Fandom: Bravely Default (Bravely Second)
Ship: Ringabel x Edea
Note: SPOILER (Bravely Second), Missing Moment 
Missione: M6 - Le parole che il cuore sussurra
Parole: 300
 
Ringabel sapeva di doversene andare.
Non solo il ragazzo aveva creato problemi insistendo per poter stare accanto ad Edea (anche se in incognito) ma aveva anche infranto qualsiasi regola nel momento in cui aveva rivelato la sua identità, qualche ora prima.
Se il Comandante lo avesse saputo sarebbero stati guai.
Per questo doveva fare in fretta.
Aveva già aiutato quei quattro nella battaglia contro Yoko e, ora che aveva salutato tutti quanti, poteva finalmente andarsene, facendo finta che niente di tutto quello fosse successo.
«Ringabel, aspetta!»
...Ma quando la voce di Edea gli arrivò alle orecchie, il ragazzo si fermò, ancor prima di potersene rendere conto.
«Edea, devo andare.» disse lui, con la voce più ferma che potesse usare.
«Guardami.» disse lei.
Il ragazzo poteva sentire lo sguardo della guerriera fisso sulla sua schiena ma non aveva il coraggio di voltarsi.
Sapeva che se lo avesse fatto, allora sarebbe stato davvero difficile andarsene.
Soprattutto adesso che non poteva usare più il ruolo di Alternis Dim per stare al suo fianco.
«Ringabel, ti ho detto di guardarmi!» ripetè lei, questa volta a voce più alta.
Il ragazzo strinse i pugni.
«Edea, sul serio, devo andar–»
Prima ancora che potesse finire la frase, Ringabel sentì Edea afferrare il suo braccio con forza e fu costretto a voltarsi verso di lei.
E fu nel momento in cui i loro sguardi si incrociarono che tutti i pensieri razionali di poco prima scomparvero.
L'unica cosa che il ragazzo poteva sentire solo la voglia di stringerla a sé e non lasciarla mai più andare.
Così. prima che Edea potesse urlargli contro – azione che era ovvio che la ragazza stesse per compiere – Ringabel unì le sue labbra con quelle di lei, ascoltando, dopo tanto tempo, solo ciò che il suo cuore gli ordinava di fare.
Titolo: Are you proud of me?
Fandom: Bravely Default (Second)
Personaggi: Anne
Avvertimenti: SPOILER, Missing Moment
Missione: M2 – Mitologia celtica e irlandese (elemento ripreso: fate maligne della mitologia celtica)
Numero di parole: 538
 
Aveva perso.
Quando quella convinzione si fece chiara nella mente di Anne, era troppo tardi per lei.
L'attacco di Yew la colpì in pieno e la fata cadde a terra, la forza ormai sparita dalle sue bellissime ali dorate che il suo signore le aveva donato.
«C-Che disdetta...»
Anne portò lo sguardo a terra, osservando come il suolo si stesse facendo sempre più vicino.
Stava riacquistando la sua forma originale. Quella di una mera, piccola fatina dalle ali nere.
E ancora non riusciva a crederci.
Perché? Perché le cose stavano andando in quel modo?
Lei aveva fatto di tutto per Lord Providence.
Aveva ingannato quei quattro ragazzi, due anni prima, per far in modo che sua sorella Airy non si intromettesse nei suoi piani.
Aveva passato mesi in compagnia di uno stupido umano, così insopportabile che Anne si era chiesta più volte perché, tra tutti, doveva trovare proprio lui.
Ma questo non l'aveva fermata.
Aveva sopportato tutto, anche l'attesa della fine del piano di sua sorella, anche l'essere considerata il braccio destro di quell'uomo che si faceva chiamare Kaiser.
Tutto per quel momento.
Per il giorno in cui il suo padrone sarebbe giunto su quella terra e l'avrebbe distrutta.
Ogni volta che pensava a ciò che avrebbe atteso Luxendarc, Anne non riusciva a contenere il suo entusiasmo.
Voleva vederlo.
Voleva sentirlo.
Voleva viverlo.
Allora perché stava perdendo?
Perché non riusciva più a muoversi?
Perché non era capace di mantenere la forma che il suo signore le aveva donato?
La fatina digrignò i denti, riuscendo finalmente ad alzarsi in volo, le piccole ali nere che le facevano male.
No. Era impossibile.
Lei non aveva perso.
Lei doveva combattere.
Doveva continuare a lottare, così da poter vedere finalmente ciò che Lord Providence le aveva promesso.
Ma, nonostante ci provasse, non riusciva a lanciare nessun incantesimo.
Adesso era lì, che barcollava nell'aria, non riuscendo a mantenere neanche un volo stabile, mentre una forte malinconia si faceva strada in lei.
Sapeva di non aver fallito.
Dopotutto, anche se era stata sconfitta in battaglia, oramai il portale era stato aperto.
Lord Providence sarebbe arrivato su Luxendarc e l'avrebbe distrutta.
Quello era il piano fin dall'inizio.
Ma, per qualche motivo, Anne non era affatto contenta.
Non riusciva ad accettare quella sconfitta.
Non riusciva ad accettare di aver perso la possibilità di vedere ciò per cui aveva combattuto così a lungo.
Non riusciva ad accettare che il suo signore non la riconoscesse come degna del suo ruolo.
Quando quel pensiero si formò nella sua mente, gli occhi Anne si spalancarono.
Già. Ecco qual era il problema.
Nonostante tutto ciò che la fatina avesse fatto fino a quel momento, Lord Providence non le aveva mai detto niente.
Non l'aveva mai lodata.
Il mondo intorno a lei si faceva sempre più oscuro.
Le sue ali iniziarono a cedere e Anne rischiò più volte di cadere al suolo, mentre le sue labbra si schiudevano e la domanda che da tanto tempo le attanagliava il cuore fuoriusciva da esse.
«Venerabile...»
Le sue ali non riuscivano più a reggere neanche il suo misero peso.
«...siete...»
Le sue palpebre erano troppo pesanti per restare aperte.
«...fiero di...»
La fatina cadde al suolo, la voce che ormai era diventata un sussurro.
«...me?»

