Mar. 7th, 2020

Fandom: Persona 4
Personaggi: Naoto Shirogane, Lopmon, Altri
Prompt: M1 – colpo di scena
Note: Digimon!AU
Parole: 4000
 
Foresta Nebbiosa, Isola di File
1° avvio del primo periodo della Tigre Sacra, ciclo 2881
 
Quando quel fortissimo bagliore emesso dall’enorme schermo della più grande piazza di Tokyo l'aveva folgorata, Naoto aveva chiuso con forza gli occhi e aveva stretto i pugni, cercando di aggrapparsi ad ogni sensazione per riuscire a capire cosa stesse realmente succedendo, così come le era stato insegnando da quando aveva iniziato a fare il suo lavoro.
Quella era la regola numero uno: rimanere vigili e attenti, sempre, indipendentemente da quale la situazione fosse.
Per questo, mentre sentiva il suo corpo sollevarsi da terra, la ragazza si era morsa con forza le labbra, trattenendosi anche dall'istinto di urlare per evitare che una qualunque informazione sfuggisse al suo udito.
Ma, in realtà, quello sforzo poteva essere considerato totalmente inutile.
Il suo udito non stava più funzionando.
L'ultima cosa che Naoto aveva sentito era il suo peso abbandonare il suo corpo, come se fosse diventata leggera come una piuma.
Il canto della bambina, che poche ore prima le era apparso in sogno, si stava adesso facendo sempre più forte, come se le pareti di quella stretta stanza blu fossero nuovamente intorno a lei.
La ragazza aprì gli occhi, cercando di capire dove si trovasse, invano.
Era nel buio più totale.
Era come se la vista le fosse stata privata da un essere superiore, contro cui lei non aveva alcuno scampo.
E dopo, pure il tatto e il gusto vennero a meno.
Non riusciva a sentire più niente.
E poi...
...poi arrivò il botto.
In quel momento, Naoto non sapeva se avesse davvero perso conoscenza o meno.
Ma, quando la ragazza riaprì gli occhi, la prima cosa che notò era che il tetro buio che era stata costretta a osservare pochi istanti prima se ne era completamente andato.
Adesso, al suo posto, si trovavano così tanti colori che la ragazza fu costretta ad assottigliare nuovamente le palpebre, mentre una fortissima fitta di dolore la colpiva alla testa.
«Dove… dove sono?»
Quel sussurro scivolò fuori dalle sue labbra senza che neanche lei se ne rendesse conto, nel momento in cui i suoi occhi si erano finalmente abituati al mondo che la circondava.
Il luogo in cui la ragazza si era risvegliata era tutto fuorché a lei conosciuto e l’unica deduzione che poteva fare era quella di trovarsi in una foresta.
Ma non era per niente facile stabilire quanto in profondità essa si estendeste.
La detective riusciva infatti a vedere solo pochi degli alberi che la circondavano, soprattutto a causa di una fitta nebbia che avvolgeva l'intera area, impedendo di raggiungere con lo sguardo i luoghi più lontani.
Nessun suono giungeva alle sue orecchie, se non quello di...
La ragazza si portò una mano al petto, rendendosi conto solo in quel momento di stare ansimando.
Doveva calmarsi.
Non importava il luogo in cui si trovava in quel momento, sicuramente qualcuno sarebbe venuto a cercarla.
“Mantieni la calma Shirogane.”
Dopo essersi detta quelle parole, Naoto iniziò a focalizzarsi sul suo respiro, cercando con tutta se stessa di ricominciare ad averne uno che fosse il più regolare possibile.
Doveva assolutamente tornare in sé e cercare una spiegazione logica a quello che le era successo.
Ce la poteva fare.
Non doveva essere poi così difficile, ricordava perfettamente cosa le era successo.
Non appena la scena di poco prima si ricostruì nella sua mente, però, la  detective sentì nuovamente l’ansia farsi strada nel suo cuore.
Era assurdo.
Tutto quello che ricordava non aveva, in realtà, alcun senso.
«Shirogane. Calma.» si ripetè nuovamente, questa volta ad alta voce, come per essere sicura che il messaggio arrivasse a destinazione.
Poteva farcela.
Doveva solo pensarci a mente fredda e tutto avrebbe acquistato un sens-
Un rumore secco interruppe il silenzio in cui la ragazza era immersa e Naoto alzò lo sguardo, puntandolo tra le fronde alla sua sinistra.
L’unica cosa che era visibile erano i pochi spiragli di luce che riuscivano a superare le fronde degli alberi e che illuminavano la fitta nebbia che la circondava.
Nonostante ciò, la ragazza trattenne il respiro, continuando ad osservare il punto da cui quello strano rumore era giunto.
Poteva percepirlo.
Era come se qualcosa la stesse osservando.
Naoto assottigliò lo sguardo, mentre tutti i suoi pensieri e le sue domande di poco prima smettevano di ronzarle in testa, lasciando spazio solo a piani immediati di fuga.
Si alzò lentamente, continuando a mantenere il suo sguardo sui cespugli fin troppo vicini a lei, mentre la sua mano destra raggiungeva la fondina che si trovava legata alla sua cintura.
Un piccolo senso di sollievo si fece strada dentro di lei non appena le sue dita esili sfiorarono la pistola che si trovava lì, al suo interno.
Ma quel momento durò poco.
Un suono più flebile, come solo un leggero frusciare di foglie arrivò dalle sue spalle e Naoto si voltò immediatamente, mentre la mano destra afferrava con forza la pistola e la puntava verso la nebbia.
Niente, lì non c'era nessuno.
La ragazza continuò a tenere la pistola puntata davanti a sé, cercando di fare in modo che il suo respiro diventasse il più silenzioso possibile.
Non sapeva neanche lei per quanto tempo rimase in quel modo, con la pistola stretta nella mano destra e lo sguardo che scrutava l'orizzonte, alla ricerca di qualsiasi minimo movimento.
E fu allora che se ne rese conto.
Le fievoli luci, che fino a quel momento aveva creduto essere i pochi raggi del sole che riuscivano a passare oltre la nebbia, erano… vive.
Alcune di loro sparivano e apparivano a ritmo, altre si spostavano da un albero all'altro, altre si facevano più vicine...
Naoto dovette usare tutte le sue forze per non mettersi a urlare, mentre le sue dita stringevano con più forza la pistola.
Quelli erano occhi. Era circondata.
“Mantieni la calma.”
Non doveva assolutamente far capire al suo nemico di essere stato individuato.
Altrimenti...
“Mantieni la calma!”
Giusto.
Doveva restare il più lucida possibile.
