Feb. 17th, 2018

  [Storia che fa parte della raccolta R.A.I.N.B.O.W. (Lettera numero 3)]

QUESTA STORIA PARTECIPA AL COW-T

PROMPT: “You can’t love someone unless you love yourself first — bullshit. I have never loved myself. But you — Oh god, I loved you so much I forgot what hating myself felt like.”


~ Barbarossa & Mephilia ~

«My feelings for you go beyond my whole imagination

Mephilia osservò l'uomo che era sdraiato al suo fianco.

Un piccolo sorriso si dipinse sulle sue labbra, mentre notava che Barbarossa continuava a dormire profondamente, nonostante il sole fosse ormai sorto da un pezzo.

Era così buffo che anche un uomo grande e grosso come lui potesse sembrare un bambino così innocente in quel momento.

E pensare che quello stesso uomo che era lì, accanto a lei, era la persona che più amava al mondo... oh questo la mandava completamente in confusione!

Fino a soli pochi mesi prima, lei era convinta di non essere fatta per l'amore, non dopo tutto quello che aveva sofferto.

Si era rassegnata a vivere sola, a trascorrere il resto della sua esistenza in quel meraviglioso giardino che lei aveva iniziato a distruggere.

E poi era arrivato lui. Un uomo completamente diverso da lei, con neanche un briciolo di romanticismo era sceso dalla sua grande nave e le aveva rivolto la parola.

Da quel momento, Mephilia non era più riuscita a toglierselo dalla testa.

Ricordava bene le parole di sua sorella, quando le aveva parlato di quel sentimento che aveva iniziato a provare.

«Non puoi amare qualcuno se non ami te stessa.»” le aveva detto.

Stronzate.

Lei si era sempre odiata.

Aveva odiato il suo comportamento infantile, il fatto che avesse ucciso degli esseri innocenti per puro piacere personale, la sua completa sottomissione ai suoi superiori.

Ma lui...

I suoi sentimenti per lui andavano oltre ogni sua immaginazione. Lo amava così tanto da essere addirittura riuscita a dimenticarsi cosa volesse dire odiare se stessa.

Era grazie a lui se era riuscita a lasciarci quell'oscuro passato alle spalle, se aveva avuto il coraggio di abbandonare la sua terra così bella ma che la faceva sentire rinchiusa in una gabbia, se si era liberata dal giogo dei suoi terribili superiori.

Era grazie a lui se adesso lei si trovava su quella nave, cullata dall'ondeggiare dell'oceano.

Passò il dorso della mano sulla sua guancia, accarezzandola dolcemente.

Lo amava. Lo amava tantissimo. E niente avrebbe potuto distruggere quei sentimenti.

Niente avrebbe potuto mettere fine a quei bellissimi momenti che stava trascorrendo.

Niente poteva cancellare l'amore che lei provava per lui.


 QUESTA STORIA PARTECIPA AL COW-T
PROMPT: The Last of the Real Ones -> ho usato soprattutto il verso "You are the sun and I'm just the planet spinning around you".


Sometimes, only sometimes

A volte, solo a volte, Yusuke si ritrovava a cercare la figura di Akira con lo sguardo.

Non sapeva neanche lui quando aveva iniziato ad avere quella strana abitudine, ma gli capitava sempre meno raramente di accorgersi che aveva posato involontariamente i suoi occhi sul suo leader.

Certo, Akira era sicuramente un bellissimo ragazzo, forse il più bello che avesse mai visto, e quindi non c'era nulla di strano se l'artista che era in lui aveva iniziato a prestargli attenzione.

Insomma, chiunque poteva concordare col fatto che, grazie al suo corpo snello e al suo viso angelico, Akira sarebbe stato un modello perfetto per i suoi quadri. Questo gli capitava molto spesso anche con alcune ragazze del gruppo, Ann in primis.

Ma la cosa strana era questa.

Quando Yusuke guardava Akira, i suoi pensieri non erano mai diretti verso il prossimo quadro che avrebbe dipinto ma piuttosto prendevano una piega più personale, intima... strana? Non trovava un aggettivo che potesse descriverli meglio.

Quando il suo sguardo si posava su quella stupenda figura, non poteva fare a meno di pensare di trovarsi in una galassia tutta loro, dove Akira era il sole e Yusuke era solo uno dei tanti pianeti che gli girava intorno e che mai avrebbe potuto davvero raggiungerlo.

Non importava quanto allungasse il suo braccio, mai avrebbe potuto entrare in contatto con quella caldissima luminosità dell'altro senza rimanerne ferito, ustionato.

Eppure non smetteva di fissarlo. Anzi, la cosa stava sfuggendo dal suo controllo.

Ora non si trattava più di osservarlo, ma voleva toccarlo, abbracciarlo, sentire i loro respiri vicini.

Aveva iniziato a pensare cose sempre più sconvenienti e che non si adattavano minimamente alla sua indole calma e composta.

E questo lo faceva solo stare male.

Perché Akira non si sarebbe mai voltato verso di lui, non lo avrebbe mai trattato diversamente dagli altri, non avrebbe mai provato il desiderio di toccarlo.

E nonostante questo, aveva provato il desiderio di sentirgli dire che lui in realtà provava lo stesso, che lui era l'unico di cui importava davvero, anche se magari non era vero. Aveva desiderato di essere il suo sole, così come il suo leader lo era per lui.

Comunque, sapeva che era tutto inutile.
Sapeva di essere il solo a sentirsi in quel modo.

Sapeva di essere il solo a provare quelle emozioni.

Sapeva di essere il solo ad avere quei pensieri così assurdi.

Ma...

Con grande sorpresa di Yusuke, lui non era l'unico a passare il tempo a lanciargli occhiate nascoste: ogni tanto, solo ogni tanto, sorprendeva Akira a fare lo stesso nella sua direzione, per poi distogliere subito lo sguardo quando l'altro se ne accorgeva.

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