto lo ignorò.
Era troppo concentrata per ascoltare cosa aveva da dirle.
Non era meglio se provava a scioglierlo? O almeno ad allentarne un po' la presa?
Con quel pensiero in testa, la detective portò le sue mani al fiocco del dito del ragazzo, pronta a scioglierlo quando notò che, quello strano filo, non si trovava solo su di lui.
Infatti, proprio lì, intorno al suo anulare, c'era legato lo stesso identico filo.
 

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