Magic

Apr. 1st, 2020 11:35 pm
Fandom: Danganronpa 2
Ship: Sonia x Gundham
Note: -
Missione: M4 - Magic
Parole: 258

Fin da quando era piccola, Sonia aveva da sempre creduto nella magia.
Non era raro che passasse le sue giornate a leggere enormi libri che parlassero di incantesimi e pozioni, nascosta tra le diverse librerie della biblioteca del suo castello.
Era diventata così fissata con quell'argomento che, addirittura, era arrivata a creare il suo stesso tomo di magia, dove annotava tutto ciò che aveva scoperto nei suoi studi.
E, nonostante tutti le dicessero che quella era solo una perdita di tempo, Sonia non aveva mai smesso di cercare "piante miracolose" nel suo immenso giardino, oppure di inventarsi parole e frasi impossibile da pronunciare, convinta che, un giorno, avrebbe dimostrato a tutti di essere una vera e propria maga.
Aveva anche fatto un incantesimo d'amore, una volta.
A ripensarci adesso, la principessa si poteva rendere conto di quanto quell'idea potesse essere stupida.
Anche se all'epoca le sembrava di aver creato l'incanto più potente del mondo, l'unica cosa che aveva fatto era aver utilizzato dei petali di rosa rossa per creare uno strano profumo; poi, urlando la parola "amore" in ben trenta lingue diverse, aveva fatto una strana danza intorno ad un cerchio disegnato con un gessetto a terra.
Aveva cinque anni quando quell'incantesimo era stato lanciato.
E adesso che ne erano passati ben più di dieci, la principessa si vergognava terribilmente ogni volta che il suo maggiordomo e i suoi genitori le ricordavano quell'evento.
Quando incontrò Gundham, però, Sonia pensò che quella magia, che aveva fatto ormai tanti anni prima, avesse, anche se in ritardo, portato i risultati voluti.
Fandom: Danganronpa, Persona 4
Personaggi scambiati: Junko Enoshima (DR) e Izanami (P4)
Altri personaggi presenti in questa parte: Mukuro
Note: SPOILER per entrambi i fandom
Missione: M7
Parole: 262

Izanami era contenta di aver fatto quello scambio.
Mentre guardava l'edificio della Hope's Peak Academy venire completamente avvolto dalle fiamme e gli studenti che si uccidevano a vicenda, la dea – o, per essere precisi, l'ex-dea – non poteva far altro che complimentarsi con se stessa per la scelta che aveva preso poche ore prima.
Sapeva che non avrebbe avuto alcuna speranza nella riuscita del suo piano, a Inaba.
Era una dea, certo, ma l'animo degli esseri umani era fin troppo difficile da poter manipolare utilizzando un potere sovrannaturale.
Per questo, aveva usato i suoi poteri per poter osservare realtà parallele alla sua, universi lontani e vicini, e comprendere come si potesse davvero riuscire a vincere contro una mentalità così complessa da poter sopraffare addirittura una divinità.
E finalmente l'aveva trovata.
Anche se ciò che aveva visto era molto diverso da quel che Izanami aveva ricercato, la dea non poteva certo non riconoscere l'enorme potenziale di Junko Enoshima.
Quella ragazza era riuscita a farsi seguire da così tante persone che, sicuramente, non avrebbe avuto problemi a convincere un piccolo paesino a desiderare l'arrivo delle Shadow.
E, in più, Izanami sapeva che quella liceale non si sarebbe tirata indietro.
Dopotutto, ciò che Junko cercava era la disperazione.
Darle quei poteri poteva solo rendere le cose più divertenti e semplici da quel punto di vista.
Ma quello non avrebbe giovato solo quella ragazza.
Izanami si passò una mano tra i capelli, sorridendo.
Lei non sarebbe stata da meno.
«Andiamo Mukuro.– disse voltandosi verso la ragazza al suo fianco –Dobbiamo riempire il mondo di disperazione.»
Fandom: Danganronpa, Persona 4
Personaggi scambiati: Junko Enoshima (DR) e Izanami (P4)
Altri personaggi presenti in questa parte: Adachi
Note: SPOILER per entrambi i fandom
Missione: M7
Parole: 325

Junko non era sicura del perché si fosse ritrovata in quel luogo.
Insomma, possibile che una come lei, la fortissima e la potentissima Junko Enoshima, colei che aveva ottenuto il titolo di Ultimate Despair si ritrovasse in quello che sembrava essere un paesino sperduto tra le montagne?
La ragazza si guardò intorno, passandosi una mano tra i capelli e sussultando quando sentì il modo in cui erano unti e sporchi.
“Ma cosa...?”
Junko guardò la sua mano per capire cosa le desse quella strana sensazione, ma fu in quel momento che qualcosa di completamente assurdo attirò la sua attenzione.
La manica della maglia che stava indossando fino ad un momento prima era completamente diversa.
La ragazza esaminò i suoi vestiti, mentre sempre più domande si formavano nella sua mente.
Tutto era cambiato nel suo vestiario e, sicuramente, in peggio.
Il bellissimo capo firmato che si era messa quella stessa mattina, per celebrare il primo giorno di Disperazione nel mondo, era completamente svanito.
Al suo posto si trovava una... una...
«Una tuta da benzinaio?!» esclamò, non riuscendo a nascondere il suo stupore quando capì cosa avesse indosso e facendo voltare verso di lei una signora che stava passando lì accanto.
Ok, la situazione era decisamente sfuggita di mano.
Quello doveva essere un sogno, un sogno terribile, un incubo sicuramente “da disperarsi”.
Ma, per quanto la disperazione fosse ciò che la ragazza aveva cercato fino a quel momento, quella situazione non era proprio ciò che voleva.
Doveva tornare indietro.
Non sapeva in che modo, ma doveva riuscire a tornare.
«Mi scusi, devo chiedere a lei?»
Ma, quando lo sguardo di Junko incontrò gli occhi dell'agente di polizia che aveva appena fermato l'auto accanto al distributore il suo istinto le disse che, forse, la disperazione che avrebbe incontrato in quel luogo sarebbe stata comunque all'altezza delle sue aspettative.
Un sorriso si formò sulle sue labbra.
«Certo, è nuovo di qui?– disse, tendendogli la mano –Le do il benvenuto.»
Fandom: Bravely Default
Personaggi: Tiz
Note: SPOILER
Missione: M6 - Ritornare dove tutto è finito
Parole: 270
 
Quello era il posto in cui la sua vita era finita.
Tiz osservò l'enorme voragine che si trovava di fronte a lui, nel punto esatto in cui pochi mesi prima sorgeva Norende.
La città che da sempre aveva conosciuto e in cui aveva vissuto fin da bambino era scomparsa, non lasciando nessuna traccia dietro di sé, come se fosse stata viva solo in un sogno, come se non fosse stata reale, come se non fosse mai esistita.
E, adesso, Tiz era l'unica prova della vita di quella cittadina.
Senza che neanche avesse avuto possibilità di scelta, il ragazzo si era ritrovato a essere l'unico sopravvissuto di quella tragedia che, nonostante fosse ormai passato tempo, continuava a tormentarlo.
Perché lui era ancora vivo?
Se lo era chiesto più volte durante il suo viaggio.
Aveva continuato a viaggiare, sperando di ottenere giorno una risposta a quella domanda che lo stava perseguitando.
Poi, si era finalmente ricordato cosa era accaduto quel giorno.
Lui era morto lì, insieme a tutti gli altri.
La vita che stava vivendo non era altro che quella di qualcun altro, di quell'anima che non sapeva né come né perché si era impossessata del suo corpo.
Il ragazzo sapeva che poteva far finta di niente, che poteva continuare a vivere...
...ma non poteva lasciare le cose andassero così.
Ed era per questo che, adesso, si trovava lì.
Perché aveva giurato che, qualsiasi quella fosse, avrebbe accettato la verità.
Tiz chiuse gli occhi, lasciando che quell'anima a lui estranea lo abbandonasse definitivamente.
Nel momento in cui il suo corpo tocco terra, non era rimasto altro di lui che un guscio vuoto.
Fandom: Bravely Default (Bravely Second)
Ship: Ringabel x Edea
Note: SPOILER (Bravely Second), Missing Moment 
Missione: M6 - Le parole che il cuore sussurra
Parole: 300
 
Ringabel sapeva di doversene andare.
Non solo il ragazzo aveva creato problemi insistendo per poter stare accanto ad Edea (anche se in incognito) ma aveva anche infranto qualsiasi regola nel momento in cui aveva rivelato la sua identità, qualche ora prima.
Se il Comandante lo avesse saputo sarebbero stati guai.
Per questo doveva fare in fretta.
Aveva già aiutato quei quattro nella battaglia contro Yoko e, ora che aveva salutato tutti quanti, poteva finalmente andarsene, facendo finta che niente di tutto quello fosse successo.
«Ringabel, aspetta!»
...Ma quando la voce di Edea gli arrivò alle orecchie, il ragazzo si fermò, ancor prima di potersene rendere conto.
«Edea, devo andare.» disse lui, con la voce più ferma che potesse usare.
«Guardami.» disse lei.
Il ragazzo poteva sentire lo sguardo della guerriera fisso sulla sua schiena ma non aveva il coraggio di voltarsi.
Sapeva che se lo avesse fatto, allora sarebbe stato davvero difficile andarsene.
Soprattutto adesso che non poteva usare più il ruolo di Alternis Dim per stare al suo fianco.
«Ringabel, ti ho detto di guardarmi!» ripetè lei, questa volta a voce più alta.
Il ragazzo strinse i pugni.
«Edea, sul serio, devo andar–»
Prima ancora che potesse finire la frase, Ringabel sentì Edea afferrare il suo braccio con forza e fu costretto a voltarsi verso di lei.
E fu nel momento in cui i loro sguardi si incrociarono che tutti i pensieri razionali di poco prima scomparvero.
L'unica cosa che il ragazzo poteva sentire solo la voglia di stringerla a sé e non lasciarla mai più andare.
Così. prima che Edea potesse urlargli contro – azione che era ovvio che la ragazza stesse per compiere – Ringabel unì le sue labbra con quelle di lei, ascoltando, dopo tanto tempo, solo ciò che il suo cuore gli ordinava di fare.
Fandom: Persona 4
Note: Digimon!AU, capitolo
Personaggi: Yu, Zubamon
Parole: 5000
Missione: M6 - L'imprevisto dietro l’angolo


Foresta Amida, Isola di File
1° avvio del primo periodo della Tigre Sacra, ciclo 2881
 
«Dove sono...?»
Quelle parole scivolarono fuori dalle sue labbra prima ancora che Yu potesse acquistare pienamente coscienza.
Il ragazzo si mise a sedere e spostò lo sguardo ancora assonnato sul paesaggio che lo circondava, mentre cercava di azionare gli ingranaggi nella sua testa.
Una foresta.
Su questo non aveva dubbi.
L'unica cosa che riusciva a vedere in quel momento era infatti l'immensa distesa di alberi che si trovava di fronte a lui e che gli impediva di intravedere cosa ci fosse oltre.
Ma cosa ci faceva in un posto simile?
Come ci era finito?
E soprattutto... dove era quel luogo?
Una forte fitta di dolore si propagò nella sua testa, costringendolo a portare le mani alle orecchie e a chiudere nuovamente gli occhi.
Poteva sentirlo.
Poteva sentirlo chiaramente.
Il canto di quella bambina che aveva sognato neanche ventiquattrore prima aveva ripreso a risuonare nella sua mente e ogni sillaba da lei pronunciata era come se lo scuotesse nell'animo, mentre i ricordi di pochi minuti prima (o erano ore? Quanto tempo era passato da allora?) riaffioravano.
Ricordò i fiocchi di neve che danzavano oltre il vetro della sua finestra, le luci della sua stanza che erano completamente impazzite, il terribile bagliore che lo aveva investito...
...e poi il buio.
Il ragazzo ansimò, mentre la voce della ragazzina dai capelli argentati se ne andava lentamente, facendolo finalmente tornare ad aprire gli occhi e osservare il suolo, ricoperto dall'erba.
«Cosa sta succedendo...?» riuscì a sussurrare, il cuore che gli batteva con forza nel petto.
Ma, ovviamente, non aveva la risposta a quella domanda.
Per quanto tentasse di cercare un filo logico in quegli eventi, Yu non aveva alcun modo per capire dove si trovasse, come ci fosse finito e perché si fosse risvegliato proprio in quel luogo.
Il ragazzo alzò nuovamente lo sguardo, tornando ad osservare gli enormi alberi che lo circondavano.
Non doveva lasciarsi prendere dall'ansia.
Da qualche parte, in quella foresta, doveva pur trovarsi qualcuno.
E, se non in quel luogo, sicuramente fuori di lì ci sarebbe stata una città, un paese, un posto abitato.
Con quel pensiero in testa, il ragazzo si alzò in piedi, rendendosi conto del suo abbigliamento solo in quel momento.
La cosa era strana, decisamente strana.
Era convinto di essersi messo il pigiama la sera prima, ma i suoi abiti erano quelli che aveva indossato durante la giornata.
Yu sbuffò, decidendo di smettere di provare a cercare una spiegazione a quei sempre più bizzarri eventi.
Più cercava di trovare una soluzione logica a quello che gli stava succedendo e più le cose si complicavano.
L'unica cosa che doveva e poteva fare in quel momento era trovare un luogo sicuro e cercare aiuto.
Ecco, quello sarebbe stato il suo unico obiettivo.
Con quel pensiero in testa, il ragazzo iniziò a camminare sull’erba secca della foresta, sperando, con tutto se stesso, di trovare presto l’uscita da quella foresta che gli ricordava, fin troppo, un temibile labirinto.
 