Se si fosse fatta prendere dal panico, sarebbe sicuramente morta.
Cercando di comportarsi come se niente stesse succedendo, la ragazza fece un piccolo passo indietro, mentre i suoi occhi si muovevano da una parte all’altra, con l’unico intento di trovare anche solo un piccolo spiraglio dal quale scappare.
Ma quello che accadde dopo fu troppo veloce per lei da prevenire.
Un altro suono, questa volta molto più vicino degli altri, arrivò dalla sua destra e Naoto fece appena in tempo a spostarsi poco più indietro per veder comparire di fronte a lei un'ombra nera.
La ragazza puntò immediatamente la pistola contro il nemico, pronta a sparare, quando l’arma rischiò seriamente di caderle dalle mani.
Non era possibile.
Quello che era lì, a pochi centimetri da lei, era un ragno grande almeno quanto un gatto.
Le otto zampe dell’aracnide, lunghe almeno quaranta centimetri, erano marroni e pelose e, alla loro base, si trovava un piccolo aculeo cremisi.
Il suo corpo era rotondo e a strisce gialle e marroni, mentre il suo volto era come se fosse coperto da una maschera dorata, che lasciava intravedere solo i suoi otto occhi celesti, così luminosi da sembrare delle lampadine.
Ma fu quando quelle stesse luci si puntarono si puntarono nuovamente verso di lei che un urlo di puro terrore sfuggì dalle labbra di Naoto e il suo dito premette il grilletto, mentre quel mostro aveva aperto la bocca e le mostrava i denti affilati.
Il ragno (o almeno, quell'essere chiaramente geneticamente modificato che condivideva il suo stesso aspetto) lasciò andare uno straziante lamento di dolore e indietreggiò di qualche passo, i suoi movimenti si fecero man mano sempre più rigidi e, infine, si accasciò a terra, non muovendosi più.
Per un attimo silenzio calò nella foresta, mentre la detective non poteva far altro che trattenere il respiro, osservando delle piccole strisce luminose, caratterizzate da delle particolari lettere, avvolgere il corpo del mostro, mentre quest’ultimo si dissolveva lentamente nell’aria.
Ma la ragazza non ebbe il tempo di chiedersi cosa quelle strane scritte significassero.
Neanche mezzo secondo dopo lo sparo, un fortissimo boato si propagò intorno a lei e tantissimi ragni, uguali a quello che Naoto aveva appena ucciso, saltarono all'interno della radura, per circondarla.
Ma, mossa da uno spirito di sopravvivenza che neanche lei era a conoscenza di avere, la ragazza aveva già iniziato a correre e si era buttata tra le fronde con meno "luci" al loro interno, mentre tutti i suoi nemici si accavallavano uno sopra al punto in cui lei si trovava fino ad un secondo prima.
Non che questo bastasse per fermarli.
Non appena si resero conto di essere stati raggirati, i mostri si voltarono nuovamente verso di lei e iniziarono a seguirla all'interno della foresta.
Naoto, dal canto suo, non aveva neanche il coraggio di voltarsi a guardare ciò che stava succedendo alle sue spalle.
L'unica cosa che la ragazza poteva fare in quel momento era continuare a correre, sperando che prima o poi sarebbe riuscita a sfuggire alla morte che, invece, le sembrava oramai sempre più vicina.
Non che ci fosse bisogno di voltarsi per farsi un'idea di ciò che stesse succedendo.
Il rumore delle centinaia di zampe che colpivano il suolo era fin troppo esplicito per i suoi gusti.
Alcuni ragni tentarono anche di prenderla di sorpresa, attaccandola dai lati.
Uno di loro si attaccò al suo braccio e Naoto urlò, iniziando a muoverlo con una forza e una velocità tali da far perdere l'equilibrio al suo nemico.
Ma, per quanto si sforzasse, la ragazza sapeva che non poteva andare assolutamente avanti così.
Non importava quanto corresse.
Prima o poi i suoi movimenti si sarebbero fatti più lenti e la sua corsa sarebbe cessata.
Ne era consapevole e, come temeva, ne erano consapevoli anche quei mostri.
Ma, nonostante questo, Naoto non poteva smettere di correre.
Ogni passo che lei faceva, era seguito dall'assordante rumore di altre centinaia, se non migliaia, zampe che toccavano il terreno, facendolo addirittura tremare.
“Mantieni la calma!” si ripeté nuovamente lei, continuando a stringere con forza la pistola nelle sue mani.
Magari non tutto era davvero perduto.
Se fosse riuscita a raggiungere la fine di quella foresta, forse i suoi inseguitori l'avrebbero lasciata in pace.
Ma quella non era certo un'impresa facile.
Per quanto corresse, lo scenario intorno a lei non cambiava minimamente.
La nebbia che avvolgeva il luogo era fitta, sempre più fitta, e, paradossalmente, invece di abituarsi a essa era come se i suoi occhi le diventassero sempre più estranei, impendendo a Naoto di vedere cosa ci fosse anche solo davanti a lei.
Anche la vegetazione si stava rivelando un ostacolo non da poco.
Ogni singolo albero era intrecciato agli altri, spesso rendendo la strada su cui lei stava correndo un sentiero obbligato, in quanto sarebbe stato praticamente impossibile cercare vie alternative tra i rami e i tronchi di legno.
E, se questo da una parte poteva essere un vantaggio, dall'altro era invece la sua condanna.
Certo, così come lei era costretta a seguire il sentiero, lo erano anche i tantissimi ragni che le stavano alle calcagna: nessun nemico sarebbe potuto apparire ai suoi lati e prenderla di sorpresa, impedendole così di scappare.
D'altro canto...
...e se il sentiero non avesse portato al limite della foresta, ma al suo interno?
Naoto non fece neanche in tempo a considerare quell'ipotesi, in quanto il terreno sotto ai suoi piedi mancò improvvisamente e lei lasciò andare un acuto urletto di sorpresa prima di cadere a terra.
La detective si rannicchiò, mentre il suo corpo veniva sbalzato sul terreno e iniziava a rotolare giù dall’inatteso pendio.
Non appena toccò nuovamente la terra ferma, Naoto si tirò immediatamente su, nonostante le fortissime fitte di dolore che arrivavano da ogni centimetro del suo corpo.
Doveva continuare a scappare.
Se fosse rimasta ferma in quel punto, quei ragni l'avrebbero sicuramente raggiunta.
Fu solo in quel momento che la ragazza si rese conto che, intorno a lei, regnava il silenzio più totale.
