Fandom: Persona 4
Personaggi: Naoto Shirogane, Lopmon, Altri
Prompt: M1 – colpo di scena
Note: Digimon!AU
Parole: 4000
 
Foresta Nebbiosa, Isola di File
1° avvio del primo periodo della Tigre Sacra, ciclo 2881
 
Quando quel fortissimo bagliore emesso dall’enorme schermo della più grande piazza di Tokyo l'aveva folgorata, Naoto aveva chiuso con forza gli occhi e aveva stretto i pugni, cercando di aggrapparsi ad ogni sensazione per riuscire a capire cosa stesse realmente succedendo, così come le era stato insegnando da quando aveva iniziato a fare il suo lavoro.
Quella era la regola numero uno: rimanere vigili e attenti, sempre, indipendentemente da quale la situazione fosse.
Per questo, mentre sentiva il suo corpo sollevarsi da terra, la ragazza si era morsa con forza le labbra, trattenendosi anche dall'istinto di urlare per evitare che una qualunque informazione sfuggisse al suo udito.
Ma, in realtà, quello sforzo poteva essere considerato totalmente inutile.
Il suo udito non stava più funzionando.
L'ultima cosa che Naoto aveva sentito era il suo peso abbandonare il suo corpo, come se fosse diventata leggera come una piuma.
Il canto della bambina, che poche ore prima le era apparso in sogno, si stava adesso facendo sempre più forte, come se le pareti di quella stretta stanza blu fossero nuovamente intorno a lei.
La ragazza aprì gli occhi, cercando di capire dove si trovasse, invano.
Era nel buio più totale.
Era come se la vista le fosse stata privata da un essere superiore, contro cui lei non aveva alcuno scampo.
E dopo, pure il tatto e il gusto vennero a meno.
Non riusciva a sentire più niente.
E poi...
...poi arrivò il botto.
In quel momento, Naoto non sapeva se avesse davvero perso conoscenza o meno.
Ma, quando la ragazza riaprì gli occhi, la prima cosa che notò era che il tetro buio che era stata costretta a osservare pochi istanti prima se ne era completamente andato.
Adesso, al suo posto, si trovavano così tanti colori che la ragazza fu costretta ad assottigliare nuovamente le palpebre, mentre una fortissima fitta di dolore la colpiva alla testa.
«Dove… dove sono?»
Quel sussurro scivolò fuori dalle sue labbra senza che neanche lei se ne rendesse conto, nel momento in cui i suoi occhi si erano finalmente abituati al mondo che la circondava.
Il luogo in cui la ragazza si era risvegliata era tutto fuorché a lei conosciuto e l’unica deduzione che poteva fare era quella di trovarsi in una foresta.
Ma non era per niente facile stabilire quanto in profondità essa si estendeste.
La detective riusciva infatti a vedere solo pochi degli alberi che la circondavano, soprattutto a causa di una fitta nebbia che avvolgeva l'intera area, impedendo di raggiungere con lo sguardo i luoghi più lontani.
Nessun suono giungeva alle sue orecchie, se non quello di...
La ragazza si portò una mano al petto, rendendosi conto solo in quel momento di stare ansimando.
Doveva calmarsi.
Non importava il luogo in cui si trovava in quel momento, sicuramente qualcuno sarebbe venuto a cercarla.
“Mantieni la calma Shirogane.”
Dopo essersi detta quelle parole, Naoto iniziò a focalizzarsi sul suo respiro, cercando con tutta se stessa di ricominciare ad averne uno che fosse il più regolare possibile.
Doveva assolutamente tornare in sé e cercare una spiegazione logica a quello che le era successo.
Ce la poteva fare.
Non doveva essere poi così difficile, ricordava perfettamente cosa le era successo.
Non appena la scena di poco prima si ricostruì nella sua mente, però, la  detective sentì nuovamente l’ansia farsi strada nel suo cuore.
Era assurdo.
Tutto quello che ricordava non aveva, in realtà, alcun senso.
«Shirogane. Calma.» si ripetè nuovamente, questa volta ad alta voce, come per essere sicura che il messaggio arrivasse a destinazione.
Poteva farcela.
Doveva solo pensarci a mente fredda e tutto avrebbe acquistato un sens-
Un rumore secco interruppe il silenzio in cui la ragazza era immersa e Naoto alzò lo sguardo, puntandolo tra le fronde alla sua sinistra.