“Sono già passato di qua…?”
Yu non sapeva neanche quante volte si era fatto quella domanda da quando aveva iniziato a camminare, ormai qualche ora prima.
Era inutile, completamente inutile.
Quel luogo era un vero e proprio labirinto.
Gli alberi erano robusti e intrecciati l’uno all’altro, come per impedire a chiunque, anche ai più piccoli animali, di passare tra di essi e creando così delle vere e proprie mura invalicabili.
Inoltre erano così alti da rendere anche impensabile l’idea di arrampicarsi e poter osservare il territorio dall’alto, per riuscire ad avere un'idea più concreta di come fosse fatto quel luogo e quale fosse il percorso giusto da seguire.
Ma l’aspetto che più aveva fatto impensierire il ragazzo, era stato il modo in cui i sentieri si intrecciavano tra di loro.
Era come se ognuno di essi seguisse lo stesso identico pattern e che, ogni tot metri, vi fosse un incrocio con un altro sentiero identico a quello precedente, che a sua volta era una copia di quello ancora prima e così via fino al punto in cui aveva aperto gli occhi.
In più, ogni volta che si cambiava strada, si veniva colpiti da una sorta di fortissimo déjà-vu, come se si fosse già passati di lì.
Per quanto ne poteva sapere, il ragazzo poteva aver continuato a girare in tondo fino a quel momento.
Ma solo una cosa era chiara nella sua mente, senza il minimo dubbio: per quanto fosse impossibile pensare che qualcuno avrebbe potuto creare una foresta così grande a suo piacimento, era ovvio che quel luogo fosse stato costruito appositamente per far perdere le persone al suo interno.
Così, dopo l’ennesimo incrocio, Yu si lasciò andare contro un albero, ormai esausto.
Avrebbe potuto disegnare una mappa se solo avesse avuto gli strumenti per farlo.
Ma, anche con un aiuto del genere, il ragazzo non era minimamente convinto che sarebbe riuscito ad arrivare in fondo: nonostante avesse camminato per ore, non aveva neanche trovato un vicolo cieco. Era come se quella foresta si espandesse all’infinito, senza mai concludersi.
In più, non aveva trovato niente di utile.
Non aveva trovato un solo indizio su quello strano luogo.
Non aveva trovato alcun rifugio.
Non aveva trovato nessun altro uomo.
Niente di niente.
Il ragazzo sospirò pesantemente, nascondendo il viso tra le ginocchia e cercando di pensare ad un piano B o, meglio, E.
Aveva tentato più modi per uscire da quella foresta, ma tutti si erano rivelati vani.
Anche l’uso dell’udito era stato completamente inutile: intorno a lui regnava il silenzio più totale. Niente lo interrompeva, neanche i passi di qualche animale selvatico o il fruscio degli alberi. Era come se fosse completamente solo al mondo, rinchiuso in una foresta impossibile da localizzare.
Forse avrebbe davvero dovuto smettere di cercare.
Sarebbe morto lì, in un luogo di cui non sapeva il nome, lontano chissà quanti chilometri da casa sua.
Nessuno avrebbe potuto salvarlo...
«Aiuto!»
Yu alzò la testa di scatto, drizzando le orecchie.
Aveva sentito bene...?
Possibile che ci fosse qualcun altro, insieme a lui, in quella foresta?
Il ragazzo si alzò, barcollando leggermente quando i suoi piedi toccarono nuovamente il terreno e tornarono a sorreggere il suo peso.
Non poteva lasciarsi scappare quell'opportunità.
Nonostante la stanchezza avesse ormai preso il sopravvento su di lui, doveva in tutti i modi trovare l'altra persona in quella foresta e, con lei, un modo per uscire da lì...
«C'è qualcuno?» domandò, riprendendo a camminare con un passo decisamente più veloce di prima, ignorando le fitte di dolore che le sue gambe gli stavano lanciando.
«Aiutatemi! Qualcuno mi aiuti!»
Altre grida arrivarono alle sue orecchie, eliminando qualsiasi dubbio che il ragazzo ancora aveva.
Sì, c'era sicuramente qualcun altro in quella foresta.
Ma quella non era l'unica cosa ad essere chiara: chiunque si trovasse lì vicino era anche in pericolo.
«Sto arrivando!» urlò Yu, mettendosi praticamente a correre.
Doveva assolutamente trovare quella persona e aiutarla.
Chiunque questa fosse.
Guidato dalla voce, Yu continuò a correre.
Fu in quel momento che il ragazzo si rese conto che il sentiero intorno a lui stava cambiando.
Non sapeva come fosse possibile, lui stava solo seguendo la voce, ma più andava avanti più era come se gli alberi che formavano quel labirinto si stessero poco a poco diradando.
Dopo neanche cinque minuti di cammino, era molto più semplice vedere attraverso le mura create dalle diverse piante e, in alcuni casi, era anche possibile passare dalle fessure che si erano create tra i tronchi.
Anche il suolo si era modificato.
I ciuffi di erba stavano mano a mano scomparendo, lasciando invece il posto ad un terreno completamente brullo.
Una sensazione di sollievo attraversò il suo corpo.
Che stesse finalmente uscendo da quel luogo?
«Aiuto! Possibile che non ci sia nessuno?!»
Yu scosse la testa, riprendendo a correre.
Non importava al momento.
La prima cosa da fare era arrivare a chi stesse chiedendo aiuto e tirarlo fuori dal pericolo.
Più si avvicinava però e più la situazione si faceva strana.
La voce che gridava si faceva sempre più metallica, ed era quasi impossibile paragonarla ad una qualsiasi voce umana.
Insieme alla voce inoltre, giungevano anche altri strani rumori, come del legno che veniva tagliato.
Per questo, Yu trovò i suoi passi farsi sempre più lenti e incerti.
Doveva mantenere una certa prudenza.
Non aveva idea di che bestie popolassero quel luogo e, sicuramente, non aveva intenzione di diventare una loro preda.
«Aiuto!»
Quando l'ennesimo urlo arrivò alle sue orecchie, il ragazzo si rese conto di essere più vicino di quel che pensasse e, insieme a quello, gli giunsero anche tutta un’altra serie di suoni.
Era come se qualsiasi rumore, fino a quel momento attutito dalla foresta, fosse finalmente tornato a popolare quel luogo.
Lentamente, si affacciò nella radura che si apriva di fronte a lui, cercando di individuare colui che stava ancora urlando.
E fu in quel momento che lo vide.
Tutti i muscoli di Yu si gelarono completamente, le sue gambe cedettero e lui cadde in ginocchio, paralizzato da ciò che aveva di fronte.
Quello non era un essere umano e, a dire la verità, non ci assomigliava neanche.
Lì, a pochi metri da lui, si trovava uno strano animale (se così si poteva chiamare) ricoperto interamente di quella che sembrava un'armatura d'oro.
Continuava ad agitarsi, sferzando l'aria con la sua coda corazzata e appuntita, e affondando i suoi grossi artigli nell'albero davanti a lui.
La sua testa era invece protesa in avanti, contro il tronco dell'albero ed era come se il corno presente sulla sua testa e di cui si vedeva solo la base fosse rimasto completamente incastrato al suo interno.
«Aiuto!»
...e in più parlava giapponese.
Qualsiasi cosa fosse, Yu non era più così tanto convinto che fosse una buona idea aiutarlo.
Non aveva alcuna certezza che quell'essere non gli si rivoltasse contro una volta liberato, magari infilzandolo con i suoi artigli, la sua coda o il suo corno.
Per quanto lo riguardava poteva anche essere una trappola per catturare delle prede.
Il ragazzo si voltò, tornando ad osservare il sentiero da cui era venuto.
Già, forse era davvero meglio lasciarlo lì e cercare un'altra via d'uscita.
Però...
«Aiutatemi!»
...la sua voce non sembrava cattiva.
Anzi, era davvero sofferente, come se provasse sul serio del dolore fisico.
«Aiuto!»
«Sta calmo, ti aiuto io.»
Prima ancora che se ne rendesse conto, Yu aveva pronunciato quelle parole ed era entrato nella radura, dirigendosi verso di lui.
L'essere aveva sussultato visivamente quando il ragazzo aveva pronunciato quelle parole e aveva cercato di voltarsi verso di lui, lasciando poi un lamento di dolore quando il suo corno gli impedì il movimento.
«Calmo! Ora ti tiro fuori.– ripetè Yu, arrivandogli vicino –Tu afferra l'albero e spingi, vediamo se in due ce la facciamo»
Non sapeva neanche lui come facesse a mantenere la calma in quel momento.
Lo strano essere era molto più grande di quel che aveva pensato e arrivava ad avere la corporatura di un bambino medio.
Yu l'afferrò per i fianchi, rabbrividendo quando il freddo della sua corazza fu a contatto con i palmi delle sue mani.
Senza pensarci due volte, iniziò a tirare, cercando di liberarlo.
Dopo qualche tentativo andato a vuoto, il corno si sfilò finalmente dal tronco e i due caddero all'indietro, atterrando a terra.
Per un attimo, Yu sentì nuovamente l'ansia farsi strada dentro di lui.
Quello che aveva creduto essere un semplice corno era invece una lama lunga e affilata, come quella di una spada.
Nessuno poteva sopravvivere se colpito da quell'arma...
«Grazie mille, mi hai salvato la vita!»
Quando l'essere si alzò e si voltò verso di lui però, le paure di Yu si dissolsero.
La sua bocca, poco visibile sotto la corazza, era piegata in un sorriso e i suoi occhi rossi mostravano una gentilezza con cui poche volte il ragazzo era venuto in contatto.
«Ora devo andare,– aggiunse poi, facendo volteggiare il mantello che portava sulle spalle –sai, il mio umano sta per arrivare e non vorrei farmi trovare impreparato.»
...
Cosa aveva appena detto?
«Il tuo umano?»
L'essere si voltò nuovamente verso di lui, gli occhi che gli brillavano.
«Esattamente! L'hai visto per caso? Lo sto cercando, ma dovrebbe trovarsi qui intorno! Stavo facendo allenamento per la mia spettacolare entrata in scena per salvarlo da un Digimon selvatico e conquistare la sua fiducia, quando sono rimasto infilzato in quell'albero.»
Yu non era molto convinto di riuscire a seguirlo.
Cosa era un Digimon?
Perché quello strano essere stava cercando un essere umano?
E perché ne parlava come se fosse un evento straordinario vederne uno?
«A proposito, che Digimon sei tu? Non credo di aver mai visto la tua specie prima di adesso.– continuò lui, senza lasciargli modo di parlare –Io sono Zubamon, ma tutti su quest'isola sanno chi sono, quindi non credo ci siano bisogno di presentazioni da parte mia.»
...
«Isola?»
Che si riferisse a Honshū? O si trovavano in una delle isole minori intorno a Tokyo?
«Sì. L'Isola di File, no?»
...no.
Non esisteva un'isola del genere.
Di cosa stava parlando??
«Ma, quindi, che Digimon sei?– insistette lui –Forse vieni dal Continente Server? Ho sempre desiderato andarci! Com'è?»
Yu deglutì leggermente.
«Io non so neanche cosa sia un Digimon.– rispose, cercando di placare l’essere che continuava a porgli domande –Mi sono risvegliato qui qualche ora fa. Non ho idea di dove mi trovi né di come ci sono arrivato.»
Zubamon lo guardò interdetto, come se stesse cercando di elaborare le informazioni che aveva ottenuto fino a quel momento.
Poi i suoi occhi si spalancarono.
«...l'umano...» sussurrò, facendo un passo indietro.
«Eh?»
«Tu sei l'umano!» gridò, mentre il suo volto si riempiva di gioia.
Yu non riuscì neanche a reagire in tempo, quando Zubamon gli afferrò le mani e le strinse tra le sue, stando ben attento a non ferirlo con gli artigli.
«Questa è una cosa... è una cosa...– il volto del Digimon si scurì leggermente e il suo tono si fece sempre più basso –...questa è una cosa terribile.»
«Cosa??»
Il ragazzo era sempre più confuso.
Lo strano essere lo aveva adesso lasciato andare e si era portato le mani alla testa, mentre un lamento usciva dalla sua bocca.
«Ehi... va tutto bene?» domandò Yu, titubante.
«No che non va tutto bene! Tu sei l'umano!» urlò lui, in preda alla disperazione più totale.
Il ragazzo non capiva davvero quale fosse il problema.
«Intendi dire che non ti vado bene?» azzardò, cercando di intuire il problema.
«Cosa?! Ovvio che sì!– Zubamon era adesso completamente nel panico –O-ovvio che mi vai bene! Non intendevo questo!»
«E allora qual è il problema?»
Il Digimon lo guardò come se il mondo gli fosse appena crollato addosso.
«Il problema è che tu mi hai visto mentre avevo la testa conficcata in quello stupido albero!– gridò, lasciando andare un singhiozzo –Come posso passare da Digimon forte e fedele se tu mi hai trovato sconfitto da del semplice legno?! Come hai fatto uscire dalla Foresta Amida da solo?!– continuò, lanciando uno sguardo al sentiero da cui il ragazzo era arrivato –Io sarei dovuto essere lì ad aiutarti… e-e invece...»
Stava piangendo.
Zubamon stava piangendo.
La situazione era sempre più assurda.
«Ehi...» sussurrò Yu, portando una mano in avanti e posandola sulla testa del Digimon, cercando di non toccare la lama sulla sua testa.
«C-cosa?» rispose lui, abbassando lo sguardo.
«Non preoccuparti, non ci sono problemi.– cercò di rassicurarlo, non sapendo in realtà neanche perché lo stesse facendo in primo luogo –Posso sempre far finta di non aver visto niente se vuoi.»
Zubamon lo guardò, tirando su col naso (aveva il naso? Che fosse nascosto sotto quell'armatura?).
«D-davvero?» domandò poi.
«Certo,– rispose il ragazzo, sorridendogli leggermente –e poi non è vero che sono uscito da solo. Sono riuscito ad uscire da quel labirinto solo perché tu mi hai guidato con la tua voce.»
Gli occhi del Digimon si illuminarono e, prima che Yu potesse rendersene conto, questo si buttò su di lui, abbracciandolo.
«Grazie, grazie, grazie umano.» disse, stringendolo con forza.
Il ragazzo non potè fare a meno che sorridere.
«Sono Yu.» disse poi, accarezzandogli la testa.
«Eh?»
«Mi chiamo Yu.» ripetè, sentendo la confusione nel tono di Zubamon.
«Allora piacere di conoscerti, Yu.» rispose, staccandosi da lui e sorridendogli.
Il silenzio calò tra di loro, fino a quando Yu non prese nuovamente la parola.
«Quindi, tu sai cosa ci faccio io qui?– domandò –E poi dove siamo?.»
Il Digimon sembrò riscuotersi.
«Siamo a Digiworld.– disse, confuso –Nel mondo degli umani non sapete dell'esistenza di questo mondo?»
Il ragazzo scosse la testa.
Questa era la prima volta di cui sentiva parlare di un luogo del genere.
«Non so neanche come ho fatto ad arrivarci qui.»
«Oh, vi abbiamo evocato noi.– rispose Zubamon, portando avanti il petto con fare fiero –Abbiamo bisogno del vostro aiuto. Ma, a dire il vero, neanche io sono stato informato dei dettagli. So solo che io e altri sette Digimon siamo stati scelti come vostri partner...»
«Altri sette?»
«Sì, siete in otto in totale.– riprese a parlare il Digimon –Al momento non so dove sono i tuoi compagni, ma sono convinto che presto li incontreremo. Dobbiamo solo usare il Digivice.»
«Digivice?»
Più la loro conversazione andava avanti e più Yu iniziava a chiedersi come fosse possibile che Zubamon desse così tante cose per scontato.
«Sì, il Digivice. Ognuno di voi ne ha uno. Adesso ti consegno il tuo-»
I suoi movimenti si bloccarono completamente e il suo sguardo si fece di nuovo cupo.
«Zubamon...?»
Il Digimon deglutì, il volto terrorizzato.
«Credo di averlo perso.»
 
“Come è potuto succedere?”
Quelle erano le uniche parole che Zubamon ripeteva nella sua testa, mentre cercava il Digivice in ogni antro della sua armatura e del suo mantello.
Non era possibile.
Non poteva aver perso un qualcosa di così tanto importante.
«Zubamon...»
Doveva assolutamente tornare indietro.
Già, se avesse ripercorso i suoi passi, uno ad uno, lo avrebbe sicuramente ritrovato.
«Zubamon.»
Ma... e se lo avesse preso un altro Digimon? Cosa sarebbe successo a quel punto?
E se il Digivice fosse finito in un burrone? Come avrebbero fatto a recuperarlo?
Senza quello non potevano trovare gli altri e, anche se fossero miracolosamente riusciti a trovarli, non sarebbero stati in grado di combattere.
«Zubamon!»
Il Digimon si riscosse, alzando lo sguardo e incontrando gli occhi grigi del suo umano.
«Va tutto bene.– gli disse lui, mantenendo il tono calmo con cui gli aveva parlato fino a quel momento –Adesso lo cerchiamo insieme, ok?– continuò, sorridendogli –Sono sicuro che lo troveremo.»
“Lui non è un umano, è un angelo.”
Zubamon annuì leggermente, stando ben attento a tenere quella considerazione solo per sé.
Da quando era stato scelto come Digimon-partner, si era spesso interrogato su che tipo potesse essere il suo umano, ma le storie che si tramandavano sugli umani non erano poi così belle.
Da quel che gli avevano detto, il mondo degli umani era pieno di persone insopportabili, spesso malvagie.
Per questo, anche se per poco tempo, aveva avuto paura che anche il suo umano fosse uno di loro e che, invece che salvare Digiworld, lo avrebbe condotto alla rovina.
Invece, fortunatamente, non era minimamente così.
Dopo avergli nuovamente sorriso, Yu si alzò in piedi, iniziando a guardarsi intorno.
«Hai idea di dove puoi averlo perso?»
Zubamon si riscosse dai suoi pensieri.
Non era quello il momento per pensare a certe cose.
Dovevano trovare il Digivice al più presto.
«Nella Regione Giurassica.– rispose, dopo averci pensato e indicando il sentiero da cui era venuto, dalla parte opposta alla Foresta Amida –Ti stavo cercando lì quando sono stato attaccato da dei Saberdramon. Il Digivice deve essermi caduto mentre scapp...– si schiarì la voce –...mentre provavo a batterli.»
Il Digimon non sapeva se Yu avesse colto ciò che stava per dire ma, in qualsiasi caso, non dette segno di aver sentito.
«Bene, allora andiamo da questi... Saberdramon, giusto?» disse Yu, come se fosse la cosa più facile del mondo.
«...Tu non sai cosa sia un Saberdramon, vero?– gli domandò Zubamon, interdetto –Chiunque con un minimo di intelligenza non li combatterebbe mai da solo.»
Il ragazzo alzò le spalle.
«Noi siamo in due.» gli fece notare.
Zubamon non riusciva a capire.
Possibile che l'umano che gli era stato affidato fosse in realtà più forte e coraggioso di lui?
Non doveva essere il contrario?
Doveva essere lui il forte tra i due e proteggerlo, no?
Vedendo che non stava ribattendo, Yu prese nuovamente la parola.
«Allora, vogliamo andare?»
 
«Yu, torniamo indietro. Questa è davvero una pessima idea.»
Zubamon non sapeva neanche quante volte aveva ripetuto quelle parole da quando avevano attraversato le due grandi rocce che segnalavano l'entrata per la Regione Giurassica.
«Hai detto che il Digivice è importante, no? Allora non abbiamo altra scelta.»
...e non sapeva neanche quante volte Yu gli aveva risposto in quel modo.
Rassegnato, il Digimon sbuffò, tornando a guardarsi intorno.
Doveva assolutamente mantenere la guardia alta.
Per quanto quel luogo sembrasse tranquillo e calmo, Zubamon sapeva che il pericolo poteva nascondersi dietro ogni angolo.
In passato gli era capitato più volte di avventurarsi in quelle terre, per recuperare piante che ormai non esistevano più nel loro mondo o, addirittura, per cercare fossili nella parte più profonda della regione.
All'inizio, quando il Digivice aveva localizzato il suo umano in quella parte dell'Isola di File, Zubamon si era sentito sollevato.
La sua conoscenza del territorio lo avrebbe sicuramente aiutato e avrebbe potuto anche fare bella figura (obiettivo per niente raggiunto).
Ora invece era quasi terrorizzato.
Un conto era aiutare il suo umano a scappare da quel luogo, un altro addentrarsi al suo interno.
Se la sarebbero vista brutta, non c'erano dubbi.
«Certo che questo posto è così strano...»
Il Digimon si riscosse dai suoi pensieri solo quando Yu parlò.
Fu in quel momento che notò il modo in cui il ragazzo si stava guardando intorno, gli occhi che si muovevano da una parte e dall'altra della foresta che stavano attraversando.
«Non avete luoghi del genere nel vostro mondo?» domandò Zubamon, incredulo.
Yu scosse la testa.
«Abbiamo delle foreste ovviamente, ma nessuna ha degli alberi così grandi, né tanto meno queste strane piante.»
«Sono piante preistoriche.– rispose prontamente il Digimon –La maggior parte di loro sono velenose, quindi è meglio non toccarle. Si possono trovare solo qui, nella parte iniziale della Regione Giurassica.»
Il ragazzo lo guardò, interessato.
«Sono piante preistoriche? Come è possibile?» domandò. 
«La Regione Giurassica è divisa in due zone.– spiegò Zubamon, abbastanza contento di poter fare buona figura almeno in questo ambito –Questa zona è chiamata "Zona del tempo congelato", qui il tempo scorre molto più lentamente e quindi tutto, dalle piante ai Digimon che la popolano, sono specie antiche, non sopravvissute in altre luoghi dell'isola. Invece, in fondo alla regione, c'è la "Zona del tempo rapido": lì il tempo scorre più velocemente e non c'è rimasto niente, se non ossa e Digimon particolarmente duraturi. E' lì che ci stiamo dirigendo.»
Yu annuì, per indicare che aveva recepito il messaggio.
Poi, il silenzio torno nuovamente tra di loro e l'unica cosa che poteva arrivare alle orecchie tese di Zubamon era il rumore che i loro passi producevano, ogni volta che affondavano i piedi nel terreno fangoso.
Era strano.
Troppo strano.
Lanciò un'occhiata al piccolo rivolo d'acqua che aveva alla sua destra, osservando con attenzione l'acqua limpida e immobile.
Solitamente quel posto era pieno di Digimon erbivori.
Monochromon e Brachimon andavano spesso a bere in quel punto, visto che non vi erano molti altri luoghi in cui poterlo fare.
Eppure al momento non c'era nessuno, solo loro due.
Un brivido gli corse lungo la schiena e Zubamon si bloccò, mentre tutti i suoi sensi si facevano più acuti.
«Zubamon...?»
Anche Yu si era fermato e si era voltato verso di lui.
Ma il Digimon non si mosse.
Poteva percepirlo.
Qualcosa li stava osservando.
«Yu, dobbiamo corr-»
Prima che potesse finire la frase un enorme ruggito arrivò dalle sue spalle, così forte che anche gli alberi intorno a loro iniziarono a tremare.
Zubamon fece uno scatto in avanti, afferrando la mano del suo umano e iniziando a correre nella foresta e, neanche mezzo secondo dopo, un fortissimo boato li seguì, come se qualcosa di enorme avesse iniziato a corrergli dietro.
Un Tyranomon.
Nonostante le tante volte in cui Zubamon aveva esplorato quei luoghi, quella era la prima volta che ne vedeva uno.
Le voci su quella specie di Digimon erano poche anche nella capitale.
“E questo solo perché in pochi sono tornati vivi dopo averne visto uno.”
«Zubamon, cos'è quel coso?!»
La voce di Yu era più alta di prima e la calma che l’aveva caratterizzata fino a quel momento era completamente sparita.
«Non voltarti!– gli gridò lui di rimando, nonostante sapesse che il suo umano stava già guardando dietro di sé –Pensa solo a correre; se raggiungiamo il confine non ci seguirà!»
“Almeno spero.”
Il Digimon scosse con forza la testa.
No, doveva esserne certo.
Era il suo compito quello di proteggere il suo umano.
Non poteva lasciare che qualcuno lo feriss-
«Zubamon!»
Il ragazzo afferrò il suo compagno di peso e si gettò di lato, tra i cespugli alla sua destra.
Prima che Zubamon potesse chiedergli cosa stesse facendo, un'enorme getto infuocato passò esattamente nel punto in cui si trovavano poco prima, incenerendo l'erba su cui stavano correndo.
Il Digimon poteva sentire il suo intero corpo tremare, mentre osservava il modo in cui le fiamme stavano radendo al suolo l'intero sentiero, colpendo anche alcuni alberi che si trovavano poco più avanti.
«Zubamon, dobbiamo scappare!»
Nonostante quelle parole gli fossero arrivate alle orecchie, le sue gambe non accennavano a muoversi.
Era davvero possibile scappare da un essere del genere?
Cosa sarebbe successo se non ce l'avessero fatta e Yu sarebbe stato ferito?
...e se fosse morto?
Zubamon si riscosse dai suoi pensieri quando sentì due braccia cingergli il busto e sollevarlo da terra.
«Yu?»
Quando quel nome scivolò fuori dalle sue labbra, il ragazzo lo aveva già preso in braccio, gli aveva fatto poggiare la testa sulla sua spalla ed aveva ricominciato a correre all'interno della foresta, questa volta non seguendo più il sentiero di poco prima.
«Da che parte devo andare?– gli chiese, mentre aumentava la sua velocità –Dobbiamo uscire da qui prima che quel coso ci raggiun-»
Un altro ruggito coprì le parole di Yu e Zubamon distolse nuovamente lo sguardo dal ragazzo, puntandolo sul sentiero da cui erano venuti.
E lo vide.
Il Digimon che aveva davanti a lui era alto almeno cinque metri.
La sua pelle era rossa, dello stesso identico colore del fuoco che si trovava nello stesso punto poco prima, ed era segnata da striature nere che gli percorrevano l'intero corpo.
I suoi occhi celesti erano posati su di loro e le sue pupille si muovevano da una parte all’altra, seguendo ogni movimento che Yu faceva.
Zubamon sentì un fortissimo brivido percorrergli nuovamente la schiena quando vide che Tyranomon stava caricando un altro colpo.
«Zubamon! Dove devo andare?!»
«Buttati di lato!– urlò, senza neanche rendersene conto –Sta per colpire di nuovo!»
Il ragazzo non se lo fece ripetere due volte.
Svoltò immediatamente alla sua destra, evitando l'enorme fiammata che uscì dalla bocca del Digimon.
Ma non ebbero neanche il tempo di riprendere fiato.
Appena un secondo dopo, Tyranomon li aveva nuovamente individuati e aveva ripreso a inseguirli.
Così non andava.
Dovevano trovare un modo per scappare.
I movimenti di Yu si stavano facendo sempre più lenti e il ragazzo aveva iniziato a faticare a respirare.
Stava raggiungendo il suo limite.
Fu in quel momento che un frusciò arrivò alle orecchie di Zubamon.
Il Digimon alzò la testa di scatto, voltandosi verso la sua sinistra e distogliendo lo sguardo dal loro nemico.
Acqua.
Il rumore che percepiva era quello di tanta acqua che scorreva ad una forte velocità, cosa più che insolita nella Zona dal tempo congelato.
Yu si lanciò nuovamente di lato quando Tyranomon rilasciò un'altra fiammata, ma stavolta le cose non andarono come previsto.
Il ragazzo inciampò nelle radici che si trovavano sul terreno e rotolò a terra, trascinando con lui il suo Digimon.
Tentò di rialzarsi ma le sue gambe cedettero nuovamente, mentre il suo respiro era diventato terribilmente affannato.
Non ce la faceva più.
«Yu!»
«C-ce la faccio...»
La voce con cui aveva pronunciato quelle parole era stanca e dolorante.
Non potevano andare avanti così.
Il fruscio tornò, più forte di prima, e fu in quel momento che Zubamon capì che si doveva trattare delle Antiche Cascate.
Se avessero portato Tyranomon lì forse avrebbero potuto avere un vantaggio…
Yu tentò ancora di alzarsi, ma cadde a terra, il fiato che gli mancava.
No, era troppo pericoloso.
Il ragazzo non poteva correre fino a laggiù, non in quelle condizioni.
Doveva farlo da solo.
«Yu,– disse, liberandosi dalla sua stretta –nasconditi qui e fa silenzio. Ho un piano.»
Yu lo guardò, preoccupato.
«Che piano...?» la sua voce era un sibilo.
«Lascia fare a me, aspettami qui.» lo rassicurò, alzandosi in piedi.
Poteva riuscirci.
Doveva solo raggiungere le cascate.
«Zubamon, cosa vuoi fare?»
Un altro ruggito risuonò nella foresta.
Non aveva più tempo.
Il Digimon lanciò un ultimo sguardo al ragazzo, piegando le labbra in un mezzo sorriso, prima di cominciare a correre.
Non importava quanto fosse pericoloso.
Lui era il suo Digimon.
Era il suo compito salvarlo.
«Zubamon!»
Poteva sentire Yu tentare di alzarsi nuovamente per raggiungerlo, ma ormai era troppo tardi.
«Ohi! Quaggiù!»
Zubamon si era già posizionato nel punto di poco prima e aveva iniziato a muovere la lama sulla sua testa, emettendo fasci di luce blu.
Tyranomon si voltò verso di lui, le pupille che si muovevano da una parte all'altra seguendo il bagliore del corno del Digimon.
Aveva funzionato. Aveva attirato la sua attenzione.
Ora doveva solo portarlo via da lì.
«Seguimi se ci riesci!» urlò, iniziando a correre dalla parte opposta a quella in cui si trovava Yu.
Per un attimo, ebbe paura che la sua idea non avesse funzionato.
Poi, Tyranomon lasciò andare un altro rumoroso ruggito, prima di cominciare ad inseguirlo.

