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 NOTA: One-Shot prequel della serie "I Sette Sacerdoti", note per i nomi e spiegazioni in fondo alla storia!

Questa storia partecipa al COW-T indetto da Lande di Fandom, col prompt "Pioggia".

Questa storia partecipa anche a "Rainy Time" indetto da FanWriter.
★ Iniziativa: Questa storia partecipa al “Rainy Time” a cura di Fanwriter.it!
★ Numero Parole: 993
★ Prompt/Traccia: A conosce B quando lo sente cantare sotto la pioggia.


Pioggia gentile


Adahy osservò con curiosità la recinzione di fronte a lui.

Non si era mai spinto fino al confine che separava Tuwachen da Nami no Kumi, in quanto i suoi genitori glielo avevano proibito più e più volte.

 

«E’ troppo pericoloso.»” gli avevano detto, ogni volta che lui aveva provato a insistere “«Vuoi che ti succeda qualcosa? Gli Imori non sono così pacifici come sembrano e in più potresti trovare dei Díneráida pronti a catturarti. Sei il futuro Sacerdote dei Sidawi, Adahy: devi stare al sicuro.»”

Mah, a lui quei discorsi sembravano solo un mucchio di frottole.

Certo, sarebbe stato quasi sicuramente in pericolo una volta messo piede in quel regno a lui sconosciuto ma… se non fosse stato così dove sarebbe stato il divertimento?

Senza un minimo di esitazione, il piccolo Sidawi saltò oltre la recinzione e atterrò sull’erba gelida.

Rimase affascinato dalla nuova sensazione che arrivava ai suoi piedi scalzi, l’erba di Nami no Kumi era completamente diversa da quella di Tuwachen: era fredda, completamente bagnata e di un colore che mai aveva visto nel suo regno.

Inoltre, aveva una forma e una consistenza che mai aveva pensato potesse esistere: al tatto era viscida e scivolosa e ricordava molto quelle strane piante chiamate “alghe” di cui gli aveva letto in qualche libro.

Ma tutto era così nuovo e affascinante che Adahy non sapeva bene da che parte guardare. Non solo l’erba, ma anche gli alberi erano completamente differenti dal suo paese.

Si avvicinò ad uno di essi, posando la mano sulla corteccia ruvida e anch’essa bagnata così come tutta la vegetazione, rimanendo esterrefatto di fronte al colore blu oceano che risaltava ai suoi occhi.

Per non parlare della chioma, quella sì che era così bella e strana allo stesso tempo.

Era fatta di acqua, solo acqua.

Il ragazzo sentì le gocce che gli cadevano tra i suoi capelli e scivolavano sulle foglie verdi che si trovavano sulla sua testa.

Notò con sua grande sorpresa che l’acqua che lo stava colpendo non proveniva solo da quegli strani alberi, ma stava anche cadendo dal cielo.

Una cosa così rara nel suo paese, dove quello strano evento avveniva solo pochi mesi l’anno e in un modo così violento da rendere pericoloso il solo trovarsi all’aperto.

Invece, la pioggia (gli pareva di aver sentito che si chiamasse così) che stava cadendo in Nami no Kumi era così leggera e gentile sulla sua pelle che inizialmente non ci aveva neanche fatto caso.

Anche l’aria era molto più umida e Adahy si chiese come fosse possibile che bastasse sorpassare la recinzione per ritrovarsi in un mondo così diverso dal suo.

Avrebbe voluto rimanere lì e ammirare quello spettacolo così bello e appariscente ma un suono attirò la sua attenzione.

Affilò l’orecchio, sentendo distintamente un canto in una lingua a lui sconosciuta.

Non avrebbe saputo dire quanto lontano a lui si trovasse. I Sidawi avevano un udito così fine da poter sentire qualcosa distante da loro anche qualche chilometro e Adahy era ancora troppo piccolo per poter calcolare velocemente la distanza reale.

Nonostante questo, il bambino iniziò a correre in quella direzione.

Non sapeva perché, ma era come quella voce lo stesse chiamando.
Trovarsi in un territorio così diverso dal suo, comunque, rendeva la sua corsa più difficile: il terreno era fin troppo malleabile e non aveva né le liane né gli alberi per potersi muovere in aria.