L’unica cosa che era visibile erano i pochi spiragli di luce che riuscivano a superare le fronde degli alberi e che illuminavano la fitta nebbia che la circondava.
Nonostante ciò, la ragazza trattenne il respiro, continuando ad osservare il punto da cui quello strano rumore era giunto.
Poteva percepirlo.
Era come se qualcosa la stesse osservando.
Naoto assottigliò lo sguardo, mentre tutti i suoi pensieri e le sue domande di poco prima smettevano di ronzarle in testa, lasciando spazio solo a piani immediati di fuga.
Si alzò lentamente, continuando a mantenere il suo sguardo sui cespugli fin troppo vicini a lei, mentre la sua mano destra raggiungeva la fondina che si trovava legata alla sua cintura.
Un piccolo senso di sollievo si fece strada dentro di lei non appena le sue dita esili sfiorarono la pistola che si trovava lì, al suo interno.
Ma quel momento durò poco.
Un suono più flebile, come solo un leggero frusciare di foglie arrivò dalle sue spalle e Naoto si voltò immediatamente, mentre la mano destra afferrava con forza la pistola e la puntava verso la nebbia.
Niente, lì non c'era nessuno.
La ragazza continuò a tenere la pistola puntata davanti a sé, cercando di fare in modo che il suo respiro diventasse il più silenzioso possibile.
Non sapeva neanche lei per quanto tempo rimase in quel modo, con la pistola stretta nella mano destra e lo sguardo che scrutava l'orizzonte, alla ricerca di qualsiasi minimo movimento.
E fu allora che se ne rese conto.
Le fievoli luci, che fino a quel momento aveva creduto essere i pochi raggi del sole che riuscivano a passare oltre la nebbia, erano… vive.
Alcune di loro sparivano e apparivano a ritmo, altre si spostavano da un albero all'altro, altre si facevano più vicine...
Naoto dovette usare tutte le sue forze per non mettersi a urlare, mentre le sue dita stringevano con più forza la pistola.
Quelli erano occhi. Era circondata.
“Mantieni la calma.”
Non doveva assolutamente far capire al suo nemico di essere stato individuato.
Altrimenti...
“Mantieni la calma!”
Giusto.
Doveva restare il più lucida possibile.
Se si fosse fatta prendere dal panico, sarebbe sicuramente morta.
Cercando di comportarsi come se niente stesse succedendo, la ragazza fece un piccolo passo indietro, mentre i suoi occhi si muovevano da una parte all’altra, con l’unico intento di trovare anche solo un piccolo spiraglio dal quale scappare.
Ma quello che accadde dopo fu troppo veloce per lei da prevenire.
Un altro suono, questa volta molto più vicino degli altri, arrivò dalla sua destra e Naoto fece appena in tempo a spostarsi poco più indietro per veder comparire di fronte a lei un'ombra nera.
La ragazza puntò immediatamente la pistola contro il nemico, pronta a sparare, quando l’arma rischiò seriamente di caderle dalle mani.
Non era possibile.
Quello che era lì, a pochi centimetri da lei, era un ragno grande almeno quanto un gatto.
Le otto zampe dell’aracnide, lunghe almeno quaranta centimetri, erano marroni e pelose e, alla loro base, si trovava un piccolo aculeo cremisi.
Il suo corpo era rotondo e a strisce gialle e marroni, mentre il suo volto era come se fosse coperto da una maschera dorata, che lasciava intravedere solo i suoi otto occhi celesti, così luminosi da sembrare delle lampadine.
Ma fu quando quelle stesse luci si puntarono si puntarono nuovamente verso di lei che un urlo di puro terrore sfuggì dalle labbra di Naoto e il suo dito premette il grilletto, mentre quel mostro aveva aperto la bocca e le mostrava i denti affilati.
Il ragno (o almeno, quell'essere chiaramente geneticamente modificato che condivideva il suo stesso aspetto) lasciò andare uno straziante lamento di dolore e indietreggiò di qualche passo, i suoi movimenti si fecero man mano sempre più rigidi e, infine, si accasciò a terra, non muovendosi più.
Per un attimo silenzio calò nella foresta, mentre la detective non poteva far altro che trattenere il respiro, osservando delle piccole strisce luminose, caratterizzate da delle particolari lettere, avvolgere il corpo del mostro, mentre quest’ultimo si dissolveva lentamente nell’aria.