Nessuno strano verso di attacco, nessuna zampa che faceva rumore colpendo il terreno. Niente di niente.
La detective rimase immobile e trattenne il respiro, cercando di captare anche il più lieve dei suoni.
Che i ragni avessero continuato a correre senza accorgersi che lei fosse caduta…?
Per la prima volta da quando si trovava in quell’assurdo luogo, Naoto lasciò andare un sospiro di sollievo, mentre il cuore le batteva all'impazzata nel petto e le sue gambe perdevano le forze, facendola cadere in ginocchio.
Ce l'aveva fatta. Era fuggita da quei mostri.
Ora l'unica cosa che doveva fare era trovare un'uscita da quella foresta e capire cosa stesse succedendo.
La detective si alzò, ignorando la fitta di dolore che le sue gambe le lanciarono, e iniziò a guardarsi intorno.
La nebbia, così come gli alberi e le piante, non si trovava in quel luogo, permettendole, finalmente, di vedere cosa la circondasse.
L'antro in cui era caduta era buio e circondato da pareti ripide e rocciose, probabilmente molto difficili da scalare.
Un'apertura, diametralmente opposta al punto in cui si trovava lei, si apriva nella parete, lasciando lo spazio ad un tunnel che pareva essere stato scavato artificialmente, mentre in alto si trovava l'uscita e la ragazza dovette addirittura aguzzare lo sguardo per riuscire a vederla.
Lì, tra le rocce, vicino alla parete su cui era rotolata, vi era una piccola fessura da cui era visibile solo una fitta coltre di nebbia.
Naoto abbassò nuovamente lo sguardo e posò una mano sulla roccia fredda di fronte a lei.
Anche se non era sicuramente consigliabile perdersi tra le gallerie di quello strano posto, tentare di scalare quella parete tanto ripida quanto scivolosa era un'opzione ancora peggiore.
In più, se fosse anche riuscita a raggiungere la fessura da cui era entrata, non avrebbe avuto idea di dove fosse l'uscita da quella maledetta foresta...
Sì, la galleria era sicuramente l'opzione migliore.
Dopo essere arrivata a quella conclusione, la ragazza fece per voltarsi e per dirigersi verso la parte opposta di quell'antro, quando qualcosa attirò la sua attenzione.
Lì, poco lontano da lei, pendeva un filo quasi trasparente.
La detective aguzzò lo sguardo, notando solo in quel momento che quel filo non era unico.
Centinaia, se non migliaia, di filamenti penzolavano dal soffitto, e arrivavano fino a terra.
Un brivido le corse lungo la schiena e Naoto staccò il palmo dalla parete, rendendosi conto solo in quel momento di quanto quella fosse appiccicosa.
Si portò la mano al volto, osservando con attenzione i numerosissimi e sottilissimi fili che la ricoprivano.
“Sembra una ragnatela...”
Quando quel pensiero risuonò nella sua mente, la ragazza alzò di scatto lo sguardo, mentre il sollievo che aveva provato poco prima stava piano piano scomparendo, lasciando spazio solo alla paura.
Quelle strane ragnatele erano ovunque e ricoprivano completamente sia le pareti che il suolo...
...e anche il suo corpo.
Non c'erano dubbi.
Quello in cui Naoto si trovava non era un luogo sicuro.
Era un nido.
La ragazza si voltò di scatto, iniziando a correre verso la galleria che si trovava dall'altra parte dell'antro.
Quando era ormai a metà strada, però, un rumore arrivò dall'alto e lei si gettò istintivamente all'indietro, prima che un'enorme figura cadesse sul suolo, emettendo un fortissimo boato.
La detective afferrò la pistola dalla fondina e alzò lo sguardo, puntando l'arma davanti a sé e preparandosi a colpire il nuovo nemico che si era palesato.
Non appena vide ciò che si trovava di fronte a lei, però, Naoto dovette appellarsi a tutte le sue forze per non far cadere la pistola al suolo.
Lì, a neanche due metri da lei, vi era un essere molto più spaventoso dei mostri che poco prima l'avevano inseguita.
Doveva essere la loro madre.
Il ragno contro cui la detective continuava a puntare la pistola era molto più grande di quelli da cui era scappata.
Sei delle sue otto zampe erano lunghe almeno quanto due braccia di un uomo adulto ed erano completamente ricoperte da un leggero pelo nero, con degli artigli rossi che spuntavano dalla loro punta; mentre le due zampe anteriori erano prive di pelo e mostravano un colore violaceo, quasi malato, e si concludevano con delle vere e proprie mani rosse.
Il suo corpo era formato da un'enorme bolla nera, con sopra dipinta l'immagine di un teschio.
E il suo volto...
Il suo volto era sicuramente uno degli aspetti più terrificanti.
Metà del viso di quel mostro sembrava essere completamente nascosta da una strana maschera dorata, simile a quella che si trovava sul viso dei ragni più piccoli di poco prima, con due corna appuntite ai lati, ma che Naoto capì essere in realtà parte della sua stessa faccia nel momento in cui vide i nove occhi verdi che si trovavano su questa.
Sotto di essa, la sua pelle presentava lo stesso colore violaceo delle sue zampe anteriori ed era spaccata in quattro, creando così l'apertura di quella che doveva essere la sua bocca.
Naoto fece un passo indietro, mentre poteva sentire il suo intero corpo tremare.
Doveva essere un sogno.
Mentre poteva ancora esserci una spiegazione logica per i "piccoli" ragni che aveva visto poco prima, un aracnide di quelle dimensioni non poteva certo essere reale.
Sì, quello doveva essere un sogno.
Sì sarebbe svegliata presto, bastava solo riuscire a smettere di dormire.
Il nemico di fronte a lei aprì la bocca, mostrando le sue quattro diverse fila di denti affilati e la sua lingua rossa, e la detective si lanciò istintivamente di lato, prima che una spessa ragnatela venisse sparata dalle fauci del ragno e colpisse precisamente il punto in cui, un istante prima, lei si trovava.
No. Era inutile sperarci. Quello non poteva essere un sogno.
Quando il nemico si voltò nuovamente verso di lei, Naoto non ci pensò due volte.
Il suo dito premette il grilletto e il rumore dello sparo riempì il nido, mentre il proiettile volava direttamente verso il mostro, colpendolo al volto e... non facendogli assolutamente niente.
La già poca speranza che Naoto aveva avuto fino a quel momento iniziò a vacillare, mentre ricaricava la pistola e faceva esplodere un altro colpo.