Wings

Mar. 29th, 2020 08:58 pm
Titolo: Wings
Fandom: Bravely Default
Ship: Tiz x Agnès
Note/Warnings: Soulmate!AU, Wing!fic
Missione: M2 – Wing!fic
Parole: 250
 
Per quale stupido motivo incontrare la propria anima gemella doveva farti crescere delle ali?
Quella domanda affliggeva la mente di Tiz da sempre, fin da quando, da bambino, il ragazzo era venuto a conoscenza di quella strana mutazione.
Non riusciva a vederne il senso.
Anche se le ali erano sicuramente qualcosa di bellissimo da vedere, questo non significava che fossero comode.
Tiz non riusciva minimamente ad immaginare come potesse condurre la sua vita con quelle due enormi appendici attaccate alla sua schiena.
Insomma, la vita di tutti i giorni sarebbe stata decisamente limitata.
Per questo, anche se anche lui sapeva quanto fosse illogico, Tiz aveva seriamente iniziato a sperare di non incontrare la sua anima gemella.
Insomma, che senso aveva quella ricerca se l'unico risultato era rendere la vita meno libera di prima? Quanto tempo gli ci sarebbe voluto per abituarsi?
Ma, nel momento in cui i suoi occhi incrociarono quelli di Agnès e il ragazzo sentì le sue ali iniziare a crescere dietro la sua schiena, tutti quei pensieri negativi scomparvero.
Non gli importava più di tutto quello che non avrebbe potuto fare.
Non gli importava più quanto la vita sarebbe diventata limitante.
Non gli importava più del tempo che ci avrebbe messo per abituarsi a quell'improvviso e assurdo cambiamento.
L'unica cosa che voleva fare era afferrare la mano di quella bellissima ragazza e volare via con lei, godendosi a pieno quella stupenda libertà che gli era stata appena donata e che, solo in quel momento, Tiz aveva compreso.

Dear Naoto

Mar. 7th, 2020 11:07 pm
Fandom: Persona 4
Pairing: Kanji x Naoto
Prompt: M4 - Epistola
Avvertimenti: Fluff, Hidden Message
Parole: 361
 
Dear Naoto,
Another week has passed since you left Inaba for work and everyone is missing you.
My life isn’t so exciting, but I wanted to write you anyway. I have to say it.
Maybe you won’t even understand what I’m talking about.
I hope you will.
This will be difficult to say, so I don’t know if I will be able to write this letter till the end.
I’m trying my best, really.
Anyway, how is it going in Tokyo? Is the case closed, yet? The others and I are sure that no
mystery can stop you.
Tokyo is far from here, but we though that someday we can come to visit you.
Or, at least, I can come. I’d love to.
Only if you want it, obvious.
Chie said that you will be happy if we show up there, but I think that it’s better to listen to your
opinion first.
What are your thoughts about it?
Are you going to accept the offer?
Rise will buy the ticket as soon as you will reply. Or that’s what she said but I think that she will
definitely buy them anyway. She will never listen
to me
or to anyone else in the team, except for Senpai, you know.
So, let’s change the topic.
Are you eating? I know that
you don’t eat a lot when you are under pressure, but please, the others and
I are worried about you.
They told me to say it to you.
By the way, I will finish to write this letter soon. I’m surprised, really.
Until only two hours ago (when I started writing, yeah, I panicked a few 
times) I wasn’t sure that 
I could really do it. But now I see that there aren’t too many
lines left. I know that you will be surprise
or maybe even shocked, but I only hope that this letter will not be in
vain. I know that it would have been 
easier to say it out loud, but I couldn’t do it, never.
You understood what I was trying to say, didn’t you? You are
our detective, after all.
Until we meet again, Kanji
Fandom: Bravely Default
Pairing: Edea x Ringabel
Prompt: M3 – Cioccolateria Dieta
Avvertimenti: fluff
Parole: 271
 
 
«Ringabel! Ringabel entriamo!»
Ringabel si fermò non appena sentì Edea afferrargli il braccio e esclamare il suo nome, neanche fosse una bambina di fronte al più grande parco giochi del mondo.
Il ragazzo guardò alla sua destra, posando lo sguardo sul punto che la guerriera continuava a indicare.
E fu in quel momento che sentì il sangue gelarglisi nelle vene.
Una cioccolateria.
Quella che si trovava di fronte a lui era sicuramente il negozio di cioccolata più grande che lui avesse mai visto.
Il ragazzo si fermò immediatamente a fare mente locale, cercando di capire dove avesse sbagliato.
Sapeva che Edea era a dieta e, per questo, aveva passato l'intera mattinata a scegliere un percorso "sicuro": delle strade, cioè, che non presentassero alcun tipo di golosità che potessero in qualche modo stuzzicare l'appetito della sua ragazza.
Come aveva potuto quel negozio passargli sotto il naso in quel modo, senza che lui se ne accorgesse?
«Edea...»
Ringabel si voltò nuovamente verso di lei.
No, non potevano entrare.
Ne andava della sua incolumità.
Anche se il ragazzo non comprendeva come fosse possibile, ogni volta che Edea mangiava più del dovuto la colpa era sempre di lui. Non poteva lasciare che anche questa volta la ragazza lo accusasse di non averla fermata e di averle lasciato compiere (l'ennesimo) sgarro alla sua dieta.
Ma, quando vide il modo in cui gli occhi di lei stavano brillando alla vista di tutto quel cioccolato, Ringabel non trovò il coraggio di rifiutare.
Così, entrò nel negozio, seguendo una Edea decisamente più su di giri del solito e preparandosi mentalmente a quello che sarebbe stato poi il suo destino.
Fandom: Persona 4
Personaggi: Naoto, Rise
Prompt: M3 – La signora in Verde Pistacchio Investigazioni
Avvertimenti: Demenziale
Parole: 316
 
Naoto non sapeva neanche perché si era lasciata sfuggire l'idea di voler aprire un'agenzia investigativa, pochi minuti prima.
E, soprattutto, non riusciva proprio a capire cosa le fosse venuto in mente quando, tra tutte le persone a cui poteva dirlo, lo aveva raccontato proprio a Rise.
Da quel momento, la idol aveva iniziato a non parlare d'altro.
Di come doveva essere l'arredamento, di dove doveva essere collocata l'agenzia in città, di chi assumere come segretaria, come doveva essere il suo abbigliamento...
Rise sembrava essersi completamente incantata sull'argomento.
E fu in quel momento che, un'altra questione uscì dalle sue labbra:
«Devi trovare anche un nome adatto, Naoto!»
La detective si voltò verso la sua amica, per una volta sapendo cosa rispondere.
«La chiamerò semplicemente Shirogane, Rise.– le disse Naoto –Il mio cognome è abbastanza famoso da essere adatt...»
«No, no e ancora no!»
La idol sbatté le mani sul tavolo a cui erano sedute e si piegò verso di lei, alzando un sopracciglio.
Naoto la osservò, interdetta.
«Ehm... prego?»
«Ho detto di no!– ripetè Rise, continuando a guardarla come se avesse detto qualcosa di inaccettabile –Con un nome del genere non attirerai mai i clienti Naoto!»
“Ma c'è davvero bisogno di attirare clienti in un'agenzia investigativa?”
Nonostante quella domanda le ronzasse in testa, la detective sospirò.
«Allora tu cosa proponi?» domandò poi, già pronta a sentire un'altra delle assurdità della sua migliore amica.
Un piccolo sorriso si formò sulle labbra di Rise.
«Ovviamente, un nome particolare e che faccia venire immediatamente curiosità a chi passa davanti all'insegna.– rispose, con un tono fiero –Ad esempio: "La signora in Verde Pistacchio Investigazioni"»
...Cosa?
«Rise, io non mi vesto mai di verde.»
«Appunto!– esclamò la idol, il sorriso sulle sue labbra non ancora svanito –Dà un'aria di mistero adatta alla tua attività, non trovi?»
...
Fu in quel momento che Naoto decise che avrebbe continuato a lavorare per la polizia.
Fandom: Danganronpa 2
Personaggi: Hajime, Sonia, Gundham
Prompt: M3 -  Amici a Sei Zampe Negozio di animali
Avvertimenti: Demenziale
Parole: 250
 
«Gundham, questo sì che è un nome perfetto!»
Hajime Hinata alzò lo sguardo quando sentì la voce di Sonia esclamare quelle parole, e lo puntò sul tavolo poco lontano dal suo, dove la principessa si trovava insieme a Gundham.
«Lo so, Dark Lady. E' per questo che lo ho scelto. Ma apprezzo i tuoi complimenti.»
Questa volta era stato il ragazzo a parlare.
Entrambi stavano osservando un foglio che si trovava sul tavolo davanti a loro, poggiato sul tavolo di legno.
Gundham teneva in mano un lapis e continuava a scribacchiare qualcosa sul foglio, mentre Sonia guardava quello che il ragazzo stava facendo con i suoi occhi che brillavano come al solito.
Hajime, d'altro canto, aveva quasi paura di scoprire di cosa stessero parlando.
Non era la prima volta che quei due iniziavano a fare dei discorsi assurdi, che solo loro due riuscivano a capire.
Ma la curiosità era troppa per trattenersi.
«Il tuo negozio di animali avrà sicuramente successo con questa insegna!» esclamò Sonia.
Facendo finta di niente, il ragazzo si alzò dalla sedia con il vassoio del suo pranzo tra le mani e si avvicinò al loro tavolo.
«Esattamente, dà un'aria di mistero che chiunque troverebbe affascinante.» rispose Gundham.
Quando passò dietro di loro, Hajime buttò uno sguardo al foglio su cui i due stavano scrivendo.
Ma, quando lesse il nome "Amici a Sei Zampe Negozio di animali", il ragazzo decise che era meglio non farsi domande e di fare finta di non aver visto e sentito niente.
Fandom: Persona 4
Pairing: Kanji x Naoto
Prompt: M3 – Virgola Libreria
Parole: 285
 
La libreria era un posto che Kanji non era solito visitare più di tanto.
Il ragazzo non era assolutamente interessato nella lettura di libri e, quindi, molto spesso passava davanti a quel negozio senza neanche lanciare uno sguardo alla vetrina.
Quella volta, però, qualcosa attirò la sua attenzione e il ragazzo si era fermato immediatamente davanti alla vetrina del negozio.
Fino a quel momento, non aveva neanche visto il nome di quel luogo, nonostante ci fosse passato davanti tantissime volte in quegli anni.
"Virgola".
Chissà da dove lo avevano tirato fuori.
Ma non era certo quello che aveva catturato il suo sguardo.
Era stato un cappello blu.
Quello era ciò che era entrata nel suo campo visivo e che si trovava adesso oltre il vetro della vetrina.
Dopo poco, anche il resto della figura divenne chiara ai suoi occhi: Naoto Shirogane.
La ragazza per cui Kanji aveva una cotta si trovava lì, solo ad un vetro di distanza da lui.
E, nonostante sapesse che quello che stava facendo poteva essere considerato stalking, il ragazzo non riusciva più a muoversi.
Era lì, immobile, ad osservare lo sguardo concentrato della detective che, chiaramente in difficoltà, stava scegliendo quale libro comprare da quelli che si trovavano sullo scaffale davanti a lei.
Era bellissima.
Non c'erano altri aggettivi per descriverla.
Tutto di lei era perfetto.
Kanji era così immerso nei suoi pensieri che non si rese conto neanche che Naoto aveva notato la sua presenza e si era adesso voltata verso di lui.
"Oh no."
Lo avrebbe preso per un pazzo.
Totalmente per un pazzo.
Ma, quando la detective gli sorrise e agitò leggermente la mano per salutarlo, il ragazzo decise che poteva prendere coraggio e entrare nel negozio.