Ma la ragazza non ebbe il tempo di chiedersi cosa quelle strane scritte significassero.
Neanche mezzo secondo dopo lo sparo, un fortissimo boato si propagò intorno a lei e tantissimi ragni, uguali a quello che Naoto aveva appena ucciso, saltarono all'interno della radura, per circondarla.
Ma, mossa da uno spirito di sopravvivenza che neanche lei era a conoscenza di avere, la ragazza aveva già iniziato a correre e si era buttata tra le fronde con meno "luci" al loro interno, mentre tutti i suoi nemici si accavallavano uno sopra al punto in cui lei si trovava fino ad un secondo prima.
Non che questo bastasse per fermarli.
Non appena si resero conto di essere stati raggirati, i mostri si voltarono nuovamente verso di lei e iniziarono a seguirla all'interno della foresta.
Naoto, dal canto suo, non aveva neanche il coraggio di voltarsi a guardare ciò che stava succedendo alle sue spalle.
L'unica cosa che la ragazza poteva fare in quel momento era continuare a correre, sperando che prima o poi sarebbe riuscita a sfuggire alla morte che, invece, le sembrava oramai sempre più vicina.
Non che ci fosse bisogno di voltarsi per farsi un'idea di ciò che stesse succedendo.
Il rumore delle centinaia di zampe che colpivano il suolo era fin troppo esplicito per i suoi gusti.
Alcuni ragni tentarono anche di prenderla di sorpresa, attaccandola dai lati.
Uno di loro si attaccò al suo braccio e Naoto urlò, iniziando a muoverlo con una forza e una velocità tali da far perdere l'equilibrio al suo nemico.
Ma, per quanto si sforzasse, la ragazza sapeva che non poteva andare assolutamente avanti così.
Non importava quanto corresse.
Prima o poi i suoi movimenti si sarebbero fatti più lenti e la sua corsa sarebbe cessata.
Ne era consapevole e, come temeva, ne erano consapevoli anche quei mostri.
Ma, nonostante questo, Naoto non poteva smettere di correre.
Ogni passo che lei faceva, era seguito dall'assordante rumore di altre centinaia, se non migliaia, zampe che toccavano il terreno, facendolo addirittura tremare.
“Mantieni la calma!” si ripeté nuovamente lei, continuando a stringere con forza la pistola nelle sue mani.
Magari non tutto era davvero perduto.
Se fosse riuscita a raggiungere la fine di quella foresta, forse i suoi inseguitori l'avrebbero lasciata in pace.
Ma quella non era certo un'impresa facile.
Per quanto corresse, lo scenario intorno a lei non cambiava minimamente.
La nebbia che avvolgeva il luogo era fitta, sempre più fitta, e, paradossalmente, invece di abituarsi a essa era come se i suoi occhi le diventassero sempre più estranei, impendendo a Naoto di vedere cosa ci fosse anche solo davanti a lei.
Anche la vegetazione si stava rivelando un ostacolo non da poco.
Ogni singolo albero era intrecciato agli altri, spesso rendendo la strada su cui lei stava correndo un sentiero obbligato, in quanto sarebbe stato praticamente impossibile cercare vie alternative tra i rami e i tronchi di legno.
E, se questo da una parte poteva essere un vantaggio, dall'altro era invece la sua condanna.
Certo, così come lei era costretta a seguire il sentiero, lo erano anche i tantissimi ragni che le stavano alle calcagna: nessun nemico sarebbe potuto apparire ai suoi lati e prenderla di sorpresa, impedendole così di scappare.
D'altro canto...
...e se il sentiero non avesse portato al limite della foresta, ma al suo interno?
Naoto non fece neanche in tempo a considerare quell'ipotesi, in quanto il terreno sotto ai suoi piedi mancò improvvisamente e lei lasciò andare un acuto urletto di sorpresa prima di cadere a terra.
La detective si rannicchiò, mentre il suo corpo veniva sbalzato sul terreno e iniziava a rotolare giù dall’inatteso pendio.
Non appena toccò nuovamente la terra ferma, Naoto si tirò immediatamente su, nonostante le fortissime fitte di dolore che arrivavano da ogni centimetro del suo corpo.
Doveva continuare a scappare.
Se fosse rimasta ferma in quel punto, quei ragni l'avrebbero sicuramente raggiunta.
Fu solo in quel momento che la ragazza si rese conto che, intorno a lei, regnava il silenzio più totale.