E poi un altro. E poi un altro ancora.
Ma non c'era niente da fare.
I proiettili che colpivano la sua maschera dorata venivano sbalzati ai lati del suo volto, mentre i pochi che arrivavano alla parte più bassa della sua pelle causavano solo danni superficiali, pari ad una puntura di zanzara.
Nel frattempo, il ragno continuava ad avvicinarsi sempre di più a lei e Naoto, di rimando, faceva dei passi indietro, cercando con tutta se stessa di rimanere il più lucida possibile.
Quando anche l'ultimo proiettile presente nella sua pistola venne respinto, la detective abbassò l'arma, mentre la sua schiena toccava la parete rocciosa dell'antro.
Era la fine.
Il mostro era ormai a pochi centimetri da lei e, anche se le sembrava quasi impossibile, Naoto poteva giurare di vedere come una luce riflessa nei suoi occhi, come se si stesse divertendo a vederla tentare di difendersi, senza alcuno scampo.
Ma, oramai, non c'era niente che lei potesse fare.
Il ragno aprì nuovamente la sua mostruosa bocca e la ragazza chiuse gli occhi, sperando che, almeno, la ragnatela che presto l'avrebbe avvolta l'avrebbe uccisa in modo indolore, prima che quelle temibili fauci potessero affondare nella sua carne.
Il suono della ragnatela che veniva sparata ad alta velocità verso di lei riempì il silenzio che si era creato e Naoto strinse con più forza le palpebre, pronta al colpo.
«Scappa!»
Ma niente la colpì.
Un ringhio irritato, seguito da un forte lamento di dolore, risuonò nel nido e la ragazza aprì gli occhi, per trovarsi davanti una scena a dir poco surreale.
La faccia del ragno era ricoperta dalla stessa ragnatela che il mostro aveva sparato e il suo corpo era piegato all'indietro, come se ci fosse qualcuno sul suo addome.
E fu in quel momento che lo vide.
Una piccola figura marrone, non facile da distinguere a quella distanza, si trovava sopra il mostro e lo aveva afferrato per la chioma, continuando a tirarla all'indietro.
Poi, la figura saltò in aria e iniziò a girare, come se fosse un tornado, tornando a schiantarsi neanche un secondo dopo sul nemico che, sorpreso, lasciò andare un forte lamento di dolore, prima di cadere a terra.
Prima ancora che Naoto potesse capire cosa stesse succedendo, però, il suo soccorritore saltò di fronte a lei e le afferrò la mano.
«Dobbiamo scappare!»
Con una forza decisamente improbabile per la sua piccola stazza, l'essere iniziò a correre, trascinandosi dietro la detective che, frastornata, non poté far altro che seguirlo, mentre questo entrava nel tunnel che il nemico aveva bloccato fino a quel momento.
Un urlo di rabbia arrivò dalle sue spalle e Naoto si voltò, riuscendo a vedere con la coda dell'occhio il ragno che, con incertezza, si rialzava sulle sue gambe e guardava nella loro direzione, iniziando a seguirle.
«Non guardare indietro, pensa a correre!» le urlò il suo soccorritore, continuando a sfrecciare nel tunnel.
«Cosa è quel coso?!»
La ragazza sapeva che quello non era il momento adatto ad una domanda del genere, ma quelle parole scivolarono fuori dalle sue labbra prima che lei potesse fermarle.
Ma, come prevedibile, l'essere non le rispose, ma svoltò bruscamente a destra e iniziò a correre in una galleria più stretta della precedente, costringendo Naoto a stringersi nelle spalle per non rimanere schiacciata tra le pareti.
Nel farlo, però, la ragazza inciampò nei suoi stessi piedi e cadde in avanti, sopra la creatura che, non aspettandoselo, non poté minimamente schivarla.
Neanche un secondo dopo, la mano rossa del ragno si inserì nella fessura, tentando di afferrarla.
La detective lasciò andare un urlo di puro terrore quando le dita del mostro arrivarono a pochi millimetri da lei... per poi fermarsi.
Il nemico lasciò andare un grugnito di frustrazione, mentre cercava di far entrare la mano più in profondità per poterla afferrare.
Nel frattempo Naoto si era alzata nuovamente in piedi, aveva afferrato la povera creatura dolorante e si era allontanata ulteriormente dalla fessura, mentre il cuore continuava a batterle con forza nel petto e il respiro si faceva sempre più affannoso.
Non sapeva neanche lei per quanto tempo restò lì, immobile, ad osservare la mano del mostro che tentava di avvicinarsi di più possibile.
Poi, dopo aver lasciato andare un ultimo ringhio di frustrazione, il ragno ritirò l'arto e riprese a camminare nel tunnel, tornando nella direzione da cui era venuto.
Per l'ennesima volta da quando si era risvegliata, le gambe di Naoto cedettero nuovamente e la ragazza cadde in ginocchio, mentre le lacrime che fino a quel momento aveva trattenuto avevano iniziato a offuscarle la vista.
Ce l'aveva fatta.
Era riuscita a salvarsi di nuovo.
«A-Ahia.»
Solo quando un leggero lamento di dolore arrivò alle sue orecchie, si rese conto di star stringendo con così tanta forza la creatura, che poco prima aveva anche schiacciato al suolo, da doverle rendere difficile anche respirare.
«S-scusa!» esclamò Naoto con una voce molto più femminile e acuta del solito, aprendo immediatamente le braccia e lasciando andare l'essere che cadde al suolo, tossendo.
«N-non preoccuparti.» rispose poi, voltandosi verso di lei e mostrandole per la prima volta il suo volto.
Quello fu il primo momento in cui la detective poté osservare la creatura che le aveva salvato la vita.
A differenza dei mostri che aveva incontrato fino a quel momento, quell'essere assomigliava, anche se molto lontanamente, ad un coniglio.
La sua pelle era ricoperta da un leggero pelo color cioccolato al latte, con alcune chiazze rosa intorno al collo e sulle sue orecchie.
Sempre se quelle potevano essere considerate orecchie.
Ciò che si trovava ai lati della sua testa erano come due enormi parabole allungate, che terminavano in tre diverse punte rosa.
Sulla sua fronte, vi erano tre piccole corna.
«C-cosa sei?»
Quelle parole sfuggirono dalle sue labbra prima che Naoto riuscisse a rendersene conto.
La creatura piegò la testa di lato, come se quella fosse la domanda che meno si aspettasse in quel momento.
«Sono Lopmon.– rispose poi, come se quella fosse la cosa più ovvia del mondo –Benvenuta a Digiworld.»