Il ladro

Mar. 7th, 2020 08:50 pm
Fandom: Persona 4
Personaggi: Naoto Shirogane, Kanji Tatsumi
Prompt: M1 – colpo di scena
Note: One shot
Parole: 1440
 
Tic-tac. Tic-tac.
Naoto guardava le lancette dell'orologio muoversi lentamente, da ormai dieci minuti, senza niente da fare.
Erano le 21:50 e lei non aveva neanche cenato.
La ragazza sbuffò, spostando finalmente lo sguardo dall'oggetto che l'aveva ipnotizzata fino a quel momento e posandolo in ogni angolo della stanza.
La libreria era perfetta, ogni libro era stato inserito al suo posto in ordine per autore.
Le mensole erano state spolverate e i vasi sistemati.
Le lampadine erano state cambiate e i lampadari accuratamente puliti.
Il tappeto era stato lavato, così come i numerosi arazzi appesi alla parete.
Ogni angolo della Magione era in perfette condizioni, senza neanche un grammo di polvere che lo ricoprisse.
E questo voleva dire che Naoto non aveva davvero più niente a cui pensare.
La ragazza si lasciò andare sulla poltrona del salotto, la noia che aveva ormai preso il sopravvento da più di qualche ora.
Non era assolutamente abituata ad avere "un giorno libero".
Certo, spesso si era ripromessa di prendersi una vacanza dai suoi casi.
Ma mai si sarebbe aspettata di non venir contattata da nessuno per più di una settimana.
E adesso, con i suoi senpai che si stavano preparando per gli esami di ammissione all'università, Rise impegnata con il suo tour e Kanji occupato con le numerose commissioni del suo lavoro, la detective aveva deciso di tornare alla Magione degli Shirogane, convinta di poter dare una mano a suo nonno... che invece era partito per un caso a Sapporo. Con il loro assistente. Senza dirle assolutamente niente.
Così Naoto si era ritrovata completamente sola, in una casa grande quasi quanto il Junes di Inaba, dove l'unico passatempo che aveva trovato era stato quello di pulire ogni angolo, senza che niente di così tanto eccitante accadesse.
"Non pregherò mai più per una vacanza in vita mia."
... e con questo pensiero fisso in testa da circa tre giorni.
I rintocchi dell'orologio a pendolo attirarono la sua attenzione e, non appena si rese conto di che ora era, il suo stomaco emise un leggero brontolio.
Dopo aver trovato una forza che non credeva d’avere, la ragazza si alzò finalmente dalla poltrona, andando verso la cucina.
Doveva mangiare qualcosa.
Quello l’avrebbe fatta sicuramente stare meglio e, forse, le avrebbe anche finalmente dato la possibilità di distrarsi e allontanare la noia, anche se solo per pochi minuti.
Una volta arrivata in cucina, Naoto aprì il frigorifero e non potè fare a meno di lasciare andare un piccolo singhiozzo frustrato quando vide che a salutarla c'erano sempre i cibi precotti che aveva comprato qualche giorno prima, quando, dopo aver scoperto che nessuno si trovava in quella casa, si era diretta al Junes per fare provviste.
Dopotutto cucinare non era mai stato il suo forte né, in realtà, aveva mai avuto tempo di imparare fino a quel momento.
L'unica cosa che era in grado di fare erano le uova sode. Peccato che a lei non piacessero neanche un po'.
La detective stava per chiudere il frigorifero e andare direttamente a letto, senza neanche mangiare, quando il suo stomaco emise un altro, flebile gorgoglio.
...
“Domani ordino qualcosa da asporto.”
Mentre quel pensiero (che già aveva avuto nei due giorni precedenti) si dipingeva nella sua mente, Naoto afferrò la prima confezione di curry precotto che le capitò sotto mano e si mise a leggere le istruzioni su come prepararlo.
E fu in quel momento che qualcosa di strano accadde.
Il suo istinto da detective si fece strada dentro di lei, mandandole un chiaro segnale, e i movimenti della ragazza si bloccarono.
Poteva percepirlo.
C'era qualcuno.
Un fruscio attirò la sua attenzione e Naoto alzò di scatto lo sguardo, puntandolo immediatamente sulla porta a vetri che si trovava in cucina.
Possibile che suo nonno fosse tornato?
La ragazza si mosse verso il vetro, quando il suo corpo si bloccò.
No, era impossibile.
Suo nonno le aveva detto che non sarebbe tornato prima di due giorni dopo.
In più, non aveva sentito la sua macchina.
Doveva solo esserselo immaginat–
Naoto drizzò le orecchie, quando anche un rumore sospetto di passi provenne dall'esterno della Magione.
No.
Qualcuno era lì.
Ne era certa.
Non era la prima volta che dei ladri provavano a entrare in quella casa.
Dopotutto, chiunque sarebbe stato interessato ai tanti pezzi da collezione di suo nonno, così come ai numerosi quadri costosi che tappezzavano tutti i corridoi della villa.
E adesso che lei si trovava sola in quella casa...
...era davvero un bersaglio facile.
Naoto portò una mano al suo fianco, sentendo il sangue gelarsi nelle sue vene quando non percepì il volume della sua pistola.
Si maledì interiormente quando si rese conto di averla lasciata al piano di sopra, nella sua stanza, quella mattina.
Cosa doveva fare?
Correre a recuperarla il prima possibile per poterla usare contro il presunto nemico?
Non c'era tempo per quello.
La ragazza si guardò intorno, cercando qualcosa che potesse essere usato come arma.
Poi i suoi occhi si posarono sull'utensile alla sua destra.
Ok, poteva funzionare.
 
"No, non può funzionare."
Quel pensiero si mostrò immediatamente nella sua testa, quando Naoto aveva messo piede nel giardino della Magione, con il manico della grossa padella stretto tra le sue mani.
La sicurezza di poco prima era completamente sparita e la ragazza si trovava adesso in una situazione di simil-panico, con il vento freddo che continuava a farla rabbrividire ad ogni passo.
Ma, nonostante questo, non tornò indietro.
La detective che era in lei non le avrebbe mai perdonato un simile atto di codardia e, quindi, Naoto continuò ad avanzare nel buio del giardino, stando ben attenta a non emettere alcun rumore.
Non poteva sapere dove fosse il ladro in quel momento.
Non poteva neanche sapere se quell'uomo non avesse un'arma con sé.
Doveva mantenere la massima attenzione e cautela, solo così sarebbe potuta uscire vittoriosa da quell'inevitabile scontro.
Quando i battiti del suo cuore si fecero così tanto forti da poter essere uditi dall'esterno, la ragazza bloccò un attimo i suoi passi e si nascose dietro uno dei tanti alberi che si trovavano nel giardino, cercando di calmarsi.
Non aveva niente da temere.
Aveva un vantaggio non da poco.
Fin dalla sua nascita, infatti, Naoto aveva fin troppo spesso corso da una parte all'altra della Magione.
Non c'era un singolo metro quadrato che lei non avesse analizzato da cima a fondo, con lo spirito critico di una vera e propria detective.
Conosceva quel luogo come se fossero state le sue tasche e, quindi, era anche a conoscenza di tutti i possibili pertugi in cui nascondersi o da cui attaccare.
Nessun altro aveva una conoscenza così accurata sulla villa e sul suo giardino, neanche il suo stesso nonno.
Di conseguenza, lei poteva battere chiunque, lì dentro.
Doveva solo darsi una calmat–
Un altro, inconfondibile fruscio arrivò alle sue orecchie e Naoto si bloccò immediatamente dietro l'albero a cui si trovava.
Era lì vicino, poteva sentirlo.
Quella era la sua occasione per metterlo k.o.
Stringendo il manico della padella con forza nella sua mano destra, la ragazza si sporse leggermente da dietro l'albero, per avere una visione migliore del giardino.
Nonostante il luogo fosse completamente avvolto dalle tenebre, Naoto riusciva chiaramente a distinguere tutte le figure che si trovavano lì: l'altalena che suo nonno aveva fatto installare, quando era piccola; il tavolo in pietra; la piccola fontana per uccellini, poco lontano...
...ma non c'era altro.
Non vi era alcuna traccia di una persona.
La ragazza stava quasi per rilasciare la tensione sui suoi muscoli quando sentì qualcosa toccarle la spalla.
Naoto si voltò di scatto, lasciando andare un urletto sorpreso quando si trovò davanti a lei la massiccia figura di un uomo.
Tutta la parte razionale del suo cervello si oscurò completamente, lasciando che la parte emotiva prendesse il sopravvento.
Dang.
Senza pensarci due volte la detective lo colpì alla testa con la padella che teneva nelle mani.
L'uomo cadde all'indietro, sull'erba del giardino, con un tonfo sordo.
La ragazza si portò una mano al petto, cercando di calmare il cuore che continuava a batterle con forza.
Ce l'aveva fatta.
Aveva vinto.
Ora doveva solo chiamare la polizia e spiegare quanto era accaduto.
Fu in quel momento che un dettaglio saltò ai suoi occhi.
L'uomo che aveva appena messo k.o. indossava un giubbotto a lei familiare.
Lo aveva già visto prima, così come aveva già visto le sue scarpe, la sciarpa che portava intorno al collo e...
...e il suo viso.
Il sangue di Naoto si gelò nuovamente nelle vene, nel momento in cui si rese conto che il ragazzo disteso a terra non era un ladro.
Non era neanche qualcuno che lei non conosceva.
Era Kanji Tatsumi.
Fandom: Persona 4
Personaggi: Naoto Shirogane, Lopmon, Altri
Prompt: M1 – colpo di scena
Note: Digimon!AU
Parole: 4000
 
Foresta Nebbiosa, Isola di File
1° avvio del primo periodo della Tigre Sacra, ciclo 2881
 