Nessuno strano verso di attacco, nessuna zampa che faceva rumore colpendo il terreno. Niente di niente.
La detective rimase immobile e trattenne il respiro, cercando di captare anche il più lieve dei suoni.
Che i ragni avessero continuato a correre senza accorgersi che lei fosse caduta…?
Per la prima volta da quando si trovava in quell’assurdo luogo, Naoto lasciò andare un sospiro di sollievo, mentre il cuore le batteva all'impazzata nel petto e le sue gambe perdevano le forze, facendola cadere in ginocchio.
Ce l'aveva fatta. Era fuggita da quei mostri.
Ora l'unica cosa che doveva fare era trovare un'uscita da quella foresta e capire cosa stesse succedendo.
La detective si alzò, ignorando la fitta di dolore che le sue gambe le lanciarono, e iniziò a guardarsi intorno.
La nebbia, così come gli alberi e le piante, non si trovava in quel luogo, permettendole, finalmente, di vedere cosa la circondasse.
L'antro in cui era caduta era buio e circondato da pareti ripide e rocciose, probabilmente molto difficili da scalare.
Un'apertura, diametralmente opposta al punto in cui si trovava lei, si apriva nella parete, lasciando lo spazio ad un tunnel che pareva essere stato scavato artificialmente, mentre in alto si trovava l'uscita e la ragazza dovette addirittura aguzzare lo sguardo per riuscire a vederla.
Lì, tra le rocce, vicino alla parete su cui era rotolata, vi era una piccola fessura da cui era visibile solo una fitta coltre di nebbia.
Naoto abbassò nuovamente lo sguardo e posò una mano sulla roccia fredda di fronte a lei.
Anche se non era sicuramente consigliabile perdersi tra le gallerie di quello strano posto, tentare di scalare quella parete tanto ripida quanto scivolosa era un'opzione ancora peggiore.
In più, se fosse anche riuscita a raggiungere la fessura da cui era entrata, non avrebbe avuto idea di dove fosse l'uscita da quella maledetta foresta...
Sì, la galleria era sicuramente l'opzione migliore.
Dopo essere arrivata a quella conclusione, la ragazza fece per voltarsi e per dirigersi verso la parte opposta di quell'antro, quando qualcosa attirò la sua attenzione.
Lì, poco lontano da lei, pendeva un filo quasi trasparente.
La detective aguzzò lo sguardo, notando solo in quel momento che quel filo non era unico.
Centinaia, se non migliaia, di filamenti penzolavano dal soffitto, e arrivavano fino a terra.
Un brivido le corse lungo la schiena e Naoto staccò il palmo dalla parete, rendendosi conto solo in quel momento di quanto quella fosse appiccicosa.
Si portò la mano al volto, osservando con attenzione i numerosissimi e sottilissimi fili che la ricoprivano.
“Sembra una ragnatela...”
Quando quel pensiero risuonò nella sua mente, la ragazza alzò di scatto lo sguardo, mentre il sollievo che aveva provato poco prima stava piano piano scomparendo, lasciando spazio solo alla paura.
Quelle strane ragnatele erano ovunque e ricoprivano completamente sia le pareti che il suolo...
...e anche il suo corpo.
Non c'erano dubbi.
Quello in cui Naoto si trovava non era un luogo sicuro.
Era un nido.
La ragazza si voltò di scatto, iniziando a correre verso la galleria che si trovava dall'altra parte dell'antro.
Quando era ormai a metà strada, però, un rumore arrivò dall'alto e lei si gettò istintivamente all'indietro, prima che un'enorme figura cadesse sul suolo, emettendo un fortissimo boato.
La detective afferrò la pistola dalla fondina e alzò lo sguardo, puntando l'arma davanti a sé e preparandosi a colpire il nuovo nemico che si era palesato.
Non appena vide ciò che si trovava di fronte a lei, però, Naoto dovette appellarsi a tutte le sue forze per non far cadere la pistola al suolo.
Lì, a neanche due metri da lei, vi era un essere molto più spaventoso dei mostri che poco prima l'avevano inseguita.
Doveva essere la loro madre.
Il ragno contro cui la detective continuava a puntare la pistola era molto più grande di quelli da cui era scappata.