Il ladro

Mar. 7th, 2020 08:50 pm
Fandom: Persona 4
Personaggi: Naoto Shirogane, Kanji Tatsumi
Prompt: M1 – colpo di scena
Note: One shot
Parole: 1440
 
Tic-tac. Tic-tac.
Naoto guardava le lancette dell'orologio muoversi lentamente, da ormai dieci minuti, senza niente da fare.
Erano le 21:50 e lei non aveva neanche cenato.
La ragazza sbuffò, spostando finalmente lo sguardo dall'oggetto che l'aveva ipnotizzata fino a quel momento e posandolo in ogni angolo della stanza.
La libreria era perfetta, ogni libro era stato inserito al suo posto in ordine per autore.
Le mensole erano state spolverate e i vasi sistemati.
Le lampadine erano state cambiate e i lampadari accuratamente puliti.
Il tappeto era stato lavato, così come i numerosi arazzi appesi alla parete.
Ogni angolo della Magione era in perfette condizioni, senza neanche un grammo di polvere che lo ricoprisse.
E questo voleva dire che Naoto non aveva davvero più niente a cui pensare.
La ragazza si lasciò andare sulla poltrona del salotto, la noia che aveva ormai preso il sopravvento da più di qualche ora.
Non era assolutamente abituata ad avere "un giorno libero".
Certo, spesso si era ripromessa di prendersi una vacanza dai suoi casi.
Ma mai si sarebbe aspettata di non venir contattata da nessuno per più di una settimana.
E adesso, con i suoi senpai che si stavano preparando per gli esami di ammissione all'università, Rise impegnata con il suo tour e Kanji occupato con le numerose commissioni del suo lavoro, la detective aveva deciso di tornare alla Magione degli Shirogane, convinta di poter dare una mano a suo nonno... che invece era partito per un caso a Sapporo. Con il loro assistente. Senza dirle assolutamente niente.
Così Naoto si era ritrovata completamente sola, in una casa grande quasi quanto il Junes di Inaba, dove l'unico passatempo che aveva trovato era stato quello di pulire ogni angolo, senza che niente di così tanto eccitante accadesse.
"Non pregherò mai più per una vacanza in vita mia."
... e con questo pensiero fisso in testa da circa tre giorni.
I rintocchi dell'orologio a pendolo attirarono la sua attenzione e, non appena si rese conto di che ora era, il suo stomaco emise un leggero brontolio.
Dopo aver trovato una forza che non credeva d’avere, la ragazza si alzò finalmente dalla poltrona, andando verso la cucina.
Doveva mangiare qualcosa.
Quello l’avrebbe fatta sicuramente stare meglio e, forse, le avrebbe anche finalmente dato la possibilità di distrarsi e allontanare la noia, anche se solo per pochi minuti.
Una volta arrivata in cucina, Naoto aprì il frigorifero e non potè fare a meno di lasciare andare un piccolo singhiozzo frustrato quando vide che a salutarla c'erano sempre i cibi precotti che aveva comprato qualche giorno prima, quando, dopo aver scoperto che nessuno si trovava in quella casa, si era diretta al Junes per fare provviste.
Dopotutto cucinare non era mai stato il suo forte né, in realtà, aveva mai avuto tempo di imparare fino a quel momento.
L'unica cosa che era in grado di fare erano le uova sode. Peccato che a lei non piacessero neanche un po'.
La detective stava per chiudere il frigorifero e andare direttamente a letto, senza neanche mangiare, quando il suo stomaco emise un altro, flebile gorgoglio.
...
“Domani ordino qualcosa da asporto.”
Mentre quel pensiero (che già aveva avuto nei due giorni precedenti) si dipingeva nella sua mente, Naoto afferrò la prima confezione di curry precotto che le capitò sotto mano e si mise a leggere le istruzioni su come prepararlo.
E fu in quel momento che qualcosa di strano accadde.
Il suo istinto da detective si fece strada dentro di lei, mandandole un chiaro segnale, e i movimenti della ragazza si bloccarono.
Poteva percepirlo.
C'era qualcuno.
Un fruscio attirò la sua attenzione e Naoto alzò di scatto lo sguardo, puntandolo immediatamente sulla porta a vetri che si trovava in cucina.
Possibile che suo nonno fosse tornato?
La ragazza si mosse verso il vetro, quando il suo corpo si bloccò.
No, era impossibile.
Suo nonno le aveva detto che non sarebbe tornato prima di due giorni dopo.
In più, non aveva sentito la sua macchina.
Doveva solo esserselo immaginat–
Naoto drizzò le orecchie, quando anche un rumore sospetto di passi provenne dall'esterno della Magione.
No.
Qualcuno era lì.
Ne era certa.
Non era la prima volta che dei ladri provavano a entrare in quella casa.
Dopotutto, chiunque sarebbe stato interessato ai tanti pezzi da collezione di suo nonno, così come ai numerosi quadri costosi che tappezzavano tutti i corridoi della villa.