Quando quel fortissimo bagliore emesso dall’enorme schermo della più grande piazza di Tokyo l'aveva folgorata, Naoto aveva chiuso con forza gli occhi e aveva stretto i pugni, cercando di aggrapparsi ad ogni sensazione per riuscire a capire cosa stesse realmente succedendo, così come le era stato insegnando da quando aveva iniziato a fare il suo lavoro.
Quella era la regola numero uno: rimanere vigili e attenti, sempre, indipendentemente da quale la situazione fosse.
Per questo, mentre sentiva il suo corpo sollevarsi da terra, la ragazza si era morsa con forza le labbra, trattenendosi anche dall'istinto di urlare per evitare che una qualunque informazione sfuggisse al suo udito.
Ma, in realtà, quello sforzo poteva essere considerato totalmente inutile.
Il suo udito non stava più funzionando.
L'ultima cosa che Naoto aveva sentito era il suo peso abbandonare il suo corpo, come se fosse diventata leggera come una piuma.
Il canto della bambina, che poche ore prima le era apparso in sogno, si stava adesso facendo sempre più forte, come se le pareti di quella stretta stanza blu fossero nuovamente intorno a lei.
La ragazza aprì gli occhi, cercando di capire dove si trovasse, invano.
Era nel buio più totale.
Era come se la vista le fosse stata privata da un essere superiore, contro cui lei non aveva alcuno scampo.
E dopo, pure il tatto e il gusto vennero a meno.
Non riusciva a sentire più niente.
E poi...
...poi arrivò il botto.
In quel momento, Naoto non sapeva se avesse davvero perso conoscenza o meno.
Ma, quando la ragazza riaprì gli occhi, la prima cosa che notò era che il tetro buio che era stata costretta a osservare pochi istanti prima se ne era completamente andato.
Adesso, al suo posto, si trovavano così tanti colori che la ragazza fu costretta ad assottigliare nuovamente le palpebre, mentre una fortissima fitta di dolore la colpiva alla testa.
«Dove… dove sono?»
Quel sussurro scivolò fuori dalle sue labbra senza che neanche lei se ne rendesse conto, nel momento in cui i suoi occhi si erano finalmente abituati al mondo che la circondava.
Il luogo in cui la ragazza si era risvegliata era tutto fuorché a lei conosciuto e l’unica deduzione che poteva fare era quella di trovarsi in una foresta.
Ma non era per niente facile stabilire quanto in profondità essa si estendeste.
La detective riusciva infatti a vedere solo pochi degli alberi che la circondavano, soprattutto a causa di una fitta nebbia che avvolgeva l'intera area, impedendo di raggiungere con lo sguardo i luoghi più lontani.
Nessun suono giungeva alle sue orecchie, se non quello di...
La ragazza si portò una mano al petto, rendendosi conto solo in quel momento di stare ansimando.
Doveva calmarsi.
Non importava il luogo in cui si trovava in quel momento, sicuramente qualcuno sarebbe venuto a cercarla.
“Mantieni la calma Shirogane.”
Dopo essersi detta quelle parole, Naoto iniziò a focalizzarsi sul suo respiro, cercando con tutta se stessa di ricominciare ad averne uno che fosse il più regolare possibile.
Doveva assolutamente tornare in sé e cercare una spiegazione logica a quello che le era successo.
Ce la poteva fare.
Non doveva essere poi così difficile, ricordava perfettamente cosa le era successo.
Non appena la scena di poco prima si ricostruì nella sua mente, però, la  detective sentì nuovamente l’ansia farsi strada nel suo cuore.
Era assurdo.
Tutto quello che ricordava non aveva, in realtà, alcun senso.
«Shirogane. Calma.» si ripetè nuovamente, questa volta ad alta voce, come per essere sicura che il messaggio arrivasse a destinazione.
Poteva farcela.
Doveva solo pensarci a mente fredda e tutto avrebbe acquistato un sens-
Un rumore secco interruppe il silenzio in cui la ragazza era immersa e Naoto alzò lo sguardo, puntandolo tra le fronde alla sua sinistra.
L’unica cosa che era visibile erano i pochi spiragli di luce che riuscivano a superare le fronde degli alberi e che illuminavano la fitta nebbia che la circondava.
Nonostante ciò, la ragazza trattenne il respiro, continuando ad osservare il punto da cui quello strano rumore era giunto.
Poteva percepirlo.
Era come se qualcosa la stesse osservando.
Naoto assottigliò lo sguardo, mentre tutti i suoi pensieri e le sue domande di poco prima smettevano di ronzarle in testa, lasciando spazio solo a piani immediati di fuga.
Si alzò lentamente, continuando a mantenere il suo sguardo sui cespugli fin troppo vicini a lei, mentre la sua mano destra raggiungeva la fondina che si trovava legata alla sua cintura.
Un piccolo senso di sollievo si fece strada dentro di lei non appena le sue dita esili sfiorarono la pistola che si trovava lì, al suo interno.
Ma quel momento durò poco.
Un suono più flebile, come solo un leggero frusciare di foglie arrivò dalle sue spalle e Naoto si voltò immediatamente, mentre la mano destra afferrava con forza la pistola e la puntava verso la nebbia.
Niente, lì non c'era nessuno.
La ragazza continuò a tenere la pistola puntata davanti a sé, cercando di fare in modo che il suo respiro diventasse il più silenzioso possibile.
Non sapeva neanche lei per quanto tempo rimase in quel modo, con la pistola stretta nella mano destra e lo sguardo che scrutava l'orizzonte, alla ricerca di qualsiasi minimo movimento.
E fu allora che se ne rese conto.
Le fievoli luci, che fino a quel momento aveva creduto essere i pochi raggi del sole che riuscivano a passare oltre la nebbia, erano… vive.
Alcune di loro sparivano e apparivano a ritmo, altre si spostavano da un albero all'altro, altre si facevano più vicine...
Naoto dovette usare tutte le sue forze per non mettersi a urlare, mentre le sue dita stringevano con più forza la pistola.
Quelli erano occhi. Era circondata.
“Mantieni la calma.”
Non doveva assolutamente far capire al suo nemico di essere stato individuato.
Altrimenti...
“Mantieni la calma!”
Giusto.
Doveva restare il più lucida possibile.
Se si fosse fatta prendere dal panico, sarebbe sicuramente morta.
Cercando di comportarsi come se niente stesse succedendo, la ragazza fece un piccolo passo indietro, mentre i suoi occhi si muovevano da una parte all’altra, con l’unico intento di trovare anche solo un piccolo spiraglio dal quale scappare.
Ma quello che accadde dopo fu troppo veloce per lei da prevenire.
Un altro suono, questa volta molto più vicino degli altri, arrivò dalla sua destra e Naoto fece appena in tempo a spostarsi poco più indietro per veder comparire di fronte a lei un'ombra nera.
La ragazza puntò immediatamente la pistola contro il nemico, pronta a sparare, quando l’arma rischiò seriamente di caderle dalle mani.
Non era possibile.
Quello che era lì, a pochi centimetri da lei, era un ragno grande almeno quanto un gatto.
Le otto zampe dell’aracnide, lunghe almeno quaranta centimetri, erano marroni e pelose e, alla loro base, si trovava un piccolo aculeo cremisi.
Il suo corpo era rotondo e a strisce gialle e marroni, mentre il suo volto era come se fosse coperto da una maschera dorata, che lasciava intravedere solo i suoi otto occhi celesti, così luminosi da sembrare delle lampadine.
Ma fu quando quelle stesse luci si puntarono si puntarono nuovamente verso di lei che un urlo di puro terrore sfuggì dalle labbra di Naoto e il suo dito premette il grilletto, mentre quel mostro aveva aperto la bocca e le mostrava i denti affilati.
Il ragno (o almeno, quell'essere chiaramente geneticamente modificato che condivideva il suo stesso aspetto) lasciò andare uno straziante lamento di dolore e indietreggiò di qualche passo, i suoi movimenti si fecero man mano sempre più rigidi e, infine, si accasciò a terra, non muovendosi più.
Per un attimo silenzio calò nella foresta, mentre la detective non poteva far altro che trattenere il respiro, osservando delle piccole strisce luminose, caratterizzate da delle particolari lettere, avvolgere il corpo del mostro, mentre quest’ultimo si dissolveva lentamente nell’aria.
Ma la ragazza non ebbe il tempo di chiedersi cosa quelle strane scritte significassero.
Neanche mezzo secondo dopo lo sparo, un fortissimo boato si propagò intorno a lei e tantissimi ragni, uguali a quello che Naoto aveva appena ucciso, saltarono all'interno della radura, per circondarla.
Ma, mossa da uno spirito di sopravvivenza che neanche lei era a conoscenza di avere, la ragazza aveva già iniziato a correre e si era buttata tra le fronde con meno "luci" al loro interno, mentre tutti i suoi nemici si accavallavano uno sopra al punto in cui lei si trovava fino ad un secondo prima.
Non che questo bastasse per fermarli.
Non appena si resero conto di essere stati raggirati, i mostri si voltarono nuovamente verso di lei e iniziarono a seguirla all'interno della foresta.
Naoto, dal canto suo, non aveva neanche il coraggio di voltarsi a guardare ciò che stava succedendo alle sue spalle.
L'unica cosa che la ragazza poteva fare in quel momento era continuare a correre, sperando che prima o poi sarebbe riuscita a sfuggire alla morte che, invece, le sembrava oramai sempre più vicina.
Non che ci fosse bisogno di voltarsi per farsi un'idea di ciò che stesse succedendo.
Il rumore delle centinaia di zampe che colpivano il suolo era fin troppo esplicito per i suoi gusti.
Alcuni ragni tentarono anche di prenderla di sorpresa, attaccandola dai lati.
Uno di loro si attaccò al suo braccio e Naoto urlò, iniziando a muoverlo con una forza e una velocità tali da far perdere l'equilibrio al suo nemico.
Ma, per quanto si sforzasse, la ragazza sapeva che non poteva andare assolutamente avanti così.
Non importava quanto corresse.
Prima o poi i suoi movimenti si sarebbero fatti più lenti e la sua corsa sarebbe cessata.
Ne era consapevole e, come temeva, ne erano consapevoli anche quei mostri.
Ma, nonostante questo, Naoto non poteva smettere di correre.
Ogni passo che lei faceva, era seguito dall'assordante rumore di altre centinaia, se non migliaia, zampe che toccavano il terreno, facendolo addirittura tremare.
“Mantieni la calma!” si ripeté nuovamente lei, continuando a stringere con forza la pistola nelle sue mani.
Magari non tutto era davvero perduto.
Se fosse riuscita a raggiungere la fine di quella foresta, forse i suoi inseguitori l'avrebbero lasciata in pace.
Ma quella non era certo un'impresa facile.
Per quanto corresse, lo scenario intorno a lei non cambiava minimamente.
La nebbia che avvolgeva il luogo era fitta, sempre più fitta, e, paradossalmente, invece di abituarsi a essa era come se i suoi occhi le diventassero sempre più estranei, impendendo a Naoto di vedere cosa ci fosse anche solo davanti a lei.
Anche la vegetazione si stava rivelando un ostacolo non da poco.
Ogni singolo albero era intrecciato agli altri, spesso rendendo la strada su cui lei stava correndo un sentiero obbligato, in quanto sarebbe stato praticamente impossibile cercare vie alternative tra i rami e i tronchi di legno.
E, se questo da una parte poteva essere un vantaggio, dall'altro era invece la sua condanna.
Certo, così come lei era costretta a seguire il sentiero, lo erano anche i tantissimi ragni che le stavano alle calcagna: nessun nemico sarebbe potuto apparire ai suoi lati e prenderla di sorpresa, impedendole così di scappare.
D'altro canto...
...e se il sentiero non avesse portato al limite della foresta, ma al suo interno?
Naoto non fece neanche in tempo a considerare quell'ipotesi, in quanto il terreno sotto ai suoi piedi mancò improvvisamente e lei lasciò andare un acuto urletto di sorpresa prima di cadere a terra.
La detective si rannicchiò, mentre il suo corpo veniva sbalzato sul terreno e iniziava a rotolare giù dall’inatteso pendio.
Non appena toccò nuovamente la terra ferma, Naoto si tirò immediatamente su, nonostante le fortissime fitte di dolore che arrivavano da ogni centimetro del suo corpo.
Doveva continuare a scappare.
Se fosse rimasta ferma in quel punto, quei ragni l'avrebbero sicuramente raggiunta.
Fu solo in quel momento che la ragazza si rese conto che, intorno a lei, regnava il silenzio più totale.
Nessuno strano verso di attacco, nessuna zampa che faceva rumore colpendo il terreno. Niente di niente.
La detective rimase immobile e trattenne il respiro, cercando di captare anche il più lieve dei suoni.
Che i ragni avessero continuato a correre senza accorgersi che lei fosse caduta…?
Per la prima volta da quando si trovava in quell’assurdo luogo, Naoto lasciò andare un sospiro di sollievo, mentre il cuore le batteva all'impazzata nel petto e le sue gambe perdevano le forze, facendola cadere in ginocchio.
Ce l'aveva fatta. Era fuggita da quei mostri.
Ora l'unica cosa che doveva fare era trovare un'uscita da quella foresta e capire cosa stesse succedendo.
La detective si alzò, ignorando la fitta di dolore che le sue gambe le lanciarono, e iniziò a guardarsi intorno.
La nebbia, così come gli alberi e le piante, non si trovava in quel luogo, permettendole, finalmente, di vedere cosa la circondasse.
L'antro in cui era caduta era buio e circondato da pareti ripide e rocciose, probabilmente molto difficili da scalare.
Un'apertura, diametralmente opposta al punto in cui si trovava lei, si apriva nella parete, lasciando lo spazio ad un tunnel che pareva essere stato scavato artificialmente, mentre in alto si trovava l'uscita e la ragazza dovette addirittura aguzzare lo sguardo per riuscire a vederla.
Lì, tra le rocce, vicino alla parete su cui era rotolata, vi era una piccola fessura da cui era visibile solo una fitta coltre di nebbia.
Naoto abbassò nuovamente lo sguardo e posò una mano sulla roccia fredda di fronte a lei.
Anche se non era sicuramente consigliabile perdersi tra le gallerie di quello strano posto, tentare di scalare quella parete tanto ripida quanto scivolosa era un'opzione ancora peggiore.
In più, se fosse anche riuscita a raggiungere la fessura da cui era entrata, non avrebbe avuto idea di dove fosse l'uscita da quella maledetta foresta...
Sì, la galleria era sicuramente l'opzione migliore.
Dopo essere arrivata a quella conclusione, la ragazza fece per voltarsi e per dirigersi verso la parte opposta di quell'antro, quando qualcosa attirò la sua attenzione.
Lì, poco lontano da lei, pendeva un filo quasi trasparente.
La detective aguzzò lo sguardo, notando solo in quel momento che quel filo non era unico.
Centinaia, se non migliaia, di filamenti penzolavano dal soffitto, e arrivavano fino a terra.
Un brivido le corse lungo la schiena e Naoto staccò il palmo dalla parete, rendendosi conto solo in quel momento di quanto quella fosse appiccicosa.
Si portò la mano al volto, osservando con attenzione i numerosissimi e sottilissimi fili che la ricoprivano.
“Sembra una ragnatela...”
Quando quel pensiero risuonò nella sua mente, la ragazza alzò di scatto lo sguardo, mentre il sollievo che aveva provato poco prima stava piano piano scomparendo, lasciando spazio solo alla paura.
Quelle strane ragnatele erano ovunque e ricoprivano completamente sia le pareti che il suolo...
...e anche il suo corpo.
Non c'erano dubbi.
Quello in cui Naoto si trovava non era un luogo sicuro.
Era un nido.
La ragazza si voltò di scatto, iniziando a correre verso la galleria che si trovava dall'altra parte dell'antro.
Quando era ormai a metà strada, però, un rumore arrivò dall'alto e lei si gettò istintivamente all'indietro, prima che un'enorme figura cadesse sul suolo, emettendo un fortissimo boato.
La detective afferrò la pistola dalla fondina e alzò lo sguardo, puntando l'arma davanti a sé e preparandosi a colpire il nuovo nemico che si era palesato.
Non appena vide ciò che si trovava di fronte a lei, però, Naoto dovette appellarsi a tutte le sue forze per non far cadere la pistola al suolo.
Lì, a neanche due metri da lei, vi era un essere molto più spaventoso dei mostri che poco prima l'avevano inseguita.
Doveva essere la loro madre.
Il ragno contro cui la detective continuava a puntare la pistola era molto più grande di quelli da cui era scappata.
Sei delle sue otto zampe erano lunghe almeno quanto due braccia di un uomo adulto ed erano completamente ricoperte da un leggero pelo nero, con degli artigli rossi che spuntavano dalla loro punta; mentre le due zampe anteriori erano prive di pelo e mostravano un colore violaceo, quasi malato, e si concludevano con delle vere e proprie mani rosse.
Il suo corpo era formato da un'enorme bolla nera, con sopra dipinta l'immagine di un teschio.
E il suo volto...
Il suo volto era sicuramente uno degli aspetti più terrificanti.
Metà del viso di quel mostro sembrava essere completamente nascosta da una strana maschera dorata, simile a quella che si trovava sul viso dei ragni più piccoli di poco prima, con due corna appuntite ai lati, ma che Naoto capì essere in realtà parte della sua stessa faccia nel momento in cui vide i nove occhi verdi che si trovavano su questa.
Sotto di essa, la sua pelle presentava lo stesso colore violaceo delle sue zampe anteriori ed era spaccata in quattro, creando così l'apertura di quella che doveva essere la sua bocca.
Naoto fece un passo indietro, mentre poteva sentire il suo intero corpo tremare.
Doveva essere un sogno.
Mentre poteva ancora esserci una spiegazione logica per i "piccoli" ragni che aveva visto poco prima, un aracnide di quelle dimensioni non poteva certo essere reale.
Sì, quello doveva essere un sogno.
Sì sarebbe svegliata presto, bastava solo riuscire a smettere di dormire.
Il nemico di fronte a lei aprì la bocca, mostrando le sue quattro diverse fila di denti affilati e la sua lingua rossa, e la detective si lanciò istintivamente di lato, prima che una spessa ragnatela venisse sparata dalle fauci del ragno e colpisse precisamente il punto in cui, un istante prima, lei si trovava.
No. Era inutile sperarci. Quello non poteva essere un sogno.
Quando il nemico si voltò nuovamente verso di lei, Naoto non ci pensò due volte.
Il suo dito premette il grilletto e il rumore dello sparo riempì il nido, mentre il proiettile volava direttamente verso il mostro, colpendolo al volto e... non facendogli assolutamente niente.
La già poca speranza che Naoto aveva avuto fino a quel momento iniziò a vacillare, mentre ricaricava la pistola e faceva esplodere un altro colpo.
E poi un altro. E poi un altro ancora.
Ma non c'era niente da fare.
I proiettili che colpivano la sua maschera dorata venivano sbalzati ai lati del suo volto, mentre i pochi che arrivavano alla parte più bassa della sua pelle causavano solo danni superficiali, pari ad una puntura di zanzara.
Nel frattempo, il ragno continuava ad avvicinarsi sempre di più a lei e Naoto, di rimando, faceva dei passi indietro, cercando con tutta se stessa di rimanere il più lucida possibile.
Quando anche l'ultimo proiettile presente nella sua pistola venne respinto, la detective abbassò l'arma, mentre la sua schiena toccava la parete rocciosa dell'antro.
Era la fine.
Il mostro era ormai a pochi centimetri da lei e, anche se le sembrava quasi impossibile, Naoto poteva giurare di vedere come una luce riflessa nei suoi occhi, come se si stesse divertendo a vederla tentare di difendersi, senza alcuno scampo.
Ma, oramai, non c'era niente che lei potesse fare.
Il ragno aprì nuovamente la sua mostruosa bocca e la ragazza chiuse gli occhi, sperando che, almeno, la ragnatela che presto l'avrebbe avvolta l'avrebbe uccisa in modo indolore, prima che quelle temibili fauci potessero affondare nella sua carne.
Il suono della ragnatela che veniva sparata ad alta velocità verso di lei riempì il silenzio che si era creato e Naoto strinse con più forza le palpebre, pronta al colpo.
«Scappa!»
Ma niente la colpì.
Un ringhio irritato, seguito da un forte lamento di dolore, risuonò nel nido e la ragazza aprì gli occhi, per trovarsi davanti una scena a dir poco surreale.
La faccia del ragno era ricoperta dalla stessa ragnatela che il mostro aveva sparato e il suo corpo era piegato all'indietro, come se ci fosse qualcuno sul suo addome.
E fu in quel momento che lo vide.
Una piccola figura marrone, non facile da distinguere a quella distanza, si trovava sopra il mostro e lo aveva afferrato per la chioma, continuando a tirarla all'indietro.
Poi, la figura saltò in aria e iniziò a girare, come se fosse un tornado, tornando a schiantarsi neanche un secondo dopo sul nemico che, sorpreso, lasciò andare un forte lamento di dolore, prima di cadere a terra.
Prima ancora che Naoto potesse capire cosa stesse succedendo, però, il suo soccorritore saltò di fronte a lei e le afferrò la mano.
«Dobbiamo scappare!»
Con una forza decisamente improbabile per la sua piccola stazza, l'essere iniziò a correre, trascinandosi dietro la detective che, frastornata, non poté far altro che seguirlo, mentre questo entrava nel tunnel che il nemico aveva bloccato fino a quel momento.
Un urlo di rabbia arrivò dalle sue spalle e Naoto si voltò, riuscendo a vedere con la coda dell'occhio il ragno che, con incertezza, si rialzava sulle sue gambe e guardava nella loro direzione, iniziando a seguirle.
«Non guardare indietro, pensa a correre!» le urlò il suo soccorritore, continuando a sfrecciare nel tunnel.
«Cosa è quel coso?!»
La ragazza sapeva che quello non era il momento adatto ad una domanda del genere, ma quelle parole scivolarono fuori dalle sue labbra prima che lei potesse fermarle.
Ma, come prevedibile, l'essere non le rispose, ma svoltò bruscamente a destra e iniziò a correre in una galleria più stretta della precedente, costringendo Naoto a stringersi nelle spalle per non rimanere schiacciata tra le pareti.
Nel farlo, però, la ragazza inciampò nei suoi stessi piedi e cadde in avanti, sopra la creatura che, non aspettandoselo, non poté minimamente schivarla.
Neanche un secondo dopo, la mano rossa del ragno si inserì nella fessura, tentando di afferrarla.
La detective lasciò andare un urlo di puro terrore quando le dita del mostro arrivarono a pochi millimetri da lei... per poi fermarsi.
Il nemico lasciò andare un grugnito di frustrazione, mentre cercava di far entrare la mano più in profondità per poterla afferrare.
Nel frattempo Naoto si era alzata nuovamente in piedi, aveva afferrato la povera creatura dolorante e si era allontanata ulteriormente dalla fessura, mentre il cuore continuava a batterle con forza nel petto e il respiro si faceva sempre più affannoso.
Non sapeva neanche lei per quanto tempo restò lì, immobile, ad osservare la mano del mostro che tentava di avvicinarsi di più possibile.
Poi, dopo aver lasciato andare un ultimo ringhio di frustrazione, il ragno ritirò l'arto e riprese a camminare nel tunnel, tornando nella direzione da cui era venuto.
Per l'ennesima volta da quando si era risvegliata, le gambe di Naoto cedettero nuovamente e la ragazza cadde in ginocchio, mentre le lacrime che fino a quel momento aveva trattenuto avevano iniziato a offuscarle la vista.
Ce l'aveva fatta.
Era riuscita a salvarsi di nuovo.
«A-Ahia.»
Solo quando un leggero lamento di dolore arrivò alle sue orecchie, si rese conto di star stringendo con così tanta forza la creatura, che poco prima aveva anche schiacciato al suolo, da doverle rendere difficile anche respirare.
«S-scusa!» esclamò Naoto con una voce molto più femminile e acuta del solito, aprendo immediatamente le braccia e lasciando andare l'essere che cadde al suolo, tossendo.
«N-non preoccuparti.» rispose poi, voltandosi verso di lei e mostrandole per la prima volta il suo volto.
Quello fu il primo momento in cui la detective poté osservare la creatura che le aveva salvato la vita.
A differenza dei mostri che aveva incontrato fino a quel momento, quell'essere assomigliava, anche se molto lontanamente, ad un coniglio.
La sua pelle era ricoperta da un leggero pelo color cioccolato al latte, con alcune chiazze rosa intorno al collo e sulle sue orecchie.
Sempre se quelle potevano essere considerate orecchie.
Ciò che si trovava ai lati della sua testa erano come due enormi parabole allungate, che terminavano in tre diverse punte rosa.
Sulla sua fronte, vi erano tre piccole corna.
«C-cosa sei?»
Quelle parole sfuggirono dalle sue labbra prima che Naoto riuscisse a rendersene conto.
La creatura piegò la testa di lato, come se quella fosse la domanda che meno si aspettasse in quel momento.
«Sono Lopmon.– rispose poi, come se quella fosse la cosa più ovvia del mondo –Benvenuta a Digiworld.»
Titolo: Don’t push that button
Fandom: Persona 4
Personaggi: Tutto l’Investigation Team
Prompt: M1
Avvertimenti: Soulmate!AU
Parole: 1900
 