Sei delle sue otto zampe erano lunghe almeno quanto due braccia di un uomo adulto ed erano completamente ricoperte da un leggero pelo nero, con degli artigli rossi che spuntavano dalla loro punta; mentre le due zampe anteriori erano prive di pelo e mostravano un colore violaceo, quasi malato, e si concludevano con delle vere e proprie mani rosse.
Il suo corpo era formato da un'enorme bolla nera, con sopra dipinta l'immagine di un teschio.
E il suo volto...
Il suo volto era sicuramente uno degli aspetti più terrificanti.
Metà del viso di quel mostro sembrava essere completamente nascosta da una strana maschera dorata, simile a quella che si trovava sul viso dei ragni più piccoli di poco prima, con due corna appuntite ai lati, ma che Naoto capì essere in realtà parte della sua stessa faccia nel momento in cui vide i nove occhi verdi che si trovavano su questa.
Sotto di essa, la sua pelle presentava lo stesso colore violaceo delle sue zampe anteriori ed era spaccata in quattro, creando così l'apertura di quella che doveva essere la sua bocca.
Naoto fece un passo indietro, mentre poteva sentire il suo intero corpo tremare.
Doveva essere un sogno.
Mentre poteva ancora esserci una spiegazione logica per i "piccoli" ragni che aveva visto poco prima, un aracnide di quelle dimensioni non poteva certo essere reale.
Sì, quello doveva essere un sogno.
Sì sarebbe svegliata presto, bastava solo riuscire a smettere di dormire.
Il nemico di fronte a lei aprì la bocca, mostrando le sue quattro diverse fila di denti affilati e la sua lingua rossa, e la detective si lanciò istintivamente di lato, prima che una spessa ragnatela venisse sparata dalle fauci del ragno e colpisse precisamente il punto in cui, un istante prima, lei si trovava.
No. Era inutile sperarci. Quello non poteva essere un sogno.
Quando il nemico si voltò nuovamente verso di lei, Naoto non ci pensò due volte.
Il suo dito premette il grilletto e il rumore dello sparo riempì il nido, mentre il proiettile volava direttamente verso il mostro, colpendolo al volto e... non facendogli assolutamente niente.
La già poca speranza che Naoto aveva avuto fino a quel momento iniziò a vacillare, mentre ricaricava la pistola e faceva esplodere un altro colpo.
E poi un altro. E poi un altro ancora.
Ma non c'era niente da fare.
I proiettili che colpivano la sua maschera dorata venivano sbalzati ai lati del suo volto, mentre i pochi che arrivavano alla parte più bassa della sua pelle causavano solo danni superficiali, pari ad una puntura di zanzara.
Nel frattempo, il ragno continuava ad avvicinarsi sempre di più a lei e Naoto, di rimando, faceva dei passi indietro, cercando con tutta se stessa di rimanere il più lucida possibile.
Quando anche l'ultimo proiettile presente nella sua pistola venne respinto, la detective abbassò l'arma, mentre la sua schiena toccava la parete rocciosa dell'antro.
Era la fine.
Il mostro era ormai a pochi centimetri da lei e, anche se le sembrava quasi impossibile, Naoto poteva giurare di vedere come una luce riflessa nei suoi occhi, come se si stesse divertendo a vederla tentare di difendersi, senza alcuno scampo.
Ma, oramai, non c'era niente che lei potesse fare.
Il ragno aprì nuovamente la sua mostruosa bocca e la ragazza chiuse gli occhi, sperando che, almeno, la ragnatela che presto l'avrebbe avvolta l'avrebbe uccisa in modo indolore, prima che quelle temibili fauci potessero affondare nella sua carne.
Il suono della ragnatela che veniva sparata ad alta velocità verso di lei riempì il silenzio che si era creato e Naoto strinse con più forza le palpebre, pronta al colpo.
«Scappa!»
Ma niente la colpì.
Un ringhio irritato, seguito da un forte lamento di dolore, risuonò nel nido e la ragazza aprì gli occhi, per trovarsi davanti una scena a dir poco surreale.
La faccia del ragno era ricoperta dalla stessa ragnatela che il mostro aveva sparato e il suo corpo era piegato all'indietro, come se ci fosse qualcuno sul suo addome.
E fu in quel momento che lo vide.
Una piccola figura marrone, non facile da distinguere a quella distanza, si trovava sopra il mostro e lo aveva afferrato per la chioma, continuando a tirarla all'indietro.
Poi, la figura saltò in aria e iniziò a girare, come se fosse un tornado, tornando a schiantarsi neanche un secondo dopo sul nemico che, sorpreso, lasciò andare un forte lamento di dolore, prima di cadere a terra.