E adesso che lei si trovava sola in quella casa...
...era davvero un bersaglio facile.
Naoto portò una mano al suo fianco, sentendo il sangue gelarsi nelle sue vene quando non percepì il volume della sua pistola.
Si maledì interiormente quando si rese conto di averla lasciata al piano di sopra, nella sua stanza, quella mattina.
Cosa doveva fare?
Correre a recuperarla il prima possibile per poterla usare contro il presunto nemico?
Non c'era tempo per quello.
La ragazza si guardò intorno, cercando qualcosa che potesse essere usato come arma.
Poi i suoi occhi si posarono sull'utensile alla sua destra.
Ok, poteva funzionare.
 
"No, non può funzionare."
Quel pensiero si mostrò immediatamente nella sua testa, quando Naoto aveva messo piede nel giardino della Magione, con il manico della grossa padella stretto tra le sue mani.
La sicurezza di poco prima era completamente sparita e la ragazza si trovava adesso in una situazione di simil-panico, con il vento freddo che continuava a farla rabbrividire ad ogni passo.
Ma, nonostante questo, non tornò indietro.
La detective che era in lei non le avrebbe mai perdonato un simile atto di codardia e, quindi, Naoto continuò ad avanzare nel buio del giardino, stando ben attenta a non emettere alcun rumore.
Non poteva sapere dove fosse il ladro in quel momento.
Non poteva neanche sapere se quell'uomo non avesse un'arma con sé.
Doveva mantenere la massima attenzione e cautela, solo così sarebbe potuta uscire vittoriosa da quell'inevitabile scontro.
Quando i battiti del suo cuore si fecero così tanto forti da poter essere uditi dall'esterno, la ragazza bloccò un attimo i suoi passi e si nascose dietro uno dei tanti alberi che si trovavano nel giardino, cercando di calmarsi.
Non aveva niente da temere.
Aveva un vantaggio non da poco.
Fin dalla sua nascita, infatti, Naoto aveva fin troppo spesso corso da una parte all'altra della Magione.
Non c'era un singolo metro quadrato che lei non avesse analizzato da cima a fondo, con lo spirito critico di una vera e propria detective.
Conosceva quel luogo come se fossero state le sue tasche e, quindi, era anche a conoscenza di tutti i possibili pertugi in cui nascondersi o da cui attaccare.
Nessun altro aveva una conoscenza così accurata sulla villa e sul suo giardino, neanche il suo stesso nonno.
Di conseguenza, lei poteva battere chiunque, lì dentro.
Doveva solo darsi una calmat–
Un altro, inconfondibile fruscio arrivò alle sue orecchie e Naoto si bloccò immediatamente dietro l'albero a cui si trovava.
Era lì vicino, poteva sentirlo.
Quella era la sua occasione per metterlo k.o.
Stringendo il manico della padella con forza nella sua mano destra, la ragazza si sporse leggermente da dietro l'albero, per avere una visione migliore del giardino.
Nonostante il luogo fosse completamente avvolto dalle tenebre, Naoto riusciva chiaramente a distinguere tutte le figure che si trovavano lì: l'altalena che suo nonno aveva fatto installare, quando era piccola; il tavolo in pietra; la piccola fontana per uccellini, poco lontano...
...ma non c'era altro.
Non vi era alcuna traccia di una persona.
La ragazza stava quasi per rilasciare la tensione sui suoi muscoli quando sentì qualcosa toccarle la spalla.
Naoto si voltò di scatto, lasciando andare un urletto sorpreso quando si trovò davanti a lei la massiccia figura di un uomo.
Tutta la parte razionale del suo cervello si oscurò completamente, lasciando che la parte emotiva prendesse il sopravvento.
Dang.
Senza pensarci due volte la detective lo colpì alla testa con la padella che teneva nelle mani.
L'uomo cadde all'indietro, sull'erba del giardino, con un tonfo sordo.
La ragazza si portò una mano al petto, cercando di calmare il cuore che continuava a batterle con forza.
Ce l'aveva fatta.
Aveva vinto.
Ora doveva solo chiamare la polizia e spiegare quanto era accaduto.
Fu in quel momento che un dettaglio saltò ai suoi occhi.
L'uomo che aveva appena messo k.o. indossava un giubbotto a lei familiare.
Lo aveva già visto prima, così come aveva già visto le sue scarpe, la sciarpa che portava intorno al collo e...
...e il suo viso.
Il sangue di Naoto si gelò nuovamente nelle vene, nel momento in cui si rese conto che il ragazzo disteso a terra non era un ladro.
Non era neanche qualcuno che lei non conosceva.
Era Kanji Tatsumi.
Fandom: Persona 4
Pairing: Kanji x Naoto
Prompt: M3 – Virgola Libreria
Parole: 285
 