Yu lanciò uno sguardo all'inattivo che si trovava incastonato nel suo braccio, passando lentamente e delicatamente le dita sul piccolo bottoncino che si trovava al suo fianco.
Finalmente lo avrebbe premuto.
Dopo ben 17 anni di paure e di ripensamenti, quello sarebbe stato il giorno in cui avrebbe compiuto il passo più importante della sua vita: avrebbe finalmente iniziato la ricerca della sua anima gemella.
Bastava poco, infatti, molto poco.
Una volta premuto quel bottone rosso, il contatore si sarebbe attivato e avrebbe iniziato a contare alla rovescia, fino al momento in cui non sarebbe avvenuto il fatidico incontro.
Niente di più semplice... ed era qua che veniva la fregatura.
C'era una regola ben specifica che faceva tentennare tutte le persone dall'usarlo il prima possibile, senza neanche pensarci due volte.
Il numero di volte che potevi provare a utilizzarlo.
Per quanto quel contatore fosse potente era, allo stesso tempo, limitato.
Al massimo potevi avere tre possibilità.
Gli scenari possibili erano due e gli erano stati spiegati fin da bambino: anche la tua anima gemella aveva attivato il counter e quindi, una volta incontrati, i due si azzeravano insieme, emettendo un suono acuto per indicare il buon esito della tua ricerca; oppure esaurivi i tre tentativi possibili, rimanendo senza la certezza di chi fosse la tua anima gemella.
In entrambi i casi, il counter si sarebbe spento per sempre.
«Sei arrivato in anticipo, Yu-kun.»
Quando la voce di Yukiko arrivò alle sue orecchie, Yu distolse lo sguardo dal suo braccio e si voltò verso di lei.
«Ciao, Yukiko.– la salutò, cercando di non mostrare il nervosismo che aveva iniziato a diffondersi nel suo corpo –Chie? Non è con te?»
La ragazza dai capelli neri si sedette di fronte a lui, al suo posto al loro solito tavolo del Junes.
«Sta arrivando, è andata a recuperare Yosuke.» rispose.
Neanche un secondo dopo, le voci dei due suoi compagni attirarono l'attenzione di Yu.
«Che c'è? Volevi scappare?– Yu poteva vedere Chie che, furiosa, aveva afferrato Yosuke per un braccio e lo stava trascinando verso di loro –Avevamo detto di partecipare tutti quanti una volta che il caso sarebbe stato risolto. Non puoi tirarti indietro adesso!»
«Ti ho già detto che non stavo scappando!– ribatté il ragazzo, dimenandosi –Mi stavo solo andando a cambiare. Cosa succederà se poi verrà fuori che la mia anima gemella è qui vicino e mi vedrà con questi vestiti?!»
“Bugiardo.” pensò Yu.
Sapeva benissimo quanto Yosuke fosse preoccupato per quello che poteva accadere dopo l'attivazione del counter.
Dopotutto, lui era proprio una di quelle persone che, inconsciamente, aveva già provato ad attivare il suo timer.
Due volte.
Yosuke gli aveva confidato quel segreto pochi giorni prima, quando avevano deciso il giorno in cui avrebbero provato a cambiare il loro futuro, tutti insieme.
Quella per lui sarebbe stata la sua ultima possibilità. Era normale che fosse spaventato a morte.
«Oh, Yu.– non appena lo vide, Chie lo salutò con un gesto della mano –Non credevo fossi già qui. Sei il nostro leader fino alla fine, eh?– aggiunse poi, facendo sedere con forza Yosuke al suo solito posto –Scusate il ritardo, ma qualcuno stava cercando di scappare.»
Yosuke si voltò verso di lei. 
«Ti ho già detto che non volevo sca...»
«Senpai! Ci siamo anche noi!»
Qualsiasi cosa Yosuke volesse dire fu immediatamente bloccata dalla voce squillante di Rise che, poco lontano dal tavolo, aveva iniziato a sventolare la sua mano.
Lei sì che era su di giri.
Yu poteva percepirlo benissimo. E questa cosa lo terrorizzava.
Almeno da quanto aveva potuto constatare dal comportamento della ragazza nei suoi confronti, lei aveva un solo desiderio: essere la sua anima gemella. Ma, per quanto non gli dispiacesse l'idea, Yu non era completamente convinto che quello sarebbe accaduto.
Insomma, il loro gruppo stava insieme da più di un anno.
Se al suo interno ci fossero state delle anime gemelle, sarebbe venuto fuori molto prima oramai.
Lui stesso aveva provato ad attivare il suo timer, una volta, durante quell'anno.
E sapeva per certo che almeno un'altra persona ci avevano provato.
E quelle due erano...
«Ehi, Senpai. Scusate il ritardo, Ted insisteva per prendere il gelato.»
Kanji Tatsumi.
Yu aveva visto il suo kohai a guardare con trepidazione il suo counter un giorno, con chiaro nervosismo.
Tutti sapevano della sua cotta, dopotutto.
Era ovvio che lui provasse almeno una volta a vedere se quel qualcosa poteva davvero scoppiare.
Peccato che l'altra persona era chiaramente qualcuno che non aveva mai toccato il bottone del suo counter.
«Scusate il ritardo.– Naoto si sedette al suo solito posto, il capello blu tirato in giù sul viso, come se la ragazza volesse nascondere la sua espressione –Come ha detto Kanji-kun, Teddie era particolarmente insistente.»
«Sensei! Nao-chan e Kanji-chan mi trattano male!– come Yu si aspettava, Teddie si lanciò in braccio a lui, cercando protezione –Io volevo solo provare il nuovo gelato “Everyday is great at your Junes” del Junes. E' una super, mega, iper edizione limitata, dopotutto!»
«Ted. Smettila di dare fastidio!»
Yosuke afferrò il ragazzo per il colletto e lo fece sedere nel posto accanto al suo.
Yu non riuscì a trattenere il piccolo sorriso che si formò sulle sue labbra di fronte a quella scena.
Il rapporto tra Yosuke e Teddie era decisamente maturato in quell'anno che avevano trascorso insieme.
Ora sembravano quasi due fratelli.
«Yosuke, sei cattivo anche tu!»
«Smettila, ho detto.– ripetè il ragazzo, lanciandogli un'occhiataccia –Più che altro, come era quel gelato? Era buono almeno? Lo hanno stampato su tutti i volantini del supermercato, ma io ho paura che ci faccia più pubblicità negativa che altro.»
Teddie mostrò il suo solito, indecifrabile, sorriso.
«Faceva schifo.» esclamò, con un tono inspiegabilmente felice.
Yosuke sospirò pesantemente, chiaramente non sorpreso dal risultato.
«Certo che potrebbero pensarci due volte prima di creare queste trovate pubblicitarie...» disse tra sé e sé.
Fu in quel momento che Chie prese la parola, iniziando il discorso che tutti, fino a quel momento, avevano cercato chiaramente di evitare.
«Ora che ci siamo tutti,– disse, lanciando un'occhiata veloce al suo polso –dobbiamo solo premere il pulsante... no?»
Silenzio.
Il chiacchiericcio che fino a poco prima si poteva udire intorno al loro tavolo si spense completamente e gli otto ragazzi – o meglio, i sette ragazzi e la Shadow dalla forma umana – iniziarono a lanciarsi sguardi a vicenda e ai loro polsi.
La tensione poteva essere tagliata con un coltello.
«S-Sentite,– questa volta era stata a Naoto a parlare, la voce chiaramente più femminile e tremante del solito –non siamo costretti a farlo. Eravamo tutti su di giri quando abbiamo deciso che lo avremmo fatto, ma possiamo sempre tirarci indietro. Se abbiamo bisogno di tempo possiamo prendercelo.»
Anche se non lo fece notare, Yu notò lo sguardo di Kanji incupirsi ancora di più.
«Naoto-kun non ha tutti i torti.– disse Yukiko –Siamo davvero sicuri di volerlo fare?»
Silenzio, di nuovo.
Nessuno osava rispondere a quella domanda.
Il problema era che, per quanto tutti loro – o, meglio, quasi tutti loro – ci tenessero a scoprire la loro anima gemella, il rischio di non trovarla e di perdere una possibilità, se non l'ultima, di riuscirci era alto.
Poi, improvvisamente, un tonfo arrivò dalla sua destra e Yu si voltò, trovandosi davanti Rise, con le mani sbattute sul tavolo.
«Naoto-kun! Yukiko-senpai!– le sgridò –Abbiamo deciso di non tirarci indietro. Scappare dalla verità è una cosa che l'Investigation Team ha deciso di non fare più, no?»
...
Beh, la idol aveva ragione.
Se solo il tutto non fosse stato chiaramente mosso dalla speranza di avere lui come anima gemella, Yu avrebbe concordato con lei.
«E poi io devo sbrigarmi!– Teddie esclamò, con la sua solita voce fin troppo elevata per la situazione –Non posso lasciare aspettare la mia donzella a lungo!»
«Ted,– Kanji si intromise –chi ti dice che sia una ragazza?»
Il più giovane si voltò verso di lui.
«Oh, Kanji-chan.– rispose, con un tono alquanto molesto –Vuoi essere tu la mia anima gemella? Io non mi tiro indie...»
«Cazzo, no! Certo che no!– urlò l'altro, guardandolo malissimo –Vuoi che ti uccida?!»
«Sensei! Kanji-chan è cattivo con me!»
Yu guardò i due, non sapendo bene cosa rispondere.
Fortunatamente, Yosuke prese la parola.
«Perché non lasciamo decidere a Yu?– disse, lanciandogli un'occhiata –E' il nostro leader, sono sicuro che lui saprà fare la scelta giusta. Vero, partner?»
...Forse era meglio rimangiarsi quel “fortunatamente”.
“Perché devo finirci sempre io in queste situazioni?”
Il cervello di Yu iniziò immediatamente a pensare ad un piano di fuga ma, quando vide che l'intero gruppo stava aspettando un suo verdetto, il ragazzo capì che scappare non era una soluzione.
Doveva prendere una decisione.
E doveva farlo in fretta.
«Io credo che potremmo provare.– disse poi, guardandoli uno ad uno –Alla fine siamo qui per farci supporto a vicenda, giusto? Siamo una squadra. Ci aiuteremo l'un l'altro. Ce la faremo sicuramente.»
Nonostante qualcuno (cioè Naoto) non fosse ancora del tutto convinto, nessuno osò andare contro la parola del loro leader.
L'intero gruppo annuì solamente, per poi portare uno ad uno il dito sul proprio bottone, aspettando indicazioni.
«Al mio tre.» annunciò Yu, sentendo su di lui lo sguardo di tutti i suoi compagni.
Poteva percepire Yosuke tremare al suo fianco, mentre Rise e Teddie non stavano chiaramente più nella pelle.
«Uno.»
Chie e Yukiko deglutirono, quasi simultaneamente.
«Due.»
Naoto chiuse gli occhi, come per non osservare più ciò che stava per fare e Yu vide invece che Kanji aveva spostato il suo sguardo su di lei.
«Tre.»
Click.
Gli otto bottoni furono premuti contemporaneamente, ognuno dal suo proprietario.
Yu osservò il piccolo schermo del suo contatore illuminarsi per iniziare il conto alla rovescia.
E fu allora che accadde.
Biiiiiiiiiiiip!
Un suono acuto arrivò dagli otto contatori, facendo trasalire i ragazzi.
Yu sentì il suo sangue gelarsi nelle vene, quando notò cosa era apparso sul suo contatore.
"0 s".
Il ragazzo alzò immediatamente lo sguardo e vide riflesso negli occhi dei suoi compagni lo stesso terrore che stava provando lui in quel momento.
Tutti rimasero in silenzio, continuando a guardarsi uno ad uno, cercando di capire chi di loro fosse la loro anima gemella e chi no.
Poi...
«Pffft.»
La prima a partire fu Yukiko.
Una fortissima risata uscì dalle sue labbra e la ragazza si trovò presto piegata in due, le lacrime agli occhi da quanto quella situazione assurda la stava facendo ridere.
«Senpai, lo sapevo che eravamo destinati a stare insieme!»
«Senseiiiii! Sono così felice che tu sia la mia anima gemella!»
«Partner, cosa vuol dire questo?!»
Yu si voltò immediatamente verso Rise, Teddie e Yosuke che, contemporaneamente, avevano preso la parola e si erano rivolti a lui.
Il ragazzo non fece neanche in tempo a rispondere che un botto arrivò dalla sua sinistra e il leader si voltò, solo per vedere Kanji che aveva colpito con forza il tavolo.
«Cosa cazzo significa?!» urlò.
«Kanji-kun!– Chie, che stava cercando di calmare Yukiko, si voltò verso il suo compagno più giovane –Non perdere la calma, adesso troveremo sicuramente una soluzione.»
«Non c'è nessuna soluzione. Adesso non scopriremo mai chi è l'anima gemella di chi.»
La voce lapidaria di Naoto li bloccò e il silenzio – a parte per le continue risate di Yukiko – calò nel gruppo.
E, mentre tutti gli sguardi si posavano su di lui, Yu si chiese perché aveva anche solo pensato che le cose potessero andare nel verso giusto.
Fandom: Bravely Default
Personaggi: Alternis Dim
Avvertimenti: SPOILER, Missing Moment
Missione: M3 - Onora tuo padre e tua madre.
Numero di parole: 240
 
Gli occhi di Alternis Dim erano puntati sul pilastro di luce che, a soli pochi metri da lui, si alzava verso il cielo.
Non c'era più tempo. Doveva agire immediatamente.
Il cavaliere dall'armatura nera si voltò, dando le spalle alla grande finestra dell'aeronave e iniziando a camminare verso la porta della sala comandi, per raggiungere il ponte.
Un brivido gli corse lungo la schiena quando pensò a cosa avrebbe trovato sulla nave nemica, una volta che sarebbe saltato su quella per fermare i piani di quell'essere malvagio.
Edea Lee.
La ragazza che lui aveva da sempre amato era adesso dalla parte dei cattivi e Alternis non riusciva ancora a credere di dover incrociare la sua spada con lei.
Ma non poteva fare altrimenti.
Dopotutto, quello era l'ultimo desiderio di Braev Lee.
Non appena quel pensiero gli attraversò la mente, il cavaliere iniziò a camminare con passo più deciso, l'ansia di poco prima che era completamente scomparsa.
Il Templare era morto.
Questo perché lui non era stato abbastanza bravo da proteggerlo.
E questo Alternis non se lo sarebbe mai perdonato.
Il ragazzo arrivò sul ponte e afferrò la sua spada, pronto a saltare sull'aeronave in cui la battaglia finale avrebbe avuto luogo, mentre il suo obiettivo si faceva sempre più chiaro nella sua mente.
Per esaudire il desiderio di colui che considerava alla stregua di un padre, Alternis avrebbe vinto.
Anche se questo significava uccidere la persona che, da sempre, amava.
Titolo: Are you proud of me?
Fandom: Bravely Default (Second)
Personaggi: Anne
Avvertimenti: SPOILER, Missing Moment
Missione: M2 – Mitologia celtica e irlandese (elemento ripreso: fate maligne della mitologia celtica)
Numero di parole: 538
 
Aveva perso.
Quando quella convinzione si fece chiara nella mente di Anne, era troppo tardi per lei.
L'attacco di Yew la colpì in pieno e la fata cadde a terra, la forza ormai sparita dalle sue bellissime ali dorate che il suo signore le aveva donato.
«C-Che disdetta...»
Anne portò lo sguardo a terra, osservando come il suolo si stesse facendo sempre più vicino.
Stava riacquistando la sua forma originale. Quella di una mera, piccola fatina dalle ali nere.
E ancora non riusciva a crederci.
Perché? Perché le cose stavano andando in quel modo?
Lei aveva fatto di tutto per Lord Providence.
Aveva ingannato quei quattro ragazzi, due anni prima, per far in modo che sua sorella Airy non si intromettesse nei suoi piani.
Aveva passato mesi in compagnia di uno stupido umano, così insopportabile che Anne si era chiesta più volte perché, tra tutti, doveva trovare proprio lui.
Ma questo non l'aveva fermata.
Aveva sopportato tutto, anche l'attesa della fine del piano di sua sorella, anche l'essere considerata il braccio destro di quell'uomo che si faceva chiamare Kaiser.
Tutto per quel momento.
Per il giorno in cui il suo padrone sarebbe giunto su quella terra e l'avrebbe distrutta.
Ogni volta che pensava a ciò che avrebbe atteso Luxendarc, Anne non riusciva a contenere il suo entusiasmo.
Voleva vederlo.
Voleva sentirlo.
Voleva viverlo.
Allora perché stava perdendo?
Perché non riusciva più a muoversi?
Perché non era capace di mantenere la forma che il suo signore le aveva donato?
La fatina digrignò i denti, riuscendo finalmente ad alzarsi in volo, le piccole ali nere che le facevano male.
No. Era impossibile.
Lei non aveva perso.
Lei doveva combattere.
Doveva continuare a lottare, così da poter vedere finalmente ciò che Lord Providence le aveva promesso.
Ma, nonostante ci provasse, non riusciva a lanciare nessun incantesimo.
Adesso era lì, che barcollava nell'aria, non riuscendo a mantenere neanche un volo stabile, mentre una forte malinconia si faceva strada in lei.
Sapeva di non aver fallito.
Dopotutto, anche se era stata sconfitta in battaglia, oramai il portale era stato aperto.
Lord Providence sarebbe arrivato su Luxendarc e l'avrebbe distrutta.
Quello era il piano fin dall'inizio.
Ma, per qualche motivo, Anne non era affatto contenta.
Non riusciva ad accettare quella sconfitta.
Non riusciva ad accettare di aver perso la possibilità di vedere ciò per cui aveva combattuto così a lungo.
Non riusciva ad accettare che il suo signore non la riconoscesse come degna del suo ruolo.
Quando quel pensiero si formò nella sua mente, gli occhi Anne si spalancarono.
Già. Ecco qual era il problema.
Nonostante tutto ciò che la fatina avesse fatto fino a quel momento, Lord Providence non le aveva mai detto niente.
Non l'aveva mai lodata.
Il mondo intorno a lei si faceva sempre più oscuro.
Le sue ali iniziarono a cedere e Anne rischiò più volte di cadere al suolo, mentre le sue labbra si schiudevano e la domanda che da tanto tempo le attanagliava il cuore fuoriusciva da esse.
«Venerabile...»
Le sue ali non riuscivano più a reggere neanche il suo misero peso.
«...siete...»
Le sue palpebre erano troppo pesanti per restare aperte.
«...fiero di...»
La fatina cadde al suolo, la voce che ormai era diventata un sussurro.
«...me?»

SMS

Feb. 20th, 2020 06:42 pm
Titolo: SMS
Fandom: Persona 4
Personaggi: Naoto Shirogane, Rise Kujikawa
Avvertimenti: Demenziale
Missione: M3 (Prompt: 3-4-5)
Numero di parole: 1404
 
 
Finalmente, pace.
Naoto si sedette alla sua scrivania, con la tazza di tè caldo nella mano destra, e aprì il suo computer portatile, pronta per cominciare il suo solito lavoro notturno.
Era così bello lavorare di notte.
Tutti gli altri abitanti del condominio dormivano, fuori non c'era nessuno e in casa sua non volava una mosca.
Era il momento perfetto per concentrarsi.
Nessuno poteva disturbarl-
Bip-bip.
La detective sospirò, allungando la mano verso il suo telefono cellulare che, poggiato sulla scrivania poco lontano da dove lei si era seduta, l'aveva appena avvertita dell'arrivo di un messaggio.
Quello poteva dire due cose e, in entrambi i casi, non erano belle notizie.
La prima: qualcuno dei suoi amici era nei guai e le stava chiedendo aiuto (non c'erano altri motivi per scriverle così tardi a notte fonda); la seconda: era successo qualcosa e lei doveva immediatamente correre in centrale.
Sapendo che in entrambi i casi avrebbe dovuto necessariamente rispondere, la ragazza afferrò il suo cellulare e lo aprì, guardando immediatamente tra i messaggi ricevuti.
 
Rise Kujikawa: “Io credo che tu saresti una perfetta omega, Naoto. ”
 
...
Naoto non era sicura di aver completamente compreso cosa quel messaggio stesse a significare.
Un'omega? In che senso? Cosa aveva lei di simile ad una lettera dell'alfabeto greco?
 
Naoto Shirogane: “NN CAPISCO DI CS TU STIA PARLANDO.”
 
Forse era una sorta di indovinello?
No, non poteva essere così.
Forse era un messaggio in codice? Una richiesta d'aiuto?!
La detective si alzò immediatamente dalla sedia, iniziando a cercare il suo cappotto.
Se Rise aveva bisogno di aiuto lei doveva salvarla.
Non poteva lasciare che le succedesse qualcosa.
Bip-bip.
Naoto portò nuovamente lo sguardo al suo telefono.
 
Rise Kujikawa: “Parlo di ABO, Naoto. Come fai a non capirlo?? (°ー°〃)”
 
“ABO...?”
Che quella fosse la chiave per leggere il messaggio...?
Bip-bip.
 
Rise Kujikawa: “E comunque secondo me Yu-senpai è un alfa! (๑♡⌓♡๑)”
 
Una lampadina si accese nella sua testa.
Ok, forse quel discorso non gli era completamente nuovo.
Rise aveva già avuto un dialogo simile con Yukiko, proprio quella mattina a scuola.
Naoto sospirò, togliendosi il cappotto di dosso e tornando alla sua scrivania, mentre cercava con tutta se stessa di mantenere la calma.
 
Naoto Shirogane: “L'OMEGAVERSE T STA FACENDO MALE. 6 OSSESSIONATA. DORMI.”
 
Già, l'omegaverse.
Erano giorni che Rise e Yukiko non parlavano d'altro.
Tutto era iniziato circa due settimane prima, quando la loro senpai era arrivata a scuola con un manga tra le mani che, testuali parole, “anche se non era del tutto convinta, le era sembrato interessante e lo aveva comprato”.
Se le avessero chiesto di descrivere il momento esatto prima di una catastrofe, quello sarebbe stato l'esempio perfetto.
Le due ragazze avevano iniziato a leggere il manga e... non avevano più smesso.
Adesso passavo le pause scolastiche a parlare solo ed esclusivamente di quello.
Avevano anche provato a far entrare lei in quel mondo, ma Naoto aveva rifiutato.
Forse quello il fine ultimo dei messaggi che Rise le aveva inviato poco prima era proprio quello di tentare nuovamente di trascinarla nell'omegaverse.
Bip-bip.
 
Rise Kujikawa: “Dormire?! Non posso dormire!ヽ(`Д´)ノ  Non ho ancora finito di leggere questo volume!! <(`^´)>”
 
...
 
Naoto Shirogane: “SN LE 2:30. DORMI. DMN C'È SCUOLA.”
 
Sicura che la discussione fosse finita, la detective posò il telefono sulla scrivania, tornando al suo lavoro.
Non aveva tempo da perdere.
Bip-bip.
Naoto afferrò nuovamente il cellulare, con un moto stizzito.
 
Rise Kujikawa: “Beh, sono le 2:30 anche per te, Naoto. Cosa stai facendo? (o≖◡≖)”
 
Stava lavorando. Ecco cosa stava facendo.
La detective non riuscì neanche a rispondere che un altro messaggio apparve davanti a lei.
 
Rise Kujikawa: “Ammettilo, stai leggendo anche tu un omegaverse, vero? ヾ(≧▽≦*)o È inutile che lo nascondi Naoto~”
 
...Ma possibile che si fosse fumata il cervello fino a quel punto?
 
Naoto Shirogane: “STO LAVORANDO. NN SCRIVERMI +. A DMN.”
 
Naoto rimase per qualche secondo ad osservare lo schermo del suo telefono, attendendo una possibile risposta della idol e sperando, allo stesso tempo, che quella non arrivasse mai.
Vedendo che niente stava arrivando, fece per mettere nuovamente il telefono sulla scrivania ma, proprio in quel momento, il solito "bip-bip" arrivò dal cellulare.
 
Rise Kujikawa: “Non posso dormire, Naoto. (っ=﹏=c) Ne sento il bisogno fisico.”
 
Il bisogno fisico di cosa?
Un altro messaggio apparve subito dopo, lasciando la detective ancora più confusa.
 
Rise Kujikawa: “Voglio il knot di Yu-senpai.ヾ(´囗`)ノ ”
 
Cosa diamine era un knot?!
Visto che Rise non accennava a mandare un messaggio esplicativo, la detective tornò a osservare il suo computer e aprì il browser.
Poi, digitò “knot omegaverse” nella barra di ricerca...
...e chiuse immediatamente il suo pc, le guance in fiamme.
 