Prima ancora che Naoto potesse capire cosa stesse succedendo, però, il suo soccorritore saltò di fronte a lei e le afferrò la mano.
«Dobbiamo scappare!»
Con una forza decisamente improbabile per la sua piccola stazza, l'essere iniziò a correre, trascinandosi dietro la detective che, frastornata, non poté far altro che seguirlo, mentre questo entrava nel tunnel che il nemico aveva bloccato fino a quel momento.
Un urlo di rabbia arrivò dalle sue spalle e Naoto si voltò, riuscendo a vedere con la coda dell'occhio il ragno che, con incertezza, si rialzava sulle sue gambe e guardava nella loro direzione, iniziando a seguirle.
«Non guardare indietro, pensa a correre!» le urlò il suo soccorritore, continuando a sfrecciare nel tunnel.
«Cosa è quel coso?!»
La ragazza sapeva che quello non era il momento adatto ad una domanda del genere, ma quelle parole scivolarono fuori dalle sue labbra prima che lei potesse fermarle.
Ma, come prevedibile, l'essere non le rispose, ma svoltò bruscamente a destra e iniziò a correre in una galleria più stretta della precedente, costringendo Naoto a stringersi nelle spalle per non rimanere schiacciata tra le pareti.
Nel farlo, però, la ragazza inciampò nei suoi stessi piedi e cadde in avanti, sopra la creatura che, non aspettandoselo, non poté minimamente schivarla.
Neanche un secondo dopo, la mano rossa del ragno si inserì nella fessura, tentando di afferrarla.
La detective lasciò andare un urlo di puro terrore quando le dita del mostro arrivarono a pochi millimetri da lei... per poi fermarsi.
Il nemico lasciò andare un grugnito di frustrazione, mentre cercava di far entrare la mano più in profondità per poterla afferrare.
Nel frattempo Naoto si era alzata nuovamente in piedi, aveva afferrato la povera creatura dolorante e si era allontanata ulteriormente dalla fessura, mentre il cuore continuava a batterle con forza nel petto e il respiro si faceva sempre più affannoso.
Non sapeva neanche lei per quanto tempo restò lì, immobile, ad osservare la mano del mostro che tentava di avvicinarsi di più possibile.
Poi, dopo aver lasciato andare un ultimo ringhio di frustrazione, il ragno ritirò l'arto e riprese a camminare nel tunnel, tornando nella direzione da cui era venuto.
Per l'ennesima volta da quando si era risvegliata, le gambe di Naoto cedettero nuovamente e la ragazza cadde in ginocchio, mentre le lacrime che fino a quel momento aveva trattenuto avevano iniziato a offuscarle la vista.
Ce l'aveva fatta.
Era riuscita a salvarsi di nuovo.
«A-Ahia.»
Solo quando un leggero lamento di dolore arrivò alle sue orecchie, si rese conto di star stringendo con così tanta forza la creatura, che poco prima aveva anche schiacciato al suolo, da doverle rendere difficile anche respirare.
«S-scusa!» esclamò Naoto con una voce molto più femminile e acuta del solito, aprendo immediatamente le braccia e lasciando andare l'essere che cadde al suolo, tossendo.
«N-non preoccuparti.» rispose poi, voltandosi verso di lei e mostrandole per la prima volta il suo volto.
Quello fu il primo momento in cui la detective poté osservare la creatura che le aveva salvato la vita.
A differenza dei mostri che aveva incontrato fino a quel momento, quell'essere assomigliava, anche se molto lontanamente, ad un coniglio.
La sua pelle era ricoperta da un leggero pelo color cioccolato al latte, con alcune chiazze rosa intorno al collo e sulle sue orecchie.
Sempre se quelle potevano essere considerate orecchie.
Ciò che si trovava ai lati della sua testa erano come due enormi parabole allungate, che terminavano in tre diverse punte rosa.
Sulla sua fronte, vi erano tre piccole corna.
«C-cosa sei?»
Quelle parole sfuggirono dalle sue labbra prima che Naoto riuscisse a rendersene conto.
La creatura piegò la testa di lato, come se quella fosse la domanda che meno si aspettasse in quel momento.
«Sono Lopmon.– rispose poi, come se quella fosse la cosa più ovvia del mondo –Benvenuta a Digiworld.»

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