La libreria era un posto che Kanji non era solito visitare più di tanto.
Il ragazzo non era assolutamente interessato nella lettura di libri e, quindi, molto spesso passava davanti a quel negozio senza neanche lanciare uno sguardo alla vetrina.
Quella volta, però, qualcosa attirò la sua attenzione e il ragazzo si era fermato immediatamente davanti alla vetrina del negozio.
Fino a quel momento, non aveva neanche visto il nome di quel luogo, nonostante ci fosse passato davanti tantissime volte in quegli anni.
"Virgola".
Chissà da dove lo avevano tirato fuori.
Ma non era certo quello che aveva catturato il suo sguardo.
Era stato un cappello blu.
Quello era ciò che era entrata nel suo campo visivo e che si trovava adesso oltre il vetro della vetrina.
Dopo poco, anche il resto della figura divenne chiara ai suoi occhi: Naoto Shirogane.
La ragazza per cui Kanji aveva una cotta si trovava lì, solo ad un vetro di distanza da lui.
E, nonostante sapesse che quello che stava facendo poteva essere considerato stalking, il ragazzo non riusciva più a muoversi.
Era lì, immobile, ad osservare lo sguardo concentrato della detective che, chiaramente in difficoltà, stava scegliendo quale libro comprare da quelli che si trovavano sullo scaffale davanti a lei.
Era bellissima.
Non c'erano altri aggettivi per descriverla.
Tutto di lei era perfetto.
Kanji era così immerso nei suoi pensieri che non si rese conto neanche che Naoto aveva notato la sua presenza e si era adesso voltata verso di lui.
"Oh no."
Lo avrebbe preso per un pazzo.
Totalmente per un pazzo.
Ma, quando la detective gli sorrise e agitò leggermente la mano per salutarlo, il ragazzo decise che poteva prendere coraggio e entrare nel negozio.
Fandom: Danganronpa 2
Personaggi: Hajime, Sonia, Gundham
Prompt: M3 -  Amici a Sei Zampe Negozio di animali
Avvertimenti: Demenziale
Parole: 250
 
«Gundham, questo sì che è un nome perfetto!»
Hajime Hinata alzò lo sguardo quando sentì la voce di Sonia esclamare quelle parole, e lo puntò sul tavolo poco lontano dal suo, dove la principessa si trovava insieme a Gundham.
«Lo so, Dark Lady. E' per questo che lo ho scelto. Ma apprezzo i tuoi complimenti.»
Questa volta era stato il ragazzo a parlare.
Entrambi stavano osservando un foglio che si trovava sul tavolo davanti a loro, poggiato sul tavolo di legno.
Gundham teneva in mano un lapis e continuava a scribacchiare qualcosa sul foglio, mentre Sonia guardava quello che il ragazzo stava facendo con i suoi occhi che brillavano come al solito.
Hajime, d'altro canto, aveva quasi paura di scoprire di cosa stessero parlando.
Non era la prima volta che quei due iniziavano a fare dei discorsi assurdi, che solo loro due riuscivano a capire.
Ma la curiosità era troppa per trattenersi.
«Il tuo negozio di animali avrà sicuramente successo con questa insegna!» esclamò Sonia.
Facendo finta di niente, il ragazzo si alzò dalla sedia con il vassoio del suo pranzo tra le mani e si avvicinò al loro tavolo.
«Esattamente, dà un'aria di mistero che chiunque troverebbe affascinante.» rispose Gundham.
Quando passò dietro di loro, Hajime buttò uno sguardo al foglio su cui i due stavano scrivendo.
Ma, quando lesse il nome "Amici a Sei Zampe Negozio di animali", il ragazzo decise che era meglio non farsi domande e di fare finta di non aver visto e sentito niente.
Fandom: Persona 4
Personaggi: Naoto, Rise
Prompt: M3 – La signora in Verde Pistacchio Investigazioni
Avvertimenti: Demenziale
Parole: 316
 