Duel

Mar. 16th, 2019 10:48 pm
QUESTA STORIA PARTECIPA AL COW-T9 INDETTO DA LANDE DI FANDOM
PROMPT: Scontro
Fandom: Bravely Default
Personaggi: Yew&Janne
Numero parole: 500
Note: raccolta di 5 drabble dipendenti


La prima volta che lui e Janne avevano incrociato le loro spade, in un vero e proprio duello, era stata molti anni prima, quando andavano ancora alle elementari.
Yew ricordava benissimo la sensazione di ammirazione e di stupore che aveva provato quando l'altro ragazzo l'aveva messo facilmente al tappeto, puntandogli il suo fioretto, fin troppo grande per lui al collo.
Come poteva dimenticarselo?
Era stato quello il momento in cui aveva giurato che avrebbe continuato a scontrarsi con quel ragazzo, a cercare ogni giorno di migliorarsi pur di superarlo.
Fu quello il giorno in cui, lui e Janne, divennero compagni.
 
«Sei troppo lento, Yew.»
Quando la spada gli volò via dalla mano destra, il ragazzo portò le mani alle ginocchia, ansimando pesantemente.
«Sei sleale, Janne. Non mi fai mai vincere.» si lamentò, asciugandosi poi il sudore che gli imperlava la fronte.
Erano anni che si allenavano insieme e, tutte le volte, ogni scontro finiva allo stesso modo: quando Yew pensava di aver vinto, Janne riusciva sempre a contrattaccare, mettendolo con le spalle al muro.
Il più grande ridacchiò, tendendogli la mano.
«Continuiamo ad allenarci?»
Yew non rispose. L'unica cosa che fece, fu afferrare la mano che Janne gli aveva teso.
 
Più il tempo passava, più le mosse di Janne si facevano sempre più facili da leggere per Yew.
Non sapeva perché, ma il ragazzo aveva notato che ogni volta che dimostrava al suo amico di essere in grado di aver compreso a pieno uno dei suoi attacchi, lui cambiava immediatamente strategia, mostrandogli così, mano a mano, tutti i suoi assi nella manica.
Non che questo fosse un male.
Erano compagni di squadra.
E niente avrebbe mai cambiato quel fatto.
Quindi sapere tutto l'uno dell'altro poteva solo aiutarli ad andare avanti e a combattere insieme, fianco a fianco, contro ogni nemico...
 
...O forse no.
Yew non avrebbe mai immaginato che un giorno sarebbe giunto a quello, a dover scontrarsi realmente contro quello che lui aveva da sempre considerato il suo più fedele amico.
«Prepara la spada, Yew.»
«Non posso, Janne.»
Non sapeva neanche lui quante volte aveva dato quella risposta oramai.
Sapeva che era tutto inutile, che niente avrebbe potuto far desistere quel ragazzo così tanto testardo.
Ma lui non voleva combattere.
Non voleva duellare con il suo migliore amico.
Non voleva rischiare di ucciderlo.
Però, quando Janne lo attaccò per primo, Yew non potè far altro che sguainare la spada.
 
Quello scontro durò molto meno di quelli che fino a quel momento lui era stato abituato a intraprendere con Janne.
In poco tempo, il suo amico era a terra, la spada di Yew piantata nello stomaco.
Era stato facile. Troppo facile.
E tutto questo perché Janne lo aveva solo aiutato, da sempre.
Durante quello scontro, Yew era riuscito a vincere, solo e unicamente perché Janne gli aveva permesso di farlo.
«S-Sei sleale, Janne.» sussurrò, mentre le lacrime iniziavano a scivolargli lungo le guance.
Un piccolo sorriso si formò sulle labbra del suo amico, prima che i suoi occhi si chiudessero.

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