Naoto Shirogane: “RISE. SMETYILA DI MANFARMI QUESTU MESAAGGI O GIURO KE T BLOKCO.”
 
Solo quando aveva ormai inviato il messaggio Naoto si rese conto della quantità di errori che aveva inserito nel scriverlo.
Doveva calmarsi.
Non era da lei perdere il controllo in quel modo.
In più, Rise stava chiaramente male.
La sua ossessione per il Senpai l'aveva già preoccupata in passato, ma ora che si era aggiunta anche quella dell'omegaverse la idol era diventata davvero spaventosa.
Bip-bip.
Stavolta Naoto aveva quasi paura a leggere il messaggio che le era stato inviato.
 
Rise Kujikawa: “No, Naoto. Non puoi capire. (`ヘ´) Come faccio se lo dà prima a qualcun'altra? O, peggio, a qualcun altro?! HAI VISTO COME SI GUARDANO LUI E YOSUKE-SENPAI?! ヽ(`Д´)ノ”
 
...Ci mancava anche la scenata di gelosia adesso.
Ma poi, Yu e Yosuke? Da quando? Lei si sarebbe preoccupata di Yukiko e Chie piuttosto.
 
Naoto Shirogane: “RISE, TRANQ. NN SUCCEDE NNT SE NN 6 LA PRIMA. ANKE SE DUBITO K IL PRIMO SARÀ YOSUKE-SENPAI.”
 
La risposta non tardò ad arrivare.
 
Rise Kujikawa: “Ma allora non capisci proprio il punto! (`ヘ´) Usando il knot si hanno molte più possibilità di mettere incinta l'omega!
Capisci che disastro se funziona con qualcun altro?! ヽ(`Д´)ノ”
 
Ora sì che il discorso stava prendendo una piega assurda.
Come poteva quel discorso essere minimamente collegato ai suoi sospetti tra Yu e Yosuke?!
 
Naoto Shirogane: “ALLORA MI PREOCCUPEREI DELLE ALTRE, NN DI YOSUKE-SENPAI.”
 
Bip-bip. Wow, veramente veloce.
 
Rise Kujikawa: “COME NO!?!??!? GUARDA CHE ESISTE L'MPREG!!! COME FACCIO SE QUEI DUE FANNO UN BAMBINO?! o(╥﹏╥)o”
 
E ora che cavolo era l'MPREG?
Ma poi aspetta... “Se quei due fanno un bambino”...?
No... non poteva essere seria...
Naoto rimase per un po' a guardare il suo cellulare, senza sapere cosa rispondere.
Era completamente senza parole.
Rise doveva farsi vedere e da qualcuno bravo.
Bip-bip.
 
Rise Kujikawa: “Naoto?? Perché non mi rispondi?? o(╥﹏╥)o”
 
Ed era pure insistente.
La detective sospirò, cercando di restare il più calma possibile.
 
Naoto Shirogane: “RISE, È TARDI. DEVO LAVORARE. BASTA. NE RIPARLIAMO DMN, OK?”
 
Sperando che il giorno dopo la idol fosse tornata in sé.
 
Rise Kujikawa: “Ok... buona notte Naoto ~(=^–^)”
 
La ragazza posò finalmente il cellulare sulla scrivania.
Forse non tutto era perduto.
Magari Rise aveva bevuto qualcosa prima di scriverle quei messaggi e per questo aveva scritto quelle cose assurde.
Già, il giorno dopo le cose sarebbero andare sicuramente meglio.
Ora doveva solo mettersi a lavorare.
La detective aprì nuovamente il suo portatile, chiudendo immediatamente l'immagine del knot che le apparve davanti agli occhi e tornando ai suoi fascicoli.
Finalmente, pace–
Bip-bip.
...No, questa volta non avrebbe guardato il telefono.
Doveva davvero lavorare.
Bip-bip.
Non avrebbe mai finito altrimenti.
Bip-bip.
Quel caso non si sarebbe risolto da solo.
Bip-bip.
«Oh insomma!»
Naoto afferrò il cellulare, esasperata.
Quando guardò lo schermo, si ritrovò davanti quattro messaggi.
 
Rise Kujikawa: “Naoto.”
Rise Kujikawa: “Naoto, rispondi. (`ヘ´) ”
Rise Kujikawa: “Naoto, è importante. ヽ(`Д´)ノ”
Rise Kujikawa: “Naoto!! HO BISOGNO DEL TUO AIUTO!! ヾ(´囗`)ノ”
 
La detective dubitava della veridicità di quelle parole, ma rispose comunque alla sua amica.
 
Naoto Shirogane: “K C'È ADESSO?”
 
Che Rise avesse davvero bisogno del suo aiuto adesso?
Bip-bip.
 
Rise Kujikawa: “Puoi venire da me? ~(=^–^)”
 
Da lei? A quell'ora?
Come già era successo quella sera, la risposta alla sua domanda arrivò prima che lei potesse anche solo iniziare a digitare qualcosa.
 
Rise Kujikawa: “Ho preso la sciarpa di Yu-senpai oggi, di nascosto. (o≖◡≖) 
Devo studiarne i feromoni e capire se sono la sua omega.  ~(=^–^) Per favore aiutami!
Ho preso anche quella di Yosuke-senpai così possiamo vedere se c'è anche solo la remota possibilità che quei due abbiano un bambino! (*•̀ᴗ•́*)”
 
Naoto rimase immobile per qualche secondo, spaesata dal nuovo picco di delirio che quei messaggi avevano raggiunto.
Poi, semplicemente, spense il suo telefono.

Questa storia partecipa al COW-T10 indetto da LDF
Missione: M1 (Fandom!AU)
Fandom: Persona 4
Personaggi: Kanji Tatsumi, Kunemon
Parole: 7075
Avvertimenti: Digimon!AU
 
Ice-Block Road, File Island
1st bit of White Tiger’s first word, cycle 2881
 
“This must be a joke.”
Those were the only words in Kanji's mind at that moment.
Standing on a tiny ice-block in the middle of a freezing sea, the boy couldn't think at anything else than that, while the stream made him swing.
Ice. There was only ice in front of him.
The landscape was composed of a large number of ice-blocks that were floating on the water, moved by the stream. Some of them were larger than the one where he was on, but most of them were smaller; so small that it would have been impossible for him to stand on top of them.
Kanji shivered, thinking of what could have happened if he had ended up on one of them instead of the larger one he was on.
...But, how did he end up in that place to begin with?
He was confident that there wasn't any place like that near Inaba, so he was obviously very far from his hometown.
But then... were was him?
The boy tried to remember what had happened the night before.
He was roaming around in the dark streets of Inaba when, suddenly, it had started snowing. Then the televisions in the Central Shopping District had turned on…
A pang of pain hit him and Kanji took his hand to his head, while the yellow, gleaming eyes of the figure that he had seen right before he had lost consciousness appeared in his mind.
The voice of that little girl started singing again and the boy had to appeal to all his strength not to fall on the surface of the ice-block or, more likely, in the water.
«Boss!»
The song in his head stopped, when a strange voice that he had never heard before arrived to his ears.
Kanji raised his head and looked around him, searching for the source of that sound.
But nobody was there.
It doesn't matter how carefully he searched the area, he couldn't see anyone around him. Not a single soul.
The only thing that he could see was ice.
«Dammit...!»
Before he could think, a small imprecation escaped from his mouth.
Not only he had been “teleported” to an unknown place, but now he was also having hallucinations.
But that wasn't the main issue.
The mainland – that was also covered in thick, white ice – was farther and farther. 
He had to find a way to reach it before it was too lat–
Crack.
When that sound arrived at his ears, Kanji startled.
Slowly he looked at the ice-block which he was on...
...and the blood in his veins became more freezing that the sea behind him.
A huge split was visible on the surface of the ice-block, right under his feet.
The ice was breaking.
He didn't have time to think.
«Boss! I'm coming!»
The same voice from before echoed in the area.
Again, Kanji looked around him, hoping that it wasn't only an illusion and that there really was someone that was coming to rescue him.
«Boss! This way!»
He followed the voice and turned around, looking down on the ice-blocks that were floating on the sea.
«Boss!»
And then he saw him.
On one of the tiniest ice-blocks, not so far from him, there was a small, strange animal.
His appearance resembled the one of a worm, but he was way too big to be a normal insect.
Kanji gulped when he noticed that the monster was as big as a cat.
From what he can see, his body was yellow and covered by a large number of black stripes. Something like a long blue tail emerged from his back.
It was standing upright and was moving his little, blue quills frenetically, like he was trying to catch Kanji's attention.
«Boss! Come over here!»
...And he was talking.
From the blue, big beak that was, evidently, his mouth the strange voice of before escaped.
«Quick!»
But Kanji didn't move.
He was standing there, on that ice-block, completely petrified.
What was that strange creature?
What did he want from him?
How it was possible for he to talk?
«Boss! It's dangerous! Come, quick!»
...And why he was calling him "Boss"?
Another crack, stronger than the previous one, arrived from behind him and Kanji's body moved on his own, jumping from the ice-block to the nearest one.
At the same moment when his feet left it, the surface broke in three small pieces of ice.
Kanji landed on the other ice-block and had to balance himself not to fall in the sea.
He was safe for no–
Crack.
«Boss! Follow me!» the strange animal said, catching his attention again.
Then he started jumping from an ice-block to another, showing Kanji the right path to the mainland.
The boy wasn't sure that following that monster was the right decision.
He couldn't help but think that, when they would have arrived on the mainland, he could have attacked him.
But, when another malicious crack arrived from under his feet, Kanji decided that it wasn't the time to hesitate.
He jumped on the ice-block where the worm was standing only a moment before, trying not to fall in the freezing water.
«Yes, Boss!– the monster shouted with a touch of joy in his voice–Follow me!»
Kanji couldn't understand what he was thinking, but the tone with which he had said those words was... kind.
He couldn’t sense malice at all in his voice.
Crack.
No. Now it wasn't the time to think.
Kanji jumped again, and again, and again, following that little creature that was encouraging him after and before every jump.
The mainland was farther than he had thought, but now it was finally becoming closer and closer.
«It's the last jump! You can do it, Boss!»
When the monster said that, the boy jumped for the last time.
For a moment he thought that he wouldn't have been able to make it, but, luckily, he landed on to the ice of the mainland.
"I'm safe."
His legs gave away immediately after that thought had crossed his mind and Kanji fell on the freezing ice, exhausted.
He breathed in and out, trying to recover from the number of jumps that he had done.
«You were amazing, Boss!– the little monster exclaimed, his voice even more joyful than before –I knew you could do it!»
The boy turned his head around, to face the strange creature that, now, was standing near him.
There was no doubt.
He was a worm. A very big worm.
The black stripes that Kanji had seen before were indeed black thunders that stood out on the yellow back of the creature. The bottom part of his body was read and was divided in two parts: the first one – from what Kanji could see – could be moved vertically and was characterized by six quills that emerged from it, while from the other one there were three pairs of red feet, that the strange animal used to walk.
On the end of his body there wasn’t a tail, but a big blue sting.
Two larger lightnings where also on his head but, differently from the others, they were more… alive. A strange little light could be seen in them.
Kanji knew that he couldn't trust him.
He was so strange that he could be a deadly animal, that was helping him only to kill him and eat him.
But, for some reason, the boy didn't think that he was evil.
However, before Kanji could say anything, the little monster literally jumped on him, catching him off guard.
He was about to shove it off when the worm opened his beak.
«I'm so happy, Boss.– he said, rubbing his head on his chest like a cat would do –I have been waiting for you for so long that I started thinking you would never come»
...
"He's too cute."
It was impossible.
He couldn't be evil.
Kanji looked at him, without knowing what else to do.
The little monster didn’t move for a while: he remained curled up on the boy’s chest, while his thunders on his head – that Kanji thought that were his eyes – were looking at him.
After some time of silence, the boy decided to speak. 
«W-What are you?»
Only when those words left his mouth, Kanji noticed that his voice was way hoarser than he had thought.
The creature didn’t seemed to mind it, though.
«I'm Kunemon!– he answered with his buzzing voice –And I'm your Digimon partner. I was waiting for you, Boss!»
“What the hell is a Digimon?”
The situation was getting stranger and stranger.
All of this couldn’t be real...
«Oh, that’s a dream.» Kanji exclaimed.
Right, that had to be it!
Kunemon seemed confused for a moment, like if he couldn’t understand what Kanji was talking about.
Then his expression lighted up and the thunders on his head thinned, like the eyes of an animal would have done if it was smiling.
«Yes, Boss.– he answered –Knowing you is like a dream come true!»
Like… like a dream come true…?
What the hell was he talking about?
«No, this ain’t reality, is it?» Kanji asked, confused.
Kunemon didn’t answer.
He remained silence, looking at him.
Then, a little electric discharge hit the boy.
«Ouch! What was that for?!»
The Digimon seemed confused.
«I’m sorry, Boss. I was thinking that in your world there is the saying “pinch me, I must be dreaming” so I thought that I could that for you.– he said –Shouldn’t I have?»
Kanji didn’t know how to answer to that.
He wasn’t dreaming?
It was impossible!
If it wasn’t a dream, he would have known how he ended up in that place.
If it wasn’t a dream, he would have known where he was.
If it wasn’t a dream, then what were Digimons? Why hadn’t he ever heard of them before?
But, then, Kunemon’s voice echoed in his head.
“«In your world.»”
«What… what was that?!»
The Digimon bended his head to the side.
«What was… what, Boss?» he asked, more confused than before.
«The “your world” part! What was that supposed to mean?!» the boy shouted.
Kunemon “eyes” opened wide, like if he had finally remember something that he had forgotten to said.
«Oh, right! I forgot to tell you!– he exclaimed, with the same joyfulness in his voice of before – Welcome to Digiworld, Boss!»
 
When Kunemon said that he was taking him “to the shelter”, Kanji didn't think that he could have been so serious.
The cave where the Digimon has taken him was the most accurate example of what a "shelter" should look like.
The first thing that Kanji had felt when he had entered the cave was the warmth. Differently from the cold that was outside, the inside of that place was hot, like if there was a heater hidden somewhere.
According to Kunemon, the heat was coming from the hot springs that were at the bottom of the cave and that were the only heat source which someone could expect to find in Freezeland, the region of File Island where they were at the moment.
Then, the second thing that the boy had seen where the large number of bags that was disposed against the walls of the cave.
He didn't know what was inside them, until Kunemon had picked up a fruit from one of them. They were full of supplies.
The last thing that he had noticed was that a lot of leaves were laying on each other, in a corner of the cave. Was it possible that the Digimon had also built a bed for him...?
And now there Kanji was, sitting against the wall of the cave, with a strange, colorful fruit resting in his hands.
«Aren’t you hungry, Boss?»
Kunemon was in front of him and was looking at him with a preoccupied expression on his face.
«That ain’t it.– he answered –It’s just… I don’t understand what is going on.»
«But I’ve already told you, Boss.– the Digimon said –You are here because we have to save Digiworld.»
Yeah, Kanji knew that it had already told him that. They had talked for at least an hour before Kunemon decided to go to the cave that he had called shelter.
But it didn't matter how many time the boy heard that answer: that didn’t make any sense.
«“We” who?» he asked, trying to take a better grasp of the situation.
«You and I, Boss.» 
It was already impossible for only two people to save a world, let alone a boy and a worm!
«But how are we supposed to do it?»
Kunemon puffed his upper body out, like if that would have made it appear more strong and brave.
«I can fight, Boss.– he said, with a pinch of pride in his buzzing voice –It may not seem, but I can be very strong!»
...
"I have doubts."
Kanji couldn't believe it.
How could he agree to something like that?
It was impossible.
He had things to do at home! Not in an unknown, strange and dangerous world!
«You... you aren't going to accept, are you?»
The voice with which Kunemon said those words was different.
It was like that all the joyfulness, that had characterized his tone until that moment, was now gone.
Kanji looked at the Digimon.
He was looking at him with sadness in his eyes.
«Kunemon...» he tried, but the monster interrupted him.
«I know, Boss.– he said, lowering his gaze on the floor –You have things to do in your world, haven't you? It's ok, I understand. I don't know a way to take you back to your world, but I can look for it...»
...
Kanji couldn't bear to look at him in that state.
Kunemon had been so kind with him, since the moment he had arrived in that strange world.
And if he needed help...
Well, who was him to say no?
«I won't go nowhere.» Kanji said, even if he wasn't so sure about his decision.
Kunemon raised his head, confused by the use of the double negatives.
Then, when he understood, his expression lighted.
«Really, Boss? You will fight at my side?»
A little smile appeared on Kanji's face.
«Yeah. I'll stay here until we have beat the shit out of... who the hell is the bad guy here?»
A small laugher left Kunemon's beak.
«I don't know.»
...
«W-Well...– Kanji was already regretting his choice –then until we have found out who is the bad guy and we have beat the shit out of it!»
Kunemon's laugher was higher this time.
Then, the Digimon walked to him and got on his knees, curling up on them.
«I love you, Boss.– he whispered –I'm happy that you'll stay with me.»
"How the hell can you be so fucking cute?!"
He was sure that his cuteness would have killed him someday.
But then... why "Boss"?
Oh, right.
He hadn't said his name yet.
«Kanji.»
Kunemon looked at him, without understanding what his human was saying.
«I-I mean.– Kanji blushed and moved his head to face one of the side of the cave, not to have to look at the Digimon –I'm Kanji. Y-ya can call me by name, ya know? I don't have problems with that!»
«I want to call you Boss, Boss.» Kunemon answered, without hesitation.
...Why?
«Kanji is better.» the boy said, facing the Digimon again.
«No, I prefer "Boss", Boss.– he didn't want to give in –But I like Sensei too!»
Kanji sighed.
«I've said to call me Kanji...»
«Then, Kanji-sama?»
«Ok. Boss it's ok.» he gave in and another little laughter escaped Kunemon's beak.
They remained there, in silence, for a while, and Kanji finally ate that fruit that his Digimon had picked up for him.
He moved his gaze around him, looking at all the bags that were against the walls of the cave. Could it be that Kunemon had prepared all of that food by himself?
«Oh, I almost forgot!»
The Digimon got off from his knees.
«What?»
«I've something for you, Boss.»
Then, without saying anything else, he walked to one of the bags that was against the right side of the cave and started to search something in it.
Looking at him, while he was struggling to reach out what he was looking for, Kanji couldn't help but think how could they really do defeat a big evil Digimon.
Yeah, even if he didn't want to think about it in that way, Kunemon seemed even too weak to fight against the cat of his neighbor, let alone a monster that was destroying an entire world!
«I've found it, Boss!»
The boy returned to reality, facing again his Digimon than now had left something in front of him, on the floor.
«What is that?» Kanji asked, looking at the strange looking object.
He had never seen something like it before. The object that was in front of him was a small grey device, with an octagonal shape, even if his diagonal sides were rounded.
At the centre there was a very little, black screen. Near it, on its right side, there were two different blue buttons.
«It's a Digivice.– Kunemon answered –With this I can become stronger and we can fight together.»
Again, Kanji wasn't totally convinced.
Oh, come on, how could a little piece of metal like that be so helpful like Kunemon was saying?
He was about to reject the device when he saw the expression of the Digimon.
Kunemon was looking at him, a strange anxiety that was clearly visible in the light of his eyes.
...Ok. Rejecting it wasn’t a possible option.
Kanji moved his hand to the device that was laying on the floor.
And it was when his fingers touch it that something strange happened.
The Digivice started to tremble and its screen turned immediately on.
A purple light was emitted from the screen and the boy withdrew his hand
Kunemon left out a little scream of fear from his peak and ran behind his human's back, while the device started floating in the air and the purple light surrounded it.
Then, a ray of light, like a firework, escaped from the screen and went to the top, crushing itself on the ceiling of the cave.
And there, even if for only a moment, a strange symbol appeared.
Kanji looked at it, trying to understand what it was.
It resembled a rose: a small circle was in the centre while two other figures –that looked like petals – were around it.
Then, like it started, it finished. The Digivice –which was now purple and no longer grey– fell on the floor and its screen turned off.
Even if now everything was calm, Kanji didn’t make a move.
He didn’t stop looking at that device, not entirely sure if he could or not pick it up.
«We made it, Boss!» it was in that moment that Kunemon went out from his hideout, talking like if anything had happened.
Kanji turned around and looked at him, confused.
«What are you talk’ng about?» he asked.
The Digimon’s beak folded into something like a smile.
«They said to me that it would have reacted when my human partner would have touch it, even if I didn’t know it would have been so scary.– he admitted, and the boy was sure that he was blushing –So now it’s official, we are partners, Boss.»
 