Naoto non sapeva neanche perché si era lasciata sfuggire l'idea di voler aprire un'agenzia investigativa, pochi minuti prima.
E, soprattutto, non riusciva proprio a capire cosa le fosse venuto in mente quando, tra tutte le persone a cui poteva dirlo, lo aveva raccontato proprio a Rise.
Da quel momento, la idol aveva iniziato a non parlare d'altro.
Di come doveva essere l'arredamento, di dove doveva essere collocata l'agenzia in città, di chi assumere come segretaria, come doveva essere il suo abbigliamento...
Rise sembrava essersi completamente incantata sull'argomento.
E fu in quel momento che, un'altra questione uscì dalle sue labbra:
«Devi trovare anche un nome adatto, Naoto!»
La detective si voltò verso la sua amica, per una volta sapendo cosa rispondere.
«La chiamerò semplicemente Shirogane, Rise.– le disse Naoto –Il mio cognome è abbastanza famoso da essere adatt...»
«No, no e ancora no!»
La idol sbatté le mani sul tavolo a cui erano sedute e si piegò verso di lei, alzando un sopracciglio.
Naoto la osservò, interdetta.
«Ehm... prego?»
«Ho detto di no!– ripetè Rise, continuando a guardarla come se avesse detto qualcosa di inaccettabile –Con un nome del genere non attirerai mai i clienti Naoto!»
“Ma c'è davvero bisogno di attirare clienti in un'agenzia investigativa?”
Nonostante quella domanda le ronzasse in testa, la detective sospirò.
«Allora tu cosa proponi?» domandò poi, già pronta a sentire un'altra delle assurdità della sua migliore amica.
Un piccolo sorriso si formò sulle labbra di Rise.
«Ovviamente, un nome particolare e che faccia venire immediatamente curiosità a chi passa davanti all'insegna.– rispose, con un tono fiero –Ad esempio: "La signora in Verde Pistacchio Investigazioni"»
...Cosa?
«Rise, io non mi vesto mai di verde.»
«Appunto!– esclamò la idol, il sorriso sulle sue labbra non ancora svanito –Dà un'aria di mistero adatta alla tua attività, non trovi?»
...
Fu in quel momento che Naoto decise che avrebbe continuato a lavorare per la polizia.
Fandom: Bravely Default
Pairing: Edea x Ringabel
Prompt: M3 – Cioccolateria Dieta
Avvertimenti: fluff
Parole: 271
 
 
«Ringabel! Ringabel entriamo!»
Ringabel si fermò non appena sentì Edea afferrargli il braccio e esclamare il suo nome, neanche fosse una bambina di fronte al più grande parco giochi del mondo.
Il ragazzo guardò alla sua destra, posando lo sguardo sul punto che la guerriera continuava a indicare.
E fu in quel momento che sentì il sangue gelarglisi nelle vene.
Una cioccolateria.
Quella che si trovava di fronte a lui era sicuramente il negozio di cioccolata più grande che lui avesse mai visto.
Il ragazzo si fermò immediatamente a fare mente locale, cercando di capire dove avesse sbagliato.
Sapeva che Edea era a dieta e, per questo, aveva passato l'intera mattinata a scegliere un percorso "sicuro": delle strade, cioè, che non presentassero alcun tipo di golosità che potessero in qualche modo stuzzicare l'appetito della sua ragazza.
Come aveva potuto quel negozio passargli sotto il naso in quel modo, senza che lui se ne accorgesse?
«Edea...»
Ringabel si voltò nuovamente verso di lei.
No, non potevano entrare.
Ne andava della sua incolumità.
Anche se il ragazzo non comprendeva come fosse possibile, ogni volta che Edea mangiava più del dovuto la colpa era sempre di lui. Non poteva lasciare che anche questa volta la ragazza lo accusasse di non averla fermata e di averle lasciato compiere (l'ennesimo) sgarro alla sua dieta.
Ma, quando vide il modo in cui gli occhi di lei stavano brillando alla vista di tutto quel cioccolato, Ringabel non trovò il coraggio di rifiutare.
Così, entrò nel negozio, seguendo una Edea decisamente più su di giri del solito e preparandosi mentalmente a quello che sarebbe stato poi il suo destino.

Dear Naoto

Mar. 7th, 2020 11:07 pm
Fandom: Persona 4
Pairing: Kanji x Naoto
Prompt: M4 - Epistola
Avvertimenti: Fluff, Hidden Message
Parole: 361
 
Dear Naoto,
Another week has passed since you left Inaba for work and everyone is missing you.
My life isn’t so exciting, but I wanted to write you anyway. I have to say it.
Maybe you won’t even understand what I’m talking about.
I hope you will.
This will be difficult to say, so I don’t know if I will be able to write this letter till the end.
I’m trying my best, really.
Anyway, how is it going in Tokyo? Is the case closed, yet? The others and I are sure that no
mystery can stop you.
Tokyo is far from here, but we though that someday we can come to visit you.
Or, at least, I can come. I’d love to.
Only if you want it, obvious.
Chie said that you will be happy if we show up there, but I think that it’s better to listen to your
opinion first.
What are your thoughts about it?
Are you going to accept the offer?
Rise will buy the ticket as soon as you will reply. Or that’s what she said but I think that she will
definitely buy them anyway. She will never listen
to me
or to anyone else in the team, except for Senpai, you know.
So, let’s change the topic.
Are you eating? I know that
you don’t eat a lot when you are under pressure, but please, the others and
I are worried about you.
They told me to say it to you.
By the way, I will finish to write this letter soon. I’m surprised, really.
Until only two hours ago (when I started writing, yeah, I panicked a few 
times) I wasn’t sure that 
I could really do it. But now I see that there aren’t too many
lines left. I know that you will be surprise
or maybe even shocked, but I only hope that this letter will not be in
vain. I know that it would have been 
easier to say it out loud, but I couldn’t do it, never.
You understood what I was trying to say, didn’t you? You are
our detective, after all.
Until we meet again, Kanji

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