Non seppe per quanto continuò a correre, soprattutto perchè passò tantissimo tempo a osservarsi intorno, sempre più rapito da quel meraviglioso regno, ma, ad un certo punto, si ritrovò di fronte ad una fonte.

Rimase senza parole quando percepì la sacralità di quel luogo e solo in quel momento notò che la pioggia aveva aumentato il suo ritmo.

Alzò lo sguardo, per potersi guardare meglio intorno e studiare con i suoi stessi occhi i pilastri di corallo che si trovavano ai lati della fonte.

Erano di un meraviglioso colore rosso, che sfumava poi in venature rosa chiaro e, cosa che il bambino trovava bellissima, riflettevano la luce che si trovava sulla superficie acquatica.

E poi la vide.

Con uno scatto repentino, Adahy si nascose dietro uno degli alberi più vicini, non spostando minimamente lo sguardo dalla piccola figura che stava intonando quel canto che lo aveva fatto arrivare fino a lì.

Una piccola Imori, che doveva avere più o meno la sua età, si trovava a pochi metri da lui.

Fortunatamente, non sembrava essersi resa conto di lui, anzi, aveva continuato a cantare in quella lingua così strana che Adahy pensò che l’avesse inventata di sana pianta.

Avrebbe dovuto correre via prima di essere scoperto in quel regno, ma non si mosse di un millimetro.

Rimase lì, rapito dalla voce angelica della bambina, dalla sua figura che era avvolta da un meraviglioso kimono di colore rosa chiaro, in contrasto con la sua pelle ricoperta da piccole squame bluastre.

E i suoi capelli? Quelli sì che erano uno spettacolo.

Non stavano fermi un solo secondo e continuavano a ondeggiare in maniera armoniosa e perfetta e, in alcuni istanti, sembravano proprio essere parte di quell’acqua in cui la bambina aveva immerso le caviglie.

La cosa più bella però era la pioggia, o meglio, il modo in cui la pioggia reagiva a quella voce cristallina.

Era come se le gocce d’acqua le stessero ruotando intorno, muovendosi più o meno lentamente a seconda di come l’Imori modulava la sua voce.

Continuò a osservarla, rapito da ogni suo minimo movimento, da ogni nota che usciva dalle sue labbra, da ogni goccia che seguiva le sue direttive.

E poi, quando il suo sguardo riuscì a incontrare gli occhi a mandorla di lei, Adahy sentì il suo cuore fermarsi.

Si lasciò scivolare ai piedi dell’albero, mentre quella bambina continuava imperterrita a cantare, non avendolo notato nell’oscurità in cui era nascosto.

Ne era certo. Da quel momento in poi, non sarebbe mai riuscito a pensare ad altro, se non a quella bellissima ragazza che danzava sotto quella meravigliosa pioggia.



NOTE:
- I Sidawi sono il popolo della foresta e vivono a Tuwachen, mentre gli Imori sono il popolo dell'acqua e vivono a Nami no Kumi.
- Il nome Sidawi deriva dagli antichi nomi utilizzati dagli Indiani d'America. In particolare è l'unione dei nomi propri “sihu” (“fiore”) e “nidawi” (“fata”).
- Il nome Tuwachen deriva anch'esso dagli antichi nomi utilizzati dagli Indiani d'America. In particolare è l'unione dei nomi propri Tuwa ("terra"), Achan ("spirito") e rayen ("fiore").
- Il nome Imori è giapponese e vuol dire "Tritoni".
- Il nome Nami no Kumi è giapponese e vuol dire "Paese delle Onde".
- I Sidawi hanno la caratteristica di avere il così detto imprinting nel momento in cui incontrano la loro anima gemella, cosa che accade alla fine di questa shot.

Spero che le note vi abbiano aiutato! Se siete curiosi vi invito a leggere anche la storia principale, che inizierò a pubblicare anche qui, ma che già trovate su Writer Wings col nome "Anemone" (il primo della saga, il mio nickname è lo stesso quindi dovreste riuscire a trovarlo facilmente!) mi farebbe molto piacere owo

Spero di leggere dei vostri commenti!

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