«It was, Kunemon. He had done that!»
Kunemon raised his head, looking at ModokiBetamon who was accusing him.
«I haven't done anything wrong!» he replied.
That was the truth. Kunemon had stayed in his house until that morning.
«No, I've seen you.– Palmon said, crossing her long, green arms –You were the one that had eaten all of ours supplies!»
The insect Digimon looked at his companions, confused.
No, that was wrong.
«But I've never left my house! And I'm the smallest of the group, why would I have to steal your food?» he answered, with a pinch of sadness in his voice.
Why did Palmon say that she saw him?
Why did ModokiBetamon accused him in the first place?!
An angry snort arrived from his right and Kunemon turned around, facing Betamon, who, until that moment, had been silent.
«Because you are a virus-type Digimon, that's the obvious reason.»
It was like the world slipped from his quills.
«Wha... that doesn't make any sense at all!– Kunemon shouted –What's the matter with me being a virus-type Digimon?! I've done nothing wrong!»
But they weren't listening to him.
«See? See?– ModokiBetamon was now talking with the other two –I've said that we couldn't allow him to stay in our group!»
«Yes, you were right.– Palmon replied, nodding –He has to leave.»
To leave...?
But why? Why?!
«We have been friends since we were Baby II-level Digimon! Why are you treating me like this now?!»
Betamon looked down at him, with a look of contempt.
«At the time we didn't know that you would have become a virus-type Digimon.– he said, while ModokiBetamon and Palmon were nodding –If we had known, we wouldn't have even talked to you. Now go away.»
 
Kunemon's eyes opened and the Digimon immediately stood up, looking around him in order to understand what was going on.
It wasn't long before he recognized the place he was in. He was in Freezeland, in one of the several caves that could be found at the slopes of Mount Infinity.
What he had seen was only a nightmare.
A snore arrived from his left and Kunemon turned around, facing his human.
Kanji was sleeping on the bed of leaves that the Digimon had created for him, with a peaceful expression on his face.
Kunemon's beak bended in a smile, while he was looking at the Digidestined.
Even if it had already passed a lot of time since the moment he was chosen to be a Digimon partner, he couldn't still believe that he was one of the destined.
A moment before he was left alone, with anywhere to go, and then he had been summoned to the Village of Beginnings, where he and the other seven Digimon were instructed to what they had to do. 
“«You and I, Boss»”
Kunemon knew that he didn't have to lie in that way to his human.
He knew what they had said to him; that they had to work together in order to win against the evil; that they had to be a team.
But...
“«It's because you are a virus-type Digimon.»”
...but Kunemon couldn't stop thinking about it.
He didn't want that to happen. He didn't want his human to be treated like him, because he as a virus-type Digimon as partner. He didn't want to be left alone again.
And that was the reason why he had lied to Kanji. They had to save Digiworld, but they had to do it alone, without the help of any other Digidestined.
In this way he would have become a hero.
«Kunemon, why aren't ya sleep'ng?»
Kanji's voice broke the silence in the cave and the Digimon winced.
Then, he turned around ad faced his partner.
The boy was looking at him with a sleepy look in his eyes, only visible in the dark of the cave thanks to the fluorescent plants that Kunemon had picked up in Misty Trees, to use them as lanterns.
He had to think to something, quickly. He didn't want to let him know that he had a stupid nightmare.
«I was on guard, Boss.– he said, without knowing how to answer that question in any other way –An evil Digimon may attack us if we are not careful.»
Kanji didn't seemed completely convinced.
«Didn't ya say that there ain't any evil Digimon here?» he replied.
Dammit, he had a point.
«We never know, Boss. We didn't even know who is our enemy to begin with.»
Kanji didn't look away, like if he hadn't been completely convinced, yet.
He open his mouth, to say something else, but, then, something unexpected happened.
The Digivice, that was laying on the ground, near them, started to emit a beeping sound.
The two looked at it, without knowing what it was doing.
«Why is it beep’ng?» Kanji asked, taking the device in his hand.
The Digimon got close and picked at the purple Digivice, trying to understand what was going on.
The screen was on and a blue dot, that was on the right side of it, was flashing intermittently.
«I don't know, Boss.– he answered –The last time he made this sound was to let me know that you would have been in this area...»
And then Kunemon realized what it meant.
It was a signal. Another Digidestined was there, in Freezeland, and was now searching for them.
They had to left that place, before they could find them...
Before he could say anything, Kanji stood up.
«Well, let's see what the hell it wants.» he said, walking to the exit of the cave.
Kunemon followed him.
«Wait, Boss!– he exclaimed, panicked –It's too dark outside, it may be dangerous. Why won't we wait until tomorrow morning?» 
Even if the main reason for witch the Digimon had said those words was that he didn't want his partners to find out that others where there with them, he didn't lie when he said that outside was dangerous.
Freezeland was known to be the coldest place on File Island, specially during the night. If they had gone out, they would have likely die.
«I can't sleep if this thing doesn't stop beep'ng!»
Then, before Kunemon could say anything else, Kanji exited the cave and the Digimon hadn't other choice that to follow him.
 
The situation was even worse than Kunemon had thought.
The air of Freezeland was so cold that you could feel your bones freezing inside your body, and every step was more and more difficult than the one before.
But the problem wasn't that.
What was making that situation so difficult was the snow storm that was raging in the entire region.
«Boss, it's too dangerous.– the Digimon shouted –Let's return to the shelter!»
Kanji turned around and looked at him.
«I don't know what this beep'ng is for, but what if it's a signal for help? We must see what it is!» he replied.
“He is so cool.”
When that thought appeared in Kunemon's head, the Digimon pushed it away.
That wasn't the moment to think something like that.
He had to stop his human, before it was too late for the two of them.
«Boss, please. We must g...»
A strong gust of wind caught him of guard and the tiny Digimon let out a little scream of fear when he felt his body being lifted up from the ground.
Kunemon closed his eyes and prepared himself to be smashed on the ground or, worse, to fall into the freezing sea, when something strong and hot took him.
«I've catch ya.– Kanji said, holding him to his chest –Don't worry, I won't let ya go.»
«Boss...»
He was so kind, even also too kind for him.
«Sorry, I think you were right.– the Digidestined continued, holding him more strongly when another dust of wind hit them –It's too dangerous out here.»
«We can return to the shelter, Boss. We haven't walked too much, it wouldn't be difficult to come back.» Kunemon replied, curling up in his arms.
They were so warm.
They made him feel safe...
Kanji was about to answer when another beep escaped from the Digivice.
It had been different this time: the sound was so much higher than before that it could also overpower the noises of the storm.
Then, all became silent.
The storm immediately calmed itself, and the wind stopped blowing.
A strange light fill the area, even if it was still night.
The cold air, that only a moment before was freezing their bones, became warm.
«What's happening?»
Kunemon looked around them, without leave Kanji's arms.
It was like the storm from before had never existed...
«W-What is that thing?»
When the boy said those words, the Digimon turned around to look at what had caught his human's interest.
And then, he saw it.
A giant building, that he'd never seen before, was now standing right in front of them.
There was no doubt.
It was a cathedral. A cathedral entirely made of ice.
«Kunemon, what's that?» Kanji asked again, looking down at the Digimon in his arms.
«I don't know, Boss.– he answered, startled –I've never seen or heard of it before!»
Something was strange, really strange.
Kunemon was sure that that big building hadn't been there since a moment before.
The Digimon had looked all over the area to choose the best place to make the shelter and to wait for his human. It was impossible that something so big didn't catch his attention before.
Another high beep arrived from the Digivice in Kanji's right hand, and the boy looked down at it, watching what was on the screen.
«The Digivice says to go inside.» he said, returning his gaze at the Cathedral in front of him.
Kunemon climbed on the shoulder of his human, in order to see what was displayed on the Digivice.
When he could picked at it, he saw that the white point was still flashing intermittently, but, differently from before, it no longer was on one of the side of the screen. On the contrary it was now flashing near the centre of the display.
There weren't any more doubts. It was really saying them to go inside that building.
But why?
It was really possible that another Digidestined was inside that Cathedral, waiting for them to arrive? Or the meaning behind that signal were different from what Kunemon had thought?
And, most importantly... it was really safe to enter that suspicious place?
«I don't know if that's a good idea, Boss.– the Digimon said, looking at his human –I'm sure this building wasn't here before. It looks too suspicious.»
But Kanji had already started walking toward the entrance of the cathedral.
«Boss!– Kunemon exclaimed, trying to catch his attention –I've said that's dangerous!»
«Kunemon,– his human replied, looking at the big door, made by two large icy plates, of the building –there is something written here.»
“Something is written here...?”
The Digimon looked more carefully at the door, seeing the letters on that surface made of ice.
He was right, there was some Digicode on it.
«What... what are these letters?– Kanji asked, confused –I've never seen them before.»
«It's Digicode.– Kunemon answered, reading the message –It said: “Only the purest type Digimon can enter here. The others will be punished.”»
“The purest type Digimon?”
That didn't make any sense.
«Oh, so we can enter.»
Even if the Digimon was feeling flattered by the idea that his human had of him, he wasn't so sure that it would have worked.
But, before he could say anything, Kanji had already put his hands on the big door and he had pushed it.
The two icy plates didn't make a sound while they moved, revealing what was inside the cathedral.
Kunemon sharpened his eyes, but he couldn't see anything.
The interior of the building was hidden in the darkness.
«It isn't so much attractive.» Kunemon said, looking at Kanji.
No sound. No light. Nothing.
The only thing that arrived from the inside was a feeble dust of freezing wind, but it was nearly imperceptible.
It was like the interior of that cathedral was in another universe, way too distant from the one they were in.
And Kunemon didn't like that, at all.
«Wanna go?»
The Digimon looked at Kanji, hoping that his human was joking.
When he saw that it wasn't the case, he spoke up.
«What?! Boss, this is crazy! It's way too suspicious!»
«But it says that only the purest Digimon can enter.– the boy commented –If only pure Digimon can be inside it must be safe, right?»
He had a point, but Kunemon couldn't help but think that something was off.
«It could always be a trap. I don't want to put you in danger, Boss!»
But Kanji wasn't listening to him anymore.
He had already started walking, entering the cathedral only two steps after...
...And it was in that moment that the support under Kunemon's leg –that until a second before was Kanji's shoulder– had been slipped under his feet, and the Digimon fell on the ground, letting out a scream of surprise when his body hit the freezing snow.
«Kunemon? What are ya do'ng? Why did ya jump off?»
What?
The Digimon looked at his human that was now inside the cathedral.
«I didn't jump off, Boss.– he replied, without understanding what was going on –It was you that had shoved me off!»
Kanji frowned.
«What...? I didn't shove you off! Why would I have to do something like that?!» he answered.
That was strange, really strange.
Kunemon looked again at the sanctuary, trying to understand what had happened.
But nothing out of the ordinary was there.
The only thing that he could see was the opened door, and his human that was now looking at him, with his arms crossed to his chest.
Nothing else was there.
So, what had made him fall in that way?
«So, are ya com'ng?»
When the boy said those words, Kunemon stood up and shook his body to shove off the snow from his back.
Then he walked towards the entrance of the cathedral, he put his first foot on the pavement floor of the sanctuary and then...
...And then he remained there.
It didn't matter how much strength he put in his tiny legs, he couldn't make a single step into the building.
It was like an invisible barrier was in front of him and wasn't letting him to enter.
«...What are ya do'ng?» Kanji asked, looking at him with a confused look in his eyes.
«I can't enter, Boss. Something is rejecting me.» the Digimon explained.
He tried and tried again, but it doesn't matter how many times he moved his legs. He didn't move.
Then, the words on the door echoed in his mind.
“Only the purest type of Digimon could enter.”
Did that mean that a virus type couldn't...?
A stronger dust of cold air came from the inside of the cathedral.
It was in that moment that Kunemon noticed that a small ball of light had started to take shape, right in front of him.
He narrowed his eyes, looking at it.
What was that?
It was like the cold air of the interior of the sanctuary had started to swirl on itself, taking the shape of a sphere.
It was becoming bigger and bigger, and it was like it was gathering energy too...
The other words on the door appeared in his mind, and Kunemon startled.
“The others will be punished.”
«Kunemon, watch out!»
When his human shouted those words, it was too late.
The orb released the energy he had gathered and hit him, making him fly in the air.
He didn't know how far he went, the only thing that he could remembered was that his body hit the floor with so much strength that Kunemon had lost his breath.
And it was in that moment that he felt it.
He was freezing.
It was like all of his body was becoming ice.
«Kunemon!»
The Digimon tried to call out for his human, but nothing left his beak.
The last thing that he saw was Kanji that, leaving the cathedral, was running toward him.
Then, he lost consciousness.
 
«Kunemon! Ohi!»
Kanji was in panic.
He took the Digimon in his arms, holding him tight at his chest for the second time since when they had left the shelter.
«Kunemon! Kunemon answer me!» he shouted, trying to wake up his Digimon.
But Kunemon didn't move.
He remained motionless, like a statue...
...a statue made of ice.
Kanji startled, while that truth took form in his mind.
The Digimon was freezing.
He was so cold that it was like ice had enveloped his body.
“I have to do something...!”
However, when Kanji stood up, something happened: the world around him changed for the second time.
The light, that was surrounding the area only a moment before, was now gone, leaving his place to the darkness of the night.
The peace, that had filled the air, was now replaced by the strong, cold wind and the snow storm of before.
The beeping of the Digivice stopped, and the device became immediately silent.
The boy covered Kunemon with his body, looking around him, without understanding what was happening.
And it was in that moment that he noticed that something was missing.
His eyes widened, when his gaze settled on the empty place in front of him.
The cathedral was gone.
The building – that was behind him before – was now like vanished in the air.
“How is that even possible...?”
A freezing gust of wind hit him and Kanji hold Kunemon more tightly against his chest.
No, that wasn't the time to think about that.
He had to take the Digimon to the shelter and to save him.
The boy turned around again, ready to start running when something came to his mind.
A shiver ran down his spine, while that fact became clearer and clearer in his mind.
He didn't know where to go.
Because of the storm, Kanji couldn't see anything that was farer than a few centimeters from him.
Even if he narrowed his eyes, the only thing he could see was the snow on the ground.
«Dammit!»
In order to arrive where he was at, he had followed the Digivice.
But, now, it was useless.
Kanji looked at the black screen of device, hoping for something to happen.
That device couldn't leave them like that.
Not now that Kunemon...!
A muffled noise arrived at his ears and the boy looked around him, trying to understand from where it had arrived.
Someone was near them.
Kanji could sense it.
But, who was it? An ally... or an enemy?
He couldn't fight at the moment.
Kunemon was becoming colder and colder in his arms and if he hadn't done something right away, the Digimon would have died.
Knowing that, the human started running, hoping that he would have found either their shelter or another cave in which they could have hidden and where he could have done something to help his friend.
But it was no use.
It doesn't matter how much he ran, everything around him didn't change of a single bit.
The view was the same, everywhere he went.
He didn't even know if he was running toward the sea or toward that big mountain full of caverns!
It was like he was running in circle...
The boy let out a sneeze.
He was cold.
But that couldn't stop him.
He had to do something. 
It was his fault if Kunemon was in that condition...
The boy looked again around him, trying to understand where to go.
But another muffle, nearer, sound echoed in the snow storm and Kanji understood that he hadn't the time to think.
He started running again... or so he wanted.
“What...?”
Kanji looked at his feet, fixed on the ground.
His legs weren't moving anymore.
It was like the cold had frozen them.
Kanji tried to make another a step, but it was useless.
On the contrary, when he put more strength in his actions, his legs gave up and he fell in the snow.
«D-dam...mi...t!»
He wanted to speak, but also his voice was only a feeble whisper.
His body wasn't moving, or, rather, he didn't know if it was moving anymore.
It was too cold to even try to feel it.
What could he do? He couldn't even feel the breath of the Digimon that was held tight to his chest.
...No, that was wrong.
He couldn't feel his presence at all.
«K-Kunemon...?»
He didn't know how, but Kanji managed to look at his arms.
And the truth nearly killed him.
The Digimon was gone.
He didn't know how, but he had dropped him, maybe when his legs had given up.
Kanji looked around him, looking for his Digimon.
He had to find him.
He had to save him.
He had to...
The boy's eyes winded, when something entered his view.
It was a Digimon.
A big, white figure was walking toward him, without being slowed down by the rage of the snow storm. 
The same muffled sound arrived to his ears and Kanji understood that that noise had to be the monster's step on the snow.
He didn't know what to do.
If the figure had attacked him, he wouldn't have had any strength to protect himself.
But, before they could come closer to him, the monster stopped and looked at the snow at them own feet.
Then, they leaned forward, taking something in their arms.
Kanji startled.
It was Kunemon.
Even if the snow storm was making things difficult for him to see, he could see the yellow back of his friend.
Then, the white Digimon turned around and started walking toward the direction they came from, again without being slowed down by the storm.
But Kanji couldn't let them to escape.
He had to do something.
He couldn't let that giant, white monster to take him.
Even if that meant fighting with that Digimon.
«W-Wait!»
He tried to shout but only a whisper lived his lips.
He opened his mouth again, ready to try again, and the monster stopped, like if they had already heard him.
«I-I won't let ya to take... K-Kunemon...»
This time his voice was even lowered.
He didn't have anymore strength.
But the white Digimon was already walking toward him.
Kanji tried to stand up, to prepare to fight.
But then a sound arrived at his hears.
«Oh! Poor thing!»
What...?
That voice was sweet.
Nothing to do with what he had imagined.
The Digimon leaned forward.
Then, the last thing that he heard, before loosing consciousness, was the same sweet and female voice.
«Don't worry, I'll save you